Copertina
Autore Heinrich Böll
Titolo Racconti umoristici e satirici
EdizioneBompiani, Milano, 1989 [1964], Tas. Bom. 59
OriginaleAus: Gesammelte Erzählungen [1981]
TraduttoreLea Ritter Santini
LettoreRenato di Stefano, 1992
Classe narrativa tedesca
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Pagina 152 [ memorie militari, Tapiro, Hitler, ritirata ]

"Signor Ministro, camerati! Questo edificio, che dovrà portare il nome di «Accademia Hürlanger- Hiss delle Memorie Militari» non ha bisogno, in sé, di alcuna giustificazione. La richiede bensí il nome di Hürlanger-Hiss che per lungo tempo - vorrei dire fino ad oggi - è stato tacciato d'infamia. Voi sapete quale macchia si è posata su questo nome: allorché l'armata del Maresciallo Emil von Hürlanger-Hiss dovette iniziare la ritirata, Hürlanger-Hiss fu in grado di provare una perdita di soli 8500 uomini. Ora, secondo i calcoli degli esperti in ritirate presso il Tapiro - cosí, come voi ben sapete, eravamo soliti chiamare Hitler nei nostri discorsi confidenziali - la sua armata avrebbe dovuto subire, ad equivalenza di spirito agonistico, una perdita di 12300 uomini. Voi sapete altresí, Signor MInistro e miei camerati, il trattamento oltraggioso che fu riservato ad Hürlanger-Hiss. Fu trasferito per punizione a Biarritz dove morí per un avvelenamento di gamberi. Per lunghi anni - quattordici anni in tutto - questa infamia ha macchiato il suo nome. Tutto il materiale coi documenti relativi all'armata di Hürlanger, cadde nelle mani dei segugi del Tapiro, e poi in quelle degli alleati. Ma oggi, oggi," gridai, facendo seguire una pausa per dare alle parole seguenti il giusto peso, "oggi può intendersi dimostrato, ed io sono pronto a rendere di pubblica ragione il materiale relativo, che l'armata del nostro degnissimo maresciallo ha riportato a Schwichi-Schwaloche una perdita complessiva di 14700 uomini, ripeto 14700 uomini. S'intende peraltro dimostrato che la sua armata si è battuta con virtù esemplare. Il suo nome è di nuovo senza macchia."

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Pagina 159 [ tram, viso, maschera, cestinare, cestinatore ]

Quando un camion che sorpassa offre per un momento uno sfondo alla finestra del tram, controllo l'espressione del mio viso; non è pensieroso, quasi doloroso? Correggo con zelo il resto di problematicità e tento di dare al mio viso l'espressione che deve avere: né riservata né fiduziosa, né superficiale, né profonda.

Mi sembra che la maschera sia riuscita, perché quando scendo al Marienplatz e mi perdo nell'intrico della città vecchia dove ci sono tanti uffici dall'aria antiquata e simpatica, discreti studi di notai e di avvocati, nessuno immagina che entri da una porta secondaria nell'edificio dell'UBIA, istituzione che può vantarsi di dare il pane a trecentocinquanta persone e di assicurare la vita di altrettante quattrocentomila. Il portinaio mi riceve all'ingresso dei fornitori, mi sorride, io gli passo davanti, scendo in cantina e inizio la mia attività che deve essere terminata alle 8,30 quando gli impiegati affluiscono negli uffici. L'attività che esercito nella cantina di questa ditta onorata, la mattina fra le 8 e le 8,30 à all'esclusivo servizio della distruzione: io cestino, butto via. Ho trascorso anni ad inventare la mia professione, a renderla plausibile con ogni genere di calcoli: ho scritto trattati, grafici hanno coperto e coprono tuttora le pareti della mia casa. Mi sono arrampicato per anni tra ascisse e ordinate, mi sono perduto in teorie e ho goduto la gelida ebbrezza che possono scatenare le formule. Da quando esercito la mia professione sono pieno della tristezza che può provare un generale arrivato in basso ai piani della tattica dalle altezze della strategia.

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