Copertina
Autore Roland Barthes
Titolo Frammenti di un discorso amoroso
EdizioneEinaudi, Torino, 1979, Gli struzzi 203
OriginaleFragments d'un discours amoureux [1977]
TraduttoreRenzo Guidieri
LettoreRenato di Stefano, 1981
Classe scienze sociali , linguistica , semiotica
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Indice


p.3 La necessità...

  5 Come è fatto questo libro
    1. Figure. - 2. Ordine. -
    3. Riferimenti.

 13 ABBRACCIO. «Nell'amorosa quiete delle
    tue braccia»
    1. L'addormentamento. - 2. Da un
    abbraccio all'altro. - 3. Appagamento.

 15 ABITO. Frac turchino e gilet giallo
    1. Fare la toilette. - 2. Imitazione.
    - 3. Travestimento.

 17 ADORABILE. «Adorabile! »
    1. Parlai in una mattina d'autunno. -
    2. Atotale. - 3. La specialità del
    desiderio. - 4. La tautologia.

 20 AFFERMAZIONE. L'Intrattabile
    1. La protesta d'amore. - 2. Violenza
    e gioia dell'immaginario. -
    3. La forza non è nell'interprete. -
    4. Ricominciamo.

 23 ALTERAZIONE. Un piccolo punto del naso
    1. Il punto di corruzione. - 2. Vedere
    l'altro asservito. - 3. «Farsi rompere
    il culo». - 4. Lo smarrimento
    d'essere. - 5. «Le mie donnette».

 27 ANGOSCIA. Agony
    1. L'angoscia come veleno. -
    2. Primitive agony.

 28 ANNULLAMENTO. Amare l'amore
    1. I due colombi. -
    2. Vantaggio e pregiudizio.

 30 APPAGAMENTO. «Tutte le voluttà della
    terra»
    1. La sovrabbondanza. -
    2. Credere al Bene Supremo.

 32 ASCESI. Essere ascetici
    1. Punirmi. - 2. Ricatto morale.

 33 ASSENZA. L'assente
    1. L'assente è l'altro. - 2. Un
    discorso femminino? - 3. L'oblio. -
    4. Sospirare. - 5. Manipolazione
    dell'assenza. - 6. Il desiderio e il
    bisogno. - 7. L'invocazione. -
    8. Koan della testa sott'acqua.

 38 ATOPOS. Atopos
    1. Inclassificabile. - 2. Innocenza. -
    3. La relazione originale.

 40 ATTESA. L'attesa
    1. Erwartung. - 2. Scenario. - 3. La
    telefonata. - 4. Allucinazione. -
    5. Colui/colei che attende. -
    6. Il mandarino e la cortigiana.

 43 CAPIRE. «Voglio capire»
    1. Sotto la lampada. - 2. Uscendo dal
    cinema. - 3. Repressione. -
    4. Interpretazione. -
    5. Visione: il grande sogno nitido.

 45 CATASTROFE. La catastrofe
    1. Due disperazioni. -
    2. La situazione estrema.

 47 CIRCOSCRIVERE. Laetitia
    1. Gaudium e Laetitia. -
    2. La iettatura amorosa.

 49 COLPE. Colpe
    1. Il treno. - 2. La padronanza come
    colpa. - 3. L'innocenza del dolore.

 51 COMPASSIONE. «Ho male all'altro»
    1. L'unità di sofferenza. - 2. Viva la
    vita! - 3. La delicatezza.

 53 COMPORTAMENTO. «Che fare?»
    1. O una cosa, o l'altra. -
    2. Problemi ridicoli. - 3. Serenità.

 55 CONNIVENZA. La connivenza
    1. Elogio a due. - 2. Chi è di troppo?
    - 3. Odiosamato.

 57 CONTATTI. «Quando inavvertitamente il
    mio dito... »
    1. Ciò che viene chiesto alla pelle. -
    2. Come le dita d'un barbiere.

 59 CONTINGENZE. Avvenimenti, traversie,
    contrarietà
    1. Perché. - 2. Il velo nero della
    Maya. - 3. La struttura, non la causa.
    - 4. L'incidente come isteria.

 61 CORPO. Il corpo dell'altro
    1. il corpo diviso. - 2. Scrutare.

 63 CUORE. Il cuore
    1. Un organo erettile. - 2. Il mio
    cuore contro la mia intelligenza. -
    3. il cuore greve.

 65 DEDICA. La dedica
    1. Il regalo amoroso. - 2. Because I
    love. - 3. Parlare di ciò che si dà. -
    4.  Dedicare. - 5. Scrivere, -
    6. Iscrivere, non donare.

 70 DEMONI. «Noi siamo i nostri propri
    demoni»
    1. A ruota libera. - 2. Plurale. -
    3. Omeopatia.

 72 DE-REALTA'. Il mondo siderato
    1. La miniatura laccata. - 2. La
    conversazione generale. - 3. Il
    viaggio in Italia. - 4. Un sistema di
    potere. - 5. Il vetro. - 6. Irreale e
    de-reale. - 7. Al buffet della
    stazione di Losanna. -
    8. Il puerile rovescio delle cose.

 77 DICHIARAZIONE. Il colloquio
    1. Sfioramenti. -
    2. Il birignao generalizzato.

 79 DIPENDENZA.  Domnei
    1. Il vassallaggio amoroso. -
    2. La ribellione.

 81 DISAGIO. «Con aria imbarazzata»
    1. L'atmosfera pesante. -
    2. Una fascinazione vigile.

 83 DISPENDIO. L'esuberanza
    1. Elogio della tensione. - 2. Curiosa
    replica di Goethe ai suoi detrattori
    inglesi. - 3. L'ingegnosità per
    niente. - 4. La bellezza.

 85 DRAMMA. Romanzo/dramma
    1. Il diario impossibile. -
    2. Una storia che ha già avuto luogo.

 87 ESILIO. L'esilio dell'Immaginario
    1. Esiliarsi. - 2. Il lutto
    dell'immagine. - 3. La tristezza. -
    4. Duplice lutto. - 5. La vampata.

 90 FADING. Fading
    1. It fades, fades and fades. - 2. La
    Madre severa. - 3. La notte dell'
    altro. - 4. Nekuia. - 5. La voce. -
    6. La stanchezza. - 7. Il telefono. -
    8. Lasciare o raccogliere?

 94 FASTIDIO. L'arancia
    1. La vicina indiscreta. -
    2. Irritazione.

 96 FESTA. «Giorni beati»
    1. Il festino. - 2. Un'arte di vivere.

 97 GELOSIA. La gelosia
    1. Werther e Alberto. - 2. La torta
    condivisa. - 3. Rifiutare la gelosia.
    - 4. I quattro dolori del geloso.

 99 GRADIVA. La Gradiva
    1. Il delirio. - 2. La contro-Gradiva.
    - 3. Ancora la delicatezza. -
    4. Amare/essere innamorato.

102 IDENTIFICAZIONE. Identificazioni
    1. Il contadino, il folle. -
    2. Vittima e carnefice. -
    3. Ruffa raffa. - 4. La proiezione.

105 IMMAGINE. Le immagini
    1. Crudeltà delle immagini. -
    2. Stacco. - 3. L'immagine triste. -
    4. L'innamorato come artista.

107 INCONOSCIBILE. L'Inconoscibile
    1. L'enigma. - 2. L'inconoscibilità. -
    3. Definizione attraverso la forza.

109 INCONTRO. «Com'era azzurro, il cielo»
    1. Il tempo amoroso. - 2. Ritorno
    dell'incontro. - 3. Stupore.

112 INDUZIONE. «Mostratemi chi devo
    desiderare»
    1. Il contagio affettivo. -
    2. La proibizione come indicazione.

114 INFORMATORE. L'informatore
    1. L'intrico. -
    2. L'esteriorità come segreto.

116 INSOPPORTABILE. «Cosí non può
    continuare»
    1. La pazienza amorosa. - 2.
    L'esaltazione. - 3. La sopportazione.

118 IO-TI-AMO. Io ti amo
    1. Szeretlek. - 2. Una parola senza
    impieghi. - 3. Il proferimento. - 4.
    Non c'è risposta. - 5. Anch'io. - 6.
    L'éclair unique. - 7. Una rivoluzione.
    - 8. L'io-ti-amo come affermazione
    tragica. - 9. «Ti amo anch'io». -
    10. Amen.

125 LANGUORE. Il languor d'amore
    1. Il satiro. - 2. Desiderio I. -
    3. Desiderio II. - 4. Estenuante.

127 LETTERA. La lettera d'amore
    1. «Penso a lei». - 2. Corrispondenza
    e relazione. - 3. Non rispondere.

129 LOQUELA. La loquela
    1. Twiddling. - 2. La volubilità. -
    3. L'induzione.

132 MAGIA. L'ultima foglia
    1. La mantica. - 2. Il voto.

134 MOSTRUOSO. «Sono odioso»
    1. L'innamorato importuno. -
    2. La cosa mostruosa.

136 MUTISMO. Senza risposta
    1. La risposta ritardata. -
    2. Parlare per niente. - 3. La Muta.

138 NASCONDERE. Gli occhiali scuri
    1. Deliberazione. - 2. Due discorsi, -
    3. Larvatus prodeo. - 4. Gli occhiali
    scuri. - 5. La divisione dei segni. -
    6. Il «furore».

142 NOTTE. «E la notte rischiarava la
    notte»
    1. Le due notti. -
    2. Una notte racchiude l'altra.

144 NUBI. Nubi
    1. Un messaggio imbarazzante. -
    2. Nubi sottili: il furyu.

146 OGGETTI. Il nastro
    1. Metonimie. - 2. Il kigo.

148 OSCENO. L'oscenità dell'amore
    1. - Esempi. - 2. L'intellettuale
    innamorato. - 3. La stupidità dell'
    innamorato. - 4. Anacronistico. -
    5. L'ultima indecenza. -
    6. Sentimentalità/sessualità. -
    7. Il massimo dell'osceno.

152 PAZZO. «Sono pazzo»
    1. Il pazzo dei fiori. - 2. La follia
    invisibile. - 3. Io non è un altro. -
    4. Puro di ogni potere.

154 PERCHE'. Perché?
    1. Warum? - 2. Amare un po'. -
    3. Delirio: «sono amato».

156 PETTEGOLEZZO. Il pettegolezzo
    1. Sulla strada di Falero. - 2. La
    voce della verità. - 3. Lui/lei.

159 PIANGERE. Elogio delle lacrime
    1. Quando l'uomo piange. - 2. Modi. -
    3. Funzione delle lacrime.

162 RAPIMENTO. Rapito in estasi
    1. Il ratto, la ferita. - 2. Ipnosi. -
    3. Deliberarsi. - 4. Inflessioni. - 5.
    L'incorniciamento. - 6. In situazione.
    - 7. A posteriori.

168 RICORDO. «E lucean le stelle»
    1. L'anamnesi. - 2. L'imperfetto.

170 RIMPIANTO. Rimpianto?
    1. La vita continuerà. -
    2. Biascicare.

172 RISONANZA. La risonanza
    1. Risonanza/risentimento. - 2. Il
    panico amoroso. - 3. La marinade. -
    4. Un ascolto perfetto.

175 RISVEGLIO. Albata
    1. Dormire molto a lungo. -
    2. Modi di risveglio.

176 SCENATA. Fare una scenata
    1. La scenata nella storia. -
    2. Meccanica della scenata. -
    3. La scenata interminabile. -
    4. La scenata irrilevante. -
    5. L'ultima replica.

181 SCORTICATO. Lo scorticato
    1. Punti delicati. -
    2. Impuzzecchiabile.

183 SCRIVERE. Inesprimibile amore
    1. Amare e creare. - 2. Via di mezzo.
    - 3. Scrittura e immaginario. -
    4. Indivisione. -
    5. La scrittura in cambio di niente.

186 SEGNI. L'incertezza dei segni
    1. Segni di che cosa? - 2. Risposte
    contraddittorie del buonsenso. -
    3. La prova del linguaggio.

188 SISTEMATI. «Tutti sistemati»
    1. Un gioco crudele. -
    2. Ogni struttura è abitabile. -
    3. Ridicolo e invidiabile.

190 SOLO. «Nessun prete lo accompagnava»
    1. Recidivo. - 2. Tutte le porte si
    chiudono. - 3. Solitudine dell'
    innamorato. - 4. Inattuale. -
    5. Perché sono solo.

193 SPROFONDARE. «M'inabisso, soccombo...»
    1. La dolcezza. - 2. Isotta. - 3.
    Nessuna parte. - 4. Falsa idea della
    morte. - 5. Funzione dell'abisso.

196 SUICIDIO. Idee di suicidio
    1. Frequente, facile, leggera... -
    2. Parlare il suicidio. -
    3. Nobiltà e derisione.

198 TALE. Tale
    1. Qualitas. - 2. Tale I. -
    3. Tale II. - 4. Il linguaggio ottuso.
    - 5. Amicizia stellare.

201 TENEREZZA. Tenerezza
    1. Tenerezza e domanda. -
    2. Tenerezza e desiderio.

203 UNIONE. Unione
    1. Paradiso. - 2. Non raffigurabile. -
    3. Senza ruolo. -
    4. Mortale e possibile.

206 VAGARE. Il vascello fantasma
    1. Scomparsa dell'amore. - 2. Fenice.
    - 3. Un mito. - 4. La sfumatura.

209 VERITA. Verità
    1. Il potere assoluto. - 2. La
    sensazione di verità. - 3. La parte
    irriducibile del fantasma. -
    4. La veste di sette kin.

211 VIE D'USCITA. Idee di soluzione
    1. Porte sbarrate. - 2. Patetico. -
    3. La trappola.

213 VOLER-PRENDERE. Sobria ebrietas
    1. Non-voler-prendere. - 2. Ritirarsi
    senza cedere. - 3. Una mossa tattica?
    - 4. Tra lo Zen e il Tao. -
    5. Sobria ebriems.

217 Tabula gratulatoria


 

 

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Pagina 5

Come è fatto questo libro

Tutto è partito da questo principio: che non bisognava ridurre l'innamorato a un puro e semplice soggetto sintomatologico, ma piuttosto dar voce a ciò che in lui vi è d'inattuale, vale a dire d'intrattabile. Di qui la scelta di un metodo «drammatico», che rinuncia agli esempi e si basa unicamente sull'azione d'un linguaggio immediato (niente metalinguaggio). La descrizione del discorso amoroso è stata perciò sostituita dalla sua simulazione, e a questo discorso è stata restituita la sua persona fondamentale, che è l' io, in modo da mettere in scena non già un'analisi, ma un'enunciazione. Quello che viene proposto è, se si vuole, un ritratto; ma questo ritratto non è psicologico, bensí strutturale: esso presenta una collocazione della parola: la collocazione di qualcuno che parla dentro di sé, amorosamente, di fronte all'altro (l'oggetto amato), il quale invece non parla.

1. Figure.

Dis-cursus indica, in origine, il correre qua e là, le mosse, i «passi», gli «intrighi». In effetti, l'innamorato non smette mai di correre con la mente, di fare nuovi passi e d'intrigare contro se stesso. Il suo discorso non esiste mai se non attraverso vampate di linguaggio che gli vengono in seguito a circostanze infime, aleatorie.

Possiamo chiamare questi frammenti di discorso delle figure.

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Pagina 13

«Nell'amorosa quiete delle tue braccia»

ABBRACCIO Per il soggetto, il gesto dell'abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l'essere amato.

1. Oltre all'accoppiamento (e al diavolo l'Immaginario), vi è quest'altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell'addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge a ipnotizzarmi, a straniarmi, è il ritorno alla madre (nell'amorosa quiete delle tue braccia, dice una poesia musicata da Duparc). In questo incesto rinnovato, tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamente appagati.

2. Tuttavia, nel mezzo di questo abbraccio infantile, immancabilmente, il genitale si fa sentire; esso viene a spezzare l'indistinta sensualità dell'abbraccio incestuoso; la logica del desiderio si mette in marcia, riemerge il voler prendere, l'adulto si sovrappone al bambino e, a questo punto, io sono contemporaneamente due soggetti in uno: io voglio la maternità e la genitalità. (L'innamorato potrebbe definirsi un bambino con il membro eretto: tale era il giovane Eros).

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Pagina 28

Amare l'amore

ANNULLAMENTO Accesso di linguaggio durante il quale il soggetto giunge ad annullare l'oggetto amato sotto il volume dell'amore stesso: con una perversione propriamente amorosa, il soggetto ama l'amore, non l'oggetto.

1. Carlotta è scialba; è il meschino personaggio d'una messa in scena vigorosa, tormentata, sfavillante, allestita dal soggetto Werther; in virtú d'una sovrana decisione di questo soggetto, un oggetto insignificante viene posto al centro della scena, e là viene adorato, incensato, chiamato in causa, coperto di discorsi, di preghiere (e forse, segretamente, d'insulti); si direbbe che essa sia una grossa colomba, immobile, tutta chiusa nelle sue penne, con un maschio un po' matto che le gira intorno.

Basta che, in un lampo, io veda l'altro nelle vesti d'un oggetto inerte, come impagliato, perché trasferisca il mio desiderio da questo oggetto annullato al mio stesso desiderio; io desidero il mio desiderio, e l'essere amato non è piú che il suo accessorio. Mi esalto al pensiero di una cosí nobile causa, che non tiene nel minimo conto la persona che ho preso a pretesto (questo è almeno quanto mi dico, felice di potermi innalzare sminuendo l'altro): io sacrifico l'immagine all'Immaginario. E se un giorno dovessi decidermi di rinunciare all'altro, il violento lutto che mi colpirebbe sarebbe il lutto dell'Immaginario: era una struttura cara, e io piangerei la perdita dell'amore, non già la perdita di questa o quella persona. (Voglio ritornarci, come la sequestrata di Poitiers voleva tornare al suo grande fondo Malempia).

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Pagina 118

Io ti amo

IO-TI-AMO La figura non si riferisce alla dichiarazione d'amore, alla confessione, bensí al reiterato proferimento del grido d'amore.

1. Passato il momento della prima confessione, il «ti amo» non vuol dire piú niente; esso non fa che riprendere in maniera enigmatica, tanto suona vuoto, l'antico messaggio (che forse quelle parole non erano riuscite a comunicare). Io lo ripeto senza alcuna pertinenza; esso esorbita dal linguaggio, divaga: ma dove?

Non potrei scomporre l'espressione senza ridere. Come! Vi sarebbe un «io» da una parte, un «tu» dall'altra e, in mezzo, una sensata (poiché lessicale) congiunzione d'affetto. Chi potrebbe non avvertire che, quantunque conforme alla teoria linguistica, una tale scomposizione deformerebbe ciò che è buttato fuori tutt'insieme? Il verbo amare non esiste all'infinito (se non per artifizio metalinguistico): il soggetto e l'oggetto formano un tutt'unico con la parola che viene proferita, e l' io-ti-amo va inteso (e qui letto) all'ungherese che, in una sola parola, suona szeretlek, come se l'italiano fosse una lingua agglutinante (ed è proprio di agglutinazione che si tratta).

[...]

2. L' io-ti-amo è senza impieghi. Al pari di quella d'un bambino, questa parola non è soggetta ad alcun obbligo sociale; essa può essere una parola sublime, solenne, superficiale, come può anche essere una parola erotica, pornografica. E' una parola socialmente sradicata.

L' io-ti-amo è senza sfumature. Esso sopprime le spiegazioni, gli accomodamenti, le graduazioni, gli scrupoli. Paradosso esorbitante del linguaggio, dire io-ti-amo è in un certo qual modo fare come se non esistesse un teatro della parola, e questa parola è sempre vera (essa non ha altro referente all'infuori del suo proferimento: è il risultato d'una performance).

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Pagina 154

Perché?

PERCHE' Mentre da un lato si domanda ossessivamente perché non è amato, dall'altro il soggetto amoroso continua a credere che in fin dei conti l'oggetto amato lo ama, solo che non glielo dice.

1. Esiste per me un «valore superiore»: il mio amore. Io non mi dico mai: «A che pro?» Non sono nichilista. Non mi chiedo qual è il fine. Nel mio discorso monotono non vi sono mai dei «perché»; ce n'è uno soltanto, sempre lo stesso: ma perché tu non mi ami? Come si può non amare questo io che l'amore rende perfetto (che dà tanto, che rende felice, ecc.)? Domanda la cui insistenza sopravvive all'avventura amorosa: «Perché non mi hai amato? »; o anche: «O, dimmi, dilettissimo amore del mio cuore, perché mi hai abbandonato? [O sprich, mein herzallerliebstes Lieb, warum verliessest du mich?]»

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Pagina 203

Unione

UNIONE Sogno di unione totale con l'essere amato.

1. Definizione dell'unione totale: è l'«unico e semplice piacere», «la gioia senza neo e senza mescolanza, la perfezione dei sogni, il fine ultimo di ogni speranza», «la magnificenza divina», essa è: il riposo indiviso. O anche: l'appagamento della possessione; io sogno che noi godiamo l'uno dell'altro secondo un'appropriazione assoluta; è l'uníone fruitiva, la fruizione dell'amore (la parola è pedante? Con la sua fricazione iniziale e il suo scorrere di vocali acute, il godimento di cui essa parla s'accresce di una voluttà orale; dicendola, io godo di questa unione nella bocca).

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