Copertina
Autore Alan Bennett
Titolo Nudi e crudi
EdizioneAdelphi, Milano, 2001, Piccola Biblioteca 461 , pag. 96, dim. 105x178x8 mm , Isbn 978-88-459-1610-6
OriginaleThe Clothes They Stood Up In
EdizioneForelake, UK, 1996
TraduttoreGiulia Arborio Mella, Claudia Valeria Letizia
LettoreAngela Razzini, 2001
Classe narrativa inglese
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Pagina 9

Casa Ransome era stata svaligiata. «Rapinata» disse Mrs Ransome. «Svaligiata» la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca; una casa si svaligia. Mr Ransome era avvocato e riteneva che le parole avessero la loro importanza. Anche se in questo caso era difficile trovare un termine preciso. Di solito un ladro sceglie, fa una cernita, prende un oggetto e ne lascia altri. C'è un limite a ciò che riesce a far sparire: per esempio, è raro che porti via una poltrona, ancor più raro un divano. Questi ladri, però, l'avevano fatto. Avevano preso tutto.

I Ransome erano andati all'opera a sentire Così fan tutte (il Così, come Mrs Ransome aveva imparato a chiamarlo). Mozart era fondamentale nel loro matrimonio; i Ransome non avevano figli e probabilmente, non fosse stato per Mozart, si sarebbero divisi già da anni. Quando tornava a casa dallo studio Mr Ransome faceva sempre il bagno, poi cenava. E dopo cena faceva un altro bagno, questa volta in Mozart. Mr Ransome ci sguazzava, in Mozart, ci si tuffava; dal piccolo viennese si lasciava ripulire delle sozzure che aveva dovuto sopportare tutto il giorno al lavoro. Quella sera erano stati ai bagni pubblici, cioè al Covent Garden, dove seduto davanti a loro c'era il ministro dell'Interno. Anche lui era andato a fare un tuffo per lavarsi di dosso le preoccupazioni della giornata, preoccupazioni che di lì a poco, benché solo in forma di statistica, avrebbero annoverato anche i Ransome.

Normalmente Mr Ransome non condivideva il bagno serale con nessuno, giacché Mozart gli arrivava personalizzato tramite una cuffia e un sofisticato impianto stereo scrupolosamente equalizzato, che Mrs Ransome non poteva toccare per nessun motivo. Secondo lei, i ladri erano venuti proprio per colpa dello stereo, che li aveva attirati. I furti di stereo sono all'ordine del giorno; i furti di moquette no.

«Forse hanno preso la moquette per avvolgerci lo stereo» disse al marito.

Mr Ransome ebbe un brivido e ribatté che come imballaggio gli sembrava più plausibile la pelliccia, al che la moglie riattaccò a piangere.

Il Così non era stato un granché. Mrs Ransome non aveva capito la trama e a Mr Ransome, che non ci aveva mai neanche provato, era parso senz'altro inferiore alle quattro incisioni che aveva a casa. La recitazione lo distraeva sempre. «Non ce n'è uno che sappia come tenere le braccia» aveva commentato durante l'intervallo. Forse non era solo questione di braccia, aveva pensato Mrs Ransome, però non gliel'aveva detto. Le era sorto il dubbio che a 180 lo sformato che aveva lasciato nel forno potesse venire troppo asciutto; forse sarebbe stato meglio a 170. Ma era un timore inutile: i ladri avevano portato via sia lo sformato sia il forno.

I Ransome abitavano non lontano da Regent's Park, in un palazzo edoardiano color vinaccia. Era comodo per chi lavorava nella City, ma Mrs Ransome avrebbe preferito stare più fuori; ogni tanto si vedeva fugacemente nel verde con un cestino al braccio. Il giardinaggio, tuttavia, non faceva per lei: la violetta africana che Mrs Clegg, la donna delle pulizie, le aveva regalato a Natale era spirata proprio quella mattina, e per evitare che se ne accorgesse l'aveva dovuta nascondere nell'armadio. Altra fatica sprecata: era scomparso pure l'armadio. Rapporti di buon vicinato non ne avevano; a volte incontravano qualcuno in ascensore con cui scambiavano un sorrisetto guardingo. Un giorno avevano invitato i nuovi inquilini del loro pianerottolo a bere uno sherry, ma lui si era rivelato «un invasato del jazz» (così si definiva), mentre lei faceva la segretaria in uno studio dentistico e aveva una multiproprietà in Portogallo, sicché per un verso o per l'altro era stata una serata imbarazzante e l'esperienza non si era ripetuta. Ormai sembrava che il ricambio di inquilini fosse sempre più veloce e l'ascensore sempre più imprevedibile. C'era un viavai continuo, anche di arabi.

«Cioè, ormai pare un albergo» commentò Mrs Ransome.

«Ti sarei grato se smettessi di dire "cioè"» ribatté Mr Ransome. «Non aggiunge nulla al senso della frase».

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Pagina 14

La vecchia teneva la cornetta schiacciata su un orecchio lercio senza parlare, e in realtà senza neppure ascoltare.

«Potrebbe sbrigarsi, per favore?» le chiese Mr Ransome. « un'emergenza».

«Anche la mia, caro» ribatté la vecchia. «Sto telefonando a Padstow, solo che non rispondono».

«Devo chiamare la polizia» disse Mr Ransome.

«L'hanno aggredita?» chiese la vecchia. «A me anche, una settimana fa. Ma ormai nessuno si stupisce più. Era un ragazzino. Qui squilla, però c'è un corridoio lungo. Verso quest'ora bevono qualcosa di caldo. Sa, sono suore» aggiunse per chiarire.

«Suore?» fece Mr Ransome. «Ma è sicura che non siano già andate a letto?».

«No, ce n'è sempre qualcuna in giro. Sono in ballo con le funzioni tutta la notte».

E continuò ad ascoltare il telefono che squillava in Cornovaglia.

«Non può riprovare dopo?» tornò alla carica Mr Ransome, vedendo sfrecciare i suoi averi sull'autostrada. «La rapidità è un fattore essenziale».

«Lo so,» rispose la vecchia «invece le suore hanno tutto il tempo che vogliono. Il bello è proprio questo, salvo quando gli si telefona. Ho intenzione di andarci in ritiro a maggio».

«Ma siamo solo a febbraio!» esclamò Mr Ransome. «E io...».

«I posti vanno via come il pane» spiegò la vecchia. «E ti credo: non si parla mai e si mangia tre volte al giorno. La usano come casa di villeggiatura per religiosi. Chi l'avrebbe detto che una monaca ha bisogno di una vacanza. Pregare mica è stressante, mica è come guidare l'autobus. Questo continua a squillare. Forse hanno già finito e si sono spostate nella cappella. In effetti, potrei riprovare più tardi, solo che...». La vecchia guardò gli spiccioli in attesa nella mano di Mr Ransome. «Ormai ci ho messo i soldi».

Mr Ransome le allungò una sterlina, ma lei si prese anche gli altri cinquanta penny. «Tanto» disse «la chiamata alla polizia è gratis».

Non appena riattaccò, le sue monetine scesero giù da sole; ma Mr Ransome era così ansioso di telefonare che non ci badò. Più tardi, però, seduto sul pavimento di quella che era stata la loro camera da letto, aveva detto alla moglie: «Te lo ricordi il tasto per la restituzione delle monete? Lo sapevi che non c'è più? Non ci avevo mai fatto caso».

«Non c'è più niente,» aveva risposto Mrs Ransome assorta «nemmeno il deodorante, nemmeno il portasapone. Questi sono dei marziani. Cioè, dico, hanno portato via addirittura lo scopettino del gabinetto».

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Pagina 38

«Certo,» proseguì Dusty «per un uomo sfogare il dolore è più difficile che per una donna. Aiuterebbe se ci parlassi un attimino?».

«Lei? Con mio marito? No, no» si affrettò a rispondere Mrs Ransome. «Non credo. molto... timido».

«Comunque,» riprese Dusty «sono convinta che potrò aiutarvi... o che potremo aiutarci a vicenda». Si sporse verso Mrs Ransome per prenderle la mano, ma siccome non ci arrivava si limitò a fare una carezza al saccone.

«Pare che ci si senta come violentati» disse Mrs Ransome.

«Sì. Tira fuori tutto, Rosemary. Tira fuori tutto».

«Io, però, non tanto. Più che altro mi sento sconcertata».

«Palese denegazione» scrisse Dusty mentre Mrs Ransome portava via le tazze. Poi aggiunse un punto interrogativo.

Accomiatandosi, Dusty suggerì a Mrs Ransome di vedere quell'esperienza come una curva di apprendimento: un suo possibile andamento (la curva poteva andare in varie direzioni) era quello di considerare la perdita dei loro averi come una specie di liberazione. «La sindrome dei gigli del campo» la definì Dusty; «della serie: non accumulate tesori sulla terra». Benché fosse venuto in mente anche a lei, Mrs Ransome non afferrò subito il concetto, perché parlando dei loro averi Dusty li chiamò «puro e semplice maquillage», usando un termine che per lei significava il contenuto della sua borsetta: cipria, rossetto e così via, oggetti che aveva ancora. Più tardi, però, ripensandoci, dovette ammettere che raggruppare moquette, tende, mobili, accessori e tutto sotto la definizione di «maquillage» effettivamente facilitava le cose; ma non era una parola che si sarebbe arrischiata a usare col marito.

In verità, quello era un discorso che Dusty faceva senza grande convinzione (ma a Mrs Ransome non lo aveva detto). E più casi vedeva di quella sindrome, meno ci credeva. C'erano stati, sì, due utenti che le avevano raccontato di un furto doloroso che gli era servito per capire come bisognava vivere: da allora in poi avrebbero dato meno importanza ai beni materiali, viaggiato leggeri, ecc. Sei mesi dopo era tornata per una visita di controllo e li aveva trovati ingombri di roba come non mai. La gente, aveva concluso Dusty, può fare a meno di tante cose; il problema è che non riesce a non andare a comprarle.

Quando aveva confidato a Dusty di non provare nostalgia dei suoi arredi, Mrs Ransome era stata sincera. Piuttosto - ma questo era più difficile da esprimere - le mancavano i particolari percorsi che seguiva da una cosa all'altra. Ad esempio, c'era quel cappello verde col pompon, mai messo, che lasciava sulla console nell'ingresso per ricordarsi che aveva acceso lo scaldabagno. Adesso non aveva più né cappello né console (ringraziando il cielo, lo scaldabagno c'era ancora). Ma senza quel cappello le era già capitato due volte di lasciarlo acceso tutta la notte e una volta Mr Ransome si era scottato una mano.

Anche lui aveva dovuto rinunciare a certi suoi riti: per esempio, non aveva più le forbicine ricurve con cui si tagliava i peli delle orecchie. E non finiva qui. Pur non essendo particolarmente vanitoso, Mr Ransome aveva due baffetti che, se abbandonati a se stessi, mostravano l'antipatica tendenza a diventare rossicci, sfumatura che egli teneva a bada con sporadiche pennellate di tinta per capelli. La tinta proveniva da un vetusto flaconcino che Mrs Ransome aveva sperimentato anni prima sulle radici e cassato all'istante; tuttavia si conservava ancora in fondo all'armadietto del bagno. Mr Ransome, che prima di applicare la tinta sulla parte interessata si chiudeva sempre dentro a chiave, non aveva mai confessato quell'attività; ma nemmeno Mrs Ransome aveva mai confessato di esserne al corrente. Ora, però, l'armadietto era scomparso e con quello il flaconcino; di conseguenza, i baffi di Mr Ransome cominciarono a colorarsi di quel fulvo rivelatore che egli trovava tanto odioso. Avrebbe potuto risolvere il problema chiedendo alla moglie di comprargli un altro fiaconcino, ma così avrebbe ammesso anni di cosmesi clandestina. Altrimenti poteva comprarsene uno da sé. Ma dove? Il suo barbiere era polacco e parlava un inglese che non andava più in là di barba e capelli. Forse un profumiere comprensivo; ma le profumerie a lui note non gli sembravano luoghi in cui trovare comprensione, servite com'erano da annoiate puttanelle diciottenni che non avrebbero avuto molta pazienza con un avvocato di mezz'età dal rossiccio strisciante.

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Pagina 43

Queste presentatrici (Mrs Ransome aveva ormai cominciato a seguirle regolarmente) erano più o meno tutte uguali, tutte ragazzone sfrontate e, secondo lei, fin troppo sicure di sé (personalità che si definiscono «assertive», almeno così le sembrava, magari l'avrebbe controllato sul vocabolario di suo marito), e avevano dei nomi che sfidavano ogni distinzione di genere: Robin, Bobby, Troy, oppure altri come Tiffany, Page e Kirby, che a quanto ne sapeva lei non erano nomi per niente.

Presentatrici e pubblico usavano espressioni che Mrs Ransome, per lo meno agli inizi, ebbe difficoltà a capire. Parlavano di «preliminari» e «orgasmi multipli», di «consapevolezza profonda» e del «bambino che è in noi». Era un linguaggio fatto di confessioni e di esuberanti dichiarazioni di affetto. «Ti sento molto» si dicevano, dandosi a vicenda un colpetto sulla mano. «Sono in contatto con te».

Si presentò una tale Felicia che avrebbe voluto lunghe e affettuose interazioni sessuali con il marito Dwight, il quale invece «correva troppo» e «trascurava le sue zone erogene».

Quei due, fu il giudizio unanime, dovevano «sviscerare l'argomento», e il luogo che avevano scelto era proprio lì, davanti a un'orda sardonica e assetata di sensazioni forti che, quando ai titoli di coda i due si avventarono vogliosi l'uno sull'altra e le labbra di lui si incollarono a quelle di lei, ululò la propria approvazione davanti al sorriso ora più saggio e triste della presentatrice. Che mentre la coppia continuava a baciarsi chiuse con un «Grazie a tutti».

Una cosa alla quale Mrs Ransome non riuscì mai ad abituarsi era la totale mancanza di ritegno degli ospiti, nessuno dei quali risultava mai anche solo lontanamente timido. Se c'era un programma sulla timidezza, nessuno sembrava timido nel senso che intendeva lei: gli ospiti, totalmente disinibiti, non vedevano l'ora di vantarsi della propria paralizzante insicurezza e delle conseguenze grottesche di tanta castrante sfiducia in se stessi. Per quanto privato o intimo fosse l'argomento, nessuno di questi vocianti individui si mostrava mai minimamente schivo. Anzi, sembrava una gara a chi escogitava le confessioni più indecorose e volgari, e il pubblico salutava ogni rivelazione con un boato di grida sgangherate, subissando i partecipanti di consigli e incitandoli a riferire altre nefandezze.

D'accordo, in rare occasioni qualcuno del pubblico esternava non giubilo ma scandalo, dando perfino la fugace impressione, di fronte a una confessione davvero madornale, di esser rimasto sinceramente turbato; ma questo succedeva solo perché la presentatrice, occhieggiando di nascosto il pubblico da dietro le spalle del reo confesso, sollecitava l'indignazione con una smorfia. La presentatiice era una complice, rifletté Mrs Ransome, e non ci faceva una figura migliore degli altri, specialmente quando si affannava a ricordare all'ospite certe sue gesta ancora più fantasiose e indecenti confidatele nella presunta intimità del camerino. Quando lei gli rinfrescava la memoria, l'ospite inscenava una caricata pantomima della vergogna (nascondendo la testa, coprendosi il viso con le mani in preda a un attacco di risa apparentemente irrefrenabili), per dare a intendere che non si era mai aspettato di veder reso pubblico, e men che meno spiattellato davanti alle telecamere, un segreto del genere.

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