Copertina
Autore Michael Cunningham
Titolo Dove la terra finisce
SottotitoloUna passeggiata per Provincetown
EdizioneBompiani, Milano, 2003, Overlook , pag. 168, cop.fle.sov., dim. 150x210x11 mm , Isbn 978-88-452-5439-0
OriginaleLand's End. A Walk through Provincetown
EdizioneCrown, New York, 2002
TraduttoreIvan Cotroneo
LettoreElisabetta Cavalli, 2004
Classe narrativa statunitense
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Pagina 9

Prologo



Nelle chiare sere d'estate, a Provincetown, per un breve lasso di tempo dopo il tramonto, il cielo è blu scuro ma gli scafi delle imbarcazioni al porto trattengono ancora un'ultima traccia di luce che non si scorge altrove. Diventano brevemente fosforescenti in un mondo blu pallido. L'estate scorsa, mentre me ne stavo sulla spiaggia del porto a osservare le barche, ho trovato una tazzina da caffè dove l'acqua era meno profonda. Non è insolito imbattersi in pezzi di stoviglie su questa spiaggia (il porto di Provincetown, che ha la forma di un enorme mestolo, raccoglie dalle acque che circondano Cape Cod molto di ciò che la marea spinge verso terra), ma una tazzina intera è rara. Non era, mi dispiace deludervi, la perfetta tazzina di porcellana bianca che richiederebbe la poesia. Era in effetti una tazzina di poco conto, suppongo risalente agli anni settanta, un ovale poco profondo e senza alcuna grazia, di plastica (da cui la sua capacità pratica, sebbene poco affascinante, di sopravvivere intatta), decorata con margherite arancio brillante e giallo - il fiore ufficiale dell'ottimismo convinto e ipersmagliante dei tempi della mia adolescenza, mentre i discorsi sulla rivoluzione si spegnevano, e tutti noi cominciavamo, semplicemente, a danzare. Non era una gran tazzina, anche se sarebbe sopravvissuta a molte delle prove più fragili dell'umanità di incarnare la nozione di speranza in un oggetto di uso quotidiano. Era arrivata sulla spiaggia in un pezzo unico, mentre i suoi omologhi più delicati, fatti di argilla e ossa ridotte in polvere, bianchi come lune, giacciono invece in mille pezzi sul fondo dell'oceano. Questa tazzina conteneva una graziosa piccola conchiglia, color del peltro, con un leggero barlume violetto nel punto in cui la cerniera era rotta, e uno spruzzo di sabbia iridescente, come mica, simile a foglie di tè, sul fondo. La presi in mano, come se avessi intenzione di bere, mentre le imbarcazioni accendevano le luci.

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Le stagioni



Nel pieno dell'estate la popolazione turistica di Provincetown è incalcolabile. In inverno si riduce a poco più di tremilaottocento anime. Io la trovo spettacolare con ogni clima, ma per le persone in cerca di una o due settimane convenzionali da passare al mare si può fare affidamento sul sole unicamente a luglio, agosto e agli inizi di settembre - e anche allora giorni o settimane di piogge possono arrivare dall'Atlantico. D'estate le giornate sono calde e a volte molto calde, le notti quasi sempre fredde. D'inverno generalmente nevica. Dal momento che la città è circondata dall'oceano, non fa mai freddo da gelare le ossa come a Boston, situata a quarantacinque chilometri circa dall'altro lato della baia.

Sono cresciuto nella California del Sud, dove il fatto che gennaio somigli molto a giugno è generalmente considerato un valore, e una parte della mia maturazione come essere umano ha avuto a che fare con il manifestarsi di un sottile orrore per un clima temperato che si ripete piacevolmente giorno dopo giorno dopo giorno. Provincetown soddisfa il mio desiderio di incostanza. Un sipario di pioggia fredda può calare all'improvviso nel pieno di un assolato pomeriggio estivo, lasciando la luce del sole più fresca e chiara. A febbraio non sono infrequenti giornate di una limpidezza brillante e di relativo bel tempo. Secondo il mio personale registro ci sono due periodi annuali che si compensano. C'è il profondo inverno, nel corso del quale prevale una grande curva artica di fredda quiete. Il cielo diventa di un bianco brillante e vuoto come lo schermo del drive-in di Wellfleet; la città è immersa in una sorta di bianca incandescenza, come se la luce non cadesse solo dal cielo ma venisse anche su dalla terra marrone e grigia - dai prati invernali e dalle silenziose facciate delle case, dai rami spogli degli alberi e dalla baia grigio-blu, dall'opaco peltro delle strade. L'aria è completamente immobile; i colori brillanti in maniera quasi violenta. Noi che siamo lì in questi momenti tendiamo a camminare per le strade con attenzione, con rispetto, come se avessimo paura di svegliare qualcuno. Se la bellezza ha a che fare con l'immobilità, allora questa è Provincetown al suo massimo. Durante il sonno invernale sembra rivelarsi nel suo vero stato, senza gioielli o piume, come una bianca regina di marmo; una donna che in vita poteva essere stata irritabile e volubile, pronta a mettere il broncio o a farsi consolare troppo facilmente da velluti e broccati; adesso addormentata per sempre nel terreno cintato di una cattedrale, gli occhi chiusi in pace, il volto atteggiato a un'espressione di assorto dolore, mentre i vivi le volteggiano accanto con le loro macchine fotografiche e le loro candele, con le loro piccole preghiere.

Poi c'è il cuore dell'estate, che cade a metà agosto o un po' prima. Provincetown è molto a nord, più vicina alla Nova Scotia di quanto sia alla Florida; l'autunno arriva presto. Prima del Labor Day, diverse foglie già mostrano alle estremità tracce di rosso e giallo. Ma nel corso della seconda settimana d'agosto (a volte prima, a volte dopo), c'è uno scrigno di giorni perfetti, più chiassosi di quelli invernali, ma con un simile silenzio nascosto sotto la superficie, una simile sensazione che il mondo sia, e sempre sarà, proprio così: calmo e caldo, inondato di brillantezza, i contrasti annullati da uno splendore che rende difficile determinare precisamente dove finisce l'oceano e inizia il cielo. Un pomeriggio di agosto, alcuni anni fa, stavo leggendo sul molo e sentii, improvvisamente, di essere ai centro di un enorme orologio, che in quel momento segnava precisamente mezzogiorno. Ero lì, all'esatta metà dell'anno primaverile. Un minuto prima era ancora piena estate; un minuto dopo sareobe cominciato il declino dell'estate, anche se niente sembrava essere cambiato.

Amo questi periodi di immobilità, ne vado in cerca, anche se il clima è al suo massimo, per me, nella tarda primavera e all'inizio dell'autunno. Maggio e giugno a Provincetown tendono a brume e nebbie, e la città è tanto priva di colori quanto un villaggio delle Highlands. La sirena da nebbia suona tutto il giorno e tutta la notte. La città ha aperto per l'estate - negozi e ristoranti sono illuminati, il solo cinema sopravvissuto ha riaperto i battenti -, ma sono arrivati ancora pochi turisti. La città è abitata, in queste settimane, quasi interamente dalla gente che ci vive tutto l'anno e dalla popolazione estiva a tempo pieno, persone che lavorano nei negozi e nei ristoranti; queste persone camminano lungo Commercial Street attraverso la nebbia, lanciandosi esclamazioni, chiedendosi come sia andato l'inverno, pieni di una bonomia che si eroderà costantemente fino a raggiungere il punto massimo di esaurimento ed esasperazione più o meno per il Labor Day. Ma per adesso, nel corso di queste settimane, ci sono ancora da scoprire il sesso e le danze; c'è ancora denaro da fare. Centinaia di migliaia di stranieri sono in avvicinamento, chiunque può innamorarsi. C'è una leggera luminescenza, un bagliore verdognolo, tanto più evidente a causa della pioggerella che lo pervade. In questo periodo dell'anno si può scendere giù per Commercial Street dopo mezzanotte, quando le luci stradali illuminano solo circoli di nebbia, e ritrovarsi completamente soli, a parte che per le moffette in cerca di cibo; un uomo di nome Butchy, che indossa un casco blu da motociclista e ha la barba lunga fino al petto, e va in giro in strada di notte con una busta dell'immondizia nera piena di qualcosa; e un altro uomo con una parrucca bionda e un vestito argentato di lamé, che cammina venti passi più avanti, e canta Loving You come una Lorelei impazzita, ancora desiderosa di incantare i marinai e farli morire, anche se non è più quel che era.

In autunno, da metà settembre fino alla fine di ottobre, si verifica il processo opposto. L'autunno probabilmente non è mai così profondamente pieno della sua bellezza piccante e precaria come lo è in una città che sta per addormentarsi per l'inverno. Le luci si spengono, una a una: prima chiude il cinema, poi alcuni dei negozi più effimeri. Ogni settimana porta qualche nuova assenza. La maggior parte delle attività commerciali durano fino al weekend del Columbus Day, ma dopo, la città è già in inverno. un'offerta molto più ampia di quanto non fosse quando arrivai qui la prima volta venti anni fa: un buon numero di posti apre durante il fine settimana fino a Capodanno, e alcuni addirittura riaprono già ad aprile; adesso ci sono due buone librerie aperte tutto l'anno e un negozio di dischi, ma per metà gennaio ci saranno solo una manciata di bar, un ristorante o due e pochi negozi. Prima che arrivi febbraio si potrà camminare lungo Commercial Street di sera durante un giorno feriale e non incrociare nessuno. La neve cade dai tetti, forma dei mulinelli e brilla nel fascio di luce dei lampioni.

Ma dal Labor Day fino a Halloween, il posto è bello in una maniera quasi insopportabile. L'aria in queste settimane sembra meno eterea, quasi semisolida, pulita eppure in un certo senso densa, come se fosse piena del polline dorato più fino che si possa mai immaginare. Il cielo tende a un blu ghiaccio brillante, e ogni cosa è soffusa di un bagliore che ricorda l'oro. Le lattine vuote possono apparire belle in questa luce; le buste della spesa sono belle. Non sono un poeta abbastanza bravo da raccontarvi cosa sia una palude costiera quando c'è l'alta marea. Confesso che quando vivevo a Provincetown tendevo a diventare irritabile verso la fine di ottobre, quando un giorno celeste dopo l'altro sembravano suggerire che il solo ragionevole atto umano poteva essere quello di abbandonare ogni stupida faccenda, ogni piano, uscire all'aria aperta e cadere in ginocchio in adorazione. Mi ritrovavo ad aspettare la relativa cupezza di novembre, quando la luce si imbiancava e le strade si ricoprivano di foglie morte; quando lattine e buste della spesa ritornavano a essere solo spazzatura. Almeno a novembre sarei riuscito a fare qualcosa.

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