Autore Ermanno Cavazzoni
Titolo Il pensatore solitario
EdizioneGuanda, Milano, 2015, Narratori della fenice , pag. 176, cop.fle., dim. 14x22x1,6 cm , Isbn 978-88-235-0956-6
LettoreDavide Allodi, 2015
Classe narrativa italiana












 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


 1. La storia pressappoco                         7
 2. Salvare l'Italia in una mossa                13
 3. L'eremitaggio impossibile                    21
 4. Conviene sempre pagare le tasse?             35

 5. Natale prossimo nell'Unione Europea          41
 6. Il valore in euro dell'ispirazione           47
 7. Cos'è il Ferragosto                          55
 8. Poesia del gabinetto                         61
 9. Il partito Notax                             67

10. La guerra ai visi pallidi                    75
11. Il milleunesimo garibaldino                  83
12. Conferenza analogica                         89
13. Lode alle erbacce                            95
14. Le arti minime                              101

15. La famiglia elettrodomestica                109
16. La sfortuna di vincere alla lotteria        115
17. Evoluzione alternativa del sindaco          121
18. L'errore universale                         129
19. Il seppellimento dei morti                  139

20. La vita come sala d'attesa                  147
21. Piccole librerie                            161
22. La vita è un sogno?                         167


 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 7

1
La storia pressappoco



Cosa sarebbe accaduto se Hitler fosse morto da piccolo? O anche solo se fosse stato afono? O muto? O se fosse riuscito come pittore e avesse scritto Mein Kampf in der Malerei, La mia battaglia in pittura? E se Mussolini fosse caduto giù dal balcone di Palazzo Venezia e fosse rimasto un po' scemo? Se Gesù Cristo fosse stato ateo convinto e mangiapreti? O non lo avessero messo in croce e fosse vissuto a Gerusalemme fino a novant'anni, morendo di una complicazione polmonare senile? Se il 3 aprile del 1917 Stalin fosse finito sotto il treno che portava Lenin a Pietroburgo? E se Lenin gridando a Stalin di spostarsi fosse finito anche lui sotto il treno? eccetera eccetera. È bellissima la storia controfattuale, fatta di se ipotetici; gli storici si sentono offesi e non la ammettono.

La storia la si può concepire di materia rigida, e in tal caso ogni mio atto anche minimo può avere ripercussioni enormi nel tempo e nello spazio; come se il mondo fosse fatto di palle da bigliardo; basta un piccolo gesto che muta una traiettoria e tutta la configurazione di conseguenza cambia. È un mondo angosciante, pieno di personale responsabilità, dove tutto è vincolato in un meccanismo spaventoso e inderogabile. In una storia così non ci sarebbe posto per la letteratura. Alessandro Manzoni quando inventa Renzo e Lucia (e don Abbondio, la monaca di Monza, don Rodrigo eccetera) introduce nel secolo Diciassettesimo tra Lecco e Milano degli elementi che non sono mai esistiti; anche se sono personaggi umili, in un sistema storico rigido di sicuro degli effetti li avrebbero avuti; ad esempio l'Innominato convertito dalle lacrime di Lucia quale peso avrebbe poi avuto sul governo della Lombardia? La storia avrebbe forse preso una piega leggermente diversa, che col tempo si sarebbe amplificata e oggi chissà! forse c'era una Lombardia indipendente; forse il Canton Ticino non diventava Svizzera ma Italia.

Quindi necessariamente uno scrittore che inventa deve concepire la storia come fosse di gomma, e se inventa dei personaggi e li infila a Milano, ad esempio in metropolitana all'ora di punta, la gente si pigerà un po' di più, ma un po' di spazio si trova sempre, perché il mondo fisico della finzione è elastico, e quindi la storia generale non muta. Si può inventare un ministro, o un primo ministro che ne combina di cotte e di crude; si può inventare un reame e collocarlo tra gli Stati esistenti; o un ducato di Parma (come ha fatto Stendhal) che però è diverso da quello esistito; tutto viene riassorbito e reso compatibile col materiale spugnoso che è la storia. Si può persino ipotizzare che Hitler ha vinto la guerra, ha unificato l'Europa in una Unione Europea, all'inizio con sistemi un po' brutali; poi Hitler è invecchiato, Göring grasso e pesante non s'è più alzato da letto, Himmler è stato messo in campo di concentramento da Bormann e per un qui pro quo gasato; Goebbels scappato con quella sua attricetta cecoslovacca; tutti gli altri si sono rammolliti e pian piano si è arrivati all'Unione Europea esattamente così com'è adesso, col marco al posto dell'euro, ma con la Germania che domina e sulla quale si misura lo spread, e perfino una donna come cancelliere. La storia è una colata spugnosa di gomma, non sappiamo dove andrà, ma possiamo tirarla da una parte o dall'altra che poi torna nell'alveo e segue il suo corso.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 61

8
Poesia del gabinetto



Il 12 giugno 2011, verso le sette e mezzo del pomeriggio, un poeta entra nel gabinetto di un bar di via Antonio Allegri a Reggio Emilia e mentre è in piedi davanti alla tazza e, come si suol dire, piscia, legge nello stesso tempo questo avviso: Si prega di lasciare i servizi consoni al riutilizzo; legge e ne è deliziato. Questa non è una frase semplice come sarebbe Lasciare pulito il gabinetto, che sarebbe una specie di endecasillabo abortito di poco pensiero e non problematico, o tutt'al più un endecasillabo non canonico (come si trova nella Amorosa visione «e s'io pur conforto l'anima trista»); per cui il poeta leggendo si arresta lì in piedi e riflette. Questa piccola frase è un poemetto. Prima di tutto è formata da due versi parisillabi, un decasillabo e un ottonario, che come accoppiamento è abbastanza inedito e non vengono in mente dei precedenti, né nell'antica poesia provenzale, né nella libera poesia moderna. Però il parisillabo è ben scelto (Si prega di lasciare i servizi), perché ha quell'andamento cantilenato romantico che dispone l'anima alla tenerezza («Lontano amore manda sospiri», Giacomo da Lentini); e poi l'ottonario, ... cònsoni al riutilizzo, con accenti 1-4-7 di tipo pascolino sperimentale («l'anime nostre oscillare /.../ tutte cercando inquiete / la Stella Polare») che per la sua onda breve sembra dire: la cosa è facile, suvvia, ci vuol poco. Perché se invece (pensa il poeta in piedi, nel corso della sua emissione), se invece l'autore anonimo del gabinetto (d'ora in poi Autore del Gabinetto) se avesse fatto seguire al primo decasillabo un secondo decasillabo... che so?... ripuliti per un riutilizzo, per cui diventava Si prega di lasciare i servizi / ripuliti per un riutilizzo, questo sembra un passo cadenzato di corsa, come se la pulizia di un gabinetto fosse una cosa da bersaglieri alla carica. Invece l'autore dice ... cònsoni al riutilizzo, e il poeta sente come ci sia una frenata, un calando di energia. Attenzione!, dice il decasillabo; è facile, soggiunge poi con benevolenza l'ottonario.

Però in tutto il poemetto c'è un acme, ed è quella parola sdrucciola e preziosa che è cònsoni. Ma come gli è venuta in mente?, si chiede il poeta li in piedi; come gli è venuta in mente all'Autore del Gabinetto questa parola così stratosferica? Qui c'è un colpo magistrale, una grande lezione di metrica. Perché l'Autore del Gabinetto l'ha messa? questa parola nobile, questa metafora musicale, dotta, latineggiante; che a rigore sarebbe anche un po' sbagliata, perché se stiamo alla lettera la tazza del gabinetto (chiamata con senso di responsabilità, i servizi; che facendo sparire l'aggettivo implicito, i servizi sanitari, sembra fare appello a una coscienza civica), questi servizi, cioè la tazza del gabinetto, dovrebbe emanare dopo il primo utilizzo una sorta di musica, che risuona (cònsona) nell'utente seguente che si appresta... eccetera eccetera.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 89

12
Conferenza analogica



A cosa serve un Dizionario Analogico? Ad esempio il bellissimo Dizionario Analogico della Lingua Italiana di Donata Feroldi ed Elena Dal Pra, Zanichelli, 2011. Il primo uso è di soccorso, quando improvvisamente si ha un'amnesia; a uno non viene più in mente, che so?, cotechino, e ad esempio deve tenere una conferenza sul cotechino. Il conferenziere si siede, tutti sono venuti per sentire le sue idee sul cotechino, siamo ad esempio in una libreria, il conferenziere è già stato presentato da un collega, conferenziere anche lui, ma specializzato ad esempio in salsiccia; e si è dilungato a parlar di salsiccia: la salsiccia tra Eraclito ed Aristotele, la salsiccia nell'ottica delle Crociate, la salsiccia al tempo della Silicon Valley, ma mai è stato nominato il cotechino, come sperava il conferenziere numero uno, che sente con terrore di avere un buco nel tessuto linguistico proprio nel punto in cui sta cotechino. Se è un conferenziere previdente si è portato il Dizionario Analogico, soprattutto se è un conferenziere con frequenti buchi mnemonici. Occorre però che i buchi siano limitati di numero, perché se ad esempio improvvisamente il conferenziere non ricorda nessuna parola, neanche buonasera o buongiorno, be', come dire?, questo è un caso grave, e anche l'Analogico è di poco soccorso. Cosa può fare il relatore in un tal caso estremo? Può ricorrere al soccorso mistico, cioè a quelle forme di comunicazione spirituale senza parole; quindi apre in silenzio la borsa dei documenti, mette un dito sulle labbra per dire silenzio (perché anche la parola silenzio non gli viene in mente) e tira fuori dalla cartella un cotechino, senza aprir bocca, lo solleva lentamente perché tutti lo vedano: la conferenza era sul cotechino, e il cotechino eccolo lì, sfolgorante nella sua evidenza, la sala tace, dalle ultime file si sporgono, il collega in seconda che ha speso tanti discorsi sulla salsiccia è come schiacciato, la sala è in estasi. Quanto può durare quest'estasi? Cinque minuti? Con i più abili conferenzieri anche dieci, poi occorre qualcosa: che la gente ad esempio sfili per toccare il cotechino, che le pie donne vengano una per una a baciarlo, che facciano benedire i neonati imponendo il cotechino; ma come vedete non siamo più in una conferenza, siamo in un rito. Che il conferenziere non può ripetere se insegna ad esempio all'università di Scienze del Cotechino ed è soggetto a dei buchi totali.

Supponiamo quindi che l'amnesia sia limitata ad una parola, come a tutti ogni tanto succede; se il conferenziere è previdente si è portato il Dizionario Analogico; non basta avere appunti, perché l'amnesia è imprevedibile e può cadere su tutto; d'altronde l'Analogico pesa poco più di un chilo ed equivale a tre cotechini. Dunque il conferenziere se è astuto, mentre parla l'aiuto-conferenziere, presta l'orecchio, sente ripetere la parola salsiccia, allora apre il Dizionario Analogico (lo può fare di nascosto sotto il livello del tavolo, ma anche con noncuranza sul tavolo), cerca salsiccia e legge gli analoghi: salciccia, luganega, salamella, salamina, salama da sugo, non è quella che cerca, würstel, qui ci allontaniamo – pensa – non è certo venuto a fare una conferenza sul würstel, va bene che bisogna diminuire lo spread, ma lui non è specialista in salumi germanici.

Il Dizionario Analogico è intelligente perché gira attorno alla parola cercata come una mosca attorno a un buco nero; e dopo gli analoghi (salsicciona, salsiccione, salsicciotto, salsiccetta) passa ai tipi di salsiccia (di vitello, di fegato, all'aglio, affumicata), alle azioni che sulla salsiccia si possono fare (strozzare la salsiccia, dividerla in rocchi), ma non è quello che cerca, anche se ciò potrebbe dar luogo ad una introduzione al suo tema (esempio: «... non sono qui venuto per parlare di come si strozza una salsiccia, egregi signori, né come la si divide in rocchi; di questo l'illustre collega ve ne potrà un giorno non lontano dar saggio ecc. ecc.»). Sul Dizionario segue poi ciò che alla salsiccia è relativo (il budello, ad esempio, che da solo potrebbe dar luogo un giorno a una conferenza specifica, «... signori e signore, vi parlerò del budello, sul quale si regge la scienza occidentale degli insaccati...»); seguono i modi di dire, e poi il rimando finale: vedi salumi. Il conferenziere volta pagina e legge la voce salumi, deve leggere in fretta, perché il collega sta esaurendo il discorso sulla salsiccia; qui dico che intelligentemente le signore Feroldi e Dal Pra hanno diviso il campo dei salumi in aree più ristrette, come ad esempio i luoghi (salumeria, pizzicheria ecc.), le persone (salumiere, salumaio, salsicciaio, pizzicagnolo, salsamentario, pizzicarolo, parola che è una delizia, lo stesso conferenziere perde tempo a pronunciarsela in mente, pensa di usarla nella conferenza imminente, anche se ancora non riesce a dire su cosa essa verte, perché il buco mnemonico è sempre aperto), poi ci sono le azioni (insaccare, imbudellare, imbusecchiare, sentite che bellezza! che vortice di parole gli girano attorno), e poi i tipi... ci avviciniamo, perché è proprio un tipo di salume che cerca: prosciutto (banale), culatello (non è quello), fiocchetto, speck, mocetta, capocollo, lonzino... finocchiona, ventricina... testina, cervellata (sempre no, anche se tutte parole bellissime, piene di echi, romantiche, ma non si può fare una conferenza tutta in negativo, «... non vi parlerò della mocetta, del capocollo, del nicchio, della bondiola, del tarantello, signori e signore, che possono essere cotti, precotti, grassi, magri, rancidi, andati a male...», sentite che ricchezza espressiva! gli oratori politici avrebbero qui da imparare, anche in sede europea). Ma ormai siamo al punto; il volo a spirale dell'Analogico è più che mai prossimo al buco nero, il conferenziere d'appoggio sta tirando le conclusioni sulla salsiccia; ecco! tocca al primo parlare, c'è un attimo di silenzio, mentre in fretta legge zampone, zampetto, zampino, peduccio (che è toscanismo), cappelletto, cappello da prete, e finalmente: cotechino!

Il Dizionario Analogico non l'ha tradito, il buco della mente si è chiuso, si è ricucito il tessuto, le catecolammine del sistema nervoso simpatico con l'aiuto dell'Analogico hanno rimesso al suo posto il cotechino; il conferenziere guarda il pubblico con un leggero sorriso, come a dire che la salsiccia sì è importante, interessante, degno soggetto, come testé si è espresso l'illustre collega; può essere un buon antipasto, assieme ai ciccioli, al sanguinaccio, al lardo, al guanciale, al buristo, al boldone (che è arcaico settentrionale), al mallegato, al biroldo... signori! tutto ciò è per stuzzicar l'appetito, ben disporre lo stomaco, come la mortadella, la coppata, la coppa... signori! stiamo girandoci attorno... «Questa sera signori, gentili signore, illustri colleghi, sindaco, vicesindaco, consiglieri di zona, revisori, ausiliari della sosta, ingegneri del traffico - e qui è evidente l'influenza dell'Analogico - questa sera vi parlerò del cotechino!» A questo punto scoppian gli applausi, è inevitabile quando si ricorre all'Analogico, o lo si ha sottomano, perché il discorso spazia, si allarga, si fa visionario, sconfina in territori lontani, e il pubblico, anche il pubblico sordo e restio, lo sente e se ne entusiasma, a volte fino al delirio. Ecco a cosa serve il Dizionario Analogico, e più si va avanti cogli anni più serve.

| << |  <  |