Copertina
Autore Antonio Canu
Titolo Maremma
EdizioneMuzzio, Roma, 2007, Paesaggi naturali italiani 1 , pag. 176, ill., cop.ril., dim. 9,5x19,5x1,2 cm , Isbn 978-88-7413-133-4
CuratoreAntonio Canu
PrefazioneFulco Pratesi
LettoreSara Allodi, 2007
Classe natura , viaggi , regioni: Toscana
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Indice


Introduzione                                      3

Il paesaggio                                      5

L'Argentario                                     24

Il Parco Faunistico del Monte Amiata             38

Larderello: soffioni e museo                     42

I Monti della Tolfa                              50

Il Tufo                                          58

La vegetazione e la flora                        63

Il Parco Regionale della Maremma                 66

La fauna                                         78



Le aree protette della Maremma                   88

1.  Oasi di Bolgheri                             90
2.  Riserva Nat. Prov. Cornate e Fosini          94
3.  Oasi WWF e Ris. Prov. Palude
    Orti-Bottagone                               98
4.  Parco Interprovinciale di Montioni          100
5.  Riserva Nat. Statale La Marsiliana          102
6.  Riserva Nat. Statale Poggio Tre Cancelli    104
7.  Riserva Nat. Regionale La Pietra            106
8.  Riserva Nat. Regionale Farma                110
9.  Riserva Nat. Regionale Basso Merse          114
10. Riserva Nat. Statale Tomboli di Follonica   120
11. Riserva Nat. Statale
    Scarlino-Poggio-Ospedaletto                 122
12. Riserva Nat. Statale di Belagaio            124
13. Riserva Nat. Prov. Diaccia Botrona          126
14. Riserva Nat. Prov. di Poggio all'Olmo       130
15. Riserva Nat. Prov. Monte Labbro             132
16. Riserva Nat. Prov. Pescinello               133
17. Riserva Nat. Prov. Bosco SS. Trinità        134
18. Riserva Nat. Prov. e Oasi WWF di Rocconi    136
19. Riserva Nat. Prov. Monte Penna              140
20. Riserva Nat. Statale e Prov.
    Laguna di Orbetello                         142
21. Riserva Nat. Statale Duna Feniglia          146
22. Riserva Nat. Statale Lago di Burano         150
23. Riserva Nat. Prov. Montauto                 154
24. Riserva Nat. Regionale Selva del Lamone     156
25. Oasi WWF di Vulci                           158
26. Riserva Nat. Statale Saline di Tarquinia    160
27. Riserva Nat. Regionale di Tuscania          162
28. Parco Suburbano di Marturanum               164
29. Riserva Nat. Regionale di Monterano         166
30. Riserva Nat. Regionale di Macchiatonda      168

Suggerimenti per la visita:
agriturismi e alberghi                          170

Postfazione                                     174



 

 

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Pagina 10

Il Paesaggio


Già il termine è intrigante: Maremma. Che è molto simile allo spagnolo marisma, da cui forse deriva. E che sta a significare un'ampia zona pianeggiante che è soggetta a frequenti inondazioni di acqua di mare.

Oppure, come si legge su qualche testo di geografia, la parola deriverebbe dal latino marittima (contrada), marittima.

Dando uno sguardo ai dizionari d'italiano, si ricava qualche indicazione in più:

l'aspetto assunto da una costa il cui cordone litoraneo rimane chiuso, delimitando specchi d'acqua interni, più o meno estesi. (Devoto Oli nel 'Dizionario di Lingua Italiana').

E ancora, ma questa volta è un dizionario geografico:

(...) Designa il fenomeno morfologico che si verifica in quelle coste dove le maree sono assai poco sentite e il cordone litoraneo è chiuso, così da determinare specchi d'acqua interni nei quali sboccano i corsi d'acqua che, a poco a poco, tendono a colmare con il loro apporto le cavità.

Ancora più chiaro è Aldo Sestini nel Volume I di "Conosci l'Italia" del Touring Club (1957):

Pianure alluvionali orlate di spiagge sabbiose, coi ponticelli delle dune (tomboli) coperti di pinete e macchia. Esse furono squallide, acquitrinose e malariche sino alla moderna opera di bonifica (i cui inizi risalgono al 1828 e ricevettero il nome complessivo di Maremme o Maremma.

Si, perché fino ad un passato, tra l'altro recente quel termine stava a descrivere qualcosa di più. La maremma come un insieme diabolico di luoghi malsani, pericolosi, impraticabili. Perché l'acqua che stagna, la vegetazione che chiude, il ronzare delle zanzare, allontana la gente. Senza contare il rischio di ammalarsi: l'umidità penetra, la malaria è devastante. Questo il pensiero che dominava. Anche fino a qualche anno fa.

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Pagina 18

Fu però il Granduca Leopoldo II, chiamato dai maremmani "Canapone", a realizzare i maggiori interventi di bonifica dell'area, con la grande ambizione di farne una provincia fiorente. Proprio la bonifica di quelle terre è stata la più grande opera della sua vita. Siamo negli anni Trenta del 1800.

Scrive Emilio Sereni in "Storia del paesaggio agrario italiano":

Sostanzialmente immutato resta, nell'età del Risorgimento, anche il paesaggio agrario di gran parte della Maremma toscana.

Qui, tuttavia, la bonifica, intrapresa da Leopoldo II nel 1828, era stata portata a termine, alla vigilia dell'Unità, su poco meno di 10.000 ettari, di contro ai 50.000 che restavano da prosciugare.

Ma più rapido appariva, già, il progresso dei dissodamenti: nella sola Provincia grossetana, tra il 1828 e il 1843, migliaia e migliaia di ettari di sodaglie erano stati ridotti a coltura, e non meno di 453 nuovi edifici colonici erano stati costruiti in aperta campagna.

Anche su queste nuove terre, certo, i seminativi nudi continuano a prevalere; ma il paesaggio del bosco, della macchia, dei pascoli, di un sistema agrario a campi ed erba - che pur seguita a dominare nella maggior parte della Maremma - comincia ora a restringersi di contro a quello meno informe, segnato dalla regolare alternanza del maggese.


Ai quei tempi risalgono molte testimonianze:

Tutti ti dicono
Maremma Maremma
e a me sembri la terra
più amara. Uccello che
ci va perde la penna
il giovan che ci va
perde la dama.



Era celebre, allora, 'maremma amara": Versi tradizionali come quelli che raccontano le gesta dei briganti di Maremma. E soprattutto del più celebre, Domenico Tiburzi, nato a Cellere nel 1836 e che morì ucciso in un conflitto a fuoco nell'ottobre del 1896. Quella del brigantaggio è la manifestazione più evidente di un disagio sociale diffuso nella Maremma. Terra difficile, per lavorarci e raccoglierne i frutti, terra amara, appunto.

Io sono Tiburzi
brigante maremmano.
La Maremma non avrà
altro brigante al di fuori di me.
Non nominare il nome
di Tiburzi invano.
Onora i signori del luogo.
Aiuta i disgraziati.
Non ammazzare.
Non rubare.
Non vedere.
Non parlare.
Non fare la spia, né ai
Carabinieri di Capalbio,
né al Delegato di Orbetello.


La bonifica proseguì fino all'unità d'Italia ma quella definitiva avvenne solo nel secondo dopoguerra, attraverso la riforma agraria. Nel quadro di questa politica venne istituito l'Ente Maremma, esteso sul territorio tosto-laziale, per rifinire e completare l'azione di bonifica e riassettare la proprietà fondiaria attraverso la frammentazione del latifondo. L'Ente Maremma assunse anche il ruolo di Consorzio di Bonifica.

Ne derivò la nascita di un'agricoltura intensiva e meccanizzata, sostenuta da centinaia di piccole imprese diretto-coltivatrici e da una diffusa rete cooperativistica.

Negli stessi anni si diffusero anche i rimedi medicinali contro la malaria, che fu definitivamente debellata solo dal DDT degli americani negli anni '50. Come scrive Guido Piovene nel suo straordinario "Viaggio in Italia", Baldini e Castoldi:

La Maremma drammatica era quasi distrutta dalla bonifica all'inizio dell'ultima guerra mondiale. Ne restavano però i frammenti mescolati agli aspetti nuovi, così da far pensare a una pellicola impressionata due volte, per un errore del fotografo, su due paesaggi contrastanti (...).

Le file dei pini, un tempo spettrali, che rigano le campagne, sorgono oggi tra i coltivi e le praterie; e bisogna fare un elenco delle cose scomparse, almeno per coloro la cui fantasia è legata alla Maremma carducciana, terra di ginepri e di tordi, di pastori e di cavalieri, di coste spumeggianti sotto il maestrale.

In poche parole, le bonifiche e la messa a coltura delle terre cambiarono l'aspetto della Maremma: gran parte delle distese d'acqua furono prosciugate e l'aspetto selvaggio che tanto timore aveva seminato, a poco a poco sfumò in un ordine apparente. Ancora Piovene.

Non solamente i vecchi, ma gli uomini di mezza età, ricordano la Maremma delle paludi, delle mandrie brade, dei butteri, della malaria e dei banditi, che le bonifiche assalivano senza riuscire a soverchiare. Vi era ancora, trent'anni fa, chi evitava di attraversare quel territorio a costo di allungare il viaggio; e vi era invece il viaggiatore romantico, attirato da quel miscuglio di antica civiltà e di vita selvaggia.

Non erano soltanto le paludi a sollecitare interventi di bonifica. Anche i boschi davano in qualche modo pensiero. Basta leggere alcuni testi del passato, come quello del Santi di fine 1700, quando nel "Viaggio secondo per le due province senesi"; scrive a proposito dell'area di Capalbio:

Né lieve causa di male son le boscaglie che in molti luoghi folte, ed estesissime, impediscono il corso libero dei venti di terra, trattengono, e fermano i Venti Australi sì, che vi muoiono, mantengon sempre umida l'atmosfera, ed esalano nella notte un'aria pestifera.


Torniamo a Dante cui si deve la citazione dei confini storici, quelli che da Cecina in Toscana vanno a Tarquinia, l'antica Corne, nel Lazio: una lunga fascia di terra che si affaccia sul Tirreno, ne corre parallela.

In questo volume, non seguiremo gli antichi confini celebrati dal sommo poeta, ma limiteremo la Maremma nell'area geografica più tipica, quella più riconoscibile e caratteristica. E cioè quella della provincia grossetana e parte di quella confinante senese, in Toscana, e del viterbese, nel Lazio.


Nonostante le trasformazioni, il paesaggio della Maremma originaria si può ancora incontrare e respirare. Magari a frammenti, a piccoli tasselli, che però ci rimandano alle atmosfere, alle luci, alle presenze del passato. Ci sono tante Maremme, quella marina, quella delle paludi, quella delle colline interne e dei paesaggi tufacei, fino ai rilievi dell'Antiappennino. Ci sono tante Maremme perché ognuno di noi disegna e predilige un paesaggio, lo sente più suo.

Come naufraghi o viaggiatori, la facciamo cominciare dal mare. E incontriamo spiagge e dune sabbiose, anche alte, ricoperte da vegetazione mediterranea e da estese pinete, spesso a formare delle strisce, lunghe e strette, chiamate tomboli. Il paesaggio costiero, saccheggiato in più parti ma, dove ancora integro, è straordinariamente bello per intensità e ricchezza naturalistica: ci sono dune che s'alzano per lunghi tratti da Castiglion della Pescaia a Principina a Mare, per riprendere ancora più integre nel tratto dei Monti dell'Uccellina, forse il più lungo della costa continentale ancora intatto, per poi continuare con i tomboli della Laguna di Orbetello e in particolare quello della Feniglia e infine quelle che proteggono il Lago di Burano.


Ci sono poi i promontori, come quello che separa Follonica da Castiglion della Pescaia, tra i più interessanti della regione toscana, noto per le spiagge e per Punta Ala oltre ad ospitare i resti etruschi di Vetulonia. C'è poi l'Argentario. Come il Circeo nel Lazio, era in origine un'isola. In tempi lontani era chiamato Cosano e prendeva il nome dalla città di Cosa. Prese poi l'attuale nome da Rutilio Namaziano nel V secolo d.C., per evidenziarne la lucentezza delle sue rocce. La forma è ellittica e dista dalla linea di costa circa 12 chilometri. A questa si è pian piano collegato, attraverso due sottili strisce di terra, i tomboli, inglobando all'interno la Laguna di Orbetello.

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Pagina 174

Postfazione


La Maremma di oggi sembra essere lontanissima da quella che soltanto fino a qualche decennio fa era un mosaico di ricchezze e contraddizioni, di paure e speranze, di povertà e sopportazione.

Oggi, la Maremma è veramente un altro mondo. Del suo paesaggio originario, abbiamo scritto: ci sono un bel po' di aree protette che conservano tasselli importanti dell'antico dominio naturale. E anche al fuori di queste, sul territorio, qualcosa è cambiato e sta cambiando ancora. Certo si è perso molto, troppo. Tanto che alcuni territori hanno mutato volto: quello prosciugato, quello disboscato, quello cementificato. Anche la fauna ha perso pezzi e così la flora. E ancora non è finita: la minaccia di un'autostrada che taglierebbe in due la Maremma (invece di sistemare con urgenza la statale Aurelia), la pressione turistica soprattutto sul litorale, il bracconaggio, le monocolture, sono ancorà lì, a tenerci con il fiato sospeso. Ancora di più è cambiato il paesaggio nel suo vero significato: oggi la Maremma è terra di conquista di un turismo colto, d'elite, che fa notizia.

C'è una corsa al bello, allo stile maremmano. Ieri invece il rapporto era duro, faticoso, amaro appunto. Il passaggio da una fase all'altra si sente nell'aria. Eppure anche della storia dell'uomo si è perso molto e bisogna diffidare dalle finte ricostruzioni, dalle penose imitazioni.

La Maremma per noi naturalisti è soprattutto una palestra. In particolare per quelli che vengono da Roma, dopo circa un'ora di viaggio. Una palestra per gli ambienti di palude e in generale per quelli costieri. Una vera fiera del birdwatching. Tanti naturalisti si sono formati qui. E tante sono le battaglie che da qui sono poi diventate nazionali. E tante le oasi che qui hanno fatto da apripista ad un'Italia sempre più protetta.

Con questo spirito, si respira una bell'aria, andando in Maremma.

Antonio Canu

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