Copertina
Autore Sergio Crippa
Titolo Homo scemens
SottotitoloCronaca di lucida criminalità ambientale
EdizioneNuovi Equilibri, Viterbo, 2006, Ecoalfabeto , pag. 118, ill., cop.fle., dim. 120x167x9 mm , Isbn 978-88-7226-891-9
LettoreGiorgia Pezzali, 2006
Classe satira , ecologia
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 5

Vignette, satira e ambientalismo


Dall' Homo sapiens all' Homo scemens: questa, ahinoi, sembra essere l'attuale traiettoria evolutiva dell'essere umano; con il risultato che il suo modello di sviluppo dominante, di cui orgogliosamente si vanta, lo sta portando dritto sparato verso la futura estinzione.

Informare, far riflettere su questo, ma anche sorridere e divertire, è lo scopo di Sergio Crippa in questo delizioso volumetto. Usando lo strumento immediato e diretto delle vignette graffianti, pungenti, illuminanti, sempre abbinate e affiancate da verificate informazioni e dati scientifici l'autore prova a evitare, in modo spiritoso ma documentato, che le conseguenze degli orrori quotidiani della razza umana su sé stessa, sull'ambiente e sul pianeta passino inosservate: perché volutamente oscurate da chi ha interessi economici in gioco o perché sommerse dalla "fuffa" di pseudo-notizie che ci sfiniscono.

Crippa, utilizzando un altro media, fa ciò che con gran successo esprime Beppe Grillo: satira (ma anche controinformazione) sul rapporto malato tra ambiente ed economia e produzione industriale. Le vignette qui presentate fanno venire in mente alcuni passaggi dello spettacolo Rai del '93, quello per il quale il comico genovese si guadagnò l'esautoramento dalla tv. Diceva Grillo:

"Io voglio veramente che le cose prodotte siano convenienti per me che le compro. Non è più così... Scusate un po': rompo un tergicristallo... sarà successo a tutti, il gommino... rompo il gommino... vado dal distributore e dico: "Buongiorno... ", giuro è vera, eh? Dico: "Buongiorno... guardi, ho rotto il gommino, mi dà un gommino?". L'addetto agli autoricambi fa la faccia innervosita. Abbia pazienza, ho rotto solo questo. Io... se vuole mi do due martellate sul cofano...", cosa dovevo dire? Questo qui mi ha detto: "Voi comici venite a prendere per il culo noi che lavoriamo" "Ma no! Volevo solo questo, va be', mi dia tutto il tergicristallo" "Uno? Due gliene dobbiamo dare": Due? 40.000 lire, perché li vendono a due a due. Allora io ho dovuto spendere quaranta sacchi, 40.000 lire, per un gommino da mille lire. Mi tocca lavorare un giorno di più, perché le cose che compro non le trovo. Ma cacchio, lo specchietto... avete mai rotto uno specchietto? Lo specchietto... cosa ti cambiano, lo specchietto? Ti cambiano tutto il braccio elettrico, il piantone della macchina, il seggiolino e il passeggero se gli sta sulle balle. E allora dico ma... dove le faranno queste cose, amici? Dove le faranno? Dove le faranno? Il gommino da mille lire, sapete dove l'ho trovato io? In Svizzera, dove sono miliardari proprio perché hanno un gommino da mille lire. E allora noi facciamo queste cose per buttarle via, per rifarle... io ho un orologio, ho un orologio giapponese... che è programmato il cinturino per rompersi dopo ottanta volte che lo piego: è la cosa più precisa dell'orologio... Noi viviamo immersi in questa economia... e buttiamo via le cose per rifarle, va bene?... e le rifacciamo sempre così. Lo spazzolino, addirittura, lo devi buttare via perché ti avvisa, lo spazzolino: quelli che li hanno costruiti sono gentilissimi, quando devi buttarlo via ti avvisano perché si decolora... che gentili che sono, no? Rischiavi di usarlo magari una mezz'oretta di più: non vogliono, non vogliono. E allora prendi e butti via... butti via. E quando butti via... quando buttiamo via, noi non ci interessa più: buttiamo via, qualcuno ci pensa... chi lo sa chi sarà, non m'interessa, non è mica più mio, l'ho buttato via. E allora noi buttiamo via lo spazzolino, e chi se ne frega, son dieci grammi di plastica... ma la plastica si fa col petrolio: dieci grammi, butti via. Se moltiplichiamo cinquanta milioni di spazzolini è già una petroliera piccola... e la buttiamo via. Questo qui va in un fornetto, questa plastica qui... nel PVC c'è il cluoruro, e a 650 gradi il cluoruro reagisce!... perché non è un vigliacco!, reagisce. E diventa diossina, che non è una bestemmia... è un gas... e la diossina va in cielo... e c'è l'aria che la trasporta per i prati, i campi, i mari: va sull'oceano, piove, la diossina va in mare, in mare c'è il plancton, i pesci mangiano il plancton, tu vai al ristorante, spendi 80.000 lire per un branzino e ti sei mangiato il tuo cazzo di spazzolino, eccolo qua! E allora... allora la tecnica... allora io non devo lavorare di più, non posso. Io voglio lavarmi i denti con uno spazzolino concepito e costruito in un altro modo. Ci sarà, abbiamo la tecnica. Allora, la tecnica c'è: facciamo un altro spazzolino fatto in un altro modo, per lavorare un po' meno, per non comprarne dieci all'anno. C'è??? Sì che c'è! Dove l'ho comperato? In Svizzera. Ecco perché son tutti miliardari in Svizzera... perché lo spazzolino lo fanno così: ogni due mesi non buttano via tutto, ogni due mesi quando è consumato, tac, tengono il manico e buttano via la testa, con le setole per la pulizia dei denti... non ve l'aspettavate questa! Vado a vedere la marca: "Monte Bianco", made in Italy; lo facciamo noi e lo diamo agli svizzeri, pensa come siamo... una cosa geniale! Abbiamo la tecnica e non sappiamo usarla".


Il problema, allora, è l'informazione ecologica. Se ne dovrebbero occupare i media. Peccato lo facciano poco e male. La stampa italiana è poco sensibile all'andamento delle grandi questioni ambientali ed è attirata, più che altro, dalle notizie che possono offrire il pretesto per usare toni allarmistici e sensazionalistici.

significativa una ricerca pubblicata solo pochi anni fa dalla newsletter Ecotrend (si tratta di un'indagine eseguita dalla società di comunicazione Gaia in collaborazione con Aiga Associazione Italiana Giornalisti Ambientalisti) analizzando per tre anni i principali quotidiani italiani: le tematiche ambientali trovano sempre minore spazio sui giornali, nonostante aumenti l'interesse del pubblico per questi temi. Il culto della notizia porta a dare spazio ai temi ambientali solo in occasione di eventi catastrofici o luttuosi. Perché l'ambiente faccia notizia ci vuole insomma un'altra Chernobyl, o un'altra Seveso, o una bella alluvione. Si parla d'ambiente solo quando da esso provengono delle minacce: gli incendi estivi, l'inquinamento delle città, l'incidente della petroliera, le varie emergenze rifiuti.

Il fatto stesso che i temi ambientali siano relegati in cronaca lascia intuire quanto per trovare spazio sia necessario rappresentare situazioni drammatiche. I rifiuti si trattano solo se c'è l'emergenza, l'inquinamento atmosferico nelle città viene trattato solo nei mesi invernali quando si riaccendono i riscaldamenti, l'inquinamento del mare solo in estate. In questo modo va a farsi benedire una delle funzioni del giornalismo che, informando, svolge indirettamente un ruolo di formazione, orientamento, educazione dell'opinione pubblica, stimolo verso gli amministratori e i politici. Un compito, questo, che per essere svolto ha bisogno di un'informazione costante su questi temi che dovrebbe lasciare la nicchia della cronaca e diventare una presenza costante nei media, avendo come obiettivo la creazione di una cultura ambientale in linea con i grandi quotidiani stranieri.

E allora ben vengano, per promuovere l'alfabetizzazione ecologica, le vignette satireggianti, amare, un po' sarcastiche e velenose di Crippa, che ci fanno riflettere sulla qualità del nostro ambiente e della società. Crippa ci offre una grandiosa opportunità: il contrasto tra la "pesantezza" delle notizie di cronaca ambientale (che però passano semi-inosservate) e la "volatilità" delle vignette (che però rimangono impresse in mente) ancorano questo libro nella memoria dei lettori ambientalisti. Epperò questo mix testo-vignetta aggiunge interessi e addentellati di riflessione anche ai fruitori della sola satira, che s'aspettano magari solo di sorridere, e invece dovranno pensare.

Crippa mette alla berlina la moderna società dei consumi, portatrice (mal-sana) del trionfo dell'inessenziale sull'essenziale, dell'artificiale sul naturale, del superfluo sul necessario: è il sottile filo di divertimento angoscioso, di stralunato humour che attraversa questo libro.

Scriveva beffardo Michele Serra in Il nuovo che avanza: "Un tempo i negozi erano come certe chiese protestanti del Nord. Che sono disadorne e silenziose, e proprio perché niente ti costringe a pregare hai voglia di farlo... I negozi erano al servizio delle merci, e non viceversa. Come le chiese esistono per le persone, e non le persone per le chiese... Poi c'è stata una specie di controriforma. Insegne chiassose, luminarie, filodiffusione, vetrine piene di piante, sassi, rami e fronzoli che non c'entrano niente con la merce. Un barocco, un barocco dell'altro mondo. Per impressionare, per stordire, imbrogliare... Poesia? Realtà? Satira? Un po' tutte e tre le cose...".

Oggi contro la libertà di satira è in atto una intimidazione supportata da legioni di avvocati del cavillo e dai loro mandanti. Il diritto di satira è la democrazia stessa, dà la possibilità di mettere in discussione il potere. E allora godiamoci le vignette di Crippa, tra gli autori più sensibili e attenti agli sviluppi che la realtà del nostro paese produce nell'eterogeneo universo delle 'questioni ambientali". Buon sorriso. Amaro.

Edgar Meyer e Stefano Apuzzo

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 24

Alcuni gravi casi hanno scosso il mercato farmaceutico, a partire dal talidomide, molecola d'un tranquillante che causò, a partire dal 1961, tra gli 8 e 10 mila casi di nascite con malformazioni in Europa.

Ben più recentemente (2001) un farmaco anticolesterolo della famiglia delle statine è stato ritirato dopo le prime 54 persone morte e 10.000 cause contro il produttore (che per chiudere le prime 3.000 ha già sborsato 1,1 miliardi di dollari). Tra i farmaci "di sostituzione ormonale" che promettono alle donne di ritardare la menopausa e di sconfiggere l'osteoporosi s'è scoperto che due, molto diffusi, provocano cancro, embolia polmonare, infarto e demenza: in Usa almeno 14 milioni di donne se le sono viste prescrivere. Recente anche il caso del tolcapone, farmaco antiparkinson lanciato sul mercato e ritirato poco dopo perché provocava casi di epatite fulminante, o della cisapride, venduta in milioni di pezzi per migliorare la digestione e poi relegata alla prescrizione specialistica perché tossica per il cuore. Per non citare l'antinfiammatorio Vioxx, al quale sarebbero attribuibili secondo stime Fda quasi 28mila tra infarti e morte cardiaca improvvisa...

Altri problemi emergono in caso di interazione tra differenti farmaci, quando si avviano terapie con trattamenti già in atto, o di interazione tra farmaci e alimenti.

Solo un errore di metodo nella filiera del farmaco può spiegare l'alta percentuale di medicinali ritirati, per danni gravi, dopo la loro commercializzazione (negli USA, in un recente studio del General Accounting Office, sono il 51%). E spiegare il fatto che le malattie iatrogene (procurate dai farmaci) costituiscono la quarta causa di morte nei paesi industrializzati.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 38

Mercurio, benzina e derivati, pesticidi, ritardanti di fiamma, composti del Teflon: queste sono alcune delle 287 sostanze chimiche ritrovate nel cordone ombelicale delle mamme americane secondo una ricerca effettuata dall'Environmental Working Group e Croce Rossa Americana.

Un altro studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato dalla rivista "Psychiatric Times" ha accertato che un milione di bambini americani hanno livelli superiori a 10 microgrammi/dl di residui di pesticidi e sostanze tossiche dannose per il sistema nervoso in circolo, mentre il 90% dei bambini ne mostrava tracce nelle urine. Ben un milione di donne in età fertile, infine, mangia dosi di pesce contaminato da mercurio sufficienti a mettere a rischio i nascituri.

La rivista "Environmental Health Perspectives" ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta dalle Università di Standford e Berkeley con il sostegno del WWF. Lo studio, durato 4 anni e condotto su 324 bambini tra 0 e 14 anni (metà dei quali affetti da leucemia) dimostra inequivocabilmente la relazione tra leucemia e sostanze chimiche di sintesi.

«I nostri bambini nascono inquinati ha dichiarato la deputata americana Louise Slaughter alla presentazione dell'inchiesta Ewg-Croce rossa Usa . Se mai avessimo voluto una prova di come funzionano le leggi a difesa dell'ambiente, leggendo la lista dei 287 composti chimici industriali trovati nel corpo dei bambini non ancora usciti dal grembo... ce ne possiamo fare un'idea».

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 54

La questione della coesistenza tra colture convenzionali e colture transgeniche è molto dibattuta, in Italia e in Europa. Mentre illustri scienziati decidono di schierarsi a favore degli Ogm, le associazioni dei consumatori, Coldiretti e Confederazione Italiana Agricoltori, guardano con aperta ostilità al transgenico.

Il problema della coesistenza è questo: se si ammette la coltivazione di piante Ogm in campo aperto è inevitabile che tutte le coltivazioni di quella zona vengano contaminate da semi Ogm, perché per natura spore e semi si propagano col vento, con le acque, nel suolo. La conseguenza è che chi non vuole coltivare Ogm ma vuole continuare le sue coltivazioni con agricoltura convenzionale o biologica non potrà più farlo, perché comunque nei suoi campi inevitabilmente ci saranno tracce di Ogm, e quindi non si potranno più avere prodotti "non Ogm" con certezza.

Federica Ferrario, campaigner Greenpeace, ha chiosato: "Non esiste il problema 'coesistenza'. Esiste il problema 'contaminazione'. 'Coesistenza' significa 'contaminazione'". Proprio per questo motivo, al momento in Italia vige una moratoria che vieta di coltivare Ogm in campo aperto ma lo permette solo in serra o laboratorio.

In estrema sintesi, lo spirito che sembra animare le politiche sulla coesistenza sembra essere: fate quello che volete con le piante in laboratorio ma in campo aperto non si pianta niente finché non garantite che i semi Ogm non si spargano negli altri campi. E chi contamina paga gli eventuali danni.

| << |  <  |