Copertina
Autore Marilia Albanese
Titolo I tesori di Angkor
EdizioneWhite Star, Vercelli, 2006, Le guide dell'arte , pag. 288, ill., cop.ril., dim. 125x220x18 mm , Isbn 978-88-540-0415-3
LettoreGiovanna Bacci, 2006
Classe viaggi , storia dell'arte , storia: Asia , paesi: Cambogia
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Indice


• INTRODUZIONE 6

ITINERARI 8
CHIAVE DI LETTURA 9
IL PERIODO PRE-ANGKORIANO 16
IL PERIODO ANGKORIANO 24
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DEL TEMPIO 42
LE FONTI DELL'ICONOGRAFIA 58
LE DIVINITÀ 64
LA STORIA ARCHEOLOGICA 70

• CAPITOLO 1 - LA RAFFINATEZZA DELLE ORIGINI 76

PREAH KO 80
BAKONG 84
LOLEI 90
PHNOM BAKHENG 92
BAKSEI CHAMKRONG 98
BEI PRASAT 100
PRASAT KRAVAN 101
BAT CHUM 102
MEBON ORIENTALE 104
PRASAT LEAK NEANG 107
PRE RUP 108

• CAPITOLO 2 - CAPOLAVORI DI INTAGLIO 112

BANTEAY SREI 116
KBAL SPEAN 128
TA KEO 130
THOMMANON 134
CHAU SAY TEVODA 136
SPEAN THMA 137
TA PROHM 138

• CAPITOLO 3 - LE FONDAZIONI REALI 144

ANGKOR VAT 148
TA PROHM KEL 174
TA SOM 176
PREAH KHAN 180
PRASAT PREI 190
BANTEAY PREI 191
KROL ROMEAS 191
KROL KO 192
NEAK PEAN 193

• CAPITOLO 4 - IL CUORE DI ANGKOR 196

ANGKOR THOM 200
BAYON 208
BAPHUON 222
TERRAZZA DEL RE LEBBROSO 226
TERRAZZA DEGLI ELEFANTI 228
PALAZZO REALE 232
PHIMEANAKAS 236
TEP PRANAM 238
PREMI PALILAY 240
PRASAT SUOR PRAT 242
KHLEANG 243
PREAH PITHU 246

• CAPITOLO 5 - L'EREDITÀ DEI KHMER 250

PHNOM BOK 254
BANTEAY SAMRÉ 254
TA NEI 260
PRASAT CHRUNG 261
BANTEAY KDEI 262
KUTISHVARA 268
SRAH SRANG 270

• CAPITOLO 6 - ITINERARI FUORI DAL PARCO ARCHEOLOGICO 272

BARAY OCCIDENTALE 276
WAT PREMI INDRA KAORSEY 277
MEBON OCCIDENTALE 278
AK YUM 279
PHNOM KROM 280
CHAU SREI VIBOL 280

GLOSSARIO 282
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 283
INDICE 284

 

 

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Pagina 6

Introduzione


Pochi luoghi al mondo possono vantare il fascino di Angkor, cuore dell'immenso impero khmer sorto in Indocina tra il IX e il XIII secolo e oggi splendido parco archeologico. I Khmer, che ebbero il loro epicentro nell'odierno Cambogia (il nome viene dal termine sanscrito maschile Kambuja, la "(terra) della stirpe di Kambu", mitico asceta) sfruttarono le caratteristiche particolari della piana di Angkor e attivarono un'incredibile rete idraulica articolata in bacini, canali e risaie, che non solo assicurò il sostentamento a un milione di persone, ma permise l'accumulo di un surplus capace di finanziare innumerevoli costruzioni.

Sovrani geniali e bellicosi, ispirandosi alle concezioni indiane sulla regalità e ai culti autoctoni degli spiriti del luogo e degli antenati divinizzati, i re khmer edificarono monumentali templi a piramide quali riproduzioni della mitica montagna cosmica: il Meru. Ogni tempio, inoltre, si specchiava in un bacino più o meno vasto, che assolveva la funzione pratica di riserva idrica e quella simbolica di rappresentazione dell'oceano primigenio.

Ne nacque una liquida scacchiera costellata di templi, palazzi in legno e capanne in bambù, brulicante di mercati, carri, piroghe, animali e gente. Un fervore di vita che è rappresentato con incisiva freschezza nei bassorilievi che si dipanano lungo le pareti del Bayon, forse il più potente monumento alla regalità assoluta che il genio artistico khmer seppe produrre. Convinti di esercitare il potere su mandato divino e di partecipare essi stessi dell'essenza della Divinità, i sovrani affidarono alle iscrizioni sui templi la memoria delle loro concezioni e la celebrazione delle loro imprese.

Altra fonte preziosissima per ricostruire il mondo khmer nell'ultima fase del suo splendore è costituita dalle "Memorie sui costumi del Cambogia", un testo redatto dal funzionario cinese Zhou Daguan, che soggiornò ad Angkor dall'agosto del 1296 al luglio del 1297.

Di Angkor, la grande capitale costituita da numerosi agglomerati urbani sorti nel corso dei secoli, solo i templi sono rimasti, assediati dalla vegetazione. Il mondo arboreo ha ripreso possesso di quelli che un tempo erano spazi umani, insediandosi prepotente tra le pietre in un groviglio tentacolare di rami e liane.

È proprio questa presenza verde che aggiunge all'ineffabile bellezza artistica dei templi di Angkor un'atmosfera magica, d'altri tempi e d'altri mondi. Ascoltando all'alba dalla cima del Phnom Bakheng il levarsi delle prime voci della foresta, passeggiando lungo i bacini del Palazzo Reale o tra le rovine del Preah Pithu nelle ultime luci del giorno, sedendosi a contemplare i riflessi del Srah Srang al primo chiaro di luna si è presi da una malia sottile, che va ben oltre l'emozione estetica.

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Pagina 20

LO ZHENLA E I PRIMI REGNI KHMER


I Khmer, probabili vassalli del Funan, provenivano dall'alto corso del Menam e, seguendo la valle del fiume Mun, avevano raggiunto il Mekong.

Il loro primo principato autonomo sorse nel V secolo a nord del Tonlé Sap: le cronache cinesi lo chiamano "Zhenla" e ne citano i re Shrutavarman e Shreshthavarman, la cui capitale Shreshthapura doveva essere nel Laos meridionale. A interessare la futura storia del Cambogia è il regno khmer di Bhavapura, nella zona dell'odierna Kompong Thom: il sovrano più importante, Ishanavarman, tra il 612 e il 628 completò la conquista del Funan ed elesse a sua capitale Sambor Prei Kuk, rinominandola Ishanapura.

Dopo alcuni torbidi, Jayavarman I nel 657 riprese il controllo, ma alla sua morte dopo il 700 il regno si frazionò in numerosi principati, tra i quali emerse quello di Shambhupura, ovvero Sambor sul Mekong, il cui sovrano Pushkaraksha nel 716 si proclamò re di tutto il Kambuja. Secondo le cronache cinesi, agli inizi dell'VIII secolo esistevano uno "Zhenla di terra" e uno "Zhenla di acqua", il primo unito e centrato sugli antichi territori dello Zhenla, il secondo articolato in numerosi feudi nell'area che aveva un tempo costituito il Funan. Il figlio di Pushkaraksha, Shambhuvarman, e l'erede di questi Rajendravarman I riuscirono a mantenere il controllo su buona parte dello Zhenla di acqua fino alla fine dell'VIII secolo, quando i Malesi e Giava imposero la loro sovranità a molti principati khmer.

A questo periodo vengono ascritti quattro stili, il primo dei quali, lo stile di Sambor Prei Kuk (600-650), prende il nome dalla capitale del Bhavapura, 35 chilometri a nord dell'odierna Kompong Thom, 140 chilometri a sud-est di Angkor in essa si pongono i fondamenti della futura architettura khmer. Il tempio, prasat, è costituito da una tozza cella quadrata o oblunga, con un unico accesso e pilastri poco aggettanti sulle pareti esterne, ed è sovrastato da una copertura piramidale a gradini regolari. Progressivamente si accentua il gioco delle rientranze e degli aggetti e di conseguenza aumenta il numero dei pilastri esterni.

Oltre alla principale, quasi sempre rivolta a est, si inseriscono sugli altri tre lati del prasat altrettante false porte. La cella è coperta da una struttura di piani di dimensioni decrescenti, che riproducono ciascuno la facciata del tempio.

Per quanto riguarda l'ornamentazione, porte e architravi sono in arenaria. Le aperture sono inquadrate da colonnette rotonde, ove il bulbo superiore a forma di turbante frangiato da ghirlande è un lascito indiano. Gli architravi - fondamentali nella storia dell'arte khmer per seguirne le evoluzioni - sono costituiti da un arco eruttato dalle fauci di due makara, mostri acquatici con proboscide e corna, da cui fuoriescono anche leoni rampanti e alati.

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