Copertina
Autore Alessandro Bergonzoni
Titolo Le balene restino sedute
EdizioneGarzanti, Milano, 2008, Narratori moderni , pag. 120, dvd, cop.fle., dim. 13,7x20,4x1,1 cm , Isbn 978-88-11-74057-5
LettoreSara Allodi, 2009
Classe narrativa italiana , umorismo
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Indice


Alla                                             9
Il falco talco                                  13
Rapina a Marrakech                              17
Violino e violenza                              21
Topo orbo, ti diciamo noi dov'è il formaggio    25
Tutti i nodi vanno al cinema                    31
Sode il rumore di certe uova                    33
L'epopea della popa                             37
L'uomo è superiore agli animali
(fanno eccezione il nano e la giraffa)          43
Ricotta e Enrico VIII                           47
Tarzan                                          53
La formula del latte è vacca2 O                 57
Dire, fare, baciare, lettera e sentimento       61
O Francia, o Belgio, o Landa                    65
Piace la musica a chi mangia i carillons        69
Lulù                                            73
Tutti dentro al cavallo di Troia                77
Lo specchio e la riflessione personale          81
Parte prima (così arriva anche prima)           83
Voltiminavoltima                                91
Arriva l'onda erotica (ovvero domani ti lappo)  95
E già mercoledì e io no!                       101
Ganassa                                        105
Volenti contro nolenti                         109
Per un pugno Martin perse l'apparecchio        115


 

 

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Pagina 9

ALLA



Alla manifestazione d'affetto c'erano tanti cartelli.

Il corteo si snodava fino alla certosa. Ad Alfeo chiesero dov'era il cimitero e lui indicò: «Sempre dritto fino all'incrocio dove ti muore il cane, passi un grande dispiacere e sei già arrivato».

Chi andava a portare fiori sulla tomba della madre si sentiva dire dalla madre che finché non fosse morta non li avrebbe mai accettati. In cielo c'era una splendida mezza luna, un pugno di prezzemolo e tante stelle.

Mi ricordo che Keplero diceva che le stelle più belle sono quelle che lasciano il loro autografo nel firmamento. Il tempo gli diede ragione. Feenkleton gli diede torto, sua sorella gli diede uno schiaffo, ma si tratta di questioni personali che non hanno niente a che vedere con l'astrologia, la geofisica e l'astronomia.

Lo studio dell'energia nucleare, e alcuni approfondimenti sull'uso della luna come cappello per proteggersi dal sole, portano a credere che anche i marziani quando salutano fanno ciao con la mano. Può sembrare un fatto di poco conto ma non è così se solo si pensa alla teoria della nausea, che dice che i pianeti roteano attorno alla terra (da molto prima dell'invenzione di giro giro tondo) fino a che non si sentono male. In un certo modo si potrebbero così spiegare anche le piogge acide, i venti forti, il ciclone Piero, il meteorismo e la caducità della vita.

Non è forse vero che l'atomo senza compagnia non produce energia? Non è forse vero che il polistirolo espanso ha un valore in Bumbel dieci volte maggiore dello sfondio di una vetrina in Decibel? Avete mai fatto caso a cosa resta di un uomo che fuma dentro una tanica di benzina mezza piena vicino a una fornace, senza protezione per gli occhi? Resta la parte migliore del carciofo, cioè il cuore: la tachicardica parte di un battito a cui è sottoposto un corpo con uno spropositato desiderio di esplodere. E questo creerebbe un'antinomia tale tra le stagioni da causare un dissesto idrico; se contenuto nullo, ma se lasciato a se stesso di proporzioni devastanti. Devastanti a tal punto da inondare tutto lo strato della stratosfera e la crosta della torta terrestre fino alle candeline di Greenwich, cioè a pochissimi passi luce dal primo bar che si incontra venendo dal polo nord, o dal polo sud, non fa differenza. Non fa differenza perché i poli si toccano e questo fa sì che la jonosfera si sfaldi quando sole e terra si eclissano. Ed è proprio durante le eclissi che il sole, con movimenti di estrema tenerezza, coinvolge in modo accattivante e impudico la sessualità del nostro amato pianeta.

Quindi l'uomo è geloso della terra e il sole questo lo sa e se ne approfitta nei giorni più nuvolosi, quando fa finta di avvicinarsi alla luna con un calore che illuderebbe anche un venusiano, e metterebbe delle strane idee in testa anche a una cometa ferma.

Questo si può capire meglio se si pensa che l'equatore spacca in due il globo proprio nel punto più caldo del nostro pianeta, cioè Ferrara: infatti la distanza che intercorre tra l'Africa e Ferrara è doppia se non quappia della distanza che c'è tra una sperequazione e il suo contrario.

Invece, analizzando il rapporto che c'è tra i pianeti in genere e la deriva dei continenti, Paolo Lacavagna Pum Pum Pum ha avuto non pochi problemi per farsi capire su questo argomento dagli altri scienziati (certamente anche dato il suo nome).

Infatti ha acquistato credibilità solo quando ha dimostrato che la deriva dei continenti altro non era che un metodo poco ortodosso ma chiaro per sapere dove saremmo andati in vacanza tra mille anni.

Tutto questo per dire che il progresso alle volte ci porta per mano lungo sentieri sconosciuti, fino a lasciarci a un bivio tra futuro e passato, tra certo e incerto, tra capo e cabana, tra bene e male, tra vita e morte: ed è proprio a questo incrocio storico che io desidero avere un incidente con Dio, se non altro per sapere i rischi che copre la sua assicurazione sulla vita, per sapere di che segno è, ma soprattutto per scoprire se quello che vado a raccontare è mai accaduto o mai accadrà veramente.

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Pagina 31

TUTTI I NODI VANNO AL CINEMA



Erano le cinque di mattina, o almeno credo con precisione. Nelle mani di alcuni prigionieri si fermò una carrozza e loro si fecero portare per ogni dove, o anche più in là (non si sa, «chi vivrà vedrà» disse il cieco in fin di vita).

Attraversarono immensi campi di pomodori dove si mimetizzavano meglio le donne con i capelli rossi, che quelle con i capelli verdi nei campi di olive nere.

Si vedevano sciatori marini fare a pallate con granchi e ballerini di flamenco già tutti svenuti prima di portare il nuovo show in Andalusia, dove anche i ladri sanno di poter rubare senza paura di essere scoperti perché non dormono mai sotto le lenzuola, e dove i preti che non riescono a prendere sonno dicono la messa in pigiama, indossando papusse benedette.

Questa è l'Andalusia, o almeno credo con sicurezza dato che non ci sono mai andato: pare comunque che finiscano così tutti quelli che mangiano la sabbia credendo di diventare conchiglie o perle rare, o che credono che l'uomo sia cenere, torni cenere e cercano i nonni nel camino.

Questi uomini sono gli stessi che una volta credevano che anche nel battito d'ali di una mucca ci fosse poesia, infatti davano del contadino a Pascoli, e mettevano nel tè piccole lime invece che limoni, gente che si riconosceva soltanto specchiandosi. Angeli che nonostante ciò non avevano un nome; città con strade dipinte in senso stretto da un lato e in senso lato dall'altro; cascate fatte senza acqua, quindi ruvidi lividi ovvii; sbucciature senza frutta, nature morte e contorni definiti ma mai mangiati.

La mattina buttavano il caffelatte ai pesci nell'acquario, senza curarsi del fatto che qualcuno di loro non volesse fare colazione.

Avevano case piene di angoli sfitti, spicchi di vino, chiodi piantati sui quadri, vasi che schiacciavano i fiori, padelle che rompevano le uova. E la brina di plastica si posava sulle rose di mogano, accanto a pali scansabili sotto muri parlanti con cavi mettibili, cerchi trovabili e titine incercabili.

Intanto i cinesi si arrampicavano su giraffe interminabili infastidite dai cinesi che si arrampicavano sulle giraffe piene di cinesi. E ciò li portava a certe conclusioni, ma quante non si sa, quindi il totalino è pressoché impossibile (Clin li fin ti lin: molto insegnano i cinesi, basta aver voglia di tradurre). Questo comunque insegna la storia orientale: che ogni scherzo vale.

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Pagina 61

DIRE, FARE, BACIARE, LETTERA E SENTIMENTO



Tizio faceva rima con vizio, Gaio con puttanaio.

L'atmosfera era beckettiana e faceva rima con persiana. Infatti io scoprii che alle finestre c'erano tanti pescatori vestiti di nero seduti in riva a un mare di guai, che aspettavano di veder passare il tempo che non passa mai.

Al posto suo quel mattino passò il postino, che diede a uno di loro una lunga lettera:


Caro Libero,

come tu saprai, prima di entrare in galera sono uscito da un esaurimento, ma sono riuscito a riprendermi invece che lasciarmi andare. Sei tu Libero? Scusami sai, ma ho sempre il dubbio di aver sbagliato indirizzo. Voglio raccontarti la mia avventura dell'altra notte. tremendo e mi vengono i brividi solo a pensarci. Aspetta, mi infilo un paio di calzini. Ti piacciono questi? Ti ricordi quando negli spogliatoi del tennis club ce li mettevamo insieme e non riuscivamo a starci dentro tutti e due? Era chiaro, eppure ci divertivamo come stupidi, soprattutto tu. Qui i soldati non si contano, ma sanno già in quanti sono. Comunque, indovina un po' cos'è questo? No, hai sbagliato, sarà per la prossima volta. Volevo chiederti come sta Luigi. E Luigi? Salutami tutti e spero di non aver dimenticato proprio nessuno.

Che si dice lì da voi? Ivanhoe è tornato? O mio padre lavora ancora al tornio? Oggi da noi c'è stata la prima lezione di polo. Il signor Marco è veramente in gamba. Ha imparato a tenere in bocca la sua caramella alla menta per sei ore, senza scioglierla.

Parola d'ordine: «Stamani è più sporca di staltri mani, la vado a lavari». In cella con me c'è un sardo. Oggi abbiamo anche acceso la tivù, domani saremo in cella di rigore perché crederanno che siamo stati noi a darle fuoco. Ad ogni buon conto, mancano tre giorni a lunedì.

Mi capita spesso di non ricordare il nome dei giorni, così me li sono scritti: Luigi lunedì, Ettore martedì, Cristiano mercoledì, Giorgio giovedì, Robinson venerdì, Crusoe sabato e Luisella domenica.

Ho mani anche per piangere ma uso più spesso gli occhi. Lo sai, qui si mangiano i fichi tra di loro, le bestie. Uno vuole essere più fico dell'altro, roba dell'altro mondo.

Stanotte, mettendomi le dita nel naso, ho scoperto un vecchio cappello che usavo da bambino. Ricordo? Certo, l'ho detto io in questo momento, sarei cretino. Il passato è comunque qualcosa di sporco. Ma adesso ormai è il tramonto e devo andare a fare il sole. Basta soltanto che trovi qualcuno che faccia il cielo. Nuova parola d'ordine. «Non è tutto facile ciò che è facile». Il dottore ieri pomeriggio mi ha detto che finalmente posso cominciare a vestirmi e scendere dal lettino. Per me, sai, la salute è una cosa importante, come per tutti, quindi anche per me, perché io sono forse diverso dagli altri? Chi sono io, io chi sono? Siccome mi conosci da tanti anni, ti prego, dimmi chi sono, come mi chiamo? Ieri, alla messa nella celletta episcopale, Tano ha fatto indigestione di ostie rifacendo la fila per cinquantadue volte. Don Diego allora l'ha battezzato ripetutamente, secondo me ha fatto bene perché la vita: a) è dolore, b) sofferenza, c) moriamo tutti.

Avant'ieri poi ho perso la mia Bibbia con la copertina in coppertone: adesso ragazzetti napoletani vanno in giro raccontando parabole.

Come mi debbo comportare? Io credo in un solo Dio ma adesso do una controllatina.

Gabriella a proposito, come sta? E Gabriella, Gabriella? Vedi ancora Gabriella? Il tuo silenzio mi fa capire tante cose (totalino cose, tante).

Oggi in mensa credevo d'impazzire, ma non ce l'ho fatta. C'è ancora molta strada per poter arrivare alla fede così com'è, passando dai lidi ravennati. Questo diceva Erich Fromm. «Pancia mia fatti capanna», questo diceva zio Tom.

Ad ogni modo, volevo dirti che non si può andare avanti così. Una volta sì che costava poco, non come adesso che non bastano mai e poi l'acqua fa schifo e i cani si son fatti sempre più maleducati. Mica come in passato che se i cani non avevano la coda si mettevano in fila e la facevano con pazienza, senza sempre chiedere, chiedere, chiedere. «Orson Welles, Orson chi mi pare», questo disse mago Wiz. Apro gli occhi e trapeli tu. I peli sono quelli di un ergastolano francese, nato a Como.

Ti salutano Renzo e Lucia e tutto un ramo del loro albero genealogico. Lo sai cosa penso ogni tanto? Penso che il gelato sia più leggero da digerire della pesca col salvagente, però uno va giù e si scioglie, l'altra invece si salva e si diverte anche e sai perché? Perché pesca, ecco perché.

Tano e io intanto proviamo a fare la mozzarella in carrozza, ma non vogliamo l'aiuto del cocchiere, facciamo tutto da soli. Ma dimmi di te, piuttosto. E Tolmino: come sta Tolmino? Tolmino? Lo vedi ancora Tolmino? Notizie di Tolmino. Spero di non aver dimenticato nessuno e mi ungo come una sfinge prima di incatacombarsi (babbeo, credi proprio a tutto, eh?).

Io qui leggo moltissimo e proprio quest'oggi ho cominciato il bellissimo libro «Dove si caccia la volpe», che parla dei posti dove essa si va a cacciare.

Pensa, sai dove si caccia? Dove i cacciatori non la possono cacciare, appunto perché lei ci si caccia da sola e prima, altrimenti è chiaro che la caccerebbe il cacciatore. Invece così non la possono certo cacciare dove s'è già cacciata.

Lei si caccia prima e da sola. anche scema.

Be', insomma, devo sapere ancora come va a finire. Adesso però vedo dalle sbarre che è arrivato un elicottero e ti devo salutare perché sotto c'è scritto: «Saluta Libero».

Ciao, salutami Cadabra, Tua Abra.


Libero, letta tutta questa lettera, si andò a sedere sul far della notte e lì pensò a come e perché, e si domandò come mai tanta ratantanta.

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