Copertina
Autore Fabio Bourbon
Titolo Israele
SottotitoloUna terra antica per una giovane nazione
EdizioneWhite Star, Vercelli, 2006 [2002] , pag. 128, ill., cop.ril.sov., dim. 23,5x28,7x1,2 cm , Isbn 978-88-540-0491-7
LettoreGiovanna Bacci, 2007
Classe paesi: Israele , viaggi , fotografia
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Indice


Gerusalemme d'oro               32

Alle radici del mondo           70

Tessere di uno stesso mosaico   98


 

 

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Pagina 14

INTRODUZIONE


Ad oriente, oltre il Mediterraneo, oltre le spiagge d'Africa bruciate dal sole, al di là della mitica Grecia e delle storiche isole di Cipro e di Rodi, si estende Israele, terra antica e nuova al contempo. Antica perché fu qui che, all'alba della civiltà, i Patriarchi gettarono le fondamenta del monoteismo ebraico, perché è qui che Davide, il re salmista, costruì la sua capitale e Gesù compì la sua missione; antica perché fu ancora qui che civiltà e imperi effimeri nacquero e ricaddero nell'oblio. Una terra nuova perché qui una nazione è risorta nella nostra epoca facendo rinascere le speranze e la dignità di un intero popolo, nuova perché in centinaia di kibbutz è stato fondato un nuovo sistema di vita, nuova perché dopo un abbandono secolare si è ricoperta di coltivazioni e fertili campi. Una terra nuova, infine, perché è abitata da un popolo cosmopolita di nuovi immigranti, venuti da oltre settanta paesi, tutti attirati in Israele dalla promessa e dalla realizzazione della profezia biblica. La lunghezza di Israele è di 400 chilometri, la sua larghezza varia dai 15 ai 110, ma la "profondità" storica del paese è di 5000 anni. Dalle sabbie dei suoi deserti, dagli abissi dei suoi mari, dai silenziosi anfratti delle sue grotte, riaffiorano ogni giorno le vestigia del passato: fortezze israelitiche, anfiteatri romani, chiese bizantine, città nabatee e castelli crociati. Ciò nonostante, solo il paesaggio umano può dare un'idea adeguata di questo universo in scala ridotta, dove la natura stessa sembra offrire a ciascuno un clima e un ambiente a propria misura. Terra di asilo, Israele è anche e soprattutto terra di contrasti, in cui coesiste ogni possibile contrario: passato e avvenire, Oriente e Occidente, mistici e tecnocrati, credenti e agnostici. Israele coltiva i paradossi: è uno stato di formazione recente ma possiede già una tecnologia d'avanguardia, il suo popolo è lanciato appassionatamente verso il futuro, ma non ha dimenticato un solo attimo della sua storia più remota, poiché in essa ritrova le proprie risorse spirituali. Questo lembo di terra è un crogiolo dove si realizza una specie di unità universale e contemporaneamente un laboratorio di inedite esperienze sociali. Eppure, il Paese che per anni ha riempito quasi quotidianamente le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, termina dove arriva lo sguardo: il Mediterraneo meridionale, poi le strisce verdi dei campi lungo la costa, le brulle montagne di Giudea e Samaria. A sinistra il Libano, di fronte Siria e Giordania, a destra il giallo accecante del deserto del Negev, preludio del Sinai egiziano. La regione dell'Alta Galilea, a nord, è segnata da profondi avvallamenti e le propaggini più basse delle montagne sono intensamente coltivate, tanto che questo è considerato il paese dell'olivo e degli alberi da frutto. L'accidentato paesaggio della Samaria, a settentrione della Cisgiordania, richiama in parte quello dell'Alta Galilea, mentre i monti della Giudea sono difficilmente accessibili; il vicino altopiano del Golan, a sua volta, è caratteristico per gli antichi vulcani estinti che vi si profilano, testimoni di movimentate ere geologiche.

La pianura costiera, indicata nella Bibbia con la denominazione di "piana del Sharon", si estende dai piedi del monte Carmelo fino alla striscia di Gaza. La sua fertilità è proverbiale: vi crescono cipressi, eucalipti, pioppi, sicomori, palme da datteri e aranceti, che danno frutti anche in pieno inverno. La massima altitudine della regione è rappresentata dai 1200 metri del Monte Meron, in Galilea, mentre Sodoma è il punto più basso, 392 metri sotto il livello del mare. Israele è tutta qui: la sua superficie ufficiale è di appena 20.406 chilometri quadrati, anche se non va dimenticato che, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni e alla questione irrisolta delle zone contese, Israele è probabilmente il solo Paese al mondo a non aver esattamente definiti i propri confini. In questo pugno di terra contesa vivono quattro milioni di ebrei e poco più di settecentomila arabi, ai quali vanno aggiunti l'altro milione e trecentomila residenti nei territori contesi dal 1967, la Cisgiordania, la striscia di Gaza e l'altopiano del Golan. Due piccoli popoli per un Paese che non conosce ancora pace e dove, in sovrappiù, anche le memorie del Cristianesimo riempiono di simboli antichi gli echi della cronaca e della lotta politica. Proprio qui sta il segreto di Israele: nella sua piccolezza straordinariamente compatta, nel suo essere al tempo stesso ricchissimo di particolarità e contraddizioni, di popoli, usi e costumi differenti, ma tutto in miniatura. Nella terra di Sion la varietà non corrisponde necessariamente alla vastità, quanto piuttosto ad un'infinita articolazione di tonalità. Da quando l'afflusso degli esiliati ha riunito gli ebrei dispersi in mille diaspore nei luoghi dove iniziò la loro storia, in Israele si incontrano, in una forma di convivenza assolutamente composita, i gruppi umani più disparati. Questo Paese di immigrati è una specie di puzzle storico, che la volontà degli uomini tenta faticosamente di ricomporre: qui gli ebrei non sono più semplicemente ebrei, ma diversi tipi di ebrei. Amato, odiato o temuto per il suo ruolo di Paese-guida e di potenza militare, Israele visto dall'interno è in realtà un mondo di frazioni, percorso da profonde spaccature che attraversano la sua storia, la sua politica e la sua stessa composizione etnica. Israeliani di origini arabe o europee, curdi e iracheni, americani e russi, marocchini e yemeniti proteggono tenacemente il retaggio delle rispettive tradizioni nazionali, che coesistono grazie ad un acrobatico gioco di diplomazie interne. Nonostante le infinite differenze, tutti insieme tentano però di immaginarsi un avvenire comune e di inventare un nuovo modello di vita; le loro differenze, di lingua, costumi e folklore, rappresentano una coesistenza ricca di potenzialità e costituiscono un motivo di arricchimento per la vita culturale del Paese.

Anche da un punto di vista prettamente storico questo angolo di Medio Oriente appare come un immenso mosaico di eventi contrastanti, che si perdono agli albori stessi della civiltà. Più di quattromila anni fa un uomo si mise in marcia con il suo gregge da Ur, in Caldea, per andarsi a stabilire a Beersheva: si chiamava Abramo, il primo Patriarca del Giudaismo. Diciannove secoli dopo, a Maria, moglie di Giuseppe, falegname di Nazareth in Galilea, nacque un figlio: Gesù, fondatore del Cristianesimo. Nell'anno 622 un giovane dal cuore traboccante di visioni attraversò il deserto predicando la sua fede in Allah, l'unico e solo Dio: era Maometto, Profeta dell'Islam. Come si vede, nel corso dei secoli Israele fu terra di conflitti, ma anche luogo di incontri fondamentali. La Bibbia lo ha descritto come un paese dove scorrono latte e miele, ma fino ai tempi recenti non fu che un paesaggio desertico di paludi e terre aride. Solo la sua posizione strategica può spiegare come, lungo tutta la sua storia, la Terra Promessa degli ebrei sia stata oggetto di contese e mire imperiali.

Egiziani, assiri, babilonesi, persiani, greci e romani nell'antichità, poi bizantini, arabi, crociati, mamelucchi, ottomani e inglesi, ritennero indispensabile al consolidamento dei loro imperi la conquista di Israele. Ad ogni modo, tentare di riassumere la storia più remota del popolo ebraico è un po' come ridurre l'Antico Testamento in forma di Bignami: d'altra parte è con la Bibbia in mano che bisogna partire alla scoperta di Israele, le cui vicende ispirano forse più il mistico che il sociologo. Le reminiscenze bibliche sono presenti ovunque: nel luogo dove visse Davide, in quello dove pregò il profeta Isaia o là dove si ribellarono i Maccabei. Questa terra severa, che fu quella dei patriarchi, dei re, dei profeti e del Messia, patria di anacoreti e uomini dell'assoluto, non rientra nelle categorie del razionale e del logico.

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