Copertina
Autore Lewis Carroll
Titolo Una storia intricata
SottotitoloRacconti matematici
EdizioneNuovi Equilibri, Viterbo, 1998, Fiabesca 49 , pag. 170, cop.fle., dim. 120x165x12 mm , Isbn 978-88-7226-419-5
OriginaleA Tangled Tale [1885]
CuratoreCarla Muschio
TraduttoreCarla Muschio
LettoreRenato di Stefano, 2004
Classe giochi , classici inglesi , matematica
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Indice

  5 Cibo per il pensiero
  8 Charles Lutwidge Dodgson - Lewis Carroll

 11 Una storia intricata

 15 Prefazione
 17 NODO 1  - Excelsior
 21 NODO 2  - Acconce dimore
 28 NODO 3  - Matta Matica
 33 NODO 4  - Il calcolo della posizione
 40 NODO 5  - Cerchi e croci
 45 NODO 6  - Sua Altezza Radiosa
 53 NODO 7  - Piccole spese
 60 NODO 8  - De Omnibus Rebus
 64 NODO 9  - Un serpente con gli angoli
 71 NODO 10 - Panini con l'uva

 79 Appendice

 81 Risposte al Nodo 1
 88 Risposte al Nodo 2
 94 Risposte al Nodo 3
100 Risposte al Nodo 4
105 Risposte al Nodo 5
109 Risposte al Nodo 6
115 Risposte al Nodo 7
133 Risposte al Nodo 8
136 Risposte al Nodo 9
142 Risposte al Nodo 10
153 Note

159 Il pensiero per il cibo

161 La logica inconscia della matematica
    di Carroll
    Brani di letteratura psicanalitica
    su Carroll
 

 

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Pagina 5

Cibo per il pensiero



Questa opera, A Tangled Tale, è davvero anomala nella produzione di Carroll perché qui le sue due personalità, che si impegnava tanto a dividere, vengono usate insieme. Come scrittore Carroll inventa le situazioni, strane e assurde, scritte in una lingua ricca di giochi. Come matematico inventa i problemi che sottendono le storie.

Va detto subito che Dodgson non era un grande nella matematica. Le sue pubblicazioni oggi non vengono piu ristampate, già i suoi contemporanei lo trovavano mediocre e i suoi studenti noioso. Ma la base matematica di queste storie (a parte un po' di algebra) rientra nel programma della nostra scuola media. Infatti le storie erano uscite a puntate su una rivista per ragazzi, come spiega Carroll nella sua introduzione. Chissà poi se saranno stati proprio ragazzi quelli che inviarono a Carroll le risposte ai quesiti. Lui le discuteva nel numero successivo e trattava i corrispondenti da adulti. Era con loro ora inclemente, sarcastico, impaziente, ora simpaticamente ironico. Ma non aveva mai con loro l'allegria tenera e giocosa che riservava ai suoi esseri preferiti, i bambini. Infatti alcuni interlocutori si offendevano, glielo scrivevano, e Carroll rispondeva alle accuse con nuova ironia, dall'alto della sua logica ferrea.

Anch'io ho avuto i miei dissapori con Carroll risolvendo i quesiti, ma di questo si parlerà nella postfazione.

Qui mi limito a dare una dritta a chi, lette le storie, voglia risolvere i problemi che queste pongono. Prendetele come food for thought, una bella espressione inglese che indica un oggetto di meditazione, un allargamento del pensiero. La soluzione spesso emerge come un uovo di Colombo dal lasciar vagare la mente, al di là dei termini contingenti di un problema, verso soluzioni semplici e ardite, quelle che verrebbero in mente a un bambino che, difettando di strumenti già brevettati, è costretto ad attingere all'immaginazione.

Ed ora, come avrebbe potuto fare Carroll che era un ecclesiastico, trarrò la morale da questi giochi matematici, che mi pare una morale evangelica: "Hai nascosto queste cose ai saggi e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Luca, 10, 21).


Se si esaminano le dieci storie dal punto di vista letterario si vede subito la loro affinità con le altre opere narrative di Carroll. I protagonisti sono esseri assurdi e bislacchi che si trovano continuamente in situazioni fuori del comune; il loro linguaggio è segnato dal nonsense e sopra tutte le vicende aleggia uno spirito di fantasia senza freni. Sono storie deliziose, però bisogna anche ammettere che non raggiungono i vertici di densità fantastica dei due libri di Alice. Nessuno dei personaggi è una persona "normale", ma nessuno è cosí al di fiori di ogni norma come Alice e la Falsa Tartaruga. Carroll a farlo notare nelle risposte al Nodo 10. Anche i dialoghi a volte si avvicinano pericolosamente a quelli delle persone comuni.

Per chi ama il fantastico la relativa normalità di queste storie può essere un difetto, ma Carroll non scriveva solo per noi. Scriveva anche per sé e forse proprio in queste storie, come illustrerò nella postfazione, riusci a dire qualcosa che per lui era molto importante. Infatti se ne spaventò e decise bruscamente di smettere di scriverle, benché il pubblico le amasse.

Riguardo ai personaggi, ho notato alcune affinità. Clara mi pare un'Alice al negativo, che accetta ubbidiente e rispettosa tutte le angherie degli adulti rinunciando alla piú bella dote di Alice, l'impertinenza. La zia Matta Matica è una versione meno sanguinaria delle regine di Carroll. Si limita ad angariare la povera Clara là dove una vera regina farebbe mozzare la testa a questo e a quello per ogni nonnulla.

E infine c'è Balbus, in cui si trovano finalmente riuniti molti tratti di Lewis Carroll e di Charles Dodgson. alto e sottile, è eternamente tormentato dalla fame, ama la matematica, ha il gusto dell'assurdo, è severo ma anche a suo modo dolce, è malinconico e, ohimè, profondamente solo.

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Pagina 53

NODO 7
Piccole spese
Vile è lo schiavo che paga



- Zia Matta!

- Bambina mia!

- Ti spiacerebbe annotarlo subito? Altrimenti sono proprio sicura che lo dimenticherò!

- Mia cara, dobbiamo proprio aspettare che si fermi la carrozza. Come posso scrivere una qualsiasi cosa in mezzo a tutti questi scossoni?

- Ma davvero lo dimenticherò!

La voce di Clara aveva assunto il tono lamentoso a cui sua zia non sapeva resistere, cosi l'anziana signora tirò fuori il suo blocco di carta avorio e si dispose ad annotare la somma appena spesa da Clara in pasticceria. Il denaro veniva sempre dal borsellino della zia, ma la povera ragazza sapeva, per triste esperienza, che prima o poi "Matta Matica" avrebbe richiesto l'esatto resoconto di ogni penny speso, quindi attese con malcelata impazienza mentre l'anziana donna sfogliava il blocco fino a che non trovò la pagina con l'intestazione PICCOLE SPESE.

- qui, - disse finalmente - e c'è, diligentemente annotato, lo spuntino di ieri. Un bicchiere di limonata (Perché non puoi bere acqua, come faccio io?), tre panini (Non mettono mai abbastanza senape. L'ho detto in faccia, alla signorina, ed ella ha scosso la testa: che impudenza!) e sette biscotti. Totale: uno scellino e due penny. Bene, e quanto ad oggi?

- Un bicchiere di limonata... - stava iniziando a dire Clara, quando la carrozza si arrestò di botto e un cortese facchino della stazione aiutò la stupita ragazza a scendere prima che ella avesse il tempo di finire la frase.

La zia ripose subito il blocco. - Prima il dovere, - disse. - Le piccole spese, che sono una forma di piacere, checché tu ne dica, dopo. - E procedette a pagare il cocchiere e a dare lunghi ordini per il bagaglio, sorda agli appelli della sventurata nipote che la pregava di annotare le altre voci del conto dello spuntino. - Mia cara, davvero dovresti coltivare una mente piú capace! - fu il massimo della consolazione che concesse alla poveretta. - Forse che il taccuino della tua memoria non è abbastanza ampio da contenere le voci di un singolo spuntino?

- Non è abbastanza ampia! Neanche lontanamente! - fu l'irata risposta.

Le parole giungevano ben a proposito, ma la voce non era quella di Clara; le due donne si volsero un po' sorprese per vedere chi fosse entrato cosi all'improvviso nella loro conversazione. C'era una vecchia signora grassottella accanto allo sportello di una carrozza; stava aiutando il cocchiere ad estrarre da li ciò che appariva come un esatto duplicato di lei stessa. Non sarebbe stato facile decidere quale delle due sorelle fosse la piú grassa o quale avesse l'aspetto piú gioviale.

- Vi dico che lo sportello non è largo abbastanza, assolutamente! - ripeté mentre finalmente emergeva la sorella, come la pallottola da un fucile ad aria compressa, e si appellò a Clara. - Non è cosi, cara? - disse, impegnandosi ad atteggiare a cipiglio un volto pieno di fossette per i sorrisi.

- Certa gente è troppo larga per lo sportello, - grugní il cocchiere.

- Non provocatemi, signore! - strillò la bassa vecchietta intendendo esprimere un'ira esplosiva. - Un'altra parola ancora e mi appellerò al tribunale della contea citandovi per Habeas Corpus. - Il cocchiere portò la mano al cappello e si allontanò digrignando i denti.

- Non c'è niente come un po' di legge per far spaventare i furfanti, cara! - disse a Clara in tono confidenziale. - Hai visto come si è fatto piccolo quando ho accennato all' Habeas Corpus? Non ho nessuna idea di cosa sia, ma ha un suono molto solenne, vero?

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Pagina 71

NODO 10
Panini con l'uva!
Panini, panini, panini!
Vecchia canzone



- Che triste, oh, che triste! - esclamò Clara, e gli occhi della tenera ragazza si colmarono di lacrime mentre diceva questo.

- Triste, ma molto curioso se lo guardi dal punto di vista dell'aritmetica, - fu la meno romantica risposta della zia. - Alcuni hanno perso un braccio servendo il loro paese, altri una gamba, un orecchio, un occhio...

- E alcuni, magari, tutto! - mormorò Clara in tono sognante mentre passavano davanti alle lunghe file di eroi segnati dagli anni, distesi lí a crogiolarsi al sole. - Hai notato quel soldato vecchissimo, dal viso rosso, che con la sua gamba di legno tracciava una pianta sul terreno, osservato attentamente da tutti gli altri? Credo che fosse un piano di battaglia...

- La battaglia di Trafalgar, senza dubbio, -la interruppe la vivace zia.

- Sarà difficile, credo, - si azzardò a dire Clara. - In quel caso, capisci, non potrebbe essere vivo...

- Non potrebbe essere vivo! - ripeté con disprezzo la zia. - Quello è vivo come te e me messe insieme! Ma come, se il tracciare una pianta a terra con la gamba di legno non dimostra che uno è vivo, allora sarai cosi gentile da dirmi cosa lo dimostra!

Clara non sapeva come cavarsi d'impaccio. La logica non era mai stata il suo forte.

- Ritornando all'aritmetica, - riprese Matta Matica (l'eccentrica anziana signora non si lasciava mai sfuggire un'occasione per spingere la nipote a qualche calcolo) - qual è la percentuale di soldati che supponi abbia perso tutt'e quattro: una gamba, un braccio, un occhio e un orecchio?

- Come posso dirlo? - Dal terrore la ragazza era rimasta senza fiato. Sapeva bene cosa stava per seguire.

- Certo che non puoi, senza dei dati, - replicò la zia ma sto giusto per darti...

- Datele un panino con l'uva, signora! ciò che quasi tutte le signorine preferiscono. - La voce era piena e musicale e l'uomo che aveva parlato sollevò con gesto rapido il niveo panno che copriva il cesto, rivelando un allettante schieramento di questi ben noti panini, disposti in fila, dorati, glassati e scintillanti al sole.

- Nossignore! Non le prenderò nulla di tanto indigesto! Andatevene! - La vecchia signora agitava minacciosamente il parasole, ma nulla pareva disturbare il buon umore dell'allegro vecchio, che prosegui oltre, cantando il suo melodioso ritornello:

Panini di Chelsea! Panini di Chelsea! Panini caldi!

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