Copertina
Autore Francesco M. Cataluccio
Titolo Che fine faranno i libri?
Edizionenottetempo, Roma, 2010, gransassi , pag. 60, cop.fle., dim. 10,5x14,7x0,4 cm , Isbn 978-88-7452-240-8
LettoreGiorgio Crepe, 2013
Classe libri
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Indice


Che fine faranno i libri?                     5

Appendice: La biblioteca di mio padre        51


Note                                         59


 

 

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Pagina 40

Per i giornali e le riviste, come per i libri, c'è il pericolo che il mezzo modifichi il messaggio. Anche i libri elettronici potranno avere dei "finanziamenti anticipati" per essere prodotti. E persino i romanzi si potranno giovare di sottoscrizioni anticipate a fronte della proposta di un'idea (come accade già per le sceneggiature dei film). Ma nei prossimi anni ci troveremo di fronte a una mutazione radicale. Dopo la scomparsa di giornali e riviste cartacee, sarà la volta dei libri di scuola e dei manuali di studio. Poi, di tutti gli altri libri, con la sola eccezione forse dei libri illustrati, che sono quelli destinati a subire meno danni dalla digitalizzazione dei volumi (infatti, è difficilmente immaginabile che si possa apprezzare, per esempio, una monografia su Caravaggio su un supporto elettronico: il sacrificio delle immagini sarebbe troppo grande e la resa dei colori, almeno fino a oggi, incomparabile rispetto a quella cartacea, anche se ad alta definizione).

Avanzerà una generazione di persone abituata a lavorare con libri immateriali, e che non avrà nessuna nostalgia della carta per il semplice motivo che non avrà avuto l'abitudine a maneggiarla. Già la prossima generazione studierà quasi esclusivamente su supporti informatici. Per gli studenti il risparmio economico sarà grande e ci guadagnerà anche la salute (fine delle scoliosi da zaini troppo pesanti). I libri elettronici renderanno finalmente possibile la leggibilità di tutti i testi. Infatti, con gli eBook (come già sullo schermo del computer) i caratteri del libro si possono ingrandire e scurire a piacimento. Oggi, per esempio, la maggior parte delle edizioni economiche è praticamente illeggibile, essendo la fotografia delle edizioni maggiori rimpicciolita per stare nella gabbia dei tascabili. Un corpo 8 o 9 incerto e nebuloso, anche perché stampato (sempre per ragioni di risparmio) su carte di poco pregio. I lettori comprano il titolo perché prestigioso e quando aprono il volumetto debbono ricorrere alla lente d'ingrandimento.

Il successo dei libri elettronici avrà conseguenze visibili persino sugli scaffali delle nostre abitazioni, da anni ormai privi di dischi con un numero sempre minore di cd e delle obsolete videocassette. L'elettronica svuoterà malinconicamente le case (e soprattutto le biblioteche) ma, risparmiando sulla cellulosa, lascerà spazio alle foreste (nel mondo oggi si vendono circa 3 miliardi di libri l'anno, il che comporta, mediamente, l'abbattimento di 9.316.770,1 alberi, se si considera un libro lungo mediamente 250 pagine).

La sfida a cui sono chiamati tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nell'editoria, è quella della qualità e del rigore, per evitare che i lettori vengano risucchiati in un gorgo indistinto di materiali. L'unico modo per salvare la cultura è quello di migliorare e raffinare la qualità dei contenuti e delle forme. Bisogna produrre testi e libri sottoposti a scrupolose cure redazionali, con una grande attenzione alla lingua (che non dovrà mai scadere nella sciatteria e nella banalità), e alla precisione delle note e all'attendibilità dei riferimenti bibliografici, nel caso in cui siano previsti.

Vincerà chi saprà e vorrà produrre libri elettronici affidabili e di alta qualità editoriale (nel vecchio senso del termine). Infatti, finiti anche i libri nell'immaterialità del web, il rischio è che si smarrisca l'autorevolezza dei testi, frutto di una selezione basata su una valutazione estetica o scientifica. La rete è per sua natura "democratica", ma non tutto quello che vi si trova ha lo stesso valore. Riuscire a selezionare sarà sempre piú complicato e difficile, a fronte di una proposta praticamente infinita e indistinta. Per questo sarà importante per il fruitore poter andare a colpo sicuro, avere una buona dose di certezza che il testo che sta per leggere sia affidabile sotto tutti gli aspetti.

I fattori decisivi per il futuro commerciale del libro saranno ancora, come sempre, le dimensioni e il prezzo. Come Voltaire aveva notato: "Venti volumi in folio non faranno mai le rivoluzioni: sono i piccoli libri portatili, da trenta soldi, che sono da temere. Se il Vangelo fosse costato mille e duecento sesterzi, la religione cristiana non avrebbe mai preso piede". I libri elettronici non avranno praticamente dimensioni (se non lo spazio che i byte occupano nella memoria del lettore, del computer o in rete), saranno facilmente trasportabili, consultabili ovunque e costeranno pochissimo.

Rimarranno forse "libri cartacei" quelli che hanno una loro sacralità intrinseca. In molte lingue il Libro (con la maiuscola) è soltanto la Bibbia o un altro testo religioso. Tutti gli altri sono "libretti". Il Libro è sacro. difficile immaginare che si leggerà e commenterà, per esempio, la Bibbia su un supporto elettronico, anche se internet è un formidabile strumento per diffondere la parola sacra, o avvicinare le persone alle religioni. La Oxford University Press potrà, ancora per un po', continuare tranquillamente a fare soldi con le Bibbie di re Giacomo stampate su carta!

Di fronte a una rivoluzione radicale, che renderà i libri immateriali e per certi aspetti incerti, non piú chiusi e definitivi, sarà bene badare a salvare l'idea del libro. Ed è perciò utile riflettere sulla proposta di una sorta di "etologia del libro e della lettura" e riprendere le considerazioni che il sociologo e filosofo Ivan Illich fece a partire da un testo capitale come il Didascalicon (1128) del teologo e mistico Ugo di San Vittore, seguace di sant'Agostino. Nel libro intitolato Nella vigna del testo, l'autore mette a fuoco il momento in cui, dopo secoli di lettura cristiana, improvvisamente la pagina scritta si trasformò da partitura per pii borbottanti in testo organizzato otticamente a uso di pensatori logici. Prima si leggeva in pubblico e a voce alta; poi, leggere consistette nel formare la mente, in un ambiente isolato e silenzioso, sulla base di regole e precetti tratti dai libri. Trecento anni prima che entrassero in uso i caratteri mobili, la pagina scritta si trasformò da spartito a testo e permise di immaginarlo come un'entità distaccata dalla realtà materiale della pagina. Nacque cosí il "modo libresco" di considerare gli scritti che per otto secoli è stato il fondamento e il titolo di legittimazione delle istituzioni scolastiche occidentali. Vent'anni fa Illich poteva già affermare che si era giunti alla conclusione dell'era del libro: "Oggi il libro non è piú la metafora fondamentale dell'epoca; il suo posto è stato preso dallo schermo. Il testo alfabetico non è che uno dei tanti modi di codificare qualcosa che viene ora chiamato messaggio [...]. Assistiamo alla dissoluzione della tecnica alfabetica nel miasma della comunicazione".

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Pagina 48

difficile però non vedere come internet e i libri elettronici favoriscano e favoriranno "la conoscenza come bene comune". questo l'argomento e il titolo del volume di Charlotte Hess ed Elinor Ostrom, vincitrice del Premio Nobel per l'Economia nel 2009. Le autrici affermano la necessità di considerare la conoscenza come bene disponibile per tutti gli esseri umani, al pari dell'acqua o dell'aria. Con la differenza fondamentale che la fruizione della conoscenza da parte di un soggetto non ne limita l'utilizzo da parte di un altro. Il dibattito sulla conoscenza come bene comune è molto vivace negli Stati Uniti, e dura ormai da alcuni anni. Dall'esito di tale dibattito dipende non poco l'assetto della società di domani. I problemi dell'accesso all'informazione, del digital divide, del copyright sono tutti legati a questo tema e sono decisivi per l'evoluzione delle società informazionali.

Molti di quelli che oggi parlano dei libri elettronici sentono alla fine il bisogno di ribadire che però "sono diversi dai libri di carta". come se quando fu inventata l'automobile avessimo commentato che i cavalli erano un'altra cosa.

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