Copertina
Autore Ray Bradbury
Titolo Addio all'estate
EdizioneMondadori, Milano, 2008, Strade blu , pag. 176, cop.fle., dim. 15x21x1,6 cm , Isbn 978-88-04-58428-5
OriginaleFarewell Summer [2006]
TraduttoreGiuseppe Lippi
LettoreGiovanna Bacci, 2009
Classe narrativa statunitense
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Indice



  9    I  Quasi Antietum

 47   II  Shiloh e oltre

153  III  Appomattox

169       Postilla L'importanza di stupirsi

 

 

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Pagina 11

Capitolo 1



Ci sono giorni che somigliano al riprender fiato, al trattenere il respiro e lasciare il mondo in attesa. Ci sono estati che non vogliono morire.

Lungo la strada si aprono fiori che, a toccarli, fanno cadere una pioggia di ruggine autunnale. Pare che su ogni sentiero sia passato un vecchio circo fatiscente, lasciandosi dietro una traccia di ferro antico a ogni giro di ruota. La ruggine era sparsa dappertutto, spruzzata sotto gli alberi e sugli argini dei fiumi, persino tra i binari dove un tempo passava una locomotiva che ormai non c'era più. Così i fiocchi caduti dai fiori e i binari arrugginivano insieme sul confine dell'autunno.

«Guarda, Doug» disse il Nonno, guidando dalla fattoria verso la città. Alle loro spalle, nel Kissel Kar, c'erano sei grandi zucche appena colte fresche nell'orto. «Vedi quei fiori?»

«Sissignore.»

«Soffioni, Doug. Si chiamano così. Senti l'aria? Agosto torna ancora... Addio all'estate.»

«Cielo» disse Doug, «che tristezza.»

La Nonna entrò nella dispensa e sentì il vento che soffiava da ovest. Nel recipiente la pasta lievitava come una testa sontuosa, la testa di un alieno che rinasce dal deposito degli anni precedenti. Toccò il rigonfiamento sotto il tessuto di cotone: era la terra del mattino prima che arrivasse Adamo. Era il mattino dopo il matrimonio di Eva con quello sconosciuto, nel letto di foglie.

La Nonna guardò dalla finestra il sole che attraversava il giardino e riempiva i meli di luce d'oro, poi disse le parole consuete: «Addio, estate, eccoci al primo ottobre. La temperatura è venticinque gradi, la bella stagione non vuol sapere di andarsene. I cani sono fuori, stesi sotto gli alberi; le foglie non cadono, la gente vorrebbe piangere e invece ride. Doug, vai di sopra e fai uscire la pazza zia zitella dalla stanza segreta».

«C'è davvero una zia pazza e zitella in soffitta?» chiese Doug.

«No, ma dovrebbe esserci.»

Sul prato passava qualche nuvola. Quando il sole arrivò fino in dispensa, la Nonna quasi sussurrò: Estate, addio.

Sul portico di casa, Doug stava di fronte al Nonno e sperava di farsi prestare un po' della sua vista d'aquila per guardare oltre le colline, un po' della voglia di piangere e dell'antica gioia, ma dovette accontentarsi dell'odore di tabacco e dopobarba Tiger. Nel petto di Doug girava una trottola, ora più chiara ora più scura, e a tratti gli faceva muovere la lingua in un sorriso, a tratti gli riempiva gli occhi d'acqua salata.

Ispezionò il lago d'erba sottostante: i denti di leone erano tutti spariti, negli alberi s'insinuava un tocco di ruggine, e dall'Estremo Oriente arrivava il profumo dell'Egitto.

«Credo che andrò a mangiarmi una ciambella e a fare un pisolino» disse Doug.

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Pagina 23

Capitolo 5



Sopra la verde scarpata, in una stanza asciutta all'ultimo piano di una casa antica, il vecchio Braling sporgeva dalla finestra come un mostro dell'attico, tremando. Sotto correvano i ragazzi.

«Dio» fece l'uomo. «Fai che smettano di ridere come dannati!»

Poi si strinse debolmente il petto, come un orologiaio svizzero preoccupato di tenere in funzione gli ingranaggi grazie a quella particolare forma di autoipnosi che chiamava preghiera.

«Batti, adesso: uno, due!»

La notte, quando temeva che il suo cuore potesse fermarsi, metteva un metronomo accanto al letto, in modo che il sangue continuasse a circolare fino all'alba.

Fruscìo di passi, picchiettio di un bastone sul portico sottostante: il vecchio Calvin C. Quartermain veniva ad approfittare delle poltrone di vimini per discutere la politica del Consiglio scolastico. Braling emerse sul portico e per poco non cadde dalle scale.

«Quartermain!»

Calvin C. Quartermain sedeva sulla poltrona di giunchi come uno strano giocattolo meccanico, troppo grande e pieno di ruggine.

Braling scoppiò a ridere. «Ce l'ho fatta!»

«Ma non per l'eternità» osservò Quartermain.

«Diavolo» ribatté Braling, «uno di questi giorni ti seppelliranno in una scatola di frutta secca californiana. Cristo, ma cos'hanno quegli stupidi ragazzi?»

«Giocano ai cowboy. Stai a sentire!»

«Bang!»

Douglas corse davanti al portico.

«Fuori dal mio prato!» ululò Braling.

Doug girò su se stesso e puntò la pistola col tappino.

«Bang!»

Braling, pallido e con l'occhio di un folle, gridò: «Mancato!».

«Bang!» Douglas salì i gradini del portico.

Negli occhi di Braling apparvero due lune di terrore.

«Bang! Al braccio!»

«Che serve al braccio?» sbuffò Braling.

«Bang! Al cuore!»

«Cosa?»

«Al cuore... Bang!»

«Calma... uno, due» sussurrò il vecchio.

«Bang!»

«Uno, due!» Braling si portò le mani al petto e strinse «Cristo! Il metronomo!»

«Cosa?»

«Il metronomo!»

«Bang, sei morto!»

«Uno, due» ansimò Braling.

E cadde morto.

Douglas, con la pistola giocattolo in mano, scivolò indietro e cadde dai gradini, finendo nell'erba secca.

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Pagina 73

Capitolo 19



La biblioteca del Nonno era un bel posto buio e zeppo di libri dove poteva succedere qualunque cosa, e di solito succedeva. Bastava prendere un volume dallo scaffale, aprirlo, e le ombre improvvisamente non erano più ombre.

Era lì che il Nonno sedeva con uno o l'altro libro in grembo, gli occhiali d'oro sul naso, per accogliere i visitatori arrivati per un breve saluto che poi si fermavano un'ora.

Anche la Nonna veniva a rifugiarsi in biblioteca, dopo qualche faticosa incombenza, come un vecchio animale che trova ristoro in una polla d'acqua. E il Nonno era sempre pronto a offrire una buona tazza del lago Walden o a lanciare un appello al pozzo Shakespeare, aspettando l'eco con soddisfazione.

Nella biblioteca il leone e l'antilope dormicchiavano insieme, lo sciacallo si trasformava in unicorno e il sabato pomeriggio si poteva trovare, sotto un ramo non troppo immaginario, un vecchio che mangiava pane come se fosse un sandwich e sorseggiava dalla caraffa un po' di vino di cantina.

Doug stava ai margini di quel mondo e aspettava.

«Vieni avanti, Douglas» disse il Nonno.

Douglas fece un passo avanti, tenendo il sacco di iuta con una mano, dietro la schiena.

«Hai qualcosa da dire, Douglas?»

«No, signore.»

«Niente di niente?»

«No, signore.»

«Cosa hai fatto oggi, ragazzo?»

«Niente.»

«Un sacco di niente o niente di niente?»

«Niente di niente, credo.»

«Douglas» e il Nonno fece una pausa per pulire gli occhiali d'oro. «Dicono che confessarsi faccia bene all'anima.»

«Così dicono.»

«Evidentemente lo pensano anche, o non lo direbbero.»

«Credo di sì.»

«Lo sai, Douglas, lo sai. Hai niente da confessare?»

«A che proposito?» s'informò il ragazzo, sempre con il sacco dietro la schiena.

« quello che sto cercando di scoprire. Hai intenzione di aiutarmi?»

«Magari potrei essere messo sulla buona strada, signore.»

«Va bene. Oggi, davanti all'aula di giustizia del Municipio, si è scatenato una specie di diluvio. Mi è stato riferito che un'ondata di ragazzini ha sommerso il prato: ne conosci qualcuno?»

«No, signore.»

«E qualcuno di loro conosce te?»

«Se io non li conosco, signore, come possono conoscermi?»

« tutto quello che hai da dire?»

«In questo momento? Certo, signore.»

Il Nonno scosse la testa. «Doug, te l'ho detto, so che è stato rubato qualcosa. Mi dispiace sentire che non ne sai niente, ma ricordo quando avevo la tua età e di essere stato sorpreso a fare qualcosa che non avrei dovuto fare: sì, me lo ricordo.» Gli occhi del Nonno brillarono dietro gli occhiali. «Bene, ragazzo, penso di averti trattenuto abbastanza. Dovrai andare in qualche posto.»

«Sì, signore.»

«Bene, allora, cerca di sbrigarti. Piove ancora, ci sono i fulmini e la piazza del paese è deserta. Magari se corri come un lampo, sbrigherai in fretta quello che deve essere fatto. Ti sembra una proposta ragionevole, Doug?»

«Sì, signore.»

«Allora vai.»

Douglas cominciò a indietreggiare.

«E non camminare a marcia indietro, figliolo» aggiunse il nonno. «Non sono un'altezza reale. Basta che ti volti e te la bat...»

«Melabàt? Cos'è, francese, Nonno?»

«All'inferno.» Il vecchio allungò la mano per prendere un libro. «Quando torni controlliamo.»

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