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| << | < | > | >> |Indice
Prefazione 9
1. Origini 13
Le prime tracce nella storia 13
La sapienza rivelata 14
I testi hindu e buddhisti 17
I trattati del vàstu 21
2. Persone e divinità 31
Il committente 31
I professionisti del costruire 32
L'origine dell'architetto 38
3. Scelta e acquisizione 45
La scelta del sito 45
Le qualità del terreno 48
L'acquisizione del sito 51
4. Misure e canoni 55
Orientare, stabilire e limitare 55
Misurare 58
Rapportare 64
Ciò che resta, vàstu 69
5. Il genio e i mandala 71
Diagramma 71
Le presenze 79
Il genio del vàstu 88
6. Edificare in armonia 99
La dimora 99
Abitare in equilibrio 100
Le forme 109
7. Materiali 121
Essenza e materia 121
Il mattone 124
Il legno 127
La pietra 130
Malta e intonaco 135
Il suono 136
8. Scultura 139
L'arte come yoga 139
L'architettura come scultura 142
Impilare il mondo 144
La scultura come architettura 146
9. Auspici e commiati 151
La ritualità nell'edificare 151
Le fondazioni 157
Conclusioni e nuovi inizi 165
Appendici 171
Cartina dei luoghi dell'India 173
Cartina dei luoghi del
Sud-Est Asiatico 175
Glossario 177
Note per la pronuncia
dei termini sanscriti 188
Fotografie 188
Bibliografia 189
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| << | < | > | >> |Pagina 554. MISURE E CANONI
Se la misura della dimora è perfetta in ogni aspetto,
allora ci sarà perfezione nell'universo.
Mayamata XXII, 92
ORIENTARE, STABILIRE E LIMITARE Il luogo è stato scelto e purificato. Lo si è liberato dai precedenti legami.
Il passaggio successivo è renderlo saldo, stabile
e sicuro, adatto al costruire e all'abitare. Per fare
questo si disegna sul terreno un quadrato orientato nelle direzioni cardinali,
secondo la pratica denominata
dinnirnaya,
o
pràcisàdhana,
che contiene in sé, nei vari passaggi per ottenere il
quadrato, la narrazione della cosmogonia secondo le filosofie dell'India.
Dal cerchio al quadrato Pràcisàdhana "fissa la terra", la trae dall'ignoto, delimitandola, e gli dà stabilità; tale mutamento di stato è esemplificato dalla trasformazione del mutevole cerchio nell'adamantino quadrato. Il cerchio è mutabile e dinamico, immagine del flusso incessante.
Il quadrato è stabile e permanente, è immagine
della perfezione celeste. "Fissare la terra" significa portarla dalla condizione
d'instabilità alla stabilità.
«Prima di essere fissata la madre Terra era chiamata la "sempre vagante"»
(Atharvaveda
V, 2, 6); in seguito diviene colei che è definita dai quattro angoli
(catussrakti; Satapatha Brhàmana
VI 1-2, 29) o quattro punti
(caturbhrsti; Rgveda
X, 58).
Ciò che è caotico e senza forma fissa viene riordinato, gli viene dato un luogo. un tempo, una forma. In questa trasformazione il sito acquisisce non solo stabilità, ma anche identità: viene tratto dall'ignoto, dall'informe, sconosciuto e senza orizzonti noti, per divenire definito, determinato e limitato. Il rituale equivale alla creazione del cosmo dal caos, riproduce il modo in cui le forme del fenomenico giungono all'esistenza, è mimesi del processo di manifestazione del mondo. Contemporaneamente, segna anche il percorso di ritorno verso l'annullamento delle singolarità nella perfezione dell'assoluto. Con pràcisadhana si dà al luogo un'esistenza definita e, stabilita questa esistenza, la si porta all'ordine dell'Assoluto. Nella serie di passaggi necessari per delimitare il luogo, tracciandovi un quadrato orientato, tempo e spazio non solo vengono coordinati, traendoli dall'instabile, ma il loro movimento viene anche cristallizzato nella forma perfetta, stabile, del mandala quadrato che contiene e risolve in sé tutte le antinomie cosmiche. | << | < | > | >> |Pagina 69CIÒ CHE RESTA, VASTULa grande attenzione data alla rimanenza dell'operazione, alla quantità di spazio non omogeneamente distribuita non è un semplice capriccio matematico, ma espressione di una peculiare riflessione sul significato stesso dell'abitare, insita nel termine vàstu. Derivato da vas, "abitare, risiedere", vàstu nomina il luogo ove si risiede; ma vàstu è anche il residuo, ciò che avanza dopo una divisione o che rimane dopo un sacrificio. Perché è il resto, l'imperfezione, la rimanenza, cioè che non è stato riordinato e riassorbito nel divino, è la dimensione in cui l'uomo abita e in cui tutte le cose sussistono.
Nello stato di perfezione assoluta non c'è alcuna
esistenza. Se tutto coincidesse, la vita sarebbe
riassorbita nell'infinito che è oltre la manifestazione. Se non ci fosse il
residuo, se tutto fosse
perfetto, tutto ritornerebbe all'Assoluto e nulla
esisterebbe in questa
màyà,
cioè in questo illusorio mondo misurabile in cui noi uomini conduciamo le nostre
vite, via via purificandoci, via
via rendendo più sottile il nostro vàstu, il nostro
"residuo", fino ad annullarlo, affrancandoci
quindi dall'esistere terreno per ritornare all'unione con la sorgente prima.
«Nome e forma sono nel residuo. Il mondo è nel residuo. Indra e Agni sono nel residuo. L'universo è nel residuo. Il cielo, la terra e tutta l'esistenza sono nel residuo» (Atharvaveda XI, 1-2). È il residuo ciò che contiene l'intera esistenza.
È il residuo, ciò che resta, che permette all'esistenza di perpetrarsi; esso
è il germe degli avvenimenti e delle cose future; il valore residuo di
oggi condiziona gli avvenimenti di domani, per
questo motivo nelle formule matematiche dell'architettura (le
ayadisadvàrga)
viene preso in considerazione solo il resto, il vàstu: esso è la
"realtà concreta" e il movente del destino.
Il legame fra vàstu ed esistenza è tale che il termine vastu, a esso strettamente collegato, significa proprio "cosa realmente esistente", "sostanza, oggetto reale", è l'esistente nella nostra dimensione quotidiana, ciò che esiste materialmente nella nostra realtà. Vastu è ciò che esiste nel vàstu grazie al vàstu, ovvero grazie a quella imperfezione, quella rimanenza non trasmutata nel sacrificio, quella quantità non equilibrata nell'operazione, quel mondo di contrari ove noi risediamo alla ricerca di un senso e di un percorso. | << | < | > | >> |Pagina 105Il bagnoSede dell'acqua, sacro elemento di purificazione e rinascita, apportatrice di benedizioni divine, l'Est è la direzione ideale per le abluzioni e, quindi, è la direzione indicata per il bagno. Volendo seguire attentamente le indicazioni del mandala nella zona orientale della casa andrebbero lavabo, doccia e vasca da bagno affinché il gesto del lavarsi sia anche completo rinnovamento delle proprie energie, ma non i servizi igienici che dovrebbero essere posti al Nord-Ovest, come tutto ciò che è pesante, oppure, meglio ancora, al Sud. L'indicazione relativa agli orientamenti può essere seguita anche all'interno di un'unica stanza, seguendo non soltanto le regole ispirate dalla tradizione, ma anche le proprie necessità e personali intuizioni.
Lo spazio dedicato all'acqua può avere anche una presenza di fuoco, in
particolare nel Sud-Est, come lo scaldabagno o, semplicemente una candela per
rendere più accogliente e suggestivo l'ambiente. Fuoco e acqua non sono solo
antitetici come siamo soliti pensare: ambedue purificano e correlano al divino,
e il loro legame è tale che Fuoco, Agni, è chiamato anche Apàmgarbha, in quanto
figlio delle acque.
Attività e presenze del Sud Il meridione è collegato alle attività più fisiologiche dell'abitare: cucinare, mangiare, digerire, combattere, trasformare. È il lato destro del Purusa prostrato, è la sua parte più attiva nel mondo materiale. Nella zona più orientale il meridione è collegato all'elemento Fuoco, che come Agni qui risiede annoverato fra gli dèi del mandala; mentre l'area occidentale, il Sud-Ovest, è correlabile all'elemento terra. La presenza di Agni fa sì che questa zona sia da dedicarsi a tutte le attività che richiedono energia e trasformazione: gli antichi vastusàstra indicano l'area del Sud-Est valida per le cucine e anche, a scala urbana, per i fabbri e attività simili; i testi moderni la ricordano come adatta anche a tutte le apparecchiature elettriche, in particolar modo se producono luce o calore. Il Sud-Ovest, collegato alla terra, è invece l'ideale per sostenere mobili e apparecchiature pesanti.
Il Sud è anche l'ubicazione ideale per un giardino roccioso, con magari
anche delle piante grasse ad allontanare Yama con i propri aculei e che
in quest'area trovano la propria posizione idonea
non solo su base simbolica ma anche climatica.
La cucina Il Sud-Est è secondo la tradizione la posizione ideale per la cucina. Il consiglio si basa sulla mistica presenza del dio Fuoco, ma rispecchia anche un'attenzione pratica: questo è il punto dell'abitazione che gode dell'illuminazione migliore, caratteristica di fondamentale importanza per permettere una sicura preparazione del cibo. Anche l'interno della cucina può essere organizzato armonizzando l'arredo con l'equilibro del vàstu, ponendo ogni elemento nel luogo che gli è proprio, eventualmente sopperendo con colori e dettagli alle incongruenze, adattando lo schema ideale alle peculiarità dell'appartamento e alle caratteristiche delle persone chi lo abitano. In particolare porre i fornelli nella sezione di Agni è sì omaggiarlo, ma anche rafforzarlo e questo può risultare controproducente se già è presente in famiglia un suo eccesso, mago come temperamento focoso. Il modello ideale proposto dal vàstumandala va infatti sempre interpretato e rivisto alla luce delle situazioni particolari.
Vicino alla cucina, ma in posizione più interna,
va posta la dispensa. L'utilità di questa indicazione è evidente, ma ha anche un
fondamento mistico: permette di conservare gli alimenti sotto l'influsso di
Savitr, il Vivificatore, affinché si
impregnino della sua corroborante energia e
vengano preservati da ogni impura contaminazione. Bisogna però evitare di
conservare qui anche i medicinali, ai quali è ben più adatto il Nord-Est, regno
di Soma.
La sala da pranzo
Da Púsan, il Nutritore, nell'area meridionale va
posta la sala da pranzo: vicino alla cucina, come
vuole il buon senso comune e come conferma la
vocazione della zona, ancora sotto l'influsso di
Agni che, nelle sue varie forme aiuta anche la digestione, tanto che essa viene
considerata opera di
agni,
fuoco digestivo. Inoltre la valenza di
morte e comunicazione che c'è nell'area aiuta
l'alimento nella sua trasformazione, nel suo
cambiamento di stato.
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