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| << | < | > | >> |Indice
p. IX Lo strumento sottile
di Carlo Ossola
XXVII Elenco dellle illustrazioni
Variazioni sulla scrittura
seguite da
Il piacere del testo
Variazioni sulla scrittura
6 Riferimenti
I. Illusioni
10 Nascondere
12 Ordinamento
13 Comunicazione
14 Controtempo
16 Funzioni
17 Indizio
19 Mutazioni
19 Orale/scritto
22 Origine
24 Persona
24 Saperi
26 Trascrizioni
II. Sistema
27 Alfabeti
29 Illeggibile
30 Invenzione
30 Lettere
32 Maiuscola
32 Mapping
33 Memoria
34 Nastro
35 Sistematica
37 Tesi
38 Tipologia
III. Punto di mira
40 Astronomia
40 Economia
42 Scrittura
43 Macchina da scrivere
44 Potere
46 Prezzo
47 Professione
47 Firma
48 Sociale
49 Tachigrafia
IV. Diletto
51 Copia
52 Corpo
55 Colore
56 Corsività
56 Ductus
58 Infinito
59 Inscrizione
60 Lettura
61 Legature
62 Mano
64 Materia
66 Muro
66 Protocolli
67 Ritmo
67 Semiografia
68 Supporto
69 Vettorialità
70 Vocale
71 Bibliografia
72 Indice tematico
Illustrazioni
Il piacere del testo
75 Affermazione
75 Babele
76 Balbettio
77 Bordi
83 Brio
83 Scissione
84 Comunità
85 Corpo
86 Commento
87 Deriva
88 Dire
90 Destra
91 Scambio
92 Ascolto
92 Emozione
93 Noia
93 Rovescio
93 Esattezza
94 Feticcio
95 Guerra
99 Immaginari
101 Inter-testo
102 Isotropo
102 Lingua
103 Lettura
I03 Mandarinato
104 Moderno
108 Nichilismo
108 Nominazione
110 Oscurantismo
110 Edipo
111 Paura
112 Frase
114 Piacere
115 Politico
115 Quotidiano
116 Ricupero
117 Rappresentazione
119 Resistenze
121 Sogno
121 Scienza
122 Significanza
122 Soggetto
124 Teoria
125 Valore
126 Voce
128 Indice tematico
129 Indice sinottico
Repertorio
135 Biografia di Roland Bartbes
139 Bibliografia 1942-1980
141 Traduzioni italiane
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| << | < | > | >> |Pagina 3Il primo oggetto che ho incontrato nel mio lavoro passato è stata la scrittura; ma intendevo allora il termine in senso metaforico: era per me una varietà dello stile letterario, la sua versione in certo modo collettiva, l'insieme dei tratti di linguaggio attraverso i quali uno scrittore assume la responsabilità storica della propria forma e si collega con il suo lavoro sulla parola a una determinata ideologia del linguaggio. Oggi, vent'anni più tardi, per una sorta di risalita al corporeo, è verso l'aspetto «manuale» del termine che vorrei avviarmi, è l'impennatura [« scription »] (l'atto muscolare d'articolare scrittura, di tracciare delle lettere) che mi interessa: quel gesto con il quale la mano impugna uno strumento - punzone, calamo, penna -, l'appoggia su una superficie, vi avanza premendo o carezzando, e traccia forme regolari, ricorrenti, ritmate (non occorre dir di piú: non si parla necessariamente di «segni»). Del gesto dunque si tratterà qui, e non delle accezioni metaforiche del termine «scrittura»; e non si parlerà che della scrittura manoscritta, quella che implica il tracciato della mano. [...] Il corpo di questi nodi di domande non ha dunque valore dimostrativo, ma è pur tuttavia impregnato di un qualche senso: esso indica che la scrittura, storicamente, è un'attività continuamente contradditoria, articolata su una duplice istanza: per una parte è un oggetto strettamente mercantile, uno strumento di potere e di segregazione, intinto nel fondo piú crudo delle società; e dall'altra, è una pratica di godimento, legata alle profondità pulsionali del corpo e alle produzioni piú sottili, e piú felicemente riuscite dell'arte. Ecco la trama del testo scrittorio. Non ho fatto qui che disporre, dispiegare le fila. A ciascuno ora il proprio ordito. | << | < | > | >> |Pagina 6Riferimenti.Ecco intanto le articolazioni sommarie di una storia della scrittura: l'allinearsi cronologico di alcuni momenti di apparizione o di mutazione, senza dimenticare tuttavia che ogni cronologia essendo classificatoria (insieme selezione e ordinamento), essa comporta ab ovo un certo effetto mitologico: nello specifico (poiché si tratta del nostro sapere, quello di noi uomini del moderno Occidente) il ricorso a uno schema lineare, stemmatico, che fa «discendere» le «scritture» le une dalle altre, secondo il modulo della filiazione e dell'evoluzione. 1) Grafismi, incisioni ritmate sulle pareti di caverne preistoriche, sono attestati alla fine del Musteriano e si manifestano con abbondanza intorno a 35000 anni prima della nostra era. 2) La scrittura propriamente detta (scrittura lineare) è attestata in Mesopotamia 35000 anni a.C., vale a dire 2500 anni dopo l'apparizione dei primi villaggi nella società umana. Questa scrittura (cuneiforme), praticata dai Sumeri, poi dagli Accadi (Assiri e Babilonesi) è stata in vigore sino all'era cristiana. 3) I piú antichi monumenti della scrittura egizia (geroglifica) risalgono all'inizio del secondo millennio precedente la nostra era. 4) Nel corso di quello stesso millennio (verso il 1700 a.C.) è attestata una scrittura cinese (testi divinatori tracciati su scaglie di tartaruga). 5) Il primo alfabeto (di tipo consonantico) è fenicio (scribi di Ugarit, XIV secolo a.C.). Da quell'alfabeto discende una cospicua serie di alfabeti posteriori, tra i quali: l'aramaico (e da esso l'ebraico, il nabateo, l'arabo, il sanscrito) e il greco (e da esso l'etrusco, il latino, il cirillico). 6) L'alfabeto greco è stato attinto da quello fenicio, intorno all'VIII secolo a.C. La sua originalità consiste nell'inclusione regolare delle vocali nell'alfabeto. 7) All'altezza del IV secolo a.C., in Cina e in Grecia appaiono due fenomeni concomitanti: da una parte si assiste alla unificazione delle scritture regionali (in Cina si ha unificazione imperiale, centralizzazione politica, progresso dello Stato; in Grecia, a Atene, si ha unificazione della scrittura a partire dall'alfabeto di Mileto, detto ionico); dall'altra compare, in Cina e in Grecia, una scrittura corsiva. 8) Al volgere del I secolo d.C. appare in Cina la carta e la pergamena in Asia Minore. 9) Nel III secolo d.C. una grande rivoluzione modifica il supporto di scrittura: si passa dal rotolo di papiro (rotulus, volumen) al fascicolo di fogli (codex). 10) In Occidente, dal VI secolo, la riproduzione manoscritta dei testi è assicurata da vere e proprie officine di copisti (scriptoria). 11) Nel X secolo, le prime cifre arabe sono introdotte in Occidente (si diffonderanno nel XIII secolo e trionferanno nel XV); alla stessa epoca arriva, dalla Cina, la carta. 12) La penna (d'uccello) era apparsa nel VII secolo d.C.; l'uso del calamo (punta di canna) dispare verso il XII secolo. 13) Lo zero comincia ad essere usato nella numerazione nel XII secolo. 14) Nel XIV secolo ogni parola è tracciata senza piú levar la penna. 15) Le principali scritture latine (per l'antichità e il Medioevo) sono state le seguenti: - "la maiuscola" (I-II secolo) dalle forme massicce; - "la scrittura comune classica" (corsiva) (I-II secolo); - "l'onciale" (III secolo), nella quale le linee curve predominano; - la minuscola carolina (VIII secolo), elegante e chiara; - "la scrittura spezzata o gotica", scrittura della Rinascita del XII secolo, scrittura delle Università, in vigore in tutta la Cristianità; - "la scrittura umanistica", scrittura italiana del XV secolo (è una scrittura rotonda e inclinata); essa è all'origine del nostro corsivo a stampa. 16) In Cina, alla fine del VII secolo, già si provò l'impressione di caratteri su carta fine. In Europa le prime impressioni xilografiche datano del 1420 circa; l'olandese Coster fa uso di caratteri mobili, a rilievo inchiostrato. L'officina di Gutenberg entrerà in funzione a Magonza e a Strasburgo alla metà del XV secolo. I caratteri, dapprima gotici, sono romanizzati da Nicolas Jensen, stabilitosi a Venezia verso il 1470. Nel XVI secolo, verso il 1540, Claude Garamond crea i caratteri Romani dell'Università e i Greci del Re. 17) Puntuazione e accenti si affermano nel XVI secolo. 18) Nel Cinquecento, la scrittura manoscritta è lassa: rapida e personale. All'inizio del Seicento, in Francia, ad imitazione del modello della tipografia e seguendo la moda italiana (scrittura umanistica), il ductus manoscritto è regolarizzato e mira a un certo universalismo. La Compagnia dei Maestri scrivani esercita una scrittura ufficiale; Colbert accorda la sua protezione ai calligrafi [alle «belles mains»]. 19) Viene creata in Francia, nel XVIII secolo, un'Accademia di scrittura, che sparirà poi, assieme alle corporazioni di artigiani, con l'avvento della Rivoluzione. 20) La penna metallica fa la sua apparizione nel XIX secolo. 21) La macchina da scrivere, inventata nel 1714, e perfezionata nel XIX secolo, è entrata nell'uso corrente dal 1875. | << | < | > | >> |Pagina 10I.Illusioni Nascondere. Ci sono dei linguisti che s'attengono con aggressività alla sola funzione comunicativa del linguaggio: il linguaggio serve appunto a comunicare. Stesso pregiudizio alligna presso gli archeologi, e gli storici della scrittura: la scrittura, ecco, serve a trasmettere. Eppure costoro sono costretti ad ammettere che, con assoluta certezza, la scrittura è sovente (o sempre?) servita a nascondere ciò che le era affidato. Se la pittografia è un sistema semplice, e particolarmente chiaro, quando poi si passa a un sistema difficile, complesso, astratto, distribuito su numerosi registri di grafismi, sovente al limite del decifrabile, l'ideogramma cuneiforme allora è davvero proprio la leggibilità che gli scribi sumeri hanno sacrificato, a vantaggio di una certa opacità grafica. La crittografia sarebbe dunque la vocazione stessa della scrittura. L'illeggibilità, lungi dall'essere lo stadio difettivo, o mostruoso, del sistema scrittorio, ne sarebbe al contrario la verità propria (l'essenza di una pratica al suo limite estremo forse, non al suo centro). Le ragioni di tale occultamento possono essere molteplici, diverse a seconda dei luoghi e delle epoche: ragioni religiose se si tratta di un rapporto iniziatico, gelosamente sottratto a ogni contatto profano, di una comunicazione con gli dei soggetta a tabú; ragioni sociali, se si tratta di assicurare alla casta degli scribi, rappresentante a sua volta di una certa classe sociale (quella al potere), la custodia di ben definiti segreti, di informazioni riservate, di speciali proprietà. | << | < | > | >> |Pagina 13Comunicazione.La storia della scrittura cinese è, su questo punto, esemplare: questa scrittura è stata all'inizio estetica e/o rituale (adoprandosi per rivolgersi agli dei) e in seguito funzionale (servendo a comunicare, a registrare); la funzione di comunicazione, della quale i linguisti odierni menano vanti e primati, è posteriore, derivata, secondaria. La scrittura cinese non è stata dunque all'origine un ricalco della parola, e i nostri teorici della funzione transcrittiva (quelli che vedono nella scrittura una semplice trascrizione del linguaggio) ne fanno qui le spese. No, non va da sé che la scrittura serva a comunicare; è solo per un abuso del nostro etnocentrismo che noi attribuiamo alla scrittura delle funzioni puramente pratiche di contabilità, di comunicazione, di registrazione, censurando il simbolismo che anima il segno scritto. | << | < | > | >> |Pagina 17Indizio.[...] Il calcolo indiziario della scrittura (la scrittura come indizio di altra cosa) è dunque propriamente ideologico, strettamente legato a un'ideologia moderna della persona e della scienza: ci sono degli studiosi che hanno sostenuto che la scrittura medievale era «pesante e spigolosa» in Germania, «stretta e acuta» in Inghilterra - tali tratti apparenti essendo facilmente riconducibili al carattere «ben noto» dei tedeschi e degli inglesi; ci sono degli educatori ben intenzionati che hanno voluto rispettare nella scrittura le tracce della «personalità». E vi è una scienza quale pretende essere la grafologia, scienza piattamente analogica: essa gioca semplicemente sulle parole: una scrittura «rilasciata» rinvia a un carattere «fiacco»; e questi giochi di parole, di una penosa leggerezza, fondano un sistema repressivo: si condanna e si arruola d'un tratto. Veramente la scrittura non è oggi che l'indizio di questo: la realtà di classe. Sono i livelli di |
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