Autore Alessandro Bergonzoni
Titolo Aprimi cielo
SottotitoloDieci anni di raccoglimento, articolato
EdizioneGarzanti, Milano, 2020, Saggi , pag. 222, cop.rig.sov., dim. 14,5x22x2 cm , Isbn 978-88-11-81330-9
LettoreGiorgio Crepe, 2020
Classe narrativa italiana , psicologia , salute , aforismi , giochi , umorismo












 

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Indice


Grembi pianeti e altri paradisi          9
Lunga vita agli esempi                  10
Parentesi & Bibbie                      11
Vivi per delicatezza                    12
l Amor                                 13

Dialogo endemico                        14
Gli addetti all'universo                16
Wiwa                                    17
La moria                                18
Dialogo sul chi va là                   19

L'antirepressivo                        21
Tempo impiegato                         22
L'epoca del Risarcimento                23
I giammai                               24
L'odio di scemi vari                    25

Dialogo per dicotomie                   26
2 Amor                                 28
I gemelli Quasi                         29
Questione di spessore                   30
Fino all'inizio della vita              31

Fiori di testa                          32
Dialogo dell'incandescente              33
La grande Mansione                      35
Ritmetica                               36
Dello smodato la ricerca                37

[...]

15 Amor                               173
I 7 vizi virtuali                      174
Dialogo a salve                        175
La vita in fascia                      178
L'installazione della Torre invisibile 179

Ministero della Santità                180
Dialogo per non fuorviare              181
Tutto torna come dopo                  183
16 Amor                               184
Dialogo spasimato                      185

Telluriche religio                     187
Come fosse                             188
Dialogo dell'invisibilio               189
I tornanti                             192
L'inventore della lontananza           193

...o missione di soccorso              194
La statua dell'Omertà                  195
L'anima me la danno                    196
17 Amor                               197
Dialogo sull'alato                     198

Strabismo venerato                     200
Egemonia delle mancanze                201
Dialogo dell'ombelicale                202
18 Amor                               204
Pre-visioni per la prossima estasi     205


Ringraziamenti                         207


 

 

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Pagina 9

GREMBI PIANETI E ALTRI PARADISI



Un consiglio. Aspettate una vita prima di confermare la morte, spaziate nel costretto, sommate le orecchie agli occhi, moltiplicate le braccia per le dita, portate al cuore una mano e alla bocca un regalo. Guardate quel che c'è d'inviso in voi senza approfittare dello specchio, andate a spasso con lo spasso stesso. Fate un giro su voi stessi poi scendete e fatene uno su voialtri, calandovi nella parte quando va via: riuscirete così a scoprire la differenza tra tori e genitori, tra oste e ostetrica, tra pietà e pietanza, tra fame e appetiti. Vedrete finalmente che basta solo confondere consenso con nonsenso e si entrerà nel nuovo paradiso extra terrestre, dove ogni cane ne è anche il padrone, ogni iniziato ne è sua pura conclusione, dove in ogni grembo paterno s'aspetta qualcuno ma senza certezza, lasciando tutto così come non è. Perché non vogliamo mica andare su Venere, vogliamo andare con Venere su Plutone, per Giove, portando l'altruismo alle stelle.

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Pagina 11

PARENTESI & BIBBIE



Ero forestiero e mi avete abbattuto la foresta. Ero castano e svenuto e mi avete ossigenato, avevo fame (di conoscenze) e mi avete dato da bere (di non poter sapere), avevo sete e mi avete dato da mangiare. Ero in piedi e mi avete vestito, nudo e mi avete visitato, carcerato e mi avete dato una sedia (in testa), malato e mi avete avvelenato. Ero intelligente mi avete instupidito, accalorato mi avete freddato, ero un uomo-donna mi avete additato (invece di darmi una mano), solo e mi avete «anche», povero e vi siete arricchiti, brutto e mi avete nascosto (la verità), vecchio e mi avete ringiovanito (per forza). Ero caduto mi avete sollevato (un'obiezione), orfano e mi avete mandato al Padre Eterno, impaurito e mi avete assicurato (che lo sarei sempre stato), storpio e mi avete dato una dritta, sperduto e mi avete trovato (male), disoccupato africano mi avete occupato e poi immigrato, ero morto e mi avete soprattutto fotografato. Siete stolti e mi avete convinto. (Tratto da Parentesi&Bibbie alla voce: «Per carità, cambiate!».)

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Pagina 16

GLI ADDETTI ALL'UNIVERSO



Abbiamo nuvole tra le teste. Il sonno non ci fa dormire e certe religioni non ci fanno pregare. Qui si rischia di vivere. Come un giovane palo, in attesa di luce o di cielo, come un esempio in cerca di possibile, una canoa senza dittongo, uno specchio che riflette solo le lacrime, come un donatore (di sangue) nella gabbia dei leoni, o una viola che cresce finché non suona. Noi come «milleinpiedi», animali nella terra dei concerti, siamo la musica perché ci arrangiamo. Fogne o fonti, gente o sorgente? Molti non entrano in chiesa da anni, altri non ci escono da una vita. E c'è chi fa la mugnaia e di sogliole non ne vuole più, o fa gelsomino all'anagrafe ma nessuno gli crede ancora. La vita è il gambo, il resto prometti di odorarlo e rispettarlo nella buona e soprattutto nella nativa sorte; perché passare all'altro mondo mica vuol dire morire, ma sceglierne uno successivo, bello diverso, come fanno gli addetti all'universo, i poeti, che se non vogliono sprofondare, devono andare a fondo.

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Pagina 26

DIALOGO PER DICOTOMIE



Dottore ho un'irrefrenabile voglia di baciarla.

E le fa effetto?

Se lei mi fa causa.

Parliamo del rapporto causa-effetto. La giurisprudenza qui non c'entra, ma si tratta di reazioni all'inconsulto e di reazione alla reazione: ha mai letto il testo «Ceti criceti e maceti»?

Non tutto mi son fermata alla prima parte.

Male. infatti nell'ultima dove si parla della relazione tra affetto ed effetto, tra reagire violentemente e involontariamente, tra soprassalto e salto nel vuoto, tra inaspettato e atteso, tra sorpresa e n'uovo. Io per esempio non immaginavo che lei volesse baciarmi e sbagliavo perché dobbiamo sempre avere in noi l'inatteso pur se ben nascosto, celato e cioè nascosto nel nostro cielo. Quindi niente paura: un bacio cos'è?

Un «bosforo» rosa tra le parole labile e labiale, una lingua di mare tra due terre leporine.

Poetica ed etica; oggi la sento diversa, conclamata, variegante, intonata, pullulante e ululante.

Lo sono: amo a rotta di collo, mi slogo in versi, sono attratta ma non a tratti, sempre. Mi sento liquida.

Fantastico, vedo che ha capito che l'amor è anfibio, va bene sia sulla terra che sull'acqua, su Venere che sul suo monte...

Ha notato come aggiungendo una «d» a Venere esca vendere?

Brava! Da qui si arriva al problema del mercato dell'amore, del comprare il bene, del guadagnare, che non centra col bene proprio perché non è un bene ma il bene.

Bene! Che esclamazione sostantiva, che miriade, che oltremodo... Perché sempre più spesso per molti allora non è un granché?

Per quel «non». Se capissimo che il Granché è un dio della meraviglia smetteremmo di accontentarci e da parola abusata e svilita diremmo «amore» non se produce, se serve o se è asservita, ma solo se scoppia, deflagra, crea.

Come una mina anti-poco?

Ottimo. A forza di usare quella parola a sproposito siamo diventati piccoli insulsi invece che sulsi.

Sulsi?

come occhi invece che sciocchi, mari invece di somari, belli invece di ribelli...

Amo tutto quello che dice oggi.

Attenta all'oggi ma soprattutto al troppo, anche se lo deve sempre provare per sentire, lo avevamo già detto sedute fa, ricorda?

Tutto torna.

Come boomerang che ci prende ovunque siamo. L'amore sembra cieco ma è cecchino.

Colpita!

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Pagina 29

I GEMELLI QUASI



Desidera? Due verruche per favore. E da bere? Un orzaiolo. Che cosa ha fatto alla gamba? Un giuramento. E alla testa? Un giramento. Al cuore? Una stroncatura. Al seno? Una carezza. E al braccio cos'ha fatto? Una aggiunta: per toccare seno, testa, cuore e gamba, contemporaneamente. In questo consiste la forza di noi sollevatori di questioni. Voglio osare e farmi osare, anche se non esiste l'osato sicuro e senza garanzie può andare a finire male. Ma finire il male può essere cosa buona e giusta. Cerchiamo d'essere persone corrette, corrette ma non da gente che fa gli stessi nostri errori. Allora (come dicono i gemelli Quasi), Quasi Quasi vado in cerca di un bel guaio, un bel problema, così vedo anche il lato estetico e artistico dei contrattempi in cui viviamo. Andiamo a fare la differenza, quella che c'è tra un lasso e il suo tempo, un losco e il suo figuro, tra un moribondo e il suo futuro, tra un geranio e un siluro, tra un frontale e il suo muro. Ci vuole un bel coraggio? Bene! Lasciamo sia la bellezza a darcelo non la paura a togliercelo. Andiamo.

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Pagina 181

DIALOGO PER NON FUORVIARE



Ho avuto finalmente la custodia di mio figlio.

Sei felice?

No, perché dentro lui non c'era...

Sei un uomo sfortunato.

La fortuna non esiste, forse esiste un certo libero arbitrio, la scelta inconscia del già deciso che quando si avvera è già reciso.

La differenza tra decisione e recisione.

lo strappo del fior fiore, l'evirazione dell'organo improduttivo.

Riproduttivo...

Dipende da cosa produci, da cosa metti al mondo, da cosa fai nascere: se è un'illusione non produce nulla di buono. Un uomo può essere buono, ma a nulla. Mi spiego peggio: sappiamo qual è la differenza tra il buono e l'attivo?

E la cattiveria?

Forse sta proprio nel non fare, nel non agire, nella paura di sbagliare che ci porta a stagnare a non gettare nemmeno un sasso in quello stagno per paura che un'onda ci travolga, ci rada al suolo come un barbiere che sdraia i suoi clienti per fargli la barba.

Dio se ti sei spiegato peggio!

Non badare a quello che dico, ma pensa a quello che c'è tra le righe.

Spazi bianchi...

Bene: riempili tu di parole scure, e con quella scure trancia di netto le tue certezze, fanne tanti dubbi, milioni di dubbi.

Il dubbio è una ricchezza.

Quella sì produttiva, creante, fattiva, che forma un nuovo amore per la banca: l'amore «filiale», che genera la banca dei semi, semi che germogliano e formano vita nuova, denaro contante (non qualcosa di spicciolo); valore aggiunto, tu sei quel valore e non ti devi risparmiare ma spendere, spendere non per comprare ma per dare. Dare per dare: do ut do.

Altruismo?

Non solo, è una vera e propria altra natura, altra flora, altra fauna, altri animali, altre anime, non quelle bendate e non quelle conserte che han le braccia ferme, ma quelle con la forza del gesto. Un far sì che decide il «dafarsi» e soprattutto il «dadarsi», come fosse un nuovo movimento artistico.

Mi fai uscire pazzo...

No, ti chiedo di tornare pazzo.

Allora è pazzia?

Ma pura. C'è bisogno di purezza, inconscio intonso, dire, rarefare, lettere e ripensamento. La vita va ripensata, se no ci pensa lei.

Grazie.

Se è grazia al plurale, sono felice; ti lascio la custodia di mio figlio, mettici dentro quello che vuoi.

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Pagina 185

DIALOGO SPASIMATO



Caro, ti devo lasciare.

Te ne vai, hai qualcosa sul fuoco?

No ti lascio, me ne vado per sempre.

E me lo dici così.

Vuoi che mi cambi?

Cosa ti prende?

Mi sono accorta che non faccio mai l'amore.

Ma non è vero, lo facciamo e anche molto.

No: è già fatto, noi al massimo lo usiamo, ne prendiamo un po', ce ne diamo, lo scambiamo, ma non lo facciamo noi, esisteva già, e io invece vorrei crearlo inventarlo...

Ma se due si amano è come se comunque lo creassero da zero.

come se, ma non è proprio così.

E da quando la pensi in questo modo?

Da un minuto: appena l'ho capito l'ho detto, non ti nascondo nulla.

Non pensi a quello che abbiamo passato insieme?

E tu non pensi a quello che ci è passato davanti mentre eravamo insieme e non abbiamo visto, fermato, preso... Il passato non è ciò che non è più, ma ciò che è solo filato via e io voglio raggiungerlo, non è una questione di tempo è una questione di dimensione, altra. Forse ci siamo ridimensionati ma nel senso troppo relativo, dobbiamo ridimensionarci in un senso più largo.

Ma non si può avere tutto.

Ecco come siamo ridotti dall'unica dimensione. Chi ha detto questa frase la prima volta, cosa intendeva e perché ci crediamo tutti senza ombra né dubbio? Possibile che «tutto» spaventi? Che assuefazione è mai questa che non ci permette altro che la parte permessa?

Oggi sei strana, hai qualcosa di diverso e mi fai paura, non sei del tutto in te.

Bella questa frase caro... «Del tutto in te»... Cosa c'è del tutto in noi?

Una parte.

E io ho deciso che non mi basta più. Voglio provare a essere tutto, in me, non una parte.

Ma non ci riuscirai mai.

Chi lo dice?

Io, gli altri, tutti.

Quella totalità non mi interessa, è comunque quel che risulta da una somma più un'altra somma ecc. ecc.... Io intendo il tutto: anche quello che non risulta, che non è sommabile, enumerabile, calcolabile, appunto l'amore.

Ma non sei mica Dio.

Perché sono una donna o in generale?

Tutte e due.

Il tuo è un discrimine, un discrimine contro l'umanità.

Se vuoi andare vai: hai tutta la vita davanti.

Esatto: e voglio raggiungerla, non stare più dietro.

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Pagina 189

DIALOGO DELL'INVISIBILIO



Fate piano!

Maestra esistono davvero?

Chi?

Le Fate piano...

Secondo voi bambini?

Per me sì: appoggiano le cose adagio, camminano a rallentatore, non hanno mai fretta e se uno va troppo veloce, con la magia lo fermano per un po', e salvano le persone che potevano morire alla svelta, invece pianino pianino non sbattono contro le cose.

Io ho conosciuto le Fate silenzio.

Cosa fanno?

Cercano di far star zitti tutti quelli che urlano o non smettono mai di parlare, e alle volte tolgono i rumori della paura.

E voi bambini sapete cosa sono i rumori della paura?

Io lo so: quando nel buio senti qualcosa che dà i brividi, le Fate silenzio ti aiutano e non li senti più, smetti di tremare e torni a dormire.

Ci sono solo di notte?

No... un giorno durante un terremoto mia sorella ha sentito come un tuono che non finiva mai, sono arrivate le Fate silenzio e tutto è finito subito.

Ma voi sapreste descriverle?

Io non le ho mai viste ma le ho sentite arrivare...

Forse escono dalle orecchie...

Le tue o quelle delle Fate?

Boh... da quelle di tutti credo, se c'è un buco nelle orecchie qualcosa entra e esce.

Le Fate piano io le ho viste uscire dagli occhi, perché è da lì che vedono se uno va troppo forte o è in pericolo...

Una volta io ho visto le Fate così.

E cosa facevano?

Così.

Così come?

Come dicevano loro: se io dovevo scrivere o disegnare, mi aiutavano a fare così, se dovevo mangiare, lo facevo, così loro erano felici anche per me...

Ma come sono?

Così.

Così come?

Non so... come della gente che vola quando è felice, e se non vola scende e guarda cosa può fare per far volare anche gli altri che sono a terra.

Bambini cosa vuol dire essere a terra, qualcuno me lo sa dire?

Mio padre aveva una gomma a terra.

Sgonfia come un pallone.

Mio fratello aveva un pallone sgonfio ma con un calcio lo ha fatto volare.

A terra vuol dire anche stanco, malato, triste, giù.

Se mia mamma mi aspetta giù io devo diventare triste?

Se lei è giù devi essere giù anche tu!

Io abito in una casa a tre piani e certe volte uno è giù e gli altri tutti su, ma tristi...

Io abito a un piano terra e siamo sempre tutti giù: più giù di così moriamo, ci seppelliscono.

Adesso bambini andate, Fate presto.

Le vedo: andiamo con loro, così non saremo mai più in ritardo.

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Pagina 204

18 AMOR



Amor consenziente, la mano morta, prima d'andarsene, ha chiesto all'altra mano di salutarti tanto. Tanto per cominciare. A cambiare connotati all'amor repentino e peregrino, al suo basso profilo, per nuovi lineamenti, altri allineamenti, future stelle non ancora spuntate. E la grande costellazione celeste del sistema enfatico, c'entra col piacere, il volere, anche col sesso, di colpa, di nausea o del dovere, ma soprattutto col sesso ovale. Voglio diventare un uovo, stanco di far l'uomo vero, voglio far l'uovo; avere ed essere un'altra forma, perfetta, anche soda, anche fragilissima, ma liscia, glabra, piena, voglio schiudermi e mettere al mondo. Intimo Rita, che conosci bene da una vita, ha detto «Ok, non è una idea sbagliata»: sempre meglio ricevere da un vero uovo una frittata, che da un uomo forte un mazzo di gonfiori all'impazzata. Meglio dell'uomo sciarpa, che prima ti scalda poi ti strozza, dell'uomo anello, che se la lega al dito se non sottostai al marito. Se mi riconoscerai comunque, mai sarò confuso. Grato.

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