Copertina
Autore Anonimo
Titolo Guida del soldato in Sicilia
EdizioneSellerio, Palermo, 2013 [1990], Il divano 292 , pag. 88, ill., cop.fle., dim. 10,7x15,4x0,7 cm , Isbn 978-88-389-3089-8
OriginaleSoldier's guide to Sicily [1943]
PrefazioneAndrea Camilleri
TraduttoreDomenico Bertolini Meli
LettoreMargherita Cena, 2013
Classe regioni: Sicilia , paesi: Italia: 1940 , guerra-pace
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Indice


Il motto del buon soldato
di Andrea Camilleri                     7

Notizia                                 21


Guida del soldato in Sicilia


Prefazione                              27
La Sicilia                              31
La storia dell'Isola                    33
La natura del territorio                37
Il clima                                42
La popolazione                          44
Governo sotto i fascisti                48
Industria                               50
Cosa mangiano?                          51
Antichità                               54
Feste                                   55
Città                                   56
Approvvigionamento d'acqua              61
Il sistema stradale                     62
Il sistema ferroviario                  64
Servizi igienici                        65
Igiene e salute                         66
Approvvigionamento di elettricità       72
Gas                                     75
Sistema monetario, pesi e misure        76
Alcune parole e frasi utili             81


 

 

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Pagina 7

Il motto del buon soldato
di Andrea Camilleri



Il generale dell'Esercito degli Stati Uniti e comandante in capo delle operazioni di guerra contro la Germania e l'Italia, Dwight D. Eisenhower, fece distribuire, presumibilmente nel giugno 1943, ai 450.000 soldati americani e britannici che nella notte tra il 9 e il 10 luglio avrebbero iniziato lo sbarco in Sicilia, questa veloce Guida allo scopo di far conoscere preventivamente l'Isola e i suoi abitanti.

Intenzione certamente ottima, ma, a mio avviso, rimasta purtroppo allo stato di pia intenzione.

L'estensore della Guida è restato anonimo, però io immagino che, come si usa in genere in situazioni consimili sia militari che civili, siano stati in tanti a mettere insieme i loro saperi per comporre il libretto.

Che, a mio modesto e discutibile parere, più inutile di così non si può.

Se si salta il capitoletto dedicato ai monti e ai fiumi e si cancellano i nomi delle città, la Guida sarebbe valida anche per la Sardegna, la Corsica e per qualsiasi altra regione del sud d'Italia. una raccolta esemplare di stereotipi, luoghi comuni, conoscenze superficiali, omissioni vistose. Tra le dominazioni non è citata quella spagnola, non si parla delle province di Trapani e di Agrigento, non si fa cenno alle consuetudini di vita della popolazione e del carattere dei siciliani. Sull'ultimo punto, la Guida produce una perla di questo tipo:

«Il siciliano è ancora, tuttavia, noto per l'estrema gelosia nei confronti delle sue donne, e in un momento di eccesso fa ancora ricorso al coltello».

Una Sicilia vista attraverso compare Turiddu e comare Lola di mascagniana memoria.

Per liberare la Sicilia le truppe alleate combatterono duramente trentotto giorni e dopo, ancora per mesi e mesi, molti reparti restarono di stanza nell'Isola.

Ebbene, devo dichiarare che in tutto questo lunghissimo periodo mai vidi in mano a un soldato americano una copia della Guida. Dalla tasca posteriore di qualche soldato ogni tanto sporgeva un libro e io, curioso di libri come sono sempre stato, domandavo loro di farmelo vedere. Erano volumi tascabili di narrativa della Penguin con il bordo esterno dei fogli colorato di rosso. Da nessuna tasca venne fuori una copia della Guida.

E qui occorre ripetere una cosa mai abbastanza messa in luce come avrebbe dovuto e cioè che i reparti d'assalto, quelli che aprivano combattendo la strada al grosso dell'esercito, erano composti esclusivamente da militari figli o nipoti di siciliani emigrati negli USA e che tutti parlavano il dialetto.

Conoscevano benissimo la terra dei loro padri e non avevano bisogno di guide.

Ho già raccontato che un soldato facente parte delle forze di Patton che tallonavano i tedeschi in ritirata volle da me «tanticchia d'ogghiu» per condire «na 'nsalateddra » che poi mangiò coi compagni, tutti figli di siciliani.

[...]


Comunque sia, dopo avere elencato un bel po' di malattie, dalla malaria alla dissenteria passando per la febbre da pappataci, la Guida afferma che «il motto» del buon soldato deve essere: «schiaccia quella mosca!».

Ignoravano, gli autori della Guida, che già Mussolini aveva fatto la guerra alle mosche con le pompe del Flit e che l'aveva persa. Loro la fecero col DDT e sembrarono averla vinta. Poi invece le mosche si mitridatizzarono come i siciliani e tornarono, più irrobustite.

In conclusione, che senso ha oggi ripubblicare la Guida, a settant'anni dallo sbarco?

Io credo che sia assai utile perché, in filigrana, vi si può scorgere la malcelata valutazione, orgogliosa e colonialistica, che gli alti comandi alleati davano del loro compito. Che non era solo ed esclusivamente quello di combattere il nazifascismo ma anche di portare la loro idea di civiltà nei territori liberati, generalmente e genericamente considerati in stato di grande arretratezza sociale e culturale.

Ma Guerra e Civiltà sono parole di segno opposto. Metterle allora sullo stesso piano fu un errore soprattutto politico, errore dal quale pare che gli USA non si siano mai voluti emendare.

Vuoi vedere che la guida che venne fornita ai soldati americani per la Guerra del Golfo era suppergiù uguale a questa?

ANDREA CAMILLERI

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Pagina 27

Prefazione



Stiamo per affrontare la seconda fase delle operazioni che erano incominciate con l'invasione dell'Africa del nord.

Abbiamo sconfitto le forze nemiche sulla sponda meridionale del Mediterraneo, e abbiamo catturato il loro esercito intatto.

Nell'Africa del nord i francesi, che sono stati liberati dal giogo dell'Asse, sono ora nostri fedeli alleati.

Tuttavia, ciò NON è sufficiente. La nostra instancabile offensiva contro il nemico deve essere mantenuta, e mentre questo libro è nelle vostre mani, siamo sul punto di invadere e occupare il territorio nemico.

Il successo finale di queste operazioni sarà NON solo un colpo vicino al cuore dell'Asse, ma renderà anche finalmente sicure le nostre rotte nel Mediterraneo.

Ricordate che questa volta stiamo per attaccare proprio il territorio nemico, e perciò dobbiamo aspettarci un combattimento estremamente duro.

Ma abbiamo imparato a lavorare l'uno accanto all'altro ottimamente, come in un'unica compagine, e molti di voi che saranno in prima linea conoscono perfettamente la potenza delle nostre forze alleate, e il reale significato della superiorità aerea e navale.

Il compito è difficile, ma il vostro valore, il vostro coraggio e la vostra dedizione al dovere avranno successo nel portare i nostri nemici più vicini alla disfatta e noi alla vittoria finale e alla liberazione dell'Europa e dell'Asia.

DWIGHT D. EISENHOWER

Generale, Esercito degli Stati Uniti, Comandante in Capo

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Pagina 33

La storia dell'Isola



L'Isola ha una storia lunga e infelice, che l'ha lasciata in una condizione primitiva e di sottosviluppo, con molte vestigia e rovine di un passato ricco di civiltà.

Invasori e dominatori che si sono succeduti in tutte le epoche, hanno oppresso la popolazione. Greci, romani, cartaginesi, vandali, goti, bizantini, arabi, normanni, tedeschi, francesi, napoletani e infine gli italiani hanno dominato l'Isola.

Nel periodo napoleonico la Sicilia è stata sotto la protezione della flotta di Nelson, e per la prima volta nella sua storia ha avuto una costituzione liberale. Con il venir meno della nostra protezione, l'Isola è tornata sotto la vecchia tirannia, in cui le ribellioni si susseguivano ogni dieci o venti anni solo per venir brutalmente represse.

Poco meno di cento anni fa Garibaldi, con i suoi Mille, sbarcò nella parte occidentale dell'Isola, a Marsala, occupò Palermo, la capitale, e quindi Messina. La Sicilia divenne parte del Regno d'Italia.

Molti dei vecchi malanni rimasero: proprietari terrieri assenteisti, povertà, malattie (malaria in particolare) e malgoverno. La povertà generale e le misere condizioni di vita fecero salire il tasso di emigrazione - verso gli Stati Uniti in particolare, Tunisi e Tripoli, mentre le società segrete (Mafia) e il brigantaggio prosperavano.

Quando il fascismo prese il potere in Italia, la Sicilia restò una terra povera, piena di piaghe e dimenticata. Solo nel 1937 Mussolini la degnò della sua prima visita, sventolando un programma di opere pubbliche per l'approvvigionamento dell'acqua, per opere di bonifica, costruzione di strade, spezzettamento del latifondo, reinsediamento di contadini in borghi rurali o su lotti di terra, ecc. La maggior parte di questo programma, come gran parte di ciò che Mussolini ha promesso al suo popolo, è restato però solo un programma.

Oggi il 40 per cento della popolazione è ancora analfabeta, rispetto al 20 per cento dell'Italia continentale. Nei maggiori centri un terzo della popolazione vive in aree affollate e la metà in aree super affollate. Due case su tre non hanno acqua potabile, e solo la metà ha servizi igienici. Appena poco più della metà della popolazione lavora in agricoltura, con un livello di vita straordinariamente basso. Il fascismo dichiara di avere il consenso di solo il 25 per cento della popolazione dell'Isola, ma anche questa percentuale rappresenta probabilmente più una illusione che la realtà.

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Pagina 48

Governo sotto i fascisti



La Sicilia è divisa in nove province, ciascuna delle quali è governata da un prefetto. Non c'è bisogno di dire che i prefetti sono scelti dal partito fascista, e sono responsabili verso il Ministro degli Interni - che dal 1926 non è altri che Mussolini in persona. Ogni provincia ha i suoi «comuni», che variano in grandezza da piccoli villaggi a grandi città. Ogni metro di terra appartiene a uno o all'altro «comune», che è in realtà un «borough» e ha le stesse funzioni.

Il comune ha la sua polizia, carabinieri (o polizia militare) e la polizia fascista, oltre all'OVRA - la Gestapo italiana - così che la criminalità, per avere successo, deve essere altamente organizzata - come infatti è a ogni livello della società. Un rapporto americano sostiene che il gangsterismo negli USA ebbe origine dall'immigrazione siciliana.

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Pagina 62

Il sistema stradale



La strada principale dell'Isola è quella costiera, che la circonda per intero. Un sistema stradale si irradia dall'esatto centro dell'Isola, a un'altitudine di 3.000 piedi, raggiungendo Messina-Palermo-Catania-Siracusa e Agrigento, così come numerosi centri minori.

Le strade si dividono in quattro categorie principali: strade statali, provinciali, comunali e locali, e sono mantenute dalle rispettive autorità. Poiché l'Isola produce asfalto e bitume, il fondo stradale è di solito buono, e un numero sorprendente anche di strade di campagna secondarie sono asfaltate.

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Pagina 64

Il sistema ferroviario



Le comunicazioni ferroviarie sono sufficienti. Un sistema copre la parte occidentale e centrale dell'Isola, e uno la parte orientale. I due sistemi sono uniti solo da linee minori. All'interno ci sono numerose linee a scartamento ridotto e a cremagliera. I treni sono per la maggior parte a carbone o diesel.

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Pagina 65

Servizi igienici



I servizi igienici sono primitivi: normalmente una fossa in fondo al giardino. Ciò fornisce il concime per i campi.

Nelle città dove c'è una rete fognante, solo la metà delle case è dotata di latrine, ma anche così il sistema è inadeguato.

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