Copertina
Autore Mario Colella
Titolo Solo per danaro Solo per potere
EdizioneTullio Pironti, Napoli, 2012 , pag. 606, cop.fle., dim. 15x21,5x3,6 cm , Isbn 978-88-7937-590-0
LettoreLuca Vita, 2013
Classe biografie , diritto , citta': Napoli , paesi: Italia: 2000
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice

 1. In cerca di orientamenti, di vie maestre. O almeno di sentieri    7
 2. Nel mezzo del cammin di nostra vita. Il servizio militare.
    Acerenza                                                         15
 3. Destinazione geografica del servizio militare                    20
 4. La guerra italiana in Iraq                                       25
 5. Amenità del servizio militare                                    44
 6. Strage di Monaco. Olimpiadi antiche e moderne                    51
 7. Ancora Olimpiadi e sport                                         57
 8. Ellade: le radici della cultura e della conoscenza.
    Socrate. Antigone                                                65
 9. Saffo                                                            86
10. Servizio militare                                                97
11. La motorizzazione in Italia. Il miracolo economico              102
12. Procura militare di Napoli                                      115
13. Un viaggio nella Jugoslavia che fu. Fascismo e guerra           119
14. La guerra di papà. Ancora il viaggio in Jugoslavia              125
15. Il dopoguerra. Trasporti nell'Italia ante e postbellica         132
16. La Repubblica Partenopea del 1799                               136
17. Opposizione ai nazisti. Le quattro giornate di Napoli           139
18. Canti della resistenza e del risorgimento. L'Italia che risorge 146
19. L'educazione nell'agone politico                                166
20. La satira. Politici e politicanti di ieri e di oggi             175
21. Dei fatti e misfatti di grandi protagonisti della politica      185
22. La Padania. I presunti reati dei politici                       209
23. La storia in mano ai somari                                     216
24. Primi studi                                                     234
25. Il liceo e l'Università                                         241
26. La prima gita. I diciannove anni                                247
27. Il miracolo economico. La televisione                           252
28. Primo viaggio. Il Gran Tour                                     260
29. L'alluvione di Firenze                                          269
30. Le poco edificanti storie di alcuni papi. Ed anche di Governi   276
31. La laurea. La preparazione al concorso notarile                 294
32. Terremoto del Belice                                            303
33. La mia famiglia. Mio padre                                      311
34. La religione. Ancora la Sicilia                                 316
35. Il 1968 in cammino                                              325
36. Il tempo dello studio                                           335
37. Pochi minuti al concorso. Il Natale. Ricordi                    341
38. Il concorso notarile. Ieri ed oggi. Quelli del 1971 e del 2010  349
39. I primi tempi del notariato                                     361
40. La carriera di un notaio di provincia                           369
41. Il lungo inverno in Basilicata                                  380
42. Tutto il mondo notarile è paese                                 385
43. Escursioni turistiche lavorative. Il notaio nel tempo           400
44. Gli strani lavori nei campi di un notaio. Disavventure.
    L'anarchia del 1800                                             417
45. Tentativi di evadere da Acerenza. La seconda sede notarile      425
46. Terremoto del 23 novembre                                       433
47. Rientro nella realtà notarile                                   453
48. La Corte Costituzionale. Il caso Ruby                           466
49. Ultimi litigi ed ultimi tempi in terra di lavoro                492
50. Notaio a Napoli. Traguardo raggiunto o covo di vipere?          501
51. Casi particolari di notariato deteriore                         513
52. Una stagione positiva per il notariato                          531
53. Le leggi per il popolo                                          538
54. Il notariato nella palude fangosa                               549
55. Molto lavoro significa sana concorrenza o accaparramento?       558
56. La vicenda della violazione della privatezza
    ed altre belle storie                                           572
57. Il danaro stella polare di tutti i comportamenti umani          579
58. Conclusioni. Riflessioni                                        597

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 25

LA GUERRA ITALIANA IN IRAQ



Certo se i nostri governanti si impegnassero in meno guerre tipo Afganistan ed Iraq piangerebbero meno madri.

Ma era da fare la guerra in Iraq per "l'amico George" Bush!

Tanto che importanza ha se muoiono delle persone e nel nostro caso poveri soldati italiani!

E che importanza ha se prendono il cancro per i proiettili all'uranio impoverito dell'esercito americano!

Mica sono figli di governanti, di parlamentari, o di assessori.

Per questi si trovano posti più comodi e senza alcun pericolo, ma assolutamente ben pagati.

A volte i "posti", non lavori, per i figli ed i parenti sono parte di trattative legate a tangenti.

E che importanza ha se non ha copertura internazionale quella guerra!

E che importanza ha che muoiano migliaia di iracheni o di afgani. Si tratta solo di effetti collaterali.

Colpa di chi si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato!

Eh sì, perché la guerra dell'amico George ha comportato migliaia e migliaia di morti di parte alleata. Ma si può dire così? Forse è meglio parlare di "forze del bene o di coloro che esportano la democrazia occidentale in medio oriente".

Certo con le bombe.

Ed anche decine di migliaia o forse centinaia di migliaia di iracheni morti per bombardamenti, attentati, fuoco amico, ferite, fame, sete, malattie, epidemie. Il numero non si saprà mai, ma che importa: gli iracheni mica sono bianchi, ma olivastri, non sono portatori della cultura occidentale, dunque possono morire ed anche essere umiliati e torturati in carceri tipo Abu Graib.

Ultimamente il presidente Obama ci ha detto che la guerra è finita, ma non è stata una vittoria.

Cosa è stata allora? Sportivamente un pareggio?

Certo si può sempre dire che l'invasione dell'Iraq sia stata meno cruenta dell'invasione dell'Afganistan da parte dell'ex Unione Sovietica tra il 1979 ed il 1989.

Allora vi furono quindicimila morti nell'armata rossa e due milioni di morti tra gli afgani.

Ma può mai rallegrare una notizia da computisteria di questo tipo invece di convincerci ulteriormente che i capi di Stato per potere, danaro, arroganza, per qualche voto, sacrificano sul campo, sul territorio milioni di vite, di giovani, vecchi, bambini, donne senza alcuno scrupolo di coscienza?

Viene una domanda spontanea: ma la hanno una coscienza gli uomini di Stato?

Interrogativo che si protrae dalla notte dei secoli.

Eserciti ed armi sono a presidio dei Balcani, dell'Iraq, dell'Afganistan, del Pakistan, del Libano, del Kossovo, di Israele ed anche del Polo nord.

Per ragioni di dominio imperiale.

Ma ci dicono, con l'ordine di crederlo, che invece sono a presidio della civiltà e della democrazia. E se qualche popolo non accetta la nostra democrazia è nostro dovere e diritto imporla con la forza.

Insomma con le loro stupide, insensate guerre uccidono i sogni ed il futuro degli uomini e dei loro figli.

Ed intanto i soldati italiani continuano a morire anche in Afganistan come altrove.

Nella prima decade dell'ottobre 2010 siamo arrivati a 34 uomini trucidati da mine o attentati.

Ed il 31 dicembre, come tragico augurio per l'anno nuovo, c'è stato il trentacinquesimo morto.

E poi a metà gennaio 2011 il trentaseiesimo. Ed a fine febbraio il trentasettesimo.

                             Che la terra sia per te leggera
                                                           Euripide 480-406 a.C.
                                                                         Alcesti

Ma quando finiranno queste notizie funeste per ottenere zero in quel paese?

Anche in questo caso la guerra è stata fatta per l'amico "George".

veramente difficile trovare una spiegazione ai morti. Non si tratta del risorgimento o della resistenza.

Gli uomini di allora erano volontari che, consci del pericolo di morte, combattevano per degli ideali, per la Patria.

Oggi per che cosa combattono? Per far ingrassare i mercanti d'armi? Per avere una paga più alta e mantenere dignitosamente la famiglia o, ipotesi spaventosa ed incredibile, per far avere un invito nel ranch dell'"amico George" al nostro premier o un invito a cena alla casa bianca?

Possano servirgli vino con cicuta se così è!

E l'ineffabile nostro ministro per la guerra (poiché gli interventi armati sono di guerra, infatti dal 1945 non ho visto difesa da aggressori) non ha trovato di meglio che proporre di armare i nostri aerei di bombe (intelligenti o stupide?) per fare probabilmente stragi di civili come fanno gli aerei americani.

Le rivelazioni di wikileaks ci dicono che il governo italiano era ampiamente sbeffeggiato da quello americano e proprio perciò, data la sudditanza del nostro paese, furono inviati altri soldati. Il governo americano ne attendeva cinquecento. Ne furono mandati ben milleduecento! Tanto si trattava di vite e di danaro dei sudditi, non degli uomini di governo!

Il tutto alla faccia della Costituzione!

E poi abbiamo visto il buon ministro della guerra, almeno di quella in Afganistan ed in Libia, montare su un potente elicottero militare blindato e dall'alto, da molto in alto, in elegante, profumata, inamidata tuta mimetica, lanciare manifestini inneggianti alla pace ed altri per far evitare le mine sulle montagne di Baia Murghab. Speriamo non vi abbia scritto: "achtung Bomben! Achtung Minen!". E meno male che non ha fatto cadere bombe come gentili omaggi alla popolazione.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 33

La guerra in Iraq fu voluta da quell'incredibile presidente americano che ingannò tutto il mondo con la bufala delle armi di distruzione di massa. Le truppe americane non trovarono neppure un tric-trac, un bengala, una stellina di Natale. Altrimenti sarebbero comparsi su tutte le televisioni del mondo "civilizzato". Anche su al jazeera e al Arabja.

Purtroppo a chi domanda, oggi, se fosse preferibile Saddam Hussein rispetto al macello attuale, con tristezza, ed anche con orrore, bisogna rispondere che sarebbe stato senz'altro preferibile. Vi sarebbero decine di migliaia di persone ancora vive. Certo un dittatore in più: ma con l'abbondanza attuale di tali ineffabili soggetti chi vi baderebbe?

Probabilmente almeno la metà dei paesi del mondo sono in mano ad una dittatura, spietata o con un poco, non tanta, di pietà.

Sicuramente poca. Ce lo dimostrano mitragliando senza risparmio i dimostranti rei di chiedere una vita migliore.

Ed inoltre perché si bada solo alle dittature gestite su territori ricchi di petrolio e di altre materie preziose? E solo a dittature non pericolose per l'equilibrio mondiale dei poteri? Sarebbe interessante scoprirlo.

Tra l'altro le "democrazie" occidentali non sanno come uscire dalle mattanze di Iraq ed Afganistan.

Gli Stati Uniti ci stanno provando.

Hanno scoperchiato un formicaio brulicante di formiche. Chi le cattura e ferma più?

E la mattanza continua ancora più cruenta, se possibile.

In Italia nel giugno 2005 il governo aumentò alcune imposte quali il bollo (da curo 11,00 a 14,62), l'imposta sui mutui, in alcuni casi moltiplicata per otto, ed altre. Pazienza, dicemmo, se sono soldi necessari per la scuola, la giustizia, le strade, la sanità, si farà il sacrificio.

Incredibile: erano soldi necessari per la guerra in Iraq.

Eravamo abituati ai prelievi fiscali per terremoti, alluvioni, catastrofi naturali.

Il potere, il satrapo, fu capace, incredibilmente, di aumentare alcune tasse per finanziare meglio la sciagurata guerra in Iraq.

L'ultimo prelievo per guerre vi era stato nel 1935 con un'addizionale, per la spedizione in Abissinia, sulla benzina. Vi fu anche quella per Suez nel 1956, ma non era guerra nostra.

Evidentemente allo schifo non c'è mai fine.

E questa partecipazione alla guerra in Iraq fu fermamente voluta nonostante fosse chiaro che il paese, compresi ampi settori della destra, fosse contrario. Le manifestazioni degli arcobaleno, del popolo della pace, furono numerosissime. Del tutto inutili. Una volta delegata la sovranità ai parlamentari il parere del popolo non conta. Conta solo il giorno delle elezioni.

E la guerra in Iraq non aveva alcuna copertura di organismi internazionali, ma solo la mentalità imperialista dell'"amico George".

Alcune intercettazioni di Wikileaks affermavano: "Il governo B. ha portato il paese che chiaramente si opponeva alla guerra il più vicino possibile allo status di paese belligerante"; "Le autorità di pubblica sicurezza hanno evitato che gruppi di manifestanti ben determinati fermassero treni e camion carichi di materiale statunitense. Il governo ha concesso l'uso di Roma e Milano per charter trasportanti munizioni e truppe"; "Il supporto logistico è stato enorme, abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto riguardo all'accesso alle basi, il transito i voli e la certezza che le truppe potessero muoversi senza problemi per arrivare al territorio di guerra... più di mille missioni sono state portate a termine dalle basi di Sigonella ed Aviano...". Del resto da Aviano partì la 173a brigata aerea aerotrasportata per l'Iraq, chiarissima operazione offensiva.

Dai messaggi dell'ambasciatore si enuclea ancora: "Quando abbiamo chiesto al governo di usare Sigonella come pista secondaria per i voli che trasportavano campioni di armi di distruzioni di massa, la nostra richiesta è stata prontamente accettata". Ma come armi di distruzione di massa? Ma se erano proibite a Saddam non erano anche proibite agli illuminati governi occidentali?

Ed ovviamente il Parlamento italiano era stato tenuto all'oscuro di tutto.

La conclusione dell'ambasciatore Sembler, sempre secondo Wikileaks era: "Ci si può fidare del governo B. specie per quanto riguarda la gestione di complicate situazioni di sicurezza".

Insomma un bel governo prono agli ordini ed ai desiderata dell'"amico George" che, senza giustificazione, mosse guerra all'Iraq.

Il padre di "George", anni prima, non aveva avuto il coraggio di sferrare il colpo mortale a Saddam quando vi era a giustificazione l'aggressione al Kuwait.

Vi era ancora l'Unione Sovietica che faceva paura.

                            L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa
                            alla libertà degli altri popoli e come strumento di
                            risoluzione delle controversie internazionali...

                                         Costituzione della Repubblica Italiana
                                                                    Articolo 11

Queste guerre servono?

Certamente sì. A far concludere affari miliardari ad imprese americane ed a multinazionali fornitrici di armi, veicoli, cibi, medicine, vaccini, edifici da ricostruire, contractors, ed altri beni e servizi in genere.

Ed alle imprese italiane è venuto niente? Non sappiamo se ci sia stata una contrattazione sottobanco. Quel che conosciamo è il costo in sangue di uomini e danaro dei contribuenti.

Ma tanto l'Italia è famosa per questi "affari" con gli altri stati.

                            Bellum se ipsum alet.
                            La guerra nutre se stessa.

                                                   Tito Livio 59 a.C. - 17 d.C.
                                                           Storie di Roma XXXIV

Nel ventennio fascista, nel 1936-37, costruimmo a nostre spese tutta la strada litoranea libica, detta anche "balbia" in onore d'Italo Balbo. 1900 chilometri per unire Tripolitania e Cirenaica, le due estremità della Libia.

"L'Italia imperiale compie la sua storica missione di civiltà creando arditamente una grande rete stradale."

Nessuno, nel coro gaudente, badò alle deportazioni, ai gas, alle cementificazioni di pozzi d'acqua per stroncare le rivolte e la resistenza libica.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 136

LA REPUBBLICA PARTENOPEA DEL 1799



    "A signora 'onna Lionora
    che cantava int'o' tiatro,
    mo' abballa 'mmieze 'a piazza d'o' mercato"
Donna Eleonora che cantava nel teatro, adesso balla al centro della piazza del mercato... Impiccata.

Ronna Lionora era Eleonora Pimentel Fonseca una delle animatrici delle breve stagione della Repubblica Partenopea del 1799.

Tutti a morte, "li giacobbe", i giacobini, grazie al tradimento dei patti internazionali concordati dagli insorti e dal cardinale Ruffo, vicario del re, sia ben chiaro, alla presenza degli ambasciatori russo, ottomano, inglese, da parte dell'esecrabile Ferdinando IV, re lazzarone, indolente e assassino dominato dalla regina Maria Carolina figlia di Maria Teresa d'Austria e sorella di Maria Antonietta di Francia che aveva perso la testa non per amore, ma alla lettera.

Certo il tradimento sembrava opera di lord Horatio Nelson (sì il vincitore di Abukir e poi di Trafalgar) impelagato in quella vicenda grazie alle pressioni del re e della regina con la collaborazione di Emma Hamilton moglie dell'ambasciatore di Gran Bretagna, signora nessuno, ma ninfa Egeria dell'ammiraglio in quel momento.

La strage non fu gratis. Il lord inglese ne ricavò da Ferdinando la ducea di Bronte, in Sicilia, 15.000 ettari del miglior pistacchio europeo.

Rendita annua sterline tremila. Circa cinquanta-sessantamila euro attuali. Ne goderono i nipoti di Nelson.

In patria ebbe discredito dalla sconfessione dei patti e dall'impiccagione dell'ammiraglio Francesco Caracciolo. Che si addensò in maggior parte su Emma Hamilton (la condanna delle donne per i loro uomini era ed è sempre molto più facile). Ella non ebbe appannaggi e nemmeno le fu consentito di assistere ai funerali dell'ammiraglio insieme alla figlia da lui avuta.

Nelson ormai era l'eroe di Trafalgar. Morì in miseria ed alcolizzata a Calais nel gennaio 1815.

Ma in Gran Bretagna alcuni lodarono la strage di patrioti napoletani e presero come simbolo il toponimo di Bronte. Vi fu un certo reverendo O' Prunty che volle mutare il suo cognome in Bronte con la dieresi sulla "e" per farlo pronunciar in modo esatto. Il reverendo era il padre di Charlotte ed Emily Bronte, quest'ultima autrice di "Cime tempestose".

E così poi venne anche la strage di Bronte del 1860 da parte di Nino Bixio.

Il popolo si era illuso di comandare, e di impossessarsi delle terre. Ma Garibaldi, con debito di riconoscenza verso gli inglesi, per l'aiuto indiretto allo sbarco di Marsala, dovè ristabilire l'ordine e le proprietà che in quei tempi erano dei nipoti di Nelson. Certamente vicenda molto dolorosa nell'ambito di quella guerra di liberazione.

Del resto con riferimento a Ferdinando IV cosa ci si poteva aspettare da un re assolutista?

                            Fosti quarto e insieme terzo,
                            Ferdinando or sei primiero:
                            e se seguita lo scherzo
                            finirai per esser zero.
                                                             Anonimo XIX secolo

Fiero di far condannare per lesa maestà chiunque avesse idee differenti dalle sue (ammesso che ne avesse).

Oggi, fortunatamente, ci si limita ad irrompere telefonicamente nelle trasmissioni televisive dando dello spudorato bugiardo al poveretto di turno ed a qualificare falsi dei sondaggi sbattendo poi il telefono prima di qualsiasi risposta o argomentazione. Sì è lo stesso personaggio del quale impietosamente mezzi televisivi (anche suoi) hanno registrato strane affermazioni quasi sempre praeter legem e spesso contra legem.

anche lo stesso personaggio che diceva cose, verità solo per lui, giurandole sulla testa dei suoi cinque figli, cinque. Malcapitati! Ma adesso sta cominciando a giurare sulla testa dei nipotini: i genitori farebbero bene a diffidarlo!

                            Le leggi sono come ragnatele; quando qualcosa
                            di leggero e di debole ci cade sopra, la
                            trattengono, mentre se ci cade una cosa più grande
                            la sfonda e fugge via.

                                        Solone 640-560 a.C. in Diogene Laerzio,
                                                              Vite dei filosofi

Dunque a fine settecento era lesa maestà criticare il re, indossare la carmagnola o cantare l'omonima ballata (ovviamente dopo il 1789), chiedere la costituzione. O ancora minacciare col coltello l'immagine del re. Emmanuele De Deo di Gioia di Bari (oggi Gioia del Colle) fu condannato a morte per questo reato nonostante l'appassionata difesa del grande giurista Mario Pagano, altro martire del '99, che aveva affermato anche, inascoltato, che "la confessione estorta tra i tormenti è l'espressione del dolore, non già l'indizio della verità".

Andò meglio nel 1848 a Salvatore Morelli, patriota e antesignano di tante riforme nel dopo Unità, che ebbe appena otto anni di carcere duro per aver bruciato l'effigie di Ferdinando II.

Cesare Beccaria fin dal 1764 aveva affermato quasi invano "Parmi assurdo che le leggi che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio"

E nel 1784 solo Leopoldo, granduca di Toscana, per primo in Europa, abolì la pena di morte e la tortura, nonché il delitto di lesa maestà e la confisca dei beni. Conquista di civiltà giuridica ed etica. Segnale importante che però negli stati assolutisti di quell'Italia che nel 1815 sarebbe stata definita dal cancelliere austriaco Metternich "semplice espressione geografica", restò isolato.

Certamente in quei tempi nessuno più affermava che la tortura servisse per salvare l'anima come si affermava sotto l'imperversare dell'inquisizione.

Ecco la tortura, violenza dell'uomo sull'uomo, spesso o quasi sempre con l'avallo dei potenti, dei re, della Chiesa, di un qualsiasi feudatario.

Ufficialmente essa è stata accettata fino alla metà del XIX secolo. Ed incredibilmente andava in simbiosi con la giustizia.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 139

OPPOSIZIONE AI NAZISTI.
LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI



Dunque a Napoli negli anni di guerra circolavano un po' di tram e mezzi, pubblici o privati, a trazione elettrica e benzina o a gassogeno.

Ne aveva fatta di strada il tram a cavalli nato verso la metà dell'ottocento. Dapprincipio non era altro che un omnibus pubblico a trazione equina ma su rotaie.

Quei tram li troviamo muti testimoni di tragedie, ma anche di eroismo, nelle foto delle quattro giornate di Napoli di fine settembre 1943. A volte erano parte integrante di barricate erette contro l'oppressore nazista.

Se ne vedono nelle barricate dinanzi al Museo Nazionale e su via Santa Teresa. I tram urbani però, quelli di colore verde. Infatti le "tramvie provinciali", che gestivano un servizio extraurbano ed erano di una società belga, avevano un colore marrone sporco.

Era il settembre del 1943, tempo della festa di piedigrotta, ma altro che piedigrotta quell'anno!

Ed era passato un secolo dal settembre 1940 e dalla sua piedigrotta.

Aveva vinto un'allegra canzone di De Filippis e Lama.

Il soldato canta alla fidanzata:

    "Ti manderò, non bado a economia,
    un telegramma che dirà così:
    mi trovo a Londra con la compagnia,
    ma penso a te! T'aspetto qui."

La guerra aveva fatto le sue tante vittime.

Doveva essere per il duce una guerra rapida e con pochi morti!

Nel corso del tempo le dispense si erano svuotate, i piatti si erano impoveriti, i cieli erano sempre più pieni di aerei col loro carico di morte.

Già dal gennaio 1943 era nato a Napoli un istintivo antifascismo che cresceva ad ogni episodio di lutto. Anche in migliaia di individui per anni sostenitori della dittatura. A marzo esplose nel porto una nave carica di munizioni, in partenza per Biserta, la Caterina Costa: 549 morti e 3000 feriti. Il 4 agosto un bombardamento provocò tra i settecento ed i tremila morti. Fu distrutta la chiesa francescana di Santa Chiara gioiello di architettura. Fu la strage peggiore che avesse subito la città nella sua plurimillenaria esistenza.

Era arrivato dall'alto il giudizio per le popolazioni che avevano appoggiato o tollerato il nazifascismo con decine di tonnellate di bombe che tutto distruggevano a cominciare dalle vite umane.

Era chiaro che la guerra era persa ed il fascismo aveva gettato gli italiani in una tragedia immensa.

La città era nel settembre in mano ai tedeschi. I comandi militari italiani avevano preferito cedere le armi ed il territorio fin dall'8 settembre ed i soldati dalle caserme, senza ordini, erano fuggiti.

Ma già esisteva un nucleo di partigiani. E la rabbia della città esplose il 28 settembre.

Non vi fu un episodio scatenante, ma decine di episodi contemporanei resi maturi dall'atteggiamento di gretta ferocia dei tedeschi che fucilavano per le strade oppositori, cittadini e poveri malcapitati per bieca vendetta.

Un avviso del comandante tedesco, di fine settembre, ad esempio affermava che tutti coloro che non si erano presentati alla leva spontaneamente, "se contravvenuti agli ordini pubblicati saranno dalle ronde senza indugio fucilati".

Famoso l'episodio della fucilazione di un marinaio in divisa bianca sulle scale dell'Università al corso Umberto, ove fu fatto obbligo, armi alla mano, ai passanti di assistere ed anche di applaudire poiché si stava girando un cinegiornale da mandare in Germania.

                            Per la libertà così come per l'onore si può
                            e si deve mettere in gioco la vita.

                                         Miguel Cervantes de Saavedra 1547-1616

Vi furono partigiani e insorti spontanei. Uomini, donne, ragazzi con poche armi, ma tanto coraggio. La motivazione della medaglia d'oro afferma che la città aveva offerto alla Patria "numerosi eletti figli impegnati in impari lotta col secolare nemico".

La partecipazione delle donne alla lotta a Napoli, come in tutta Italia, non fu trascurabile. Moschetto in mano o vivandiere, staffette, si batterono contro l'oppressore.

Oppure a casa a rimediare disperatamente all'assenza degli uomini.

Fu determinante questa lotta femminile di ogni tipo in tutta Italia: il 2 giugno del 1946 esse per la prima volta votarono in un'Italia sconvolta. Veramente non fu in assoluto la prima volta, vi erano state le elezioni amministrative qualche mese prima.

Nella Repubblica sociale italiana vi erano già state anche le ausiliarie dell'esercito repubblichino per lo più non con funzioni combattenti.

E già nel 1945, in un'Italia a pezzi, il governo centrale capeggiato da Ivanoe Bonomi col decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 2.2.1945 aveva istituito il suffragio universale esteso alle donne.

Si ottenne in piena guerra (ovviamente per la parte del territorio sotto giurisdizione italiana) quello che invano era stato richiesto nel 1881 e anche nel 1907 da organizzazioni femminili legate a Maria Montessori prima italiana laureata in medicina.

Nel regno unito quel diritto lo avevano conquistato alla fine del XIX secolo.

                            Le donne hanno ben diritto di salire alla tribuna se
                            hanno quello di salire al patibolo.

                                                      Olympe de Gouges 1748-1793
                                                            Le prince philosophe

Ovviamente i fascisti combattevano a fianco dei tedeschi. Gruppi di essi spararono contro il comando partigiano nel liceo Sannazzaro, che in quei giorni fu anche obitorio e camera ardente con i cadaveri martoriati stesi, su coperte, a terra o sulle cattedre scolastiche.

In quel liceo aveva sede il "Fronte Unico Rivoluzionario" di cui era capo un insegnante settantenne, Antonio Tarsia.

Altri fascisti si asserragliarono in una delle torri di porta Capuana.

Gli insorti combattevano anche per salvare la città e le fabbriche dalla distruzione programmata e comandata dall'alto di tutti i depositi, le infrastrutture, gli opifici. Ed infatti i nazisti riuscirono a distruggere l'ILVA di Bagnoli, le raffinerie di San Giovanni a Teduccio e numerosi altri luoghi nevralgici.

Ma gli insorti riuscirono a far arrendere e cacciare via la guarnigione tedesca acquartierata nello "stadio del littorio", per lungo tempo in seguito stadio del Vomero, liberando ottomila giovani napoletani rastrellati per essere avviati ai campi di concentramento non prima di averli impiegati nella costruzione di una linea fortificata a ridosso del Liri-Garigliano.

Ed il 30 settembre il colonnello tedesco Scholl trattò con gli insorti, non con gli alleati, e raggiunse l'accordo affinché le sue truppe lasciassero, senza offese reciproche, la città. Quella città che egli aveva promesso di ridurre a fango e cenere.

Solo dopo l'accordo e la fuga dei tedeschi le truppe alleate cominciarono ad entrare in Napoli.

La città potè allora contare e piangere i suoi morti.

Seicentoquarantatre in quattro giorni.

Alcune migliaia, civili ed ex militari, i partecipanti all'insurrezione.

                            L'albero della libertà deve essere innaffiato di
                            quando in quando col sangue dei patrioti e dei
                            tiranni.  un concime naturale.

                                                     Thomas Jefferson 1743-1826
                                                             Letter to W. Smith

Ma le tragedie e le morti non finirono. Anzi.

Arrivarono, al di là del primo pane bianco fatto con la farina americana, la grande corsa alla borsa nera, le "segnorine", i bombardamenti tedeschi, l'eruzione del Vesuvio.

La borsa nera fu un fenomeno incredibile provocato da speculatori di tutte le risme che vendevano merci, spesso sottratte agli americani col furto o la corruzione, a chi non trovava da mangiare, beni ad un prezzo anche cento e più volte superiore a quello praticato normalmente.

Ad esempio il pane che allora costava, se si trovava, in panetteria cinque lire al chilo, alla borsa nera costava centonovanta lire. Prezzi incredibili.

                            Lupus est homo homini
                            Lupo è l'uomo con l'uomo

                                                Tito Maccio Plauto 255-184 a.C.
                                                                       Asinaria

Napoli aveva un milione di abitanti, ma le cronache ci dicono che subito dopo l'arrivo degli alleati vi era l'enorme numero di quarantamila "segnorine", prostitute e le malattie veneree prosperavano.

Napoli umiliata ed offesa.

Ma quelle donne avevano fame.

Queste aberrazioni, umiliazioni sono rese con crudezza da Curzio Malaparte nel romanzo "La pelle". Ma egli evita di parlare del fascismo, è come se lo epurasse.

comprensibile: egli era firmatario del manifesto degli intellettuali fascisti varato il 21 aprile 1925. Il primo maggio dello stesso anno ebbe luce il manifesto degli intellettuali antifascisti scritto da Benedetto Croce.

E poi il DDT, che non era di per sé una tragedia, certo era dicloro difenil tricloroetano che qualche decennio dopo sarebbe stato bandito perché velenoso, ma allora sviliva le persone: spruzzato in polvere nei capelli, sui vestiti, sotto i vestiti, di uomini donne, bambini. Circa seicentomila persone subirono il cosiddetto "spidocchiamento".

L'"impidocchiamento" di quel popolo derelitto era avvenuto a causa della promiscuità nei ricoveri sotterranei antibombe, nelle case rimaste in piedi, a causa della mancanza d'acqua, per le fogne distrutte, per la mancanza di prodotti per l'igiene.

Figuriamoci: mancava il pane cos'era la mancanza di sapone?

Spezzoni cinematografici di archivi americani, ci mostrano bambini cenciosi, laceri, sporchi, "scugnizzi, sciuscià" per l'oleografia, che raccolgono acqua nelle pozzanghere fangose.

E poi vennero i bombardamenti tedeschi, che non potevano mancare, con gli Junkers in picchiata che bombardavano e mitragliavano la disgraziata città.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 325

IL 1968 IN CAMMINO



Ricominciò il tempo dello studio. Ma il 1968 non era finito.

Sarebbe stato un anno lungo decenni.

                            Tutti desiderano possedere la conoscenza,
                            ma relativamente pochi sono disposti
                            a pagarne il prezzo.

                                                 Decimo Giunio Giovenale 55-127

Quel 1968 fu l'anno delle contestazioni. Principalmente studentesche.

Negli anni successivi si è indicata quella data, quell'anno come uno spartiacque.

Generazioni di studenti di diverse provenienze sociali si mescolarono tra loro e ne scaturì un movimento, poi movimento studentesco, contro la società ed il regime in genere, contro la classe dirigente. Una voglia di cambiamento e di protesta contro tutto e tutti.

Difficile capirne a fondo le scaturigini.

Trenta gennaio 1968, anno nuovo lunare. Nel Vietnam del sud scattava l'offensiva del Tet che era il capodanno in quelle plaghe.

L'antica capitale Huè cadde ed i vietcong arrivarono quasi a Saigon.

                             proprio vero che la maggior parte dei mali che
                            capitano all'uomo sono cagionati dall'uomo.

                                                         Plinio il vecchio 23-79
                                                            Storia naturale, VII

Le ripercussioni negli "States" furono pesanti. Jhonson rinunciò alla candidatura a presidente, furono assassinati Martin Luther King, bandiera del riscatto del sottoproletariato, ed Edward Kennedy.

Ma quell'offensiva del Tet aprì gli occhi a tanti giovani. Essa apparì loro come una rivolta contro l'invasore, l'America da simbolo di una superiorità morale, di giustizia, di benessere, diventò ai loro occhi un paese sopraffattore, coloniale ed imperialista.

Nella Carolina del sud ai principii di febbraio la polizia aprì il fuoco su una folla di ragazzi neri che volevano entrare in un cinema. Tre morti, ventiquattro feriti. A Chicago, sempre contro turbe nere, la polizia sparò provocando quarantasei morti, di cui quarantuno neri.

Tod Gitlin autore americano, nel libro "Anni Sessanta" paragonò quella serie di avvenimenti, ad "una lama di coltello che staccò il passato dal presente, i figli dai padri, il vecchio dal nuovo; che decapitò il principio di autorità e rese gli Stati Uniti orfani di eroi come sarebbe avvenuto più tardi per la cultura marxista".

Forse quelle generazioni nate successivamente alla guerra improvvisamente, o progressivamente, reagivano al modo perbenista e borghese di vivere. Alla società dei consumi imposta dall'alto e dalle industrie.

                            Le rivoluzioni, dunque, non riguardano piccole
                            questioni, ma nascono da piccole questioni e
                            mettono in gioco grandi questioni.

                                                        Aristotele, 384-322 a.C.
                                                               Politica, V, 3, 1

In Italia.

"Agnelli e Pirelli fratelli gemelli" recitava un manifesto di quei tempi. "Americani fuori dal Vietnam" era il leit motiv di altri.

Per quest'ultima richiesta tutto era partito dalla occupazione della Università di Berkeley in California, dalle dottrine di Marcuse e dalla presa di coscienza determinata dall'offensiva del Tet.

Ed anche in Italia si occuparono tantissime Università. In quelle occupazioni i giovani, nella contestazione, scoprirono anche un nuovo modo di capirsi, di scambiarsi opinioni e pareri e, perché no, anche cominciarono una liberazione sessuale.

Si arrivò così agli scontri con la polizia. Allora si parlava di "furia bestiale dei celerini". Si arrivò anche agli scontri tra sessantottini ed antisessantottini costituiti da giovani fascisti. Ma per assurdo anche i giovani fascisti esprimevano bisogno di nuovo e di cambiamento.

Uno degli assalti all'Università di Roma occupata fu guidato da Giorgio Almirante che l'anno dopo sarebbe diventato segretario del M.S.I.

L'episodio più ricordato è senz'altro quello dello scontro di valle Giulia a Roma alla facoltà di architettura.

Si assisteva, come era sempre accaduto in Italia ed anche altrove, che le avanguardie di movimenti o di nuovi modi di pensare fossero costituite da persone di cultura, anche di semplice scuola superiore, perché in grado di rendersi conto, con i loro maggiori mezzi culturali, dello stato deteriore di un popolo o di una classe sociale.

Era avvenuto già con il risorgimento, con le guerre contro i tiranni.

Basti citare alcuni episodi.

La battaglia di Curtatone e Montanara del maggio 1848 ove tanti studenti si batterono contro il nemico austriaco per liberare la patria.

                            Noi partimmo divisi in due colonne, una da Pisa,
                            l'altra da Firenze alla volta di Modena.
                            Oh, meravigliose a vedersi quelle legioni
                            improvvisate nelle quali il medico, l'avvocato,
                            l'artigiano, il prete, il padrone e il servo
                            marciavano mescolati in culto d'Italia...

                                                   Giuseppe Montanelli 1813-1862
                                                                         Memorie

La spedizione dei mille ove molti, tanti, erano professionisti, studenti, a volte laureati. Alcuni ragazzi provenivano da un liceo ove avevano interrotto gli studi per seguire Garibaldi.

Questa maggiore sensibilità dei cosiddetti intellettuali a seguire le cose del mondo e a valutare avvenimenti, persone, cose, era proprio del loro modo di rapportarsi col mondo: conoscere, conoscere, valutare, pensare con la propria testa e non accettare supinamente quello che il potere lasciava credere.

D'altronde il resto della popolazione di allora, quasi del tutto analfabeta, era insensibile a problemi di libertà, di libera espressione, di confronto democratico.

Perché? Quando si aveva o si ha il dramma di mangiare almeno una volta al giorno o un piatto di fagioli a mezzogiorno con la cicoria la sera non conta nulla: solo sbarcare il lunario alla meno peggio e sopravvivere con la propria famiglia.

I despoti romani davano "panem et circenses"; i borboni del regno di Napoli "pane, farina e forca".

Se poi questi semiaffamati diventavano, o diventano, affamati completi, allora una rivolta, un movimento possono partire veramente dal basso e dagli strati più poveri di un popolo perché esiste un problema di sopravvivenza.

Le rivolte del popolo milanese con gli assalti ai forni descritti dal Manzoni.

Il popolo di Parigi affamato che si ribella a Luigi XVI ed a Maria Antonietta.

Poiché si era nel secolo ventesimo è evidente che la contestazione poteva e doveva provenire, da dibattiti, riunioni, prese di coscienza determinate anche ex aliunde, da scritti e libri dell'epoca o del momento.

                            Molte ha la vita forze tremende;
                            eppure più dell'uomo nulla, vedi, è tremendo.

                                                            Sofocle 496-406 a.C.
                                                                        Antigone

Fu un'illusione rivoluzionaria lirica, di fede ardente ed utopistica tesa alla trasformazione radicale della vita e del mondo.

Il mito della liberazione dal potere, intorno al 1968, era balzato fuori prepotentemente anche da alcuni libri.

Libri di natura incendiaria nella loro semplicità che dimostravano la nudità del re.

"L'uomo ad una dimensione" del 1967 scritto da Herbert Marcuse professore a Berkeley, California, affermava che le democrazie occidentali sembravano apparentemente libere ed egualitarie nei riguardi dei cittadini, ma in realtà erano autoritarie e repressive.

Questo autore, il cui verbo ebbe molta influenza in Italia, e non solo, affermava che si viveva in una società di massa e dei consumi ove sembrava di essere e vivere liberi, ma che nella realtà vi era la repressione dell'individuo, dei suoi istinti, dei suoi desideri, delle sue volontà.

Questo concetto di repressione ed autoritarismo, colonna portante del suo pensiero, fu adottato da tantissimi ragazzi dell'epoca.

"Lettera ad una professoressa", di cui ho già parlato, sembrava con il suo titolo in colore azzurrino, il colore del cielo, un libro pacifico.

Non lo era. Era e diventò un classico della letteratura progressista. Un attacco devastante al potere.

Gli autori erano otto giovani, sottratti alla pastorizia ed alle officine, che sotto la guida di Don Lorenzo Milani, morto in quegli anni quarantaquattrenne, raccontavano che la scuola italiana era preordinata per i ricchi, per gli abbienti. La scuola serviva per perpetuare il dominio del cattivo sistema vigente. Il terzo mondo era in casa nostra.

Chi apprendeva era il figlio del ricco, del borghese, il famoso Pierino del dottore, i figli dei poveri e dei contadini restavano ignoranti e poveri.

Quella scuola che affermava di essere per tutti, selezionava pochi e lasciava tanti al palo.

Questo messaggio fu un monito per gli studenti che lo appresero rapidamente e ne trassero le conclusioni.

Pasolini affermava che "Lettera ad una professoressa" fosse un libro che tutti dovevano leggere.

Quegli studenti allora ritennero anche profetico il messaggio di Don Milani.

Egli prete ortodosso, che si lamentava di essere processato insieme al direttore comunista di "Rinascita", per la riflessione "l'obbedienza non è più una virtù", voleva turbare le coscienze di adulti e ragazzi come avevano già fatto Socrate ed il Cristo invitando tutti a riflettere ed a pensare.

Non seppe mai se nel processo per istigazione al reato di renitenza alla leva, in secondo grado fosse stato assolto come in primo grado. Si recò dal suo Signore prima della sentenza.

                            La mia è una parrocchia di montagna.
                            Quando arrivai c'era solo una scuola elementare.
                            Cinque classi in un'aula sola.
                            I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e
                            andavano a lavorare. Timidi e disprezzati. Decisi
                            allora che avrei speso la mia vita di parroco per la
                            loro elevazione civile e non solo religiosa.
                            Così da undici anni in qua la più grande parte del
                            mio ministero consiste nella scuola... Dodici ore al
                            giorno per trecentosessantacinque giorni l'anno.

                                                        Lorenzo Milani 1923-1967
                                                              Lettera ai giudici

Altri testi importanti di quell'epoca erano di Franz Fanon e di Ernesto Che Guevara.

Fanon in "I dannati della terra" propugnava il valore liberatorio della violenza, della rivolta e del sangue per far riconquistare agli uomini oppressi la propria identità e libertà.

Il tutto perché il mondo era diviso in paesi dominatori e paesi dominati.

Una riaffermazione di questi concetti da parte di uno che la rivoluzione l'aveva già fatta arrivò con: "La guerra di guerriglia ed altri scritti militari" del Che Guevara.

Al di là dell'antimperialismo e dell'antiamericanismo, l'autore, partendo dalla propria partecipazione in prima persona e del sacrificio personale nelle lotte, testimoniava e propugnava l'impegno personale dei giovani e dei rivoluzionari nella lotta contro le democrazie oppressive del mondo.

Le occupazioni, le richieste, le contestazioni durarono tutto l'anno e purtroppo furono anche la fucina di gruppi e gruppuscoli che dopo aver cercato adesione nel mondo operaio cercarono una loro via alla rivoluzione. A volte armata e sanguinosa come le brigate rosse. Francesco Curcio proveniva dalla facoltà di sociologia di Trento una delle più combattive.

Ma questi gruppuscoli generarono, per contrapposizione, anche i più grandi e sanguinosi drammi d'Italia: le stragi immotivate di persone inermi.

Quell'anno, anzi quell'epoca, fu anche il momento in cui cominciarono a comparire i preti operai che lavoravano in fabbrica per condividere con gli operai vicende, problemi, frustrazioni.

Ed anche l'epoca di Don Mazzi e della storia della comunità dell'Isolotto a Firenze, quartiere dormitorio. Lì nacque tra la gente un'incredibile solidarietà, un'alleanza tra fabbrica e territorio. Un intreccio fecondo tra il popolo e la chiesa.

La fede cominciò ad essere vera e la religione come potere, ricchezza, passività, fu aspramente criticata.

Chiesa povera e libera dall'autoritarismo e dalla collusione col potere. Il tutto era già stato precisato in una lettera al Papa in occasione della Pasqua del 1967.

Questo modo di pensare e di intendere la fede costò al parroco dell'Isolotto, don Enzo Mazzi un richiamo dalle gerarchie ecclesiastiche fino ad una lettera del cardinale Florit nella quale gli si intimava di ritrattare o dimettersi.

Ma gli animatori dell'Isolotto pensavano che una vera comunità non potesse esistere finché al centro vi fosse stato chi aveva tutto il potere.

                            Gli inferiori si ribellano per essere uguali e gli
                            uguali per essere superiori. Questo è lo stato
                            d'animo da cui nascono le rivoluzioni.

                                                        Aristotele 384-322 a.C.
                                                              Politica, V, 2,2.

L'anno terminò con la polizia che sparò ad Avola, in Sicilia, uccidendo due braccianti che manifestavano per un trattamento economico umano.

Un momento molto significativo per la storia successiva di quell'Italia che si era avviata decisamente verso un avvenire differente da quello postbellico.

Storia ed avvenire che le giovani generazioni volevano cambiare.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 531

UNA STAGIONE POSITIVA PER IL NOTARIATO



Eppure alla fine degli anni novanta vi era stata una rivalutazione della figura del notaio che nessuno degli alti papaveri del notariato volle cogliere e sfruttare. Ma erano veramente papaveri? O altro?

                            Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
                            e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
                            lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
                            sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?

                                             Panzeri, Mascheroni, Rastelli 1952
                                                              Papaveri e papere

Incredibile perdere una tendenza benevola della politica e dell'opinione pubblica e non procedere ad un'opera meritoria di moralizzazione della categoria. Ma come si poteva se le regole le dettavano gli ignavi, i prevaricatori, i violentatori della legge e della moralità?

Cosa successe di così importante cui nulla seguì dalla classe notarile?

Furono date nuove prerogative e nuovi spazi al notariato con maggiori responsabilità e maggior peso nella società civile.

Fu loro affidato il giudizio sulla legittimità delle società da essi stessi costituite mentre prima vi era bisogno di omologazione, cioè controllo da parte del Tribunale civile.

Furono delegati per le aste giudiziarie. Vale a dire che i procedimenti di vendita all'incanto di beni immobili purtroppo pignorati per inadempienza ed insolvenza dei debitori furono in buona parte delegati ai notai che potevano espletare il procedimento nei loro studi.

Divennero, alcuni, giudici onorari aggregati. Questo fu un iter più lungo e macchinoso. I GOA (giudici onorari aggregati) furono creati per smaltire l'enorme arretrato civile dei nostri tribunali.

[...]

Negli anni successivi fummo anche sbeffeggiati. Un Presidente, espressione del maggior organo nazionale, affermò che non ci capiva e che sprecavamo tempo e risorse che avremmo potuto ben più proficuamente dedicare al nostro lavoro con innegabile vantaggio economico.

Evviva il servizio a favore della nazione dei primi tempi!

Era il solito "refrain": il notariato per la maggior parte dei notai è fatto per guadagnare tanto e se ti sacrifichi per gli altri, il notariato, il popolo, i cittadini, la morale, sei uno stupido ed un masochista. Non hai capito alcunché. Della vita, della professione, dell'accumulo.

Ed aveva anche ragione quel presidente, secondo il suo metro, poiché una sentenza che comportava dalle otto alle quaranta ore di lavoro nette, ci era pagata quanto una procura notarile da dieci minuti di lavoro. Ma lui ed altri come lui, degni accoliti, con le le loro ampie aperture mentali comprendevano solo il dio danaro.

                            Io credo nella Zecca onnipotente, nel figliuolo suo
                            detto Zecchino, nella Cambiale e nel Conto Corrente

                                                            G. Giusti 1809-1850
                                                         Versi, Gingillino, III

Fortunatamente per un po' di persone non contava solo il danaro, ma l'etica, la soddisfazione, il piacere di imparare nuove cose, di sentirsi utili per la società.

Certo devo dire che rispetto ai quattrocento notai che si erano dichiarati disponibili ad assumere le funzioni di giudice, poi alla fine parteciparono al concorso meno di duecento.

Qualcuno rinunziò anche di fronte ad ipotesi di lavoro pesante. Ma, devo ricordare, un amico, Peppino, che non potendo essere nominato a Napoli, pur di espletare le funzioni di GOA, si fece nominare a Benevento a cento chilometri da Napoli. Lodevole.

Penso che sia stata un'esperienza interessante culturalmente e sociologicamente per tutti i notai.

Personalmente ho conosciuto l'altra metà del mondo giuridico, la patologia del diritto. Da notaio conoscevo solo la fisiologia, scoprii cosa succede quando le leggi sono applicate male quali sono le vicissitudini di un negozio giuridico. Il giurista Carnelutti affermava che il notaio è il giudice della fisiologia dei rapporti giuridici, il magistrato il giudice della patologia.

Poi devo dire un'altra cosa. Molti clienti di notaio per il solo fatto che gli hanno "elargito" cento euro, si credono in diritto di chiedere e di far tutto. Anche insultarlo. Da magistrato non funziona così: ognuno nel suo ruolo e con educazione. Magistrato, avvocato, parti.

Questo a livello normale. Poi si scopre che a livello politico il magistrato è "il cancro della società", egli è "psicologicamente tarato", è un "persecutore di persone perbene per motivi politici". Fa parte di "un'associazione a delinquere con fini eversivi" e chi più ne ha, più ne metta.

Tanto poi coloro che pronunciano questi giudizi così carini ed affettuosi dicono di averli pronunciati nell'esercizio del proprio diritto-dovere di critica politica e di fatto nulla succede.

Durante quegli anni imparai a conoscere gli avvocati. Sarebbe stato meglio non averli conosciuti.

Un numero troppo alto era a corto di informazioni sul diritto. Non tanti quelli preparati.

Solo qualche episodio.

Per la morte di una ragazza poco più che ventenne, sostegno di famiglia, defunta da trasportata in un incidente automobilistico, l'avvocato aveva chiesto poche decine di milioni di risarcimento danni. Il giudice civile non può discostarsi dalla richiesta massima ed i familiari ebbero pochi soldi come "pretium doloris". Fui costretto a riconoscere poco per quella giovane vita strappata perché poco era stato richiesto.

In un altro giudizio ove due povere disgraziate lavoratrici avevano subito molteplici fratture per il crollo di un solaio, l'avvocato si era innamorato della responsabilità del proprietario di immobile.

Risultato le due poverette persero il giudizio, con condanna alle spese, poiché la responsabilità del crollo era della ditta che scavava sulla strada per le rotaie del tram.

In un'altra ipotesi di errore catastale e sulla superficie di un box un avvocato voleva la sostituzione del bene con un altro più grande che non indicava. E non poteva poiché tutti i boxes dell'edificio erano della stessa quadratura. Tecnicamente esercitava l'azione di rivendicazione di cui all'art. 948 c.c. Ma non indicava quale bene rivendicasse il suo assistito. Con l'azione di rivendica della proprietà di un bene bisogna indicare il bene di cui si rivendica la proprietà. In quel caso non poteva poiché inesistente. Ma gli piaceva tanto quell'asineria. Nulla da fare rispetto al suggerimento spassionato di fare una rettifica catastale. Volle aspettare la sentenza.

Ovviamente vi erano anche gli incidenti automobilistici inventati. Per ognuno di essi trasmettevo la sentenza alla Procura della Repubblica per tentativo di frode processuale (art. 374 e seguenti del codice penale).

Ma il fatto sconvolgente era che di fronte a chiari tentativi di frode le assicurazioni erano molto tiepide. Lo credo. Allora come ora con le frodi dei clienti aumentano i guadagni ed i profitti perché se ci sono incidenti falsi, l'assicurazione aumenta il premio di milioni di polizze motivandolo proprio con gli incidenti "patacca" che si guardano bene dal combattere.

I rapporti con gli avvocati a volte erano burrascosi e più di uno fu da me deferito all'Ordine degli avvocati a causa del comportamento in aula.

Ma da quella giustizia domestica mai ho avuto notizia di sanzioni.

Per uno dei deferiti, un avvocato amico, attraverso il collega Aldo, mi chiese di ritirare l'esposto. Prima le scuse poi il ritiro dell'esposto fu la mia risposta. Attendo ancora.

Quella stagione positiva per il notariato per l'opinione pubblica e per la classe politica passò inutilmente senza portare ad alcunché.

Dico senza tema di smentite che i notai che si comportavano male, e continuano imperterriti, su un totale di quasi cinquemila sono circa il quindici-venti per cento, il che fa una bella cifra. E tutti gli altri sono costretti a subire come classe il giudizio per nulla lusinghiero che i cittadini si sono formati solo su questi passacarte, ufficiali timbratori.

| << |  <  |