Copertina
Autore Bruce Chatwin
Titolo Anatomia dell'irrequietezza
EdizioneAdelphi, Milano, 1996, Biblioteca Adelphi 321 , Isbn 88-459-1220-5
OriginaleAnatomy of Restlessness [1996]
TraduttoreFranco Salvatorelli
LettoreRenato di Stefano, 1996
Classe narrativa inglese , critica letteraria
PrimaPagina


per l'acquisto

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


Prefazione dei curatori                 11

        I. «HORREUR DU DOMICILE»

Ho sempre desiderato andare
    in Patagonia                        17
Un posto per appendere il cappello      30
Una torre in Toscana                    37
Andato a Timbuctù                       42

        II. RACCONTI

Latte                                   51
Le attrattive della Francia             62
Il patrimonio di Maximilian Tod         70
Beduini                                 88

        III. «L'ALTERNATIVA NOMADE»

Lettera a Tom Maschler                  93
L'alternativa nomade                   104
Questo nomade nomade mondo             121

        IV. RECENSIONI

Abele il Nomade                        131
Gli anarchici della Patagonia          137
La via delle isole                     152
Variazioni su un'idea fissa            164

        V. L'ARTE E L'ICONOCLASTA

Tra le rovine                          177
La moralità delle cose                 197

Note                                   215

Ringraziamenti                         223

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 17 [ inizio libro ]

HO SEMPRE DESIDERATO ANDARE
IN PATAGONIA
(LA FORMAZIONE DI UNO SCRITTORE)


Bruce è un nome di cane in Inghilterra (non in Australia), ed era anche il cognome dei nostri cugini scozzesi. L'etimologia di «Chatwin» è oscura, ma lo zio Robin, suonatore di fagotto, sosteneva che in anglosassone chette-wynde voleva dire «sentiero tortuoso». Il nostro ramo della famiglia risale a un fabbricante di bottoni di Birmingham, ma in un angolo remoto dello Utah esiste una dinastia di Chatwin mormoni, e di recente ho avuto notizia di un signor Chatwin e signora, trapezisti.

Quando mia madre sposandosi entrò nella famiglia, i Chatwin appartenevano alla «buona borghesia di Birmingham», erano cioè professionisti, architetti e avvocati, che non si occupavano di commercio. Sparsi tra i miei progenitori e parenti c'erano tuttavia non pochi personaggi leggendari, le cui storie m'infiammavano l'immaginazione:

1. Un nebuloso antenato francese, Monsieur de la Tournelle, coinvolto, pare, nell'affaire della collana della Regina.

2. Il trisavolo Mathieson, che all'età di settantun anni aveva vinto la gara di «lancio del tronco» negli Highland Games, morendo lì per lì per un colpo apoplettico.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 81

La biblioteca di Mr Tod - almeno, la sua parte visibile - non era una biblioteca nel senso corrente ma una raccolta di testi che avevano per lui un significato speciale. Erano legati in carta grigia e custoditi in una cassetta da viaggio di zigrino. Li elencherò nell'ordine in cui erano disposti, perché quest'ordine dà di per sé una certa idea della personalità del proprietario: il trattato di Cassiano sull'accidia; il poema irlandese antico La capanna dell'eremita; il saggio poetico di Hsien Yin Lung Sul vivere nelle montagne; un facsimile del De arte venandi cum avibus dell'imperatore Federico II; lo scritto di Abu'l Fazl su Akbar e i suoi piccioni viaggiatori; le Notes on the Colour of Water and Ice di John Tyndall; L'ironia delle cose di Hugo von Hofmannsthal; Landor's Cottage di Poe; il Pellegrinaggio di Caino di Wolfgang Hammerli; il poemetto in prosa di Baudelaire con il titolo inglese Anywhere out of this World!; e l'edizione 1840 dell' Etude sur les glaciers di Louis Agassiz, con l'appendice di cromolitografie della Jungfrau e di altri ghiacciai svizzeri.

Dovrebbe essere chiaro, anche per il lettore più sbadato, che Maximilian Tod sono io. La mia storia è priva di importanza. Detesto le confidenze. D'altronde, sono convinto che un uomo è la somma delle sue cose, anche se alcuni fortunati sono la somma di un'assenza di cose. Qualche dato biografico può tuttavia giovare a mettere le mie acquisizioni in una sequenza cronologica.

Sono nato il 13 marzo 1921 nel palazzo di granito dei miei avi americani a Bucksport, Maine. (La casa conteneva un mediocre ritrattò di Copley e una collezione di vasi attici che neanche da bambino eccitavano la mia cupidigia). Mio padre era Caleb Saltonstall Todd e mia madre Maria Gräfin Henkel von Trotschke, di Ückermünde, nella Prussia Orientale. I Todd di Bucksport dovevano la loro fortuna all'esportazione di ghiaccio in India. I miei antenati tedeschi entrarono nella storia in seguito alle invasioni mongole. Mio padre era un discepolo di Madison Grant e citava di continuo Il tramonto della grande razza di quell'autore. Studente universitario a Harvard dal 1910, lesse e ingurgitò la filosofia razziale di Ernst Haeckel, i cui tentativi di spiegare la storia alla luce di un crudo determinismo biologico sono un affronto alla logica e al senso comune.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 104

L'ALTERNATIVA NOMADE


| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 115

Lo sciamanismo è un'ideologia religiosa propria di cacciatori e pastori. Sembra essere di origine nord-asiatica, ma è diffuso in tuta l'America del Nord e del Sud, in Oceania, Indonesia e Australia. Pratiche sciamaniche sono storicamente documentate in terre fra loro lontanissime quali la Cina, l'Irlanda dell'Età del Ferro, la Scandinavia pagana, tra gli sciti e i traci, nella Grecia classica dopo l'apertura della via commerciale del Mar Nero, e anche in Siberia nel XIX secolo. I tratti fondamentali dello sciamanismo sono un Essere Celeste identificato con il cielo, la comunicazione diretta fra cielo e terra, e una regione infera connessa con questi luoghi da un asse cosmico.

Uno sciamano, secondo la definizione del professor E.R. Dodds, è «una persona psichicamente instabile che è stata chiamata a vita religiosa. In seguito a questa vocazione egli subisce un periodo di rigorosa preparazione, che di solito comporta solitudine e digiuno, e a volte un mutamento psicologico di sesso. Dal suo "ritiro" religioso egli emerge con il potere, reale o presunto, di entrare a volontà in uno stato di dissociazione mentale». Ogni trance, che lo sciamano ottiene con il digiuno seguito da una danza al monotono battito di un tamburo, ripete la sua morte simbolica. Spesso egli fa ricorso a farmaci, alla canapa, al fungo sciamanico - l'Agarico moscario, che è probabilmente il Soma dei testi vedici. Gli sciamani ostiachi e voguli mangiano questo fungo e volano al cielo, «dove vivono nei raggi del sole come insetti nei capelli umani». Erodoto descrive sciti «urlanti di gioia» in un

[...]

 


Scheda con 13421 bytes di citazioni.
Pubblicazione completa della scheda in attesa di autorizzazione dell'editore.

| << |  <  |