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| << | < | > | >> |Indice
Prefazione XIII
Capitolo 1
Introduzione 1
1.1 Dieci domande per l'economia internazionale 1
1.2 Una semplificazione della realtà: paesi grandi
e paesi piccoli 5
1.3 I fatti dell'economia internazionale 5
PARTE I
CONCETTI DI BASE 7
Capitolo 2
Le istituzioni economiche internazionali 9
2.1 Introduzione 9
2.2 Perché le Istituzioni Economiche Internazionali? 10
2.3 Il Fondo Monetario Internazionale 13
2.4 La Banca Mondiale 16
2.5 L'Organizzazione Mondiale del Commercio 18
2.6 Altre Organizzazioni Economiche Internazionali 20
2.7 Sommario 22
Focus: la riforma dell'architettura finanziaria
internazionale 22
Per saperne di più 24
Capitolo 3
La bilancia dei pagamenti 27
3.1 Introduzione 27
3.2 Il documento contabile 27
3.2.1 I principi contabili 28
3.2.2 Classificazione delle transazioni e dei saldi 29
3.3 Deficit e surplus della bilancia dei pagamenti 32
3.4 Alcune importanti relazioni economiche 34
3.4.1 Un'interpretazione intertemporale 35
3.4.2 La variazione nelle riserve ufficiali e il saldo
economico della bilancia dei pagamenti 36
3.4.3 Risparmio, investimento e i deficit gemelli 37
3.5 La bilancia dei pagamenti nella teoria pura
del commercio internazionale 39
3.6 Sommario 40
Focus: il puzzle di Feldstein e Horioka 41
Per saperne di più 42
PARTE II
COMMERCIO INTERNAZIONALE 43
Capitolo 4
Commercio internazionale e tecnologia 45
4.1 Introduzione 45
4.2 Le ipotesi 46
4.3 Vantaggi assoluti, vantaggi comparati e modello
di specializzazione 46
4.4 Specializzazione completa dei paesi 49
4.5 Salari reali e commercio internazionale 50
4.6 Ma come si determina la ragione di scambio 50
internazionale? 50
4.7 La dimensione dei paesi e i guadagni
del commercio internazionale 51
4.8 Alcune considerazioni conclusive 53
4.9 Sommario 54
Focus: come si misurano i vantaggi comparati? 54
Per saperne di più 57
Capitolo 5
Commercio internazionale e dotazioni fattoriali 59
5.1 Introduzione 59
5.2 Alcuni richiami sulle funzioni di produzione 60
5.3 Le ipotesi del modello 62
5.4 L'esempio 64
5.5 Il teorema di Heckscher-Ohlin 65
5.6 Il teorema del pareggiamento dei prezzi dei fattori
produttivi 66
5.7 Il teorema di Stolper-Samuelson 67
5.8 Il teorema di Rybczynski 68
5.9 E se i fattori non si possono immediatamente
riconvertire da un settore all'altro? 70
5.10 Quanto è rilevante l'intuizione di Heckscher-Ohlin
nella realtà? 72
5.11 Alcune importanti considerazioni 73
5.12 Sommario 74
Focus: il modello di Heckscher-Ohlin è verificato
nei dati? 75
Per saperne di più 78
Capitolo 6
Commercio internazionale in concorrenza perfetta 81
6.1 Introduzione 81
6.2 Elementi di teoria della produzione 82
6.2.1 La curva di trasformazione per le funzioni
di produzione ReSCo 82
6.2.2 Concorrenza perfetta su tutti i mercati 84
6.2.3 Equilibrio per le imprese 85
6.3 Elementi di teoria del consumatore 86
6.3.1 Equilibrio dei consumatori 88
6.4 Equilibrio generale in economia chiusa 89
6.4.1 Equilibrio nello spazio dei beni 89
6.4.2 Equilibrio nello spazio quantità-prezzi 90
6.5 Equilibrio generale in economia aperta 92
6.5.1 Equilibrio nello spazio dei beni per un paese
piccolo 92
6.5.2 La legge di Walras in economia aperta 93
6.5.3 Equilibrio nello spazio quantità-prezzi
per due paesi grandi 94
6.6 I vantaggi del commercio internazionale 97
6.6.1 La crescita che impoverisce: perdita
di benessere per un paese grande 99
6.7 Un caso particolare: commercio internazionale
e differenza nelle preferenze 101
6.8 Considerazioni conclusive e relazione con i
capitoli successivi 102
6.9 Sommario 103
Focus: apertura commerciale, crescita e istituzioni 104
Per saperne di più 105
Capitolo 7
Commercio internazionale, rendimenti di scala crescenti
e mercati non concorrenziali 107
7.1 Introduzione 107
7.2 Ancora richiami di microeconomia 108
7.2.1 Economie interne di scala 109
7.2.2 Forme di mercato imperfettamente concorrenziali110
7.2.3 Economie esterne di scala 111
7.2.4 La differenziazione del prodotto 112
7.3 Economie interne di scala: gli effetti dell'apertura
commerciale 113
7.3.1 Un semplice modello di sintesi 116
7.4 Oligopolio e commercio internazionale 120
7.5 Economie esterne di scala e commercio internazionale 124
7.5.1 Un semplice modello di esempio 126
7.6 Vecchie e nuove teorie a confronto 130
7.7 Sommario 131
Focus: la nuova geografia economica 132
Per saperne di più 135
Capitolo 8
Commercio internazionale e movimenti
nei fattori produttivi 139
8.1 Introduzione 139
8.2 Gli investimenti diretti esteri 140
8.2.1 Economie interne di scala a livello
di impresa e di impianto 142
8.2.2 La teoria eclettica OLI 143
8.2.3 Investimenti diretti esteri, economie di scala
e mercati non concorrenziali 145
8.2.4 Multinazionali, benessere e crescita economica 147
8.3 Migrazioni e commercio internazionale 148
8.4 Commercio nei beni e movimento dei fattori:
complementi o sostituti? 149
8.5 Conclusioni 151
Focus: la frammentazione internazionale nella produzione
della bambola Barbie e i salari dei lavoratori americani 151
Per saperne di più 153
Capitolo 9
Strumenti e obiettivi della politica commerciale 157
9.1 Introduzione 157
9.2 Gli strumenti della politica commerciale 158
9.2.1 L'intervento sui prezzi: dazi e sussidi 158
9.2.2 L'intervento sulle quantità: contingentamenti
su esportazioni e importazioni 159
9.2.3 Le barriere non tariffarie 160
9.2.4 Il dumping 161
9.2.5 Le misure ritorsive 162
9.3 Gli effetti della politica commerciale 162
9.4 Motivazioni e obiettivi finali della politica
commerciale 166
9.4.1 Il dazio ottimo 167
9.4.2 Ritorsioni e guerre commerciali 168
9.4.3 Distorsioni sui mercati nazionali 169
9.4.4 Industria nascente 170
9.4.5 Motivi politici 172
9.4.6 Altre motivazioni per il protezionismo 173
9.5 L'integrazione commerciale 173
9.5.1 Forme di integrazione commerciale 174
9.5.2 Creazione e diversione di commercio 176
9.6 Libero scambio o protezionismo? 178
9.7 Sommario 179
Focus: la politica commerciale dell'Unione Europea 180
Per saperne di più 182
Capitolo 10
Politica commerciale in concorrenza perfetta 183
10.1 Introduzione 183
10.2 Dazi sulle importazioni 183
10.2.1 Paese piccolo 183
10.2.2 Paese grande 186
10.2.3 Il dazio ottimo 187
10.3 Sussidi alle esportazioni 188
10.4 Contingentamenti e RVE 190
10.5 Cosa cambia in equilibrio economico generale? 192
10.6 Alcune considerazioni 193
10.7 Sommario 194
Focus: la protezione del settore tessile: dagli Accordi
Multifibre alla liberalizzazione del 2005 194
Per saperne di più 195
Capitolo 11
Politica commerciale e mercati non concorrenziali 197
11.1 Alcune importanti considerazioni introduttive 197
11.2 Politica commerciale ed effetto procompetitivo:
l'effetto relativo di dazi e contingentamenti 199
11.2.1 Un'analisi grafica 201
11.3 Politiche commerciali strategiche 202
11.4 Protezionismo come incentivo alle esportazioni 205
11.5 Politica commerciale, concorrenza monopolistica
e differenziazione del prodotto 206
11.6 Sommario 207
Focus: chi riceve i sussidi all'export, Airbus o Boeing? 207
Per saperne di più 209
PARTE III
ECONOMIA E POLITICA MONETARIA INTERNAZIONALE 213
Capitolo 12
Il mercato dei cambi 215
12.1 Introduzione 215
12.2 I tassi di cambio 216
12.2.1 Convenzioni 216
12.2.2 Mercati finanziari internazionali 217
12.2.3 Tassi di cambio bilaterali e tassi di cambio
incrociati 217
12.2.4 Tassi di cambio a pronti e a termine 220
12.2.5 Tassi di cambio reali e nominali 223
12.2.6 Tassi di cambio multilaterali 224
12.3 Equilibrio di flussi nel mercato dei cambi 226
12.3.1 Domanda e offerta di valuta estera 227
12.3.2 Cambi fissi e cambi flessibili 229
12.4 Il tasso di cambio come attività finanziaria 231
12.5 Regimi di cambio 234
12.6 Sommario 236
Focus: regimi di cambio de jure e de facto 237
Per saperne di più 238
Capitolo 13
Tassi di cambio, prezzi e tassi di interesse 243
13.1 Introduzione 243
13.2 Tassi di cambio e prezzi 243
13.2.1 La legge del prezzo unico 243
13.2.2 Parità dei poteri di acquisto 244
13.2.3 Produttività, prezzi e tasso di cambio reale 247
13.3 Tassi di cambio e tassi di interesse 251
13.3.1 Condizione di parità coperta sui tassi
di interesse 252
13.3.2 Condizione di parità scoperta sui tassi
di interesse 254
13.3.3 Parità coperta e scoperta di interesse
a confronto 255
13.3.4 Alcune considerazioni sul rischio 255
13.4 Conclusioni 256
13.5 Sommario 257
Focus: panini, cappuccini e il tasso di cambio
di equilibrio 257
Per saperne di più 260
Capitolo 14
Bilancia commerciale, tassi di cambio e ripercussioni
internazionali 263
14.1 Introduzione 263
14.2 Bilancia commerciale e variazioni del tasso di
cambio 264
14.2.1 Alcune ipotesi importanti 264
14.2.2 Deprezzamento del cambio: miglioramento
o peggioramento della bilancia commerciale? 265
14.2.3 La condizione delle elasticità critiche
(o di Marshall-Lerner): l'intuizione 267
14.2.4 Un esempio per la condizione delle
elasticità critiche 268
14.2.5 La curva a J (o a S) 270
14.3 Reddito di equilibrio e bilancia commerciale:
le ripercussioni internazionali 272
14.3.1 Contabilità nazionale e relazioni di
equilibrio in un modello a due paesi 272
14.3.2 Le ipotesi di comportamento e l'equilibrio
internazionale 274
14.3.3 Politiche economiche e ripercussioni
internazionali 276
14.3.4 Chi innesca la ripresa mondiale? 278
14.4 Ma il mondo funziona in modo così semplice? 279
14.5 Sommario 279
Focus: la trasmissione internazionale del ciclo economico280
Per saperne di più 281
Capitolo 15
Equilibrio macroeconomico e politiche
di stabilizzazione del reddito 283
15.1 Introduzione 283
15.2 Le ipotesi 284
15.3 Gli agenti e i settori dell'economia 284
15.4 Il mercato dei beni 286
15.4.1 Caratteristiche grafiche della curva IS 287
15.5 Il mercato della moneta 289
15.5.1 Caratteristiche grafiche della curva LM 290
15.6 Il mercato dei cambi e la bilancia dei pagamenti
con perfetta mobilità dei capitali 291
15.6.1 Caratteristiche grafiche della curva BP 294
15.7 Equilibrio e politica economica in cambi flessibili 295
15.7.1 Come avviene l'aggiustamento verso
l'equilibrio? 295
15.7.2 Politica fiscale 296
15.7.3 Politica monetaria 297
15.8 Equilibrio e politica economica in cambi fissi 298
15.8.1 Politica fiscale 301
15.8.2 Politica monetaria 302
15.8.3 Il "trio inconciliabile" 304
15.9 Alcune considerazioni importanti 305
15.10 Sommario 306
Focus: reddito, tasso di interesse e tasso di cambio
in Argentina nel 2001-2002 306
Per saperne di più 308
Capitolo 16
Il tasso di cambio e i mercati monetari e finanziari 311
16.1 Introduzione 311
16.2 L'approccio monetario al tasso di cambio 311
16.3 Il modello monetario semplice (MM1) 312
16.3.1 Le ipotesi 312
16.3.2 L'intuizione del modello MM 1 313
16.3.3 Il mercato della moneta nazionale
e della moneta estera 314
16.3.4 Il mercato dei cambi 314
16.3.5 Il tasso di cambio di equilibrio 315
16.4 Il modello monetario complesso (MM2) 316
16.4.1 Le ipotesi 316
16.4.2 L'intuizione del modello MM2 317
16.4.3 Il mercato della moneta nazionale
e della moneta estera 318
16.4.4 Il mercato dei cambi 319
16.4.5 Il tasso di cambio come attività finanziaria 320
16.4.6 Risolvere per il tasso di cambio di
equilibrio 321
16.5 L'overshooting del tasso di cambio 324
16.6 Cenni sul modello di portafoglio del tasso di cambio329
16.7 Sommario 329
Focus: chi prevede meglio il tasso di cambio futuro? 330
Per saperne di più 331
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| << | < | > | >> |Pagina 11.1 Dieci domande per l'economia internazionale
Il modo migliore di interessare un lettore è convincerlo che quello che sta
per apprendere è importante per capire la realtà. Di seguito riportiamo dieci
domande che presentano fatti e questioni intriganti dell'economia
internazionale.
Domanda 1. Qual è il volume del commercio internazionale? Quanto è importante per l'economia mondiale? Nel 2001 il volume delle esportazioni mondiali (merci e servizi) è stato pari a poco meno di 7.500 miliardi di dollari. Il commercio internazionale ha riguardato non solamente beni fisicamente trasportabili, ma anche servizi (soprattutto servizi assicurativi, bancari e turistici) e fattori produttivi (ovvero capitale e lavoro). I servizi rappresentano ormai il 20% del commercio mondiale, mentre gli investimenti diretti esteri (ovvero le acquisizioni e dismissioni di imprese all'estero) hanno superato il 5% delle esportazioni mondiali.
Il commercio internazionale e la produzione mondiale sono correlati in
termini di tassi di variazione. Nella Tabella 1.1 si nota come il tasso di
crescita del commercio mondiale ha superato il tasso di crescita della
produzione in ogni decennio (in media) dopo la Seconda Guerra Mondiale.
------------------------------------
Tabella 1.1 La crescita del prodotto
e del commercio mondiale
------------------------------------
Periodo Commercio mondiale PIL
(solo merci)
------------------------------------
1951-1960 7,8 4,5
1961-1970 8,6 5,4
1971-1980 5,4 3,9
1981-1990 4,0 3,2
1991-2000 6,5 2,3
------------------------------------
Fonte: OMC.
Non esiste una relazione unidirezionale di causalità, ma una
complementarietà che spinge a prestare molta attenzione a cosa accade al
commercio mondiale per il benessere di tutti i paesi.
Domanda 2. Quali paesi commerciano di più tra loro? E perché? Il volume del commercio internazionale è maggiore per i paesi più grandi e per i paesi più ricchi. I paesi più grandi sono quelli con maggiore disponibilità di risorse; quindi, anche quelli che scambiano di più con l'estero in termini assoluti. I dati mostrano due caratteristiche riguardo alla grandezza delle economie. Primo, paesi più grandi scambiano di più in termini assoluti, ma meno in proporzione al loro reddito; ovvero, il grado di apertura dei paesi (definito come la somma di esportazioni e importazioni in rapporto al PIL) decresce con l'aumentare della dimensione dei paesi. Secondo, se si guarda alle esportazioni settoriali, le economie che esportano di più un certo prodotto sono anche quelle in cui la dimensione del mercato interno per quello stesso bene è maggiore. Le teorie che verranno considerate di seguito dovranno tener conto di questa regolarità.
Infine, i paesi più ricchi sono i paesi che commerciano di più. Si calcola
che i paesi industrializzati, ovvero a maggior reddito pro capite, generano
quasi i 2/3 del commercio mondiale. Circa il 45% del commercio mondiale è
costituito da scambi tra i soli paesi industrializzati.
Domanda 3. Cosa determina la struttura delle esportazioni e delle importazioni di un paese? Uno dei compiti dell'economia internazionale è spiegare da cosa sono determinati i modelli di specializzazione dei paesi, ovvero la struttura delle loro esportazioni e importazioni. I paesi esportano i beni che sanno fare meglio e a costi più bassi, ma che cosa determina la capacità di "far meglio" microchip piuttosto che magliette?
L'osservazione della realtà mostra ancora una regolarità importante. Quando
si guarda alla struttura delle esportazioni e delle importazioni, si nota che i
paesi industrializzati, oltre a commerciare quasi esclusivamente in beni
manufatti tra loro, esportano macchinari e importano materie prime negli scambi
con i paesi meno avanzati. Esportare e importare beni manufatti dello stesso
tipo (per esempio, automobili in cambio di automobili) è noto come
commercio intraindustriale
(o
intrasettoriale)
ed è tipico delle economie sviluppate. Scambiare manufatti contro materie
prime, ovvero beni completamente diversi, è noto come
commercio interindustriale
(o
intersettoriale).
Una sfida per le teorie è proprio spiegare questa regolarità.
Domanda 4. L'apertura al commercio internazionale abbassa i salari e provoca disoccupazione? Sono i lavoratori non qualificati a esserne maggiormente danneggiati?
Negli ultimi anni si è assistito a un divario crescente tra il salario dei
lavoratori qualificati e quello dei lavoratori non qualificati in gran parte dei
paesi industrializzati. Una parte dell'opinione pubblica tende ad attribuirne la
colpa all'apertura commerciale (alla "globalizzazione"): l'importazione di
prodotti a più basso costo (in particolar modo, dai paesi emergenti) spinge le
imprese nazionali a chiudere o a ridurre i salari per rimanere sul mercato. Allo
stesso tempo, si afferma che l'apertura di filiali di imprese occidentali nelle
economie emergenti o lo spostamento verso quei paesi di alcune fasi della
produzione, comporta un'"esportazione di posti di lavoro". Sarà interessante
vedere che cosa le teorie del commercio internazionale avranno da dire al
riguardo (Capitolo 5 e Capitolo 8).
Domanda 5. Perché alcuni governi intervengono negli scambi internazionali? Il benessere è più alto in caso di libero scambio o di protezionismo? Tassare le importazioni è stato storicamente un modo conveniente per i governi di "fare cassa". Si danneggiano le imprese estere, ovvero produttori senza diritto di voto. Si favoriscono le imprese nazionali, i cui proprietari e lavoratori invece votano. Si cerca di rassicurare i consumatori (gli unici nel paese a dover sopportare il costo del dazio, ma con scarsa capacità di coordinamento e pressione politica), talvolta con un po' di retorica nazionalista. Nonostante queste ciniche osservazioni, la tendenza dei paesi a ricorrere ai dazi è andata diminuendo progressivamente nel tempo: i dazi medi sono passati dal 27,6% nei paesi in via di sviluppo e 9,8% nei paesi industrializzati nel 1980, a 11,3% e 5% rispettivamente nel 1999. Lo stesso è avvenuto per le barriere non tariffarie (ovvero ostacoli meno espliciti al commercio internazionale). L'intervento dei governi si è realizzato anche utilizzando in modo selettivo l'apertura dei propri mercati, privilegiando alcuni paesi (generalmente vicini), ma continuando a impedire gli scambi con altri. Dai primi anni '90, il numero degli accordi regionali di commercio è aumentato esponenzialmente: si è passati dai 31 accordi nel 1990 ai 179 della fine del 2003.
Nel Capitolo 9 si discuteranno le scelte di politica commerciale dei governi
e il loro effetto sul benessere.
Domanda 6. Com'è possibile stabilire se una moneta è apprezzata o deprezzata? Si può fare qualcosa per correggere tale squilibrio? Le ampie fluttuazioni dell'euro ci hanno abituato a frasi del tipo "la moneta europea è eccessivamente apprezzata e le nostre imprese perdono competitività; la Banca Centrale Europea deve agire". L'idea che una valuta sia eccessivamente apprezzata o deprezzata implica che esiste un valore di equilibrio del tasso di cambio, ma nessuno degli autori delle frasi riportate sopra effettivamente specifica come lo calcola.
Vedremo che la determinazione di un tasso di cambio di equilibrio è
tutt'altro che banale e rappresenta una delle sfide maggiori dell'economia
internazionale, sia da un punto di vista teorico che empirico. Ma vedremo anche
a quale nozione semplicistica di equilibrio si riferiscono i vari commentatori.
Domanda 7. Chi determina il tasso di cambio tra due valute? Cosa possono fare le Banche Centrali? Come visto sopra, coloro che denunciano l'eccessivo apprezzamento della valuta nazionale generalmente hanno anche un bersaglio per le loro critiche, ovvero le Banche Centrali. Queste sono colpevoli di "aver lasciato" apprezzare il cambio e di non intervenire per favorirne il deprezzamento. Le Banche Centrali intervengono nei mercati dei cambi attraverso le riserve di valuta estera in loro possesso. Tuttavia, se tali riserve vengono quantificate, si scopre che il volume di una settimana di transazioni sui mercati dei cambi è maggiore della somma delle riserve ufficiali di tutte le Banche Centrali del mondo.
Questo evidenzia la limitata possibilità di influire direttamente sul corso
dei cambi. Come vedremo nei capitoli successivi, le autorità monetarie devono
necessariamente impiegare strumenti alternativi per riuscire (quando possibile)
a influenzare i corsi dei cambi.
Domanda 8. Perché i cambi fluttuano così rapidamente? L'euro è stato introdotto nei primi giorni di gennaio 1999 e ha registrato un tasso di cambio pari a circa 1,17 dollari dopo pochi giorni. Un anno e mezzo più tardi il suo valore è sceso sotto i 0,90 dollari, ma a novembre 2004 ha raggiunto 1,30. Questa altalena non è specifica del cambio dollaro-euro. Se si guarda al cambio marco-dollaro o yen-dollaro dalla metà degli anni '70, si notano fluttuazioni ugualmente molto ampie.
È sorprendente notare che nessuna delle variabili macroeconomiche degli USA
e dell'Area dell'Euro ha mostrato un andamento così instabile. Che cosa può
spiegare allora la volatilità dei cambi?
Domanda 9. Perché alcuni paesi fissano il tasso di cambio e altri lo lasciano fluttuare liberamente? Accanto alla citata esperienza del cambio dollaro-euro, fluttuato di circa il 30% in pochi mesi, nella realtà notiamo che alcune valute presentano dei tassi di cambio a flessibilità limitata o, addirittura, nulla. Per esempio, prima dell'introduzione dell'euro le valute europee hanno trascorso lunghi periodi in cui la variabilità dei loro tassi di cambio reciproci era limitata a meno del 5% della parità (±2,25%). In modo più estremo, l'Argentina ha mantenuto un regime di cambio fisso con il dollaro (1 peso per 1 dollaro) dal 1991 al 2001.
Nientemeno l'Ecuador, nel 2000, ha deciso di abolire il corso legale della
propria moneta e adottare il dollaro come valuta locale. Il Capitolo 17 mostrerà
perché ciò avviene e perché talvolta, come per l'Argentina, queste esperienze di
cambi fissi terminano in modo improvviso ed economicamente doloroso.
Domanda 10. (A cosa) Servono le istituzioni economiche internazionali? Il Fondo Monetario Internazionale, La Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio, sono istituzioni che operano da molto tempo nell'economia internazionale. Recentemente sono state oggetto di critica da due diverse tipologie di oppositori. Da una parte, coloro che ne hanno criticato la scarsa democraticità e di essere istituzioni al servizio delle economie più ricche. Dall'altra, le obiezioni hanno riguardato la loro efficacia, soprattutto rispetto al loro costo di gestione: come giustificare gli ingenti fondi che devono confluire verso queste organizzazioni dagli Stati Uniti a chi paga le tasse in quel paese? Sono istituzioni veramente efficaci oppure, come avvenuto nelle crisi degli anni '90, intervengono intempestivamente? Non vale la pena abolirle?
Il prossimo capitolo presenta proprio il funzionamento di queste
istituzioni, la loro ragion d'essere, il loro modo di intervenire.
---------------------------------------------------------------
Tabella 1.2 I principali avvenimenti del sistema monetario
internazionale
---------------------------------------------------------------
Periodo Avvenimenti
---------------------------------------------------------------
1870-1914 I cambi fissi del regime di Gold Standard;
la prima globalizzazione contemporanea.
1918-1939 Cambi flessibili e svalutazioni competitive.
1944-1950 La Conferenza di Bretton Woods e il nuovo sistema
monetario internazionale (Gold Exchange Standard).
1950-1960 II ritorno alla piena convertibilità.
1960-1970 La carenza di liquidità internazionale;
prime tensioni nel regime di cambi fissi;
nasce il mercato dell'eurodollaro.
1971-1973 Dai cambi fissi ai cambi flessibili;
la crisi petrolifera e l'esplosione del mercato
dei petrodollari.
1974-1979 Primi tentativi di cambi fissi in Europa
(il Serpente Monetario).
1981-1987 Le ampie oscillazioni del dollaro USA.
1979-1992 Il Sistema Monetario Europeo prima maniera (SME1).
1992-1998 Le crisi finanziarie e di cambio: la fine dello
SME1, le crisi in Messico, Asia, Russia e Brasile.
1999 L'Unione Economica e Monetaria in Europa e lo SME2.
2004 L'allargamento dell'UE e i regimi di cambio
con i paesi entranti.
---------------------------------------------------------------
1.2 Una semplificazione della realtà: paesi grandi e paesi piccoli Quando si analizza un'economia aperta, occorre definire che tipo di relazione intercorre tra l'economia nazionale e il resto del mondo. Nei modelli esposti in questo testo si adottano due ipotesi semplificatrici estreme e alternative: • ipotesi di paese piccolo, secondo la quale l'economia in considerazione non è in grado di influenzare le variabili internazionali (come il prezzo internazionale di un bene o il tasso di interesse internazionale); tali variabili sono assunte come esogene per l'economia nazionale e sono quindi per essa immutabili;
• ipotesi di paese grande,
secondo la quale un paese è in grado di influenzare le variabili internazionali
attraverso l'interazione con altri paesi; si considererà sempre il caso più
semplice, ovvero quello con due soli paesi.
1.3 I fatti dell'economia internazionale
Nel corso del libro si farà continuo riferimento a eventi accaduti negli
ultimi decenni. Gran parte di essi sono riportati nella Tabella 1.2, in cui si
riassumono i principali avvenimenti del sistema monetario internazionale. Lungi
dall'essere un elenco completo, la Tabella 1.2 ha lo scopo di fornire un
riferimento sintetico per collocare temporalmente gli eventi citati nel testo.
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