Autore Annalisa Corrado
Titolo Le ragazze salveranno il mondo
EdizionePeople, Gallarate, 2020, Storie , pag. 110, cop.fle., dim. 14x20,5x1 cm , Isbn 978-88-32089-16-5
PrefazioneRossella Muroni, Daniela Ducato
LettoreSara Allodi, 2020
Classe ecologia , movimenti , femminismo









 

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Indice


Nota dell'editore                             5

Prefazione                                    9
di Rossella Muroni


        LE RAGAZZE SALVERANNO IL MONDO

Introduzione                                 19

Rachel Carson                                23

Wangari Maathai                              37

Greta Thunberg e Alexandria Ocasio-Cortez    53

Jane Seymour Fonda                           81


Postfazione                                  99
di Daniela Ducato


Bibliografia e sitografia                   103


 

 

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Pagina 19

Introduzione


Ecologista per formazione, professione, passione, visione.

Femminista per senso di giustizia e, più amaramente, per esperienza e necessità.

Mi sono trovata spesso a definirmi così, ultimamente.

Ecologismo e femminismo: pian piano le due dimensioni si sono fuse in una sola, tanto che non riesco più a disgiungerle, ad agire l'una senza l'altra.

Mi pare ogni giorno più evidente, del resto, che una società che si privi, nei luoghi di responsabilità e potere, dello sguardo delle donne sia una società destinata alla frammentazione, allo scempio ambientale, all'incapacità di avere uno sguardo lungo e una visione di insieme ad un tempo. In sintesi, al fallimento.

Mentre l'attualità e i media (con rarissime eccezioni) non fanno altro che spostare l'attenzione collettiva da un uomo solo al comando all'altro, con preferenze evidenti per chi si mostri più arrogante, auto-referenziale, vendicativo e aggressivo degli altri, ho sentito la necessità fortissima di costruire uno strumento che potesse aprire varchi verso una visione completamente diversa.

Ed ecco che sono apparse, una dopo l'altra, alcune figure che (in qualche modo molto poco razionale e piuttosto esperienziale) hanno condizionato, ispirato o persino stravolto il mio modo di essere una donna ecologista in questi anni così complicati e confusi.

Donne appassionate, determinate.

Donne in continua evoluzione, capaci di tessere reti e di animare con generosità quei processi che superano anche loro stesse; così illuminate e ispirate da essere in grado di mettersi al servizio di cause altissime, senza per questo perdere la capacità di sporcarsi le mani, di restare saldamente con i piedi a terra, di fare attenzione ai più piccoli e ai più fragili, di sorridere e ridere di gusto.

Donne che hanno dovuto respingere attacchi sessisti violenti e osceni, che nulla avevano a che fare con le battaglie combattute, bensì con l'aver osato prendere parola, spazio, visibilità; donne che hanno dovuto trovare una forza quasi sovraumana in loro stesse e che hanno saputo e voluto condividerla insieme ad altre donne - perché no, non è affatto vero che le donne non sanno fare squadra (come dimostrano anche le due ecologiste meravigliose che mi hanno onorata della prefazione e della postfazione di questo libro).


Nel pensiero ecologista è evidente, come forse in nessun'altra disciplina, quanto il famoso battito d'ali di una farfalla in una parte del mondo possa provocare un uragano nell'altra. L'ecologia moderna ci insegna che non può esistere giustizia ambientale senza giustizia sociale, e viceversa; che i grandi sconvolgimenti dei nostri tempi (a partire da quello climatico) si possono affrontare solo ed esclusivamente tenendo tutto assieme, senza più credere nella favola dello sviluppo infinito, senza più sacrificare territori, popolazioni, diritti e vite sull'altare del capitale e del potere (fossile e patriarcale, per definizione).

Credo che le donne che ho deciso di raccontare siano la manifestazione plastica di questa consapevolezza; sono convinta che siano storie in grado di innescare processi virtuosi e fortemente generativi.

Sarei davvero felice e onorata di aver contribuito, almeno un po', a spingere qualcuna o qualcuno a conoscerle meglio e a lasciarsi ispirare, contagiare e persino stravolgere da loro, come, in fondo, è successo a me.

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Pagina 23

Rachel Carson


                          Una donna isterica e per giunta zitella e senza figli.
                Perché mai si occupa di genetica e cosa può insegnarci di buono?



Era il 1962 quando, a seguito della pubblicazione di uno dei libri che ha davvero cambiato la storia recente (Silent Spring, per Houghton Mifflin), attorno a Rachel Carson si organizzò in poco tempo una violentissima macchina del fango che, prima ancora di contestarne le tesi nel merito, mirava ad annientarla come donna, negandole d'ufficio ogni possibile interlocuzione con la comunità scientifica e politica internazionale.

Chi era questa donna, che ha meritato tanta, a dir poco feroce, attenzione?

[...]

C'è un passaggio di uno dei suoi articoli più noti (Help Your Child to Wonder, 'Aiuta i tuoi figli a provare stupore') che sintetizza bene l'esperienza di quella intelligenza emotiva e mai arroccata in pretese autoreferenziali, che si può incontrare principalmente (ma non soltanto, per fortuna) nelle donne: «Se i fatti sono i semi che più tardi producono conoscenza e saggezza, allora le emozioni e le impressioni che nascono dalle esperienze sensoriali sono il suolo fertile nel quale i semi devono crescere».

Separare emozione e razionalità, tarpando la prima, potenziando all'infinito la seconda, negando quindi la loro connessione profonda è, con tutta evidenza, un errore che costa carissimo alla nostra cultura e alla nostra società, e che ci rende tutti più vulnerabili.

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Pagina 28

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, da divulgatrice e scrittrice affermata, ormai dedita completamente alla sua carriera narrativa, inizia a ricevere segnalazioni e a osservare in prima persona un fenomeno che la inquieta profondamente.

Arriva la primavera, ma c'è qualcosa che non va: qualcosa di molto serio sta alterando profondamente i cicli naturali e gli eventi ad essi intrinsecamente collegati.

All'appello di profumi inconfondibili, di un paesaggio che muta e si schiude, dell'esplosione dei colori, non risponde - assente ingiustificato - il canto degli uccelli.

La primavera è diventata silenziosa.

[...]

Alla fine, però, il messaggio di Primavera silenziosa è chiaro e potente:


Questi sprays, polveri e aerosol sono attualmente irrorati, pressoché ovunque, su fattorie, giardini, boschi e case - prodotti chimici non selettivi che hanno il potere di uccidere ogni insetto (tanto i "buoni", quanto "i cattivi"), di annientare il canto degli uccelli e il guizzo dei pesci nei ruscelli, di ricoprire le foglie di una pellicola mortale, di perdurare nel suolo - tutto ciò sebbene l'obiettivo dichiarato siano alcune erbacce o insetti. C'è qualcuno disposto a credere che sia possibile posare una tale raffica di veleni sulla superficie della Terra senza renderla inadeguata ad ogni forma di vita? Non dovrebbero essere chiamati insetticidi, ma biocidi.


Gli effetti collaterali di insetticidi, pesticidi, sostanze chimiche utilizzate in maniera sconsiderata e priva di qualsiasi cautela preventiva (in particolare il DDT, irrorato senza limite alcuno, anche oltre i confini delle aree agricole oggetto degli interventi) sono, cioè, realmente drammatici.

Questi prodotti rappresentano, in altre parole, un reale pericolo per la natura, per la biodiversità (andando a colpire duramente il mondo delle preziosissime api), per gli animali selvatici e domestici e, infine, per gli esseri umani.

Primavera silenziosa dimostra, passo dopo passo, esempio dopo esempio, che lo sterminio chimico di alcune specie di insetti non solo "seleziona" alcuni organismi resistenti e cancella antagonismi biologici naturali, provocando un enorme squilibrio tra specie, ma soprattutto innesca una catena di tossicità che risale velocemente il ciclo vitale alimentare. Tra le prime vittime: gli uccelli, appunto, ossia i principali portatori gioiosi della colonna sonora della primavera.

«In Nature, nothing exists alone» ('In natura, nulla esiste da solo'): una battaglia incredibilmente attuale, in particolare se pensiamo che, tra cambiamenti climatici, uso massiccio di pesticidi (anche di nuove formulazioni, tra cui quella del glifosato), agricoltura e allevamento industriali/intensivi e consumo selvaggio di suolo, abbiamo già causato una perdita di biodiversità e specie animali e vegetali così grave e irreversibile da far parlare gli scienziati della «sesta estinzione di massa».

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Pagina 34

I frutti del lavoro di Rachel Carson, proprio per tutti questi motivi, non sono solo da rintracciarsi nel bando del DDT che arriverà dopo la sua morte (avvenuta nel 1964) e delle altre sostanze messe all'indice da Primavera silenziosa, ma anche nell'aver messo in luce - forse per la prima volta in maniera così limpida - il dovere dei governi di organizzarsi seriamente per porre limiti alle libertà delle industrie, allo scopo di salvaguardare la salute delle persone, delle comunità, della natura e dei territori.

Non a caso, è proprio del 1963 il primo atto legislativo federale mirato al controllo dell'inquinamento atmosferico: il "Clean Air Act", che finanzierà anche la ricerca relativa alle tecniche di monitoraggio e controllo degli inquinanti e delle loro conseguenze.

[...]


Questa donna incredibile, insomma, ha davvero posto le basi dell'ambientalismo scientifico moderno, capace di proporre soluzioni alternative a quelle speculative, che non fanno altro che cercare scorciatoie, che dimenticano i contesti e che rifiutano l'approccio sistemico. Eppure, come Rachel aveva capito benissimo, è proprio lo sguardo ecologista, rispettoso, attento, ampio e visionario l'unica strada capace di costruire strategie solide e durature, in armonia e simbiosi con la natura e non certo in contrasto "muscolare" con essa (che, anche solo a pensarlo, viene quasi da ridere).

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Pagina 53

Greta Thunberg e Alexandria Ocasio-Cortez


                                                                        Gretina.
                                 Una ragazzina da mettere sotto con la macchina.
                                                  Un personaggio da film horror.
                                                                     Autori vari


                           Greta dovrebbe lavorare sul suo problema di controllo
                   della rabbia e poi andare a vedere un buon film con un amico!
                                                             Calma Greta, calma!
                                                                    Donald Trump


                                          La deputata Ocasio-Cortez è un'idiota,
                                                   che dovrebbe essere fucilata.
                                      Un agente di polizia americano su Facebook


                                Il Green New Deal, l'ambizioso piano per salvare
                            l'ambiente con energie rinnovabili, è stato proposto
                                            da una meravigliosa giovane barista.
                                                                    Donald Trump



Sembra crescere a dismisura l'elenco degli uomini potenti che costituiscono la prima linea di quella che viene mediaticamente definita come "l'internazionale dell'odio": Trump, Putin, Bolsonaro, Johnson, Orbán, Salvini, Bannon, e via fino ad arrivare - con geometrie alterne e atroci corresponsabilità - a Erdogan, Assad, al-Sisi... Un'inedita e spaventosa avanzata, che non tarda a mostrare i propri frutti avvelenati ovunque si manifesti.

Mai del tutto soffocati nelle nostre società, così colpite da diseguaglianze e così impoverite culturalmente, focolai di odio purissimo, abilmente alimentati, riprendono vigore e diventano fiamme di proporzioni incredibili e impensabili, anche solo fino a qualche anno fa.

E mentre in tutto il mondo imperversano incendi metaforici, fatti di razzismo, anti-semitismo, machismo, sovranismo, omofobia, derisione o colpevolizzazione dei più deboli e dei "diversi", parallelamente si scatena la furia di incendi realissimi, che distruggono i polmoni del pianeta: dalla Siberia di Putin alla foresta amazzonica (data in pasto da Bolsonaro e Evo Morales ai migliori offerenti), fino all'Africa, che subisce l'ennesimo saccheggio perché le sue terre devono nutrire le mille bocche voraci del capitalismo.

Brucia ancor peggio, proprio come in un film distopico e apocalittico, l'Australia, attaccata con unghie e denti alle proprie risorse fossili. Brucia e mostra al mondo un biocidio catastrofico, ancor più odioso perché annunciato, senza provocare reazioni, dagli scienziati dell' IPCC , che diversi anni orsono segnalavano che desertificazione e siccità avrebbero esposto a un rischio gravissimo quelle terre.

Il 2019 sarà ricordato come un anno nero come il carbone: nero come il rigurgito di vecchi e nuovi fascismi che attraversano le nostre società spaventate; nero come la paura più cupa che le speranze di rallentare la folle corsa del collasso climatico vadano in fumo, proprio come stanno già facendo, qui e ora, le intere regioni del pianeta che ardono.

Impressionante notare quanto questi temi si siano saldati tra loro, andando a costituire un inedito profilo ideologico, che supera del tutto vecchi schemi politici. Negazionismo climatico, potere fossile, sovranismo, l'attenzione alla questione climatica che diventa un fatto identitario, quando invece dovrebbe essere una preoccupazione trasversale e universalmente condivisa (volendo usare una parafrasi: «Anche se tu non ti occupi del collasso climatico, il collasso climatico si occuperà di te»).

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Pagina 57

Sembra davvero incredibile constatare che - di fronte a questi "mostri" di acciaio inossidabile e polvere da sparo, in apparenza invincibili - le creature che sono riuscite, più di tutte, a riaccendere la speranza siano state, molto probabilmente, Alexandria Ocasio-Cortez e Greta Thunberg: una, la più giovane donna eletta al Parlamento degli Stati Uniti d'America, ispano-americana; l'altra, (poco più che) bambina, affetta dalla sindrome di Asperger, che ha lanciato nel mondo intero qualcosa di davvero simile a una rivoluzione. Entrambe di corporatura minuta, capaci di sguainare sorrisi ed espressioni che generano immediata empatia, promotrici di pace e disarmate, senza alcun potente o potentato alle spalle, se non le schiere numerosissime di persone che si sono attivate grazie a loro, assieme a loro.

Entrambe sono state capaci di generare veri terremoti mediatici e di squarciare muri che sembravano impenetrabili: Ocasio-Cortez sbaragliando Joseph Crowley, un solidissimo membro dell'establishment del Partito democratico statunitense (nell'ambito delle primarie nel Bronx e nel Queens), e costruendo una comunicazione semplice ma d'effetto attorno a proposte radicali, a partire dal solco tracciato da Bernie Sanders (Green New Deal, assistenza sanitaria gratuita, lotta senza quartiere alle diseguaglianze, tutela della democrazia); Greta Thunberg, sull'altro versante, mettendo in atto con incredibile determinazione un'iniziativa tanto semplice quanto radicale: lo sciopero dalla scuola, rigorosamente ogni venerdì (i cosiddetti #FridaysForFuture), per protestare contro l'inazione dei governi che rubano il futuro alla sua generazione, a partire dal Riksdag di Stoccolma, sede del Parlamento nazionale del regno di Svezia.

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Pagina 68

L'azione di Greta parte dalle sue scelte personali (che coinvolgeranno man mano tutta la famiglia) quali il veganesimo, il rifiuto di muoversi in aereo per le eccessive emissioni di CO2, la scelta di utilizzare solo vestiti di seconda mano, eccetera; ma si fonda fin da subito sui rilievi e sugli avvertimenti degli scienziati, che per lustri sono rimasti inascoltati. Il suo discorso pubblico riprende con attenzione e precisione i contenuti resi disponibili dai più autorevoli scienziati e dall'IPCC: l'istituto, del resto, venne creato nel 1988, proprio per fornire ai decisori politici valutazioni scientifiche periodiche sui cambiamenti climatici, che erano già allora un'evidenza estremamente preoccupante. Il fine della sua fondazione era proprio quello di rendere note le molteplici implicazioni e gli inimmaginabili rischi del fenomeno, proponendo contestualmente ai governi concrete strategie di adattamento (come attrezzarsi per gestire il cambiamento e ridurre i rischi a esso connessi) e mitigazione (come tentare di rallentare il più possibile e di invertire la tendenza).

Il lavoro dell'IPCC, d'altronde, non è quello di portare avanti la ricerca in maniera autonoma, ma quello di analizzare, vagliare, sintetizzare, "tradurre" per i non addetti ai lavori, e - di conseguenza - rendere fruibile il lavoro di migliaia di accademici e ricercatori di tutto il mondo; tutto questo, facendo naturalmente riferimento solo ai lavori pubblicati sulle più autorevoli riviste internazionali (che prevedono un rigoroso sistema di revisione indipendente e contraddittorio, tipico del metodo scientifico, al contrario delle "pubblicazioni" alle quali continuano a fare riferimento i negazionisti, alimentando la diffusione di notizie infondate e pericolose su media di varia natura, in ogni parte del mondo).

È proprio attorno ai rilievi e agli scenari dell'IPCC che, durante la storica Cop21 di Parigi del 2015, i governi di 195 Paesi si sono impegnati con accordi vincolanti a adottare ogni misura possibile per contenere l'innalzamento della temperatura media globale entro i 2 gradi centigradi (meglio se 1,5) rispetto a quella dell'era pre-industrializzata.

Greta richiamerà spessissimo i governi a quel momento storico e a quelle decisioni e responsabilità ad oggi totalmente disattese (Trump addirittura rinnegherà il valore degli accordi, fortemente voluti da Obama): «Voi avete finito le scuse, e noi stiamo finendo il tempo».

Thunberg porta avanti la propria protesta con commovente determinazione e presto, parallelamente alla nascita dei Fridays For Future, le si affiancano alcuni dei più importanti climatologi al mondo attualmente impegnati nell'ambito dell'emergenza climatica; lo fanno sia perché hanno finalmente intuito che sta accadendo qualcosa di storico attorno a una causa drammaticamente inascoltata, sia per supportarla nella comprensione di un tema così complesso, fornendole gli strumenti necessari per smontare le mille fake news e gli attacchi tanto infondati quanto tendenziosi dei negazionisti.

Sembra incredibile che esistano ancora, eppure sono molti, ben finanziati e organizzati: questi grigi e pericolosi personaggi arrivano addirittura a respingere le evidenze scientifiche relative al collasso climatico in atto (che ormai sono anche avvalorate dalle esperienze dirette di ciascuno). Spesso, più subdolamente, non aggrediscono il fenomeno bensì la sua correlazione con l'azione antropica, tentando di dimostrare, quindi, che non è "colpa" del genere umano, e ipotizzando che lo sconvolgimento climatico sia dovuto a ipotetici cicli naturali, che il pianeta avrebbe già attraversato in passato - teoria che, tra le altre cose, risulta davvero poco rassicurante.

Peccato che, mentre tali figuri professano le loro strampalate idee e pontificano su quanto le cose si aggiusteranno anche da sole, il pianeta stia andando incontro alla sesta estinzione di massa.

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Pagina 74

Eppure sapevano, eppure erano a conoscenza delle conseguenze del loro "modello di business" certamente da più di quarant'anni, come hanno mostrato molto recentemente gli scandali grazie ai quali colossi come la Exxon sono finiti sotto inchiesta.

È divenuto virale, in tal senso, un video in cui Ocasio-Cortez pone domande molto precise allo scienziato Martin Hoffer, già consulente della divisione Ricerca e ingegneria della Exxon negli anni Ottanta.

Grazie ai documenti mostrati e alle risposte del suo interlocutore, dallo scambio traspare in maniera evidente quanto i modelli predittivi nelle mani del colosso fossile dimostrassero chiaramente alcuni fatti: l'aumento della CO2 in atmosfera, causato dal sempre più massiccio utilizzo di combustibili fossili, avrebbe portato la concentrazione dell'anidride carbonica a superare le 415 PPM (parti per milione) e la temperatura media globale a elevarsi di un grado rispetto a quella dell'era pre-industriale; il tutto sarebbe accaduto presumibilmente entro il 2020.

Una previsione scientifica avveratasi, un allarme caduto nel vuoto, o peggio, nascosto. Quasi come la verità che gridava Cassandra, restando completamente inascoltata.

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Pagina 76

Un po' in tutto il mondo, di fatto, in barba alle responsabilità derivanti dalla sottoscrizione degli Accordi di Parigi, si continuano a usare risorse pubbliche per finanziare le economie fossili, in maniera più o meno velata. Accade negli Stati Uniti di AOC, accade diffusamente nell'Europa di Greta, accade - in maniera particolarmente grave - anche in Italia: un Paese in cui la transizione energetica viene finanziata con poco meno di 15 miliardi di euro all'anno (in maniera ben visibile a tutti e sistematicamente attaccata), mentre alle risorse fossili si destinano, (in modi molto meno semplici da tracciare e da comprendere) contributi pari, nel 2019, a circa 19 miliardi di euro.

Le cifre in ballo, tanto quanto gli intrecci di interessi, sono da capogiro; in termini di costi esterni socializzati, i tributi pagati da società, territori e cittadini (in particolare i più fragili) sono realmente da incubo.

Eppure Alexandria e Greta non si lasciano spaventare dalle dimensioni del "nemico" e non si arrendono: la posta in gioco è troppo alta.

«I cambiamenti climatici sono la più grave minaccia ai diritti umani» avrà modo di dire Greta, una volta giunta negli States.

Per decenni le cause ambientaliste sono state ridicolizzate, considerate questioni a cui si possono dedicare solo le persone con «molto tempo libero» o con «la pancia piena», i sognatori, quelli che non hanno problemi ad arrivare alla fine del mese. Gli ecologisti sono stati spesso relegati a riserva, come portatori di interessi velleitari e frivoli, incapaci di capire che la politica e l'economia debbano avere a che fare con "ben altro".

È diventata quasi una scuola di pensiero, tanto è stato sbandierato, il benaltrismo: arma di distrazione di massa per eccellenza, che individua sempre gli avversari sbagliati.

Ma Alexandria non arretra nemmeno di un millimetro su questo terreno: il modello non funziona, e tutto ciò che si ostina a non voler affrontare questa frattura finisce per alimentarla ulteriormente.

È un meccanismo perverso, che macina persone, diritti, natura, speranze, futuro, ottenendo profitto per pochissimi e crescenti diseguaglianze.

È un modello ingiusto e iniquo che strappa le ricchezze da intere regioni del pianeta per nutrire pochi Paesi, i quali poi si troveranno a costruire muri per difendere la propria virtuale opulenza da masse di disperati, che chiedono solo un futuro degno e dignitoso. È un modello che non può più essere considerato vincente o anche solo credibile: la retorica della crescita infinita che diffonderà benessere tra tutti è ormai impossibile da tenere in vita, è un modello fallito, la cui scia avvelenata non risparmia, tra l'altro, nemmeno gli stessi cittadini americani.

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