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pag. 5 Deserto d'acqua
167 Vento dal nulla
303 Condominium
| << | < | > | >> |Pagina 3 [ inizio libro ]Fra breve il caldo sarebbe diventato insopportabile. Affacciato al balcone dell'albergo, poco dopo le otto, Kerans guardò il sole levarsi fra i fitti cespugli di gimnosperme giganti che crescevano sui tetti dei grandi magazzini abbandonati, quattrocento metri più in là, sulla sponda orientale della laguna. Anche attraverso il fittissimo schermo delle foglie verde-marcio, il calore del sole era implacabile. I raggi riflessi martellavano il petto e le spalle scoperte di Kerans facendolo sudare, e dovette mettere un paio di grossi occhiali scuri per proteggersi. Il disco del sole non aveva più un contorno definito. Era diventato un'ampia ellissi che si allargava sempre più sopra l'orizzonte orientale, simile a un'enorme sfera di fuoco. Con il suo splendore trasformava la superficie plumbea e senza vita della laguna in una lastra di rame scintillante. A mezzogiorno, solo quattro ore più tardi, l'acqua avrebbe assunto l'aspetto di fuoco liquido. Di solito Kerans si svegliava alla cinque e arrivava al laboratorio biologico in tempo per lavorare quattro o cinque ore prima che il calore diventasse intollerabile, ma quella mattina non aveva voglia di lasciare il suo rifugio chiuso ermeticamente e fresco. Solo per fare colazione aveva impiegato due ore, poi aveva riempito di note sei pagine del diario, deliberatamente rimandando la sua uscita, finché il colonnello Riggs non fosse passato all'albergo in motoscafo, sapendo che allora sarebbe stato troppo tardi per andare in laboratorio. Il colonnello passava sempre volentieri un'ora a chiacchierare, soprattutto quando qualche aperitivo aiutava a tenere viva la conversazione. Prima che se ne andasse, erano, come minimo, le undici e mezzo, quasi ora di pranzo, alla base. Quel giorno, però, Riggs era in ritardo. Forse stava facendo un giro più lungo del solito nelle lagune vicine, o forse stava aspettando che Kerans arrivasse al laboratorio. Per un attimo, Kerans pensò di rintracciarlo chiamandolo con la radio trasmittente installata nel salotto, ma l'apparecchio era sepolto sotto una pila di libri e aveva la batteria scarica. Il caporale che dirigeva la stazione radio della base aveva protestato con Riggs quando la sua brillante trasmissione mattutina di canzoni popolari e notizie locali (l'attacco della sera prima di due iguane contro l'elicottero, temperatura e umidità) era stata interrotta bruscamente. Ma Riggs si rendeva conto dei tentativi inconsci di Kerans di tagliare ogni rapporto con la base (la calcolata noncuranza della piramide di libri con cui nascondeva l'apparecchio radio contrastava troppo ovviamente con l'ordine meticoloso di Kerans) e accettava con tolleranza la sua necessità di isolarsi. Appoggiato alla balaustra del balcone, mentre l'acqua stagnante, dieci piani più sotto, rifletteva le sue spalle angolose e il profilo emaciato, Kerans osservava una delle innumerevoli tempeste termiche galoppare attraverso un ciuffo di enormi felci che fiancheggiavano il canale di scarico della laguna. Intrappolate dagli edifici circostanti e dagli strati di inversione, a trenta metri sopra la superficie dell'acqua, le sacche d'aria si riscaldavano rapidamente e altrettanto rapidamente salivano verso l'alto, come palloni aerostatici, creando una zona di vuoto. Per pochi secondi le nubi di vapore che incombevano sul canale si disperdevano e un violento tornado in miniatura frustava le piante alte venti metri, abbattendole come fuscelli. Poi, altrettanto rapidamente, la tempesta si calmava e i grandi tronchi affioravano sull'acqua, uno accanto all'altro, come pigri alligatori. Kerans si disse che aveva fatto bene a rimanere in albergo (le piccole tempeste diventavano più frequenti con l'aumentare della temperatura) ma non si illudeva sul vero motivo di quella decisione: era convinto che ormai non c'era più niente da fare. Disegnare grafici biologici era diventato un gioco senza senso, dato che la nuova flora seguiva esattamente le linee di emersione previste vent'anni prima. Ormai lui era sicuro che nessuno, a Camp Byrd, nella Groenlandia del Nord, si curava di archiviare i suoi rapporti, figuriamoci poi di leggerli.
Il vecchio dottor Bodkin, assistente di Kerans al
laboratorio, aveva coscienziosamente redatto la descrizione
un po' fantasiosa di un'enorme lucertola, fornita di una
gigantesca pinna dorsale, che un sergente del colonnello
Riggs assicurava di aver visto veleggiare in una laguna: un
essere mostruoso del tutto simile al Pelicosauro, un rettile
preistorico che era vissuto in Pennsylvania. Se il rapporto
fosse stato preso sul serio (nel senso di un ritorno
dell'età dei rettili giganti), un esercito di ecologi si
sarebbe immediatamente precipitato su di essi, spalleggiato
da una divisione equipaggiata con atomiche tattiche. Ma
dopo il consueto segnale di ricevuto, non era stata
trasmessa più alcuna comunicazione. Forse gli specialisti
di Camp Byrd erano troppo stanchi anche per ridere.
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