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| << | < | > | >> |Pagina 15 [ libro inizio ]Scesero al pronto soccorso a mezzogiorno e si sedettero sulla panca appena oltre la porta girevole che si apriva sul parcheggio delle ambulanze. Ellis, il più anziano, era nervoso, preoccupato, distante. Invece Morris, il più giovane, era calmissimo: mangiò una caramella. Ne appallottolò l'ivolucro infilandoselo nella tasca della giacca bianca.| << | < | > | >> |Pagina 73Janet Ross era la sola donna presente e il suo arrivo aveva sottilmente modificato l'atmosfera decisamente maschile della sala. Le seccava di essere l'unica donna e le seccava il fatto che gli uomini diventassero all'improvviso più pacati, più cortesi, meno rozzi e gioviali. Non le importava niente che fossero volgari, le dava anzi fastidio essere considerata una specie d'intrusa. Aveva la sensazione di essere stata un'intrusa per tutta la vita, fin da quando era bambina. Suo padre, un chirurgo, non si era mai preso la briga di nascondere la propria delusione per aver avuto una femmina anziché un maschio. Un figlio si sarebbe automaticamente inserito nella sua vita: avrebbe potuto portarlo con sé in ospedale il sabato mattina e fargli vedere le sale operatorie: tutte cose che si possono fare solo con un maschio. Una figlia invece era un'altra cosa, un'entità sconcertante, per niente adatta alla vita del chirurgo. Quindi un'intrusa...| << | < | > | >> |Pagina 85Fino a questo punto avevano trapanato soltanto il cranio, lasciando intatta la membrana della dura madre che copre il cervello e impedisce la fuoruscita del liquido cefalo-rachidiano. Per perforare la dura l'assistente di Ellis si servì di una sonda.«Sono arrivato al liquido», disse, e dal foro sgusciò lungo un lato del cranio rasato un sottile rigagnolo chiaro. Un'infermiera lo asciugò con la spugna. Per la Ross era sempre una meraviglia vedere come era protetto il cervello. Anche gli altri organi vitali, ovviamente, erano ben protetti: i polmoni e il cuore nella gabbia di ossa delle costole, il fegato e la milza appena sotto le costole, le reni avvolte nel grasso e saldamente difese dagli spessi muscoli della parte inferiore del dorso. Ottime protezioni insomma, ma niente in confronto al sistema nervoso centrale che era interamente rivestito di solide ossa. Non solo, ma all'interno dell'osso c'erano delle membrane simili a sacchi che contenevano il liquido cefalo-rachidiano. E siccome questo è soggetto a pressioni, il cervello si trovava nel mezzo di un sistema liquido pressurizzato che gli assicurava una protezione straordinaria. McPherson lo aveva paragonato a un feto in un utero pieno d'acqua. «Il bambino finisce per uscire dall'utero», diceva, «mentre dal suo utero il cervello non esce mai». | << | < | > | >> |Pagina 97S'interruppe e si guardò attorno. Su un angolo della sua scrivania c'era il garnde modello di un cervello. Lungo una parete scaffali pieni di giornali e un monitor sul quale egli stava ora seguendo il "playback" dell'operazione di quel mattino. L'audio era spento e le immagini si susseguivano mute. Ellis stava trapanando la testa di Benson. McPherson cominciò a dettare:"Questo intervento costituisce un primo collegamento tra un cervello umano e un computer. È un collegamento permanente. Già ora, s'intende, qualsiasi uomo che sieda davanti al quadro di controllo di un computer e che agisca in rapporto con il computer stesso, premendo pulsanti, può dire di essere collegato". Troppo elaborato, pensò. | << | < | > | >> |Pagina 133Lavorando con programmi come George e Martha aveva capito che istruzioni relativamente semplici potevano produrre nella macchina un comportamento complesso e imprevedibile. D'altra parte, va detto che le capacità della macchina programmata possono essere superiori a quelle del programmatore; cosa che era stata comclusivamente dimostrata nel 1963, quando Arthur Samuel dell'IBM programmò una macchina per giocare a scacchi, e la macchina divenne talmente brava da battere lo stesso Samuel.Tutto questo comunque era stato fatto con computer che non avevano più ciurcuiti di quelli del cervello di una formica. Il cervello umano era assai più complesso e la sua programmazione si estendeva per decenni. Come poteva qualcuno sperare seriamente di comprenderlo? C'era anche un problema filosofico. Il teorema di Gödel, secondo il quale nessun sistema può spiegare se stesso e nessuna macchina può capire se stessa. Gerhard pensava che il cervello umano fosse tutt'al più in grado, dopo anni di lavoro, di decifrare quello di una rana. Ma non avrebbe mai saputo decifrare se stesso in modo altrettanto minuzioso. Per questo ci voleva un cervello sovraumano. | << | < | > | >> |Pagina 176Ellis scosse il capo e uscì. Appena fuori, respirò a fondo l'aria fresca della notte e montò in macchina. Era affascinato dal problema degli odori. Non era la prima volta che se lo poneva, ma non l'aveva mai risolto.L'intervento che aveva fatto su Benson si era posto come obiettivo una parte specifica del cervello, il sistema limbico. In termini evoluzionistici, era una parte molto antica, cui un tempo si attribuiva appunto la funzione di controllare l'olfatto. Tanto è vero che una volta la si chiamava «rinencefalo», cioè «cervello olfattivo».
Si era sviluppata oltre 150
milioni d'anni fa, quando i rettili
erano padroni della terra.
Controllava i modi di comportamento
più primitivi: rabbia e paura,
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