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| << | < | > | >> |Indice
p.IX Prefazione
La villa
3 I. La tipologia della villa
38 II. L'antica villa romana
82 III. Le più antiche ville medicee
121 IV. Le ville di Palladio e
i loro precedenti
146 V. L'immagine della villa di campagna
nella letteratura cinquecentesca
170 Appendice
I vantaggi della vita di villa
182 VI. La villa palladiana in Inghilterra
212 VII. Il giardino paesaggistico
248 VIII. Thomas Jefferson
286 IX. Il «pittoresco»
308 X. Andrew Jackson Downing
e la villa romantica americana
342 XI. La villa moderna: Wright e
Le Corbusier
387 Postscriptum
389 Indice dei nomi
| << | < | > | >> |Pagina 5 [ villa/prestigio, ideologia della villa ]Sebbene l'acquisto di una villa sia stato in genere prerogativa di persone ricche, dotate solitamente di prestigio e potere (almeno fino alla democritizzazione di questa tipologia architettonica avvenuta nel XIX secolo), essa rappresenta nondimeno un concetto borghese nel senso stretto della parola, dato che risponde alle esigenze espresse da persone che abitavano nelle città. Le ville dei re e dei principi, costruite e finanziate con il denaro pubblico, sono fondamentalmente ibride, radicate come sono in una filosofia comportamentale di tipo borghese benché vincolate, da possibilità economiche spesso illimitate e dall'esigenza di simboleggiare e rappresentare un potere supremo, a dimensioni e a un'eleganza in un certo grado antitetica alla concezione primigenia. La villa dell'imperatore Adriano a Tivoli ne costituisce un esempio significativo.Oggi come in passato il fattore e il contadino, siano poveri e oppressi che ricchi e indipendenti, non guardano alla vita di campagna come a una situazione idillica ma la accettano come una condizione necessaria e spesso in qualche modo antipatica. Nelle tradizioni popolari di ogni epoca, il campagnolo appare come colui che, con un poco di timore e di apprensione, guarda con invidia e anela ardentemente gli incentivi e le comodità della vita cittadina. Il cittadino, dal canto suo, idealizza di solito la vita di campagna e, quando ne possiede le possibilità economiche, tenta di acquistare una proprietà nella quale potersi svagare ed essere felice. Questa esigenza è originata piú da necessità psicologiche che materiali; è fondamentalmente ideologica. Il termine «ideologia» non è qui usato nella sua accezione corrente per designare una convinzione profondamente sentita ma piuttosto nel senso di un concetto o di un mito cosí saldamente radicato nella sfera dell'inconscio che tutti coloro che lo possiedono lo propugnano come una verità inconfutabile. Si tratta di un concetto che i marxisti interpretano come il mezzo attraverso il quale la classe dominante rafforza e giustifica una certa struttura sociale ed economica e la propria posizione privilegiata all'interno di quest'ultima, nascondendone allo stesso tempo le motivazioni a se stessa e agli altri. La villa è in questi termini un paradigma non solo architettonico ma anche ideologico. È un mito o un sogno attraverso il quale, nel corso dei millenni, membri di un ceto privilegiato fondato sui commerci e sull'industria urbana, sono stati in grado di espropriare latifondi agricoli, ricorrendo spesso, per la realizzazione di tale mito, allo sfuttamento di lavoratori liberi o di schiavi. Poiché la letteratura è la principale depositaria di miti ideologici, in ogni epoca l'ideologia della villa appare riccamente illustrata sia in prosa che in poesia. In verità, le opere letterarie non hanno semplicemente rispecchiato la cultura della villa ma hanno promosso le concezioni della villa sviluppatesi a posteriori. Le più importanti riproposte e reinterpretazioni della villa, da quelle maturate nell'Italia del Quattrocento a quelle suggerite da Le Corbusier, sono state esplicitamente giustificate dal richiamo agli scrittori romani della tarda era repubblicana e della prima età imperiale, Catone, Varrone, Virgilio, Orazio, Plinio il Giovane, Vitruvio e altri. | << | < | > | >> |Pagina 30 [ villa/simbolo, Wright ]
L'intimo coinvolgimento con la
natura è svelato da un sito e da
una concezione strutturale che
consentano alla villa di annidarsi
e a un tempo di espandersi
nell'ambiente circostante, da una
pianta asimmetrica e aperta, da
colori che rispecchiano la
policromia dello scenario nel quale
essa è immersa, dalla varietà e
naturalità dei suoi caratteri
esteriori. Il distacco concettuale
dal luogo che accoglie la villa è
invece rivelato da una struttura
compatta e cubixxante (in genere
dotata di un podio e di un analogo
espediente architettonico che
permetta di separare nettamente dal
livello del suolo la zona atta ad
essere abitata), da ricercare
armonie proporzianali e dal rilievo
dato alle superfici esterne dal
bianco o da un colore luminoso che
mascheri la natura dei materiali
costruttivi. Può comunque
manifestarsi anche un atteggiamento
ambiguo nei confronti di queste due
posizioni antitetiche, documentato
per esempio da un'opera di Frank
Lloyd Wright del 1936, la famosa
casa Kaufmann a Bear Run. Meglio
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