Copertina
Autore Igor Aleksander
Titolo Come si costruisce una mente
EdizioneEinaudi, Torino, 2001, Grandi Tascabili 840 , pag. 222, dim. 135x208x20 mm , Isbn 88-06-15866-X
OriginaleHow to build a mind [2000]
TraduttoreSimonetta Frediani
LettoreRenato di Stefano, 2002
Classe scienze cognitive , scienze umane , filosofia , biologia , informatica
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Indice


VII Prefazione

    Come si costruisce una mente

  3 I.   Immaginazione e coscienza

 19 II.  Mileto: dove ha inizio il sogno

 33 III. 1958: un viaggio verso l'interdisciplinarietà

 49 IV.  Il fantasma di Aristotele: un'influenza
         durata due millenni

 63 V.   I primi neuroni artificiali e gli albori
         dell'Intelligenza Artificiale

 81 VI.  La liberazione della filosofia: gli empiristi

 97 VII. Canterbury: le prime macchine

117 VIII.Wittgenstein: un breve interludio

125 IX.  Gli anni di WISARD: macchine senza mente

143 X.   Iniziare la settimana con la coscienza

157 XI.  MAGNUS a South Kensington e a Pasadena

179 XII. Essere coscienti: l'ego nella macchina

203 Epilogo. 2100: ultima lezione sui sistemi coscienti

207 Bibliografia essenziale
211 Indice analitico

 

 

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Pagina 3

Capitolo primo

Immaginazione e coscienza


[...]

Di solito, per descrivere la nostra esperienza mentale attiva si usa la parola «coscienza». A mio avviso, si tratta di un termine un po' stantio. Fa la sua comparsa in astiosi dibattiti filosofici e scientifici, ricorre nei titoli di molti libri, gli scienziati rigorosi lo evitano e quelli non tanto rigorosi ne fanno cattivo uso. Per l'anestesista ha un significato (il paziente salterà giú dal tavolo operatorio appena trafitto dal bisturi?) e per i filosofi un insieme di svariati significati del tutto diversi. Senza alcun pudore, mi accingo a scrivere un libro sulla coscienza, le sue meraviglie e i suoi piaceri. Ma voglio evitare gli sbadigli e le inutili conversazioni senza fine sul suo carattere elusivo. Per tale ragione, ricerco la forza della coscienza nel potere dell'immaginazione. Ho bisogno di capire come fa il mio cervello, una macchina evoluta di terrificante complessità, a produrre non soltanto le mie piacevoli fantasticherie, ma anche tutti gli altri elementi della mia vita mentale


Immaginazione: ingegneria e filosofia?

Ammettere di essere un ingegnere (in Gran Bretagna, quanto meno) è un po' come alzarsi in piedi a una riunione degli Alcolisti anonimi per confessare le proprie colpe. Il guaio è che, in inglese, «ingegnere» evoca l'immagine di motori e macchine sporche di grasso. In altre lingue, la parola è associata a «ingegno», ma la modestia mi impedisce di sottolinearlo. Ciò nondimeno, essere un ingegnere mi è stato di grande aiuto per capire una parte dei principi che necessariamente regolano l'attività cerebrale. In questo libro, desidero riferire le mie riflessioni senza pretendere che il lettore abbia una qualche conoscenza dei motori, sporchi o meno. Il punto è che, occupandomi di macchine per l'informazione (che includono, ma non coincidono affatto, con i computer), mi trovo a progettare macchine capaci di trattare il genere di materiale di cui è fatta la nostra immaginazione.

Una domanda chiave è quindi: «Una macchina può immaginare?» Se la risposta è affermativa (e, com'è ovvio, io sono di questo avviso), per quali aspetti la sua costituzione la differenzia da una macchina priva di tale capacità? La risposta non verrà rivelata tra poche righe, ma, se tutto va bene, inizierà a emergere prima della fine del libro. Spero che a quel punto il lettore vorrà condividere con me ciò che non è altro che un barlume di comprensione e nulla di piú. Un barlume può non essere granché da promettere, ma per me è stato un grande passo in avanti, rispetto a non comprendere nulla. È per tale ragione che il libro va preso un po' come un viaggio, un viaggio attraverso la mia esperienza personale e le riflessioni di altri sulla coscienza. Non si tratterà di un esame minunuzioso e sistematico di teorie scientifiche, come si converrebbe a un testo rivolto agli specialisti, bensí del racconto di improvvisi chiarimenti in una qualche sorta di ordine cronologico e nel contesto dello sviluppo della mia personale comprensione. Lo scenario non si limita all'ingegneria, alla psicologia e alla neurobiologia. Un contesto cruciale ai fini di una tale comprensione è la filosofia.

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Pagina 16

Da ultimo, è passato molto tempo dal momento dei giustificatissimi attacchi di Searle contro le esagerate rivendicazioni dei professionisti dell'IA degli anni Settanta. In realtà, in una pubblicazione molto piú recente Searle suggerisce chiaramente che le macchine non biologiche potrebbero essere interessanti:

Quando dico che il cervello è un organo biologico e la coscienza è un processo biologico, non affermo né sottintendo, è ovvio, che sarebbe impossibile produrre un cervello artificiale con materiali non biologici, capace anch'esso di causare e sostenere la coscienza.

Nel seguito, tuttavia, Searle afferma che prima di poter progettare macchine siffatte è necessario spiegare in termini biologici come il cervello dell'uomo causa la mente. Sono convinto che si tratti di un vincolo inutile. Quando dico che il cuore è come una pompa meccanica, lo dico perché credo che il cuore e la pompa abbiano alcuni principi chiave in comune. A questi principi si arriva mediante la comprensione contemporanea dell'aspetto biologico e di quello meccanico. Il grande vantaggio di procedere su entrambi i fronti è dato dal fatto che il biologo può non conoscere bene i principi della meccanica, come può accadere al fisico con i principi della biologia. In questo libro, svolgo il ruolo del neurobiologo naïf e del filosofo naïf, ma anche il ruolo di chi inserisce nella discussione una conoscenza sempre piú profonda delle macchine ispirate al cervello.

Mi prefiggo di mostrare nel modo piú semplice possibile che il tentativo di progettare questi sistemi non biologici ci fa capire un po' di piú come un qualsiasi apparato, biologico o meno, possa provvedere all'immaginazione cosciente, e cosí ci fa progredire nel nostro tentativo di rispondere alla domanda fondamentale posta poc'anzi. Procedendo, non perderò di vista il fatto che i due saranno sempre diversi: il cervello vivo avrà una coscienza che ne riflette in gran parte la natura biologica; la macchina artificiale cosciente avrà una coscienza che, al confronto, potrebbe essere una cosa bizzarra, e che forse potrebbe non meritare affatto l'appellativo di cosciente. Ma è il meccanismo comune a entrambi ciò che «ci fa capire un po' di piú». Sebbene io non proponga di trapiantare silicio nel cervello, rifletto sul fatto che i pazienti con il cuore di plastica sopravvivono grazie alle proprietà comuni al cuore biologico e a quello artificiale. Allo stesso modo, ora che ha inizio il viaggio per arrivare a comprendere l'immaginazione e la coscienza, prenderò in considerazione tutto ciò che conosco del mondo artificiale che possa essere comune anche al mondo reale.

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Capitolo decimo

Iniziare la settimana con la coscienza


Studio radiofonico.

Non sono in molti a conoscere l'ingresso posteriore, in Hallam Street, del grandioso edificio che ospita la BBC, ma è l'entrata agli studi di produzione di programmi come Start The Week [Iniziare la settimana]. Mi trovavo là per altri scopi, ma qualcuno mi disse che vi sarebbe stato un ritardo e mi invitò gentilmente a sedermi. Non avrei dovuto aspettare per piú di una mezz'ora. Uhm... Mi vennero in mente alcune vecchie puntate del programma e le molte discussioni vivaci. Ora il programma non era piú organizzato nello stesso modo. Ma, stranamente, quando la giovane ricercatrice tornò, disse: «Può entrare, ora. Melvyn e gli altri sono già nello studio».

Iniziare il millennio.

«Siete tutti comodi? - domandò Melvyn Bragg. - Dopo le notizie, si comincia». Tutt'intorno al grande tavolo ricoperto di panno e decorato di microfoni difesi da schermi di plastica colorata, i partecipanti mandarono un vago borbottio di accordo. Il commentatore ricapitolò l'ultimo scandalo e segnalò l'ennesima vittima del problema dell'anno 2000: alle Ferrovie Meridionali Britanniche era stato venduto il genere sbagliato di computer - cosí sostenevano loro - che, però, fortunatamente, avrebbe soltanto contrassegnato come «in orario» tutti i treni con meno di un'ora di ritardo, quindi sarebbe stato inutile disturbarsi a chiedere un rimborso...

Bragg Buongiorno e benvenuti alla prima puntata di Start the Week del nuovo millennio. Iniziamo la settimana e iniziamo il millennio, quindi. L'argomento di oggi è probabilmente il piú grosso enigma dell'ultimo millennio, che non dà segno di ridursi in questo: la coscienza è al sicuro nelle mani degli scienziati? Abbiamo riunito molti fra coloro che hanno scritto sull'argomento ed espresso la propria opinione ai riguardo, a volte con grande clamore sui media.

Susan Greenfieid insegna farmacologia a Oxford e sta tenendo, alla Royal Institution, una serie di conferenze dal titolo What Happens to Consciousness When We Go Bunjee-Jumping? [Che cosa accade alla coscienza quando pratichiamo il bunjee-jumping?] Roger Penrose è Rouse Ball Professor of Mathematics all'Università di Oxford e ha appena pubblicato un nuovo libro intitolato Non-Computation: An Essential Science [Non Computazione: Una scienza essenziale]. Steven Rose insegna biologia alla Open University. La conferenza che terrà questa settimana alla Royal Society è intitolata Filing Cabinets Cannot Be Conscious [Gli archivi non possono essere coscienti]. Margaret Boden è psicologa, filosofa e autrice prolifica specializzata nella spiegazione e nell'analisi della filosofia degli scienziati nei domini dell'Intelligenza Artificiale e della Vita Artificiale. Il suo ultimo libro è intitolato The Neural Coincidence [La coincidenza neurale]. Aaron Sloman, filosofo, è anche docente di Intelligenza Artificiale e Scienze Cognitive all'Università di Birmingham e ha appena pubblicato Ethics for Conscious Computers [Etica per computer coscienti]. Igor Aleksander è docente di Ingegneria Neurale all'Imperial College e nei prossimi mesi pubblicherà il libro How to Build a Mind [Come si costruisce una mente].

Ma questo è soltanto il contingente inglese. Dagli Stati Uniti abbiamo importato Francis Crick, Premio Nobel, che insieme a Christof Koch ha appena pubblicato il libro Astonishingly Conscious Neurons [Neuroni sorprendentemente coscienti]. Daniel Dennett è un filosofo della Tufts University di Boston, autore di una serie di programmi televisivi intitolata The Myth of the Cartesian Theatre [il mito del teatro cartesianol, che in questo periodo sta onorando gli schermi inglesi. Steven Pinker è uno psicologo dei MIT il cui ultimo libro Consciousness for the Masses [Coscienza per le masse] - un imponente volume di mille pagine - ha battuto tutti i record di vendita.

Abbiamo un'ora e comincerò introducendovi uno alla volta. Poi vedremo come si svilupperanno le cose. Francis Crick, in passato lei ha rivolto aspre critiche ai filosofi e alle loro imprese. Qual è la sua posizione oggi?

Crick Può ben darsi che i filosofi siano stati i primi a subire il fascino di ciò che hanno chiamato «anima» e in seguito «coscienza». Ma è stato cosí anche per la natura della materia, il moto dei corpi stellari e la crescita delle piante. Ciò nondimeno, sono stati i fisici, i cosmologi e i

[...]

 


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