Copertina
Autore Marco Bascetta
Titolo Enciclopedia del '68
Edizionemanifestolibri, Roma, 2008 , pag. 464, ill., cop.fle., dim. 14x21x3 cm , Isbn 978-88-7285-559-1
CuratoreMarco Bascetta, Simona Bonsignori, Marco Grispigni, Stefano Petrucciani
LettoreRenato di Stefano, 2008
Classe storia contemporanea , universita' , movimenti
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Pagina 7

(premessa)



Racchiudere una stagione, gli eventi e le idee che la hanno caratterizzata, i suoi presupposti e le sue conseguenze in una enciclopedia critica è sempre un'operazione rischiosa e comunque aliena da qualunque pretesa di completezza. Tanto più quando si intenda dar conto di una realtà sovranazionale con le sue infinite ramificazioni. L'arbitrio nelle scelte e l'eterogeneità degli oggetti trattati è inevitabile. Gli stessi confini di quell'insieme di fenomeni che vanno sotto il nome 1968, sono oggetto di discussione e variano considerevolmente da luogo a luogo, da ambito tematico ad ambito tematico.

Non troverete qui una enciclopedia storica, che riporti ordinatamente fatti e personaggi, né una enciclopedia filosofica che elenchi concetti e scuole di pensiero, e nemmeno una enciclopedia antropologica che passi in rassegna costumi e immaginario, ma un ibrido che miscela tutto questo, tentando di riprodurre il modo stesso in cui la stagione del '68 miscelò le sue molteplici componenti, ripercorrendola nella sua dimensione mondiale. Più dettagliatamente vengono presi in esame l'Europa (dell'ovest e dell'est) e gli Stati uniti, più in generale la Cina, il Vietnam, l'America latina e il Giappone. Da queste realtà ci è sembrato potessero emergere a sufficienza i connotati principali dell'epoca. Alcune sintetiche voci (relative principalmente all'Italia) sono state dedicate anche a fatti che precedono o seguono il 1968, perché ne pongono le premesse oppure costituiscono gli esiti, anche distanti nel tempo, dell'anno dei movimenti.

Le voci sono disposte classicamente in ordine alfabetico. Un elenco completo delle medesime, per agevolare la consultazione e trovare più rapidamente ciò che interessa, è posto in fondo al volume. Quando nel testo una parola è segnalata in grassetto, vuol dire che le è dedicata una specifica voce. Per i principali paesi troverete inoltre una voce generale più ampia che riassume sinteticamente i maggiori eventi dell'anno in quell'area specifica.

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Pagina 94

CRITICA DELLA SCIENZA

L'oggettività è la categoria messa radicalmente in causa dai movimenti, attraverso una fortissima e originale estensione della critica marxiana dell'ideologia. Nulla è neutro dice il '68, nel senso che tutto è segnato dal marchio di classe che porta con sé. Non c'è l'umanità neutra dunque, ma gli sfruttati e gli sfruttatori, i governanti e i governati, chi ha potere e chi non ce l'ha. Non è neutro il linguaggio né il sapere scientifico.

Anzi, chi parla di neutralità, svolge, secondo i movimenti del '68, la più pericolosa opera di mistificazione perché suggerisce che esistano zone libere dai conflitti, dove servo e padrone non si scontrano perché hanno valori comuni, idee che vanno bene per tutti, saperi condivisi. Questa pretesa comunanza, dice il '68, è la forma attraverso la quale la sfera dominante proclama universali i propri interessi, dichiarandoli validi per tutti e appunto esenti dal conflitto di classe.

Così il '68 diventa inaccettabile per l'ordine costituito non quando critica l'inefficienza o alcuni aspetti autoritari dell'istituzione scolastica, ma quando appunto mette in discussione la natura «universale» del sapere e, così facendo, lo delegittima tutto, la cultura di destra come quella storica della sinistra.

Il movimento delle università cercherà di abbattere la neutralità apparente della cultura, soprattutto nei contro-corsi, gestiti direttamente dagli studenti nelle facoltà occupate. Il tema della controcultura diventa scottante perché il rifiuto della tradizione codificata, anche di quella marxista, obbliga a rifondazioni totali, non soltanto nel metodo dell'insegnamento, ma anche nelle basi della cultura.

In questo senso un terreno particolarmente impegnativo è quello delle discipline scientifiche che anche dal pensiero di sinistra sono state sempre considerate oggettive perché fondate, scientificamente appunto, su di un principio di realtà e su leggi oggettive.

Qui si delineano schematicamente due filoni di pensiero. Per una parte il sapere è neutro, ma non lo è il suo uso. Anzi, si sostiene, è proprio il capitalismo che mortifica e piega a usi disumani (militari e di sfruttamento) la buona scienza. In particolare nel caso della guerra del Vietnam, che utilizzava un ampio spiegamento di scienza e di tecnologia, risultava evidente a tutti che la cosiddetta «internazionale degli scienziati» non aveva alcuna funzione progressiva, come era stato sostenuto invece dalla sinistra per tanti anni, ma al contrario svolgeva un ruolo di sostegno all'aggressione americana.

Un altro filone di pensiero, più fecondo, cominciò invece a interrogarsi sui fondamenti stessi della conoscenza e della macchina sociale che produce scienza. Si ricollegava in questo anche a una revisione dell'ortodossia marxista che aveva cominciato a farsi strada fin dai primi anni '60 con la rilettura del Marx dei Manoscritti del '44 e dei Grundrisse.

La non neutralità della scienza viene riconosciuta non solo nelle soluzioni che offre a problemi determinati, ma nel processo che sta a monte, quello della formulazione dei problemi da risolvere. Proprio qui entrano in gioco fattori estranei alla scienza stessa, che derivano invece dai poteri e dalle gerarchie della società nel suo complesso e che sono dunque segnati dal conflitto di classe. L'elemento di passaggio dai bisogni del capitale ai contenuti della scienza viene individuato nella struttura del sistema della ricerca (finanziamenti, possibilità di carriera, circolazione delle idee e delle pubblicazioni).

Si prende atto in quegli anni che la scienza è sempre più forza produttiva, non solo perché viene sovente piegata a fini produttivi diretti, ma anche perché su di essa si esercita una pressione sociale: nella scelta dei settori da sviluppare e degli investimenti da effettuare, nella formazione delle scale di valori delle ricerche, nel diverso prestigio attribuito all'una o all'altra branca della scienza.

Nei casi migliori le facoltà scientifiche occupate, dove spesso gli stessi docenti e ricercatori partecipavano al movimento, si produssero significative elaborazioni sia relativamente alla sociologia delle scienza, sia di tipo epistemologico, che hanno lasciato un segno permanente nel pensiero contemporaneo. In particolare proprio da quelle riflessioni a caldo riprese dignità e sviluppo un settore tradizionalmente considerato minore, come quello della storia della scienza, che è insieme storia interna alle discipline, e storia esterna, che guarda alla società e ai suoi processi di trasformazione.

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Pagina 129

(e)



EDITORI RIUNITI

Per documentare l'attività della casa editrice intorno al '68 riportiamo la testimonianza del fondatore e direttore Roberto Bonchio

«Per una casa editrice come la nostra, spesso oscillante tra marxismo critico e una sorta di neoilluminismo, le parole d'ordine che giungevano da Parigi e che trovarono subito alimento nella cultura giovanile italiana, destarono dapprima qualche diffidenza. Quella ubriacatura ideologica che negava i principi di razionalità e di responsabilità e metteva in discussione la tradizione e le istituzioni nella loro globalità, la scienza e il progresso tecnologico, non mancò di creare in noi, che venivamo da una formazione molto diversa, forti perplessità. Tuttavia di quella singolare «rivoluzione», che avena avuto i suoi prodromi nella contestazione studentesca di Berkeley del 1964, apprezzammo subito, pur intuendone i limiti, la carica libertaria e modernizzante.

La nostra collana «Il punto», una serie di volumetti di pronto intervento, diede subito il suo contributo al movimento pubblicando già nel giugno Studenti di Francia, la traduzione di un numero speciale dedicato al maggio francese di Les lettres franηaises (che qualche anno dopo avrebbe pagato con la chiusura della testata la sua eterodossia rispetto alla politica del Pcf), e, poco dopo, un volume curato da Augusto Pancaldi che riproduceva gli straordinari manifesti di quel periodo. Seguirono un volume di Beppe Chiarante, La rivolta degli studenti e Socialismo e libertà di Lucio Lombardo Radice.

Occorre dire inoltre che il '68 non fu solo l'anno della larga diffusione di autori come Marcuse e altri della Scuola di Francoforte ma determinò anche una richiesta massiva di autori marxisti, non solo classici ma anche contemporanei, da Althusser a della Volpe, da Luporini a Lukàcs di cui si scopriva la vena innovativa e meno ortodossa. L'edizione economica del Capitale raggiunse le 500.000 copie di diffusione.

L'attenzione alla situazione internazionale era altrettanto forte. In quegli anni si pubblicarono gli scritti di Chomsky e di Kolko sul Vietnam in America, le analisi di Giap e Ho chi minh, sulla lotta del proprio paese. Sarà proprio questa apertura, questo effetto liberalizzante e critico verso ogni autoritarismo che ci vide pronti ad affrontare in quello stesso anno la questione della primavera di Praga. La seguimmo quasi giorno per giorno, pubblicando gli scritti di Dubcek, di Kosik e dei riformatori cecoslovacchi.

Con il '68 la casa editrice comincia a liberarsi delle ultime pastoie di un marxismo dogmatico e autoritario, a collegarsi con una nuova generazione di fruitori. La scia di quell'anno indimenticabile è lunga, abbraccia gran parte degli anni settanta e vede ampliarsi il profilo della casa editrice che si arricchisce di un arco tematico molto più vasto del precedente. Si aprono ben quattordici nuove collane che affrontano le questioni emergenti, dalla questione femminile alla scuola».

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Pagina 142

FELTRINELLI – casa editrice

Se vi è una casa editrice il cui lavoro editoriale si intreccia saldamente con i movimenti del 1968, questa è quella fondata e diretta da Giangiacomo Feltrinelli. L'editore, del resto, si considera un militante politico e partecipa in prima persona alle lotte di quegli anni, in America latina, in Germania e in Italia, fino alle primissime insorgenze di lotta armata e alla sua tragica morte nel maggio del '72. Molti militanti di quegli anni considerano la Feltrinelli la «loro» casa editrice. E sarà la «Libreria Feltrinelli» a pubblicare e far circolare i celebri opuscoletti verdi che contengono le tesi e le elaborazioni del movimento studentesco e che passeranno per le mani di migliaia di studenti, dalla «Relazione sulla scuola» del Potere Operaio di Pisa, al famoso pamphlet di Omar Khayati sulla «Miseria della condizione studentesca»

Dalla metà degli anni '60, Giangiacomo aveva sposato la causa della rivoluzione in America latina, che contribuirà a far conoscere, insieme alle altre lotte di liberazione nel terzo mondo, attraverso la sua attività editoriale. Θ la Feltrinelli a pubblicare nel 1967 le opere di Ernesto Che Guevara, di Regis Debray, del prete rivoluzionario Camilo Torres, a documentare la lotta dei Tupamaros uruguayani, oltre a lanciare in Italia i grandi narratori latinoamericani, dal brasiliano Guimaraes Rosa, al peruviano Manuel Scorza ai Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, che sarà un enorme successo editoriale. Con particolare attenzione la Feltrinelli segue anche il movimento extraparlamentare in Germania, con cui Giangiacomo intrattiene stretti rapporti politici e personali. La casa editrice tradurrà in tempo reale i testi di Rudi Dutschke, farà conoscere e circolare scrittori impegnati come Hans Magnus Enzensberger e Peter Schneider e continuerà, fino nei tardi anni '70, a diffondere il meglio del pensiero critico tedesco, da Ernst Bloch, all' Habermas di Lavoro e interazione, ad Alfred Sohn-Rethel, il cui Lavoro manuale e lavoro intellettuale sarà uno dei testi teorici fondamentali negli anni '70. Intorno al '68 la casa editrice lavora febbrilmente, guardando ai movimenti in rapida evoluzione e rispondendo alle nuove domande di conoscenza critica. Offre testi del marxismo eretico, opere di divulgazione, sintesi storiche, documentazione e strumenti più o meno direttamente finalizzati all'intervento politico. Grazie alla sua ispirazione internazionalista e ai cospicui mezzi di cui dispone importa in Italia una straordinaria mole di testi e di autori. Provengono da casa Feltrinelli alcuni dei libri più discussi per tutti gli anni '70, come il celebre Leggere il Capitale di Louis Althusser ed Etienne Balibar, pubblicato proprio nel '68.

L'attività «militante» della Feltrinelli continuerà poi per tutto il decennio Settanta, in particolare attraverso le collane «Materiali marxisti» e «Opuscoli marxisti», diretta quest'ultima da Pier Aldo Rovatti e le altre collane di saggistica filosofico-politica, che forniranno ancora alimento teorico e culturale all'antagonismo sociale degli anni '70 e al movimento del 1977 (Antonio Negri, Sergio Bologna, Agnes Heller, André Gorz, Ivan Illich, Michel Foucault e molti altri) e all'esplosione del movimento femminista con le prime traduzioni di Luce Irigaray e autrici come Elena Gianini Belotti, Luisa Muraro.

Tanto stretto è l'intreccio del lavoro editoriale della Feltrinelli con lo sviluppo dei movimenti, da costituire una eredità assai difficile da gestire nel momento del loro declino negli anni '80. Pur senza rinnegare la sua storia, la casa editrice finirà col rimuovere più che valorizzare il lavoro svolto in quegli anni, abbandonando ogni connotato «militante» e spostando sulla narrativa, con scelte sempre felici e controcorrente, il baricentro dei suoi interessi. Per tutta una generazione la Feltrinelli resterà, tuttavia, nella memoria «la grande casa editrice del 1968 e della sinistra rivoluzionaria».

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Pagina 323

PISA: LA SAPIENZA

Dal palazzo della Sapienza, sede delle facoltà umanistiche dell'ateneo pisano, il movimento degli studenti prende le mosse già all'inizio del 1967. L'occupazione della Sapienza parte il 7 febbraio, in connessione con la protesta contro il disegno di legge 2314, un progetto di riforma universitaria elaborato dal ministro della Pubblica istruzione Luigi Gui. Ad animare il movimento è un gruppo politico da poco costituitosi, Il Potere operaio di Pisa, i cui leader sono Adriano Sofri e Gian Mario Cazzaniga. Le idee che questo gruppo viene elaborando diventeranno poi la base delle «Tesi della Sapienza», uno dei documenti più discussi all'interno del movimento italiano. In esse la figura sociale dello studente viene letta come «forza-lavoro in formazione», attraversata da processi di proletarizzazione che avvicinano la condizione degli studenti a quella della classe operaia. Il Potere operaio pisano si rifà alle esperienze dell' operaismo dei primi anni Sessanta, alle elaborazioni delle riviste Quaderni Rossi e Classe operaia, e costituisce una delle prime esperienze di organizzazione politica autonoma, in rottura con le sedi tradizionali della rappresentanza studentesca come l'Unione Goliardica Italiana. Le lotte degli studenti pisani si sviluppano nel '67 e poi soprattutto nel gennaio del '68, quando viene occupata nuovamente la facoltà di lettere e viene avanzata la rivendicazione di un salario per tutti gli studenti. In seguito viene occupata anche la facoltà di fisica e, a marzo, in seguito all'arresto di due esponenti del Potere operaio pisano, ci sono duri scontri tra studenti e polizia. Il movimento si radicalizza e contagia rapidamente anche le fabbriche dell'area pisana, soprattutto la Saint Gobain.


TESI DELLA SAPIENZA

«1) Nella società a capitale socializzato il piano, inteso come centralizzazione dello sviluppo e predeterminazione di esso a lungo termine, appare fondamentale per la conservazione ed evoluzione equilibrata dei sistema.

2) Possiamo distinguere per comodità analitica due livelli a cui il piano si realizza e si esprime:

a) sul piano politico come programmazione della disponibilità della forza-lavoro; b) sul piano tecnico-economico o come combinazione ottimale delle risorse nel loro utilizzo possibile. (...).

4) La scuola si configura a questo livello come il luogo di produzione della forza-lavoro qualificata e rientra come costo sociale nel ciclo di produzione allargata del capitale.

5) Lo studente si definisce pertanto come forza-lavoro nel processo di qualificazione e si definisce come figura sociale subordinata non solo nel rapporto che necessariamente intrattiene con la sua futura collocazione salariale nel processo produttivo, ma nella sua attività universitaria in cui la divisione capitalistica del lavoro intellettuale lo definisce immediatamente in termini di esecutore di processi mentali e di esperienze predeterminati e parcellizzati. (...).

7) Nella misura in cui la condizione immediata dello studente, se correttamente analizzata, immediatamente rimanda alla sua condizione futura di lavoratore intellettuale si pone come problema centrale della sindacalizzazione della categoria il rapporto fra piano capitalistico e disponibilità della forza-lavoro, e pertanto si ha una immediata saldatura fra contrattazione sindacale e processo di formazione della coscienza politica.

8) Non è possibile infatti analizzare un qualsiasi momento dell'attività universitaria, dalla programmazione capitalista della ricerca alla centralizzazione autoritaria dell'amministrazione, dal nozionismo disgregato e formale della didattica alla mistificazione dell'autonomia come espressione più o meno rozza di integrazione del dissenso, senza che venga immediatamente investito il tema del potere decisionale, della sua natura dispotica e centralizzata nella società capitalista e delle sue articolazioni più o meno mistificate a livello universitario.

9) Questo è in effetti il senso più rilevante e positivo delle recenti lotte studentesche: la contestazione dell'organizzazione universitaria del potere come contestazione globale del sistema, l'individuazione nella divisione capitalista del lavoro del tema di fondo su cui organizzare la discussione e la rivolta. Il rifiuto delle forme rappresentative di organizzazione come funzionali al sistema che viene combattuto, l'affermazione delle assemblee e del collettivo come unico organo valido e deliberante, mostrano come la discussione del movimento abbia ormai raggiunto la saldatura corretta fra azione sindacale e politica, individuando nel tema del potere operaio, come prospettiva rivoluzionaria di una nuova organizzazione sociale, il senso e il fondamento della propria azione collettiva. (...).


Natura e funzione del movimento studentesco

1) 11 movimento studentesco rivendica il controllo degli studenti sulla propria formazione; analizza e contratta la condizione studentesca in rapporto alla situazione storica determinata in cui essa si situa e all'uso che ne viene fatto nell'attuale fase dello sviluppo capitalistico.

2) Lo studente è forza-lavoro in fase di qualificazione; l'organizzazione dello studente nell'attuale fase dello sviluppo capitalistico – con la trasformazione della tradizionale divisione tra lavoro manuale e intellettuale in divisione fra funzioni sociali tecno-esecutive, a cui va riferita la parcellizzazione del lavoro intellettuale, e funzioni sociali politico-direzionali in cui si intrecciano coordinamento tecnico e sorveglianza dello sfruttamento – tende ad unificare i vari livelli di subordinazione sociale e permette quindi una corretta analisi del processo di oggettiva proletarizzazione dello studente.

3) Questo processo di proletarizzazione tende sempre più a rovesciarsi anche sui livelli medi dell'istruzione tecnica, esso assorbe il settore professionale e, pur espandendosi notevolmente per le esigenze di qualificazione del mercato del lavoro, permane in una situazione penosa di scarsa efficienza tecnico-professionale e di non definizione giuridico-normativa dei titoli prodotti. Il settore umanistico si unifica anch'esso e tende ad adeguarsi alle nuove esigenze di forza intellettuale del mercato capitalistico proiettandosi verso il diploma universitario, anche se in questo settore il carattere classista e privilegiato dello studio tenderà più a lungo a permanere.

Questa contradditorietà e incertezza dello sbocco professionale comporta una situazione di antagonismo potenziale delle masse nella amministrazione e nei metodi didattici.

4) Il movimento studentesco ha come controparte la classe borghese storicamente dominante; questo dominio di classe si manifesta attraverso una serie di mediazioni (che vanno dal piano Gui alle circolari dei rettori) che tuttavia sono espressione, anche se in maniera talvolta contraddittoria, di un piano organico del capitale.

5) Il movimento, attraverso le lotte, si confronta in prima istanza con queste espressioni mediate. Le esperienze di lotta sono la componente fondamentale della maturazione del movimento e della formazione di avanguardie politiche al suo interno.

6) Le avanguardie assumono la direzione politica tendendo a collegare tra loro e generalizzare i diversi momenti di lotta; nella misura in cui questo processo di generalizzazione viene portato avanti cresce il livello di coscienza politica del movimento.

7) Il movimento, maturando progressivamente, demolisce sistematicamente le argomentazioni con cui le autorità burocratiche e accademiche mediano il piano della classe borghese e soprattutto individuano obiettivi di lotta sempre più avanzati.

8) Giunto a questo grado di maturazione politica seguendo il metodo di una costante verifica nelle lotte della propria analisi teorica, il movimento riconosce nella classe borghese la propria controparte e si organizza in sindacato studentesco».

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Pagina 419

TORINO - PALAZZO CAMPANA

Palazzo Campana è la sede delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino. Anche qui, come a Pisa e a Trento, il '68 inizia nel 1967 con l'occupazione, il 27 novembre, contro la legge di riforma 2314 (la legge Gui) e il progetto di realizzare un nuovo polo universitario in una zona della cintura periferica torinese. L'occupazione torinese, ricordata dai suoi partecipanti come una sorta di comunità studentesca, mette al centro della sua riflessione il tema della lotta all'autoritarismo accademico e costituisce una delle basi teoriche dell'intero sessantotto italiano. Un famoso articolo di Guido Viale, uno dei leader del movimento torinese, apparso sulla rivista Quaderni piacentini riprende queste tematiche.

«Le radici dell'autoritarismo accademico, come tutte le forme di potere autoritario, non risiedono soltanto in una serie di strutture istituzionali ed economiche, ma risiedono soprattutto e in primo luogo nel consenso da parte di coloro che il potere subiscono. L'Università è organizzata in modo da creare e conservare questo consenso, cioè in modo da mantenere gli studenti in uno stato di passività e di divisione reciproca. Θ questo che intendiamo dire quando affermiamo che la didattica autoritaria è una forma di violenza esercitata sugli studenti.

Finché gli studenti protestano per qualche giorno o finché criticano e sghignazzano in forma individuale alle spalle dei professori (e tutti gli studenti lo fanno), questo è perfettamente sopportabile e non cambia le cose. Se un'occupazione è fatta solo per protestare, e gli studenti non elaborano forme di collegamento e di unificazione, dopo un po' si rendono conto che stanno perdendo tempo, che prima o dopo ci si logora e ci si stufa, e quando l'agitazione cessa le cose tornano come prima.

Ma se gli studenti sanno organizzarsi e imparano a discutere, essi riconquistano la loro autonomia e individuano rapidamente i veri problemi.

Mentre l'aspetto istituzionale del potere accademico è il risultato dell'analisi tradizionale e ormai in parte scontata che il movimento studentesco ha fatto dell'Università, il secondo aspetto, quello per cui l'autoritarismo si radica nel consenso autoperpetuantesi che la scuola e l'Università riescono a imporre agli studenti attraverso la frantumazione delle loro istanze collettive e mediante la manipolazione dei singoli studenti ormai isolati di fronte all'apparato repressivo, è un elemento in gran parte nuovo che è emerso dalle discussioni nelle commissioni e in assemblea.

La denuncia del carattere baronale delle università italiane è stata condotta a più riprese da parecchi settori dello schieramento "di sinistra" (...). Gli strumenti istituzionalizzati del potere accademico sono stati brevemente riassunti nel documento iniziale dell'agitazione:

Le autorità accademiche dispongono di numerosi strumenti per controllare gli studenti; elenchiamone alcuni:

- innanzitutto le aule e le sedi universitarie da cui si arrogano il diritto, in base ad una legge del T.U. fascista, di cacciare gli studenti quando questi occupano l'Università;

- fondi destinati agli istituti e alle ricerche che permettono loro di imporre gli argomenti che essi preferiscono senza consultare gli studenti, che in ultima analisi sono gli unici destinatari dell'insegnamento universitario;

- il metodo poliziesco di controllare le frequenze, di prendere provvedimenti disciplinari, di interrogare gli studenti agli esami con metodi più simili a veri e propri interrogatori che a una libera discussione tra docente e discenti su argomenti che avrebbero dovuto venire approfonditi insieme (...);

- il sistema di cooptazione dei professori, i quali vengono scelti da altri professori sulla base di criteri insindacabili: nepotismo, identità di vedute politiche, correnti filosofiche o culturali, sottogoverno, posizione nel mondo dell'industria;

- il sistema di scelta degli assistenti, i quali spesso vengono costretti a fare i lacché o gli autisti dei professori fino a quando non hanno assimilato completamente l'autoritarismo accademico indispensabile per diventare professori;

- le borse di studio e il presalario che vengono assegnati o su decisione insindacabile di certi professori, o sulla base della media conseguita agli esami, il che è lo stesso;

- la posizione di forza negli enti paragovernativi, come il Cnr, le varie commissioni consultive per la riforma della scuola, le direzioni dei partiti politici, le quali permettono ai professori di imporre riforme funzionali ai loro interessi di casta».

(da «Contro l'università» di Guido Viale, Quaderni piacentini n. 33,1968)

Le posizioni elaborate a Torino valorizzano il ruolo rivoluzionario degli studenti, differenziandosi dalle tesi pisane sullo studente come forza lavoro in formazione; il «potere studentesco» torinese, vicino alle riflessioni che provengono dall'università di Trento, costituisce l'altro polo dell'elaborazione teorica del movimento studentesco italiano, in contrapposizione all'ortodossia di tipo marxista e leninista che ben presto prevale nelle università delle città più importanti, come Roma e Milano.

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Pagina 460

Elenco delle voci
    Algeria
    Alluvione di Firenze
    Althusser, Louis
    America Latina
    Anarchismo
    Annarumma Antonio
    – morte dell'agente
    Antiautoritarismo
    Antifascismo militante
    Antimperialismo
    Antipsichiatria
    Antisegregazionismo
    Antistatalismo
    Apollon
    Argentina
    Asili antiautoritari
    Asor Rosa, Alberto
    Assemblea
    Assenteismo
    Associazionismo universitario
    Astensionismo
    Atelier populaire
    Aut aut
    Autocoscienza
    Autogestione
    Autoriduzione
    Autunno caldo del '69
    Avanguardia
    Avanguardia operaia
    Avola


    Bachmann, Joseph
    Bad Godesberg
    Baez, Joan
    Banda dei quattro
    Bandera roja
    Barbagia
    Barricate
    Basaglia, Franco
    Battaglia di Largo Gemelli
    Beat
    Beatles
    Belgrado – manifestazioni degli studenti
    Berkeley – rivolta di
    Bienenkorb-gazette
    Biennale di venezia
    Bikini
    Black muslim
    Black panther party
    Black power
    Blocco stradale
    Bloch, Ernst
    Blousons noirs
    Bobbio, Luigi
    Boeing b 52
    Boicottaggio
    Botteghe oscure
    Braibanti, Aldo
    Brandt, Willy
    Brasile
    Brema – scontri di


    Calabresi, Luigi
        vedi Pinelli, Piazza Fontana
    Campagna/città – Cina
    Cannes
    Cantautori brasiliani
    Capanna, Mario
    Carmichael, Stokely
    Castro, Fidel
    Cecoslovacchia
    Cecoslovacchia
        – intellettuali
    Cederna, Camilla
    Celuc
    Cent'anni di solitudine
    Cento fiori
    Centro-sinistra
    Ceres
    Cfdt
    Cgil
    Cgt
    Chen Pota
    Chicago — convention di
    Chou Enlai
    Cina
    Cineforum
    Cinema italiano
    Cinema del dissenso
        – Europa dell'Est
    Cisl
    Cleaver, Eldridge Leroy
    Club repubblicani
        – Germania
    Coffee houses
    Cohn-Bendit, Daniel
    Collettivo
    Colonnelli greci
    Columbia university
    Comisiones obreras
    Comizio
    Commissioni interne
    Compromesso storico
    Comune (la)
    Comune di Shanghai
    Comuni popolari cinesi
    Comuni tedesche
    Consigli di fabbrica in italia
    Consigli operai cecoslovacchi
    Contestazione alla Scala
    Critica della scienza
    Controcultura – Gran Bretagna
    Controcultura — Stati Uniti
    Corso Traiano – scontri di
    Corteo
    Costituzione greca
    Crimini militari Usa
    Cristiani per il socialismo — Spagna
    Critica del lavoro
    Critica del socialismo reale
    Critica della famiglia
    Critica delle professioni
    Crosby, Stills, Nash and Young
    Crs=SS
    Crumb, Robert
    Cub Pinelli
    Curcio, Renato


    [...]

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