Copertina
Autore Pierre Bourdieu
Titolo Campo del potere e campo intellettuale
Edizionemanifestolibri, Roma, 2002, La talpa di biblioteca 38 , pag. 168, dim. 110x180x11 mm , Isbn 978-88-7285-302-3
OriginaleChamp du pouvoir, champ intellectuel et habitus de classe [1971], L'invention de la vie d'artiste [1975]
CuratoreMarco d'Eramo
PrefazioneMarco d'Eramo
TraduttoreDaniella Ambrosino, Antonella Santacroce
LettoreCorrado Leonardo, 2002
Classe scienze sociali , critica letteraria
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Indice


Marco d'Eramo

Introduzione                            7

Tra struttura e libertà
Conversazione con Pierre Bourdieu      35


Pierre Bourdieu

Campo intellettuale, campo del potere
e habitus di classe                    51

L'invenzione della vita d'artista      83

Post-scriptum                         163
 

 

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Pagina 7

INTRODUZIONE
di Marco d'Eramo



                           La politica è morta,
                              come la teologia!
                         Gustave Flaubert, 1869
In questo volume troverai raccolti due saggi assolutamente insoliti e insieme esemplari di Pierre Bourdieu. insolito che un'indagine sociologica si concentri su una persona, per di più famosa e vissuta secoli fa. Di norma infatti la sociologia si applica non al singolo e al passato, ma al presente e alla moltitudine, all'anonimato: il suo - secondo l'opinione corrente - è il regno della statistica, dove campeggerebbe un fantomatico «uomo medio». Qui invece, partendo da un problema generale d'interpretazione della società, i due saggi mirano a un gigante della letteratura mondiale ottocentesca, Gustave Flaubert. Il primo saggio arriva a Flaubert, prendendo in esame la corrente letteraria de «l'arte per l'arte», scrutandola come limpido esempio di rivendicazione dell'autonomia del campo artistico. Il secondo - e più lungo - saggio pratica un esercizio rarissimo, l'indagine di un romanzo, qui L'educazione sentimentale, considerato come un universo sociologico.

Il punto è che Bourdieu è nato come sociologo della cultura e quindi come studioso dei «modi di produzione» delle merci intellettuali, dagli articoli di giornale, ai saggi scientifici, alle opere d'arte.

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Pagina 13

Ma esemplari sono i saggi su Flaubert anche perché illuminano in un singolo caso particolare, anzi in una singola vicenda romanzesca i due concetti più importanti - e meno capiti - introdotti da Bourdieu: quelli di campo e di habitus.

Bourdieu prende in prestito il concetto di campo dalla fisica. Il campo va inteso qui non come dominio, «podere della conoscenza specialistica» (i «campi del sapere»), ma nel senso del campo elettromagnetico o campo gravitazionale. A proposito di questo prestito bisogna fare due osservazioni. La prima è che, almeno dalla rottura tra filosofia della natura (fisica) e filosofia tout court, che si è prodotta dopo Leibniz (I'tdtirno a tenere insieme i due capi del bandolo), la filosofia non ha quasi mai introiettato le grandi elaborazioni concettuali prodotte dalla fisica. Il metafisico vive ancora oggi in un universo concettuale assai limitato, fatto di essere, non essere, sostanza, essenza, divenire, apparire, immanenza, trascendenza (o emendamenti minori, come p. es. l'heideggeriano Esserci). L'unica, notevole, eccezione è costituita dall'opera di Ernst Cassirer, che ha mostrato l'incredibile rivoluzione realizzata quando la filosofia naturale, e poi la filosofia, sono passate dal concetto di sostanza al concetto di funzione (ma non è un caso se questo libro fondamentale è sempre stato più citato che letto). Invece, per risolvere problemi nuovi, la filosofia naturale ha avuto bisogno di concetti nuovi, molti dei quali di una profondità quasi vertiginosa. A volte i concetti nuovi della filosofia naturale richiamano quelli del pensiero metafisico, ma con uno spostamento semantico che spiazza. Un esempio elementare è costituito dalla sottile, ma drammatica sfasatura che corre tra dialettica hegeliana e retroazione (feed-back): l'effetto dei due procedimenti è molto simile, ma il secondo avviene senza necessariamente mettere in campo un'opposizione o un'antitesi: allo scopo basta un'interazione generica.

Certo, funzione, forza, campo non sono concetti facili, ma proprio per questo possono diventare assai produttivi se applicati al di fuori del terreno da cui sono stati introdotti. D'altronde, la metafora e il pensiero analogico hanno un ruolo di primo piano nella stessa elaborazione scientifica. Si pensi solo alla metafora idrica nelle equazioni di Maxwell (in cui le cariche elettriche sono paragonate a sorgenti di flussi o a pozzi in cui questi flussi vengono risucchiati). Oppure alla metafora dell'informazione nella costruzione del paradigma biologico della doppia elica del Dna.

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Pagina 51

CAMPO INTELLETTUALE, CAMPO
DEL POTERE E HABITUS DI CLASSE
di Pierre Bourdieu



Nella sua forma tradizionale, la letteratura è confinata allo studio idiografico di casi particolari, che non si lasciano decifrare soltanto perché si continua a considerarli come «chiedono» di esserlo, cioè in sé e per sé. La storia della letteratura, sempre nella sua forma tradizionale, ignora quasi del tutto lo sforzo di reinserire l'opera o il singolo autore nel sistema di relazioni che costituisce la classe di fatti (reali o possibili) di cui fa sociologicamente parte. Non è un caso. Il fatto è che qualunque percezione strutturale si scontra con un ostacolo epistemologico, cioè l'individuo immediato, ens realissmum che esige d'essere pensato come esistenza separata e richiede perciò una prospettiva sostanzialistica. Ora, nel caso della storia letteraria, questo individuo immediato diventa un'individualità «creatrice», la cui originalità, deliberatamente coltivata, è fatta apposta per suscitare il sentimento dell'irriducibilità e dell'attenzione reverenziale. Anche la tradizione positivista si lascia imporre tale oggetto precostituito (l'artista individuale o l'opera singola, il che, sotto apparenze diverse, fa lo stesso). In questo modo si continua a concedere l'essenziale all'ideologia romantica del genio creatore visto come individuo unico e insostituibile; e i biografi che, per darsi una parvenza scientifica, esibiscono all'infinito documenti pazientemente riesumati, si condannano alla sorte di quei geografi che per lo scrupolo di restar fedeli al «reale» sono destinati, secondo la parabola di Borges, a produrre una carta grande quanto il paese.

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Pagina 63

Le monografie su scrittori o artisti, anche quelle apparentemente più esaurienti, danno solo informazioni lacunose quando vi si cercano i documenti necessari per ricostruire uno stato del campo intellettuale e politico. Il fatto è che queste monografie si pongono in partenza in un luogo privilegiato; così percepiscono solo una porzione ridotta dell'orizzonte sociale e quindi non possono cogliere, per quello che veramente è, il punto di vista da cui partono tutte le prospettive del campo intellettuale e politico da loro sviluppate e analizzate. Sfugge cioè che questo punto di vista è una posizione inserita in un sistema di relazioni tra posizioni, e, in quanto tale, stinge su ogni posizione e sulle prese di posizione di cui parla. Il solo modo di rompere con la problematica tradizionale - di cui Sartre resta prigioniero - è enunciare il campo intellettuale (che, per quanto grande possa essere la sua autonomia, è determinato, nella struttura e nella funzione, dal posto che occupa all'interno del campo di potere). Tale campo intellettuale va costituito come sistema predeterminato di posizioni, che richiede classi di agenti provvisti di determinate qualità (socialmente costituite), proprio come un mercato del lavoro richiede posti. Allora la domanda non sarà più: «In che modo il tale scrittore è diventato quello che è?», ma: «Quali dovevano essere, dal punto di vista dell' habitus socialmente costituito, le diverse categorie di artisti e di scrittori in una data epoca e in una data società, per poter occupare le posizioni predisposte loro da uno stato del campo intellettuale e per poter quindi adottare le prese di posizione estetiche o ideologiche oggettivamente connesse alle posizioni occupate?»

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Pagina 82

Il principio unificatore e generatore di tutte le pratiche, e in particolare degli orientamenti che si è soliti descrivere come «scelte» della «vocazione» o addirittura come effetti della «presa di coscienza», non è altro che l' habitus, sistema di disposizioni inconsce prodotto dall'interiorizzazione di strutture oggettive. Come luogo geometrico dei determinismi oggettivi e di una determinazione personale, dell'avvenire oggettivo e delle speranze soggettive, l' habitus tende a produrre pratiche (e quindi carriere) oggettivamente aderenti alle strutture oggettive.

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Pagina 83

L'INVENZIONE DELLA VITA D'ARTISTA
di Pierre Bourdieu



diventato un luogo comune affermare che «Frédéric Moreau è un personaggio evidentemente autobiografico», ma non ci si può fermare a questa constatazione perché Frédéric non è, come si potrebbe pensare, una specie di ritratto immaginario dipinto da Flaubert a somiglianza di Gustave. Frédéric è un essere indeterminato, nel doppio senso della parola, o meglio un essere determinato all'indeterminazione, oggettivamente e soggettivamente. Vivendo di rendita, insediato nella libertà passiva che questa condizione gli garantisce, Frédéric è solo apparentemente il soggetto dei propri sentimenti, ma in realtà dipende anche in questo dalle fluttuazioni dei suoi investimenti, che, come vedremo, determinano di volta in volta la direzione delle sue scelte.

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Pagina 163

POST-SCRIPTUM



Con la scrittura Flaubert si concede il dono dell'ubiquità sociale, realizzazione irreale della sua ambizione di vivere tutte le vite. Un'ambizione che è semplicemente il rovesciamento dell'impossibilità o del rifiuto di vivere qualunque vita realmente accessibile. Nello stesso tempo Flaubert si attribuisce il potere di riprodurre, sul modello neutralizzato e neutralizzante dell'invenzione estetica, la sua relazione con l'universo sociale, relazione sociologicamente determinata, fin nelle contraddizioni da cui nasce la sua indeterminatezza. Flaubert si separa da Gustave lavorando a proiettare nella sua opera non una copia immaginaria di Gustave - come vorrebbe la critica - ma il sistema di relazioni da cui dipende la posizione di Gustave nello spazio sociale. Così facendo genera lo spazio letterario delle relazioni che uniscono Frédéric agli altri personaggi del romanzo. In queste relazioni Flaubert riproduce il sistema delle relazioni oggettive che determinano la posizione di Gustave (e dei suoi simili, tenuto conto di un sistema di scarto). Inoltre la disposizione di Gustave rispetto a questa rete di posizioni, viste come campo di possibili, viene proiettata nell'impotenza che tiene Frédéric equidistante da tutte le posizioni possibili.

Così facendo Flaubert afferma una distanza da tutte le determinazioni che è una forma d'indeterminazione, una mancanza d'interessamento che è una forma sublimata di disinteresse.

La forma cui viene applicato in questo caso il lavoro di scrittura è la struttura della classe dirigente (o la posizione impossibile di Flaubert in questa struttura, il che in fin dei conti è lo stesso). Lo scrittore la riproduce sotto altra forma, cioè trasformata secondo le leggi del campo letterario (comunemente note come leggi di un genere o di uno stile). Questa struttura, se fosse stata sottoposta alle condizioni di trasformazione imposte da un altro campo, avrebbe potuto realizzarsi in un sistema di concetti; qui si presenta sotto l'aspetto di un gruppo di personaggi, inseriti in una storia e uniti da relazioni - nel senso di interazioni - tra cui quelle sentimentali sono le più visibili. Il solo modo di comprendere l'espressione trasformata, ossia l'opera letteraria, è di cogliere non solo l'intenzione espressiva (che può essere, come qui, una forma, anzi una forma sociale), ma anche la legge di trasformazione che definisce in proprio il campo nel quale e per il quale viene prodotta. Il fatto che una stessa opera letteraria o artistica sia suscettibile di parecchie letture, senza contraddizione tra loro, non indica che l'opera d'arte sia essenzialmente inesauribile, come vorrebbe il culto celebrativo della poesia. La possibilità di più letture prova invece la molteplicità di interessi espressivi all'interno di una stessa opera: interessi oolitici, direttamente connessi alla posizione sociale occupata (interessi che sono dominanti ne L'éducation sentimentale) e interessi psicologici, di cui l'analisi sociologica può se non altro restituire le leggi di trasformazione.

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