Copertina
Autore Vinciane Despret
Titolo Hans, il cavallo che sapeva contare
Edizioneeleuthera, Milano, 2005, , pag. 112, cop.fle., dim. 125x190x8 mm , Isbn 88-85060-98-6
OriginaleHans, le cheval qui savait compter
EdizioneSeuil, Paris, 2004
TraduttoreCarlo Milani
LettoreFlo Bertelli, 2005
Classe etologia , psicologia , scienze cognitive , scienze improbabili
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Indice


  I. Nel 1904, a Berlino...                  7

 II. Non ci sono miracoli                   17

III. La controinchiesta di Oskar Pfungst    27

 IV. Quando nessuno era uno qualsiasi       45

  V. Clever Pfungst                         63

 VI. Epilogo                                87


     Bibliografia                          103

     Postfazione                           107
     di Giorgio Celli
 

 

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Pagina 7

I
NEL 1904, A BERLINO...



L'11 e 12 settembre 1904, a Berlino, tredici personalità provenienti da sfere della vita sociale assai lontane fra loro si riuniscono per diverse ore, nella corte interna di un edificio di via Griebenow, per dedicarsi a un compito alquanto strano per un simile luogo: queste persone hanno l'incarico di valutare le competenze di un certo Hans. Durante le due giornate Hans sarà sottoposto alle prove più varie: dovrà dimostrare la sua capacità di comporre parole e di risolvere problemi aritmetici che vanno dalla semplice addizione all'estrazione di radici; dovrà dimostrare di saper riconoscere i colori, le carte da gioco, o ancora di essere in grado di indicare la data del giorno e quella del venerdì successivo.

Questo esame risulta tanto più strabiliante se si considera identità sociale o professionale di ognuno dei membri di questa improvvisata giuria. Il fatto che ne facciano parte Robert Hahn, maestro di scuola materna, oppure il dottor Grabow, membro del Consiglio per l'educazione, è comprensibile considerata la natura di questo esame; che vi collabori anche il professor Carl Stumpf, direttore dell'Istituto di psicologia di Berlino, può, a rigore, sembrare ancora sensato, ma già lascia supporre che ovviamente si ha a che fare con un «caso». Ci si meraviglierà invece un po' di più scoprendo che sulla lista figurano i nomi di un aristocratico come il conte Otto Zu Castell-Rüdenhausen, di un militare in pensione come il Major von Keller e di un alto ufficiale come il Generalmajor Köring.

Si possono fare delle supposizioni: questo Hans è forse destinato a una carriera militare? Ma come comprendere allora la presenza, sempre tra queste persone, del direttore del giardino zoologico di Berlino, Ludwick Heek, e del suo assistente, il dottor Oscar Heinroth; o ancora quella del dottor Miessner, assistente presso la facoltà di Veterinaria, e del professor Nagel, direttore del dipartimento di fisiologia dei sensi all'università di Berlino? E poi, provate a spiegare la partecipazione di un certo Paul Busch che, dal canto suo, esercita la professione di direttore di circo.

La riunione potrebbe apparire ancora più straordinaria a un osservatore esterno se precisiamo che Hans, nel corso di questo esame, risponderà a ogni domanda battendo colpi sul suolo. Certo, la cosa è meno sorprendente se si viene a sapere che Hans è un cavallo: ma allora è il livello stesso delle prove che diventa stupefacente.

Com'è possibile che persone sane di mente, note per la loro onorabilità e le loro competenze, abbiano potuto seriamente sperare di ottenere da un cavallo risposte a quesiti di aritmetica o di lettura? Eppure, ognuno dei protagonisti di questa storia assolverà la propria missione con la massima serietà. Per quegli uomini si trattava di chiudere una delle controversie più vive che agitavano la Germania dell'epoca; per il cavallo si trattava semplicemente di mostrare ciò che il suo padrone, il signor von Osten, gli aveva insegnato negli ultimi quattro anni, rispondendo alle questioni che gli venivano poste.

La storia di questa famosa controversia era cominciata poco tempo prima con la pubblicazione di un articolo, firmato dal Generalmajor Zobel, sul giornale «Weltspiegel» del 7 luglio 1904. Il titolo dell'articolo era emozionante: Das lesende und rechnende Pferd (Il cavallo che legge e conta). Il Generalmajor raccontava appunto in quell'articolo le prodezze di Hans, il cavallo, e del suo proprietario, Wilhelm von Osten. Costui, già professore di matematica al liceo di Berlino, era riuscito, applicando i metodi tradizionali dell'apprendimento del calcolo e della lettura, a fare del suo cavallo un esperto in queste materie. Hans può dunque comporre le lettere di una parola, dove ogni lettera corrisponde a un numero fisso nell'alfabeto; può sommare, ridurre una frazione in numeri decimali, moltiplicare o sottrarre, estrarre delle radici o anche identificare i fattori primi di un numero; è inoltre capace di riconoscere le note musicali e di trovare le dissonanze in una melodia. Oltretutto, se gli si domanda quanti angoli ha un cerchio, scuote vigorosamente la testa. È anche in grado di designare, dietro semplice domanda, la destra e la sinistra, il sopra e il sotto; quando il signor von Osten gli pone una questione, Hans assentirà per indicare che l'ha ben compresa, oppure, come nel caso degli angoli di un cerchio, scuoterà la testa in segno di diniego se ritiene impossibile rispondere. Contare i signori che portano il cappello nel consesso è per lui un gioco da ragazzi: qualche colpo di zoccolo lo dimostrerà; identificare una persona presente dopo averne visto la fotografia non gli porrà alcun problema: si girerà immediatamente verso quella persona, così come si dirigerà subito verso uno scampolo di tessuto del colore che deve scegliere, fra stoffe di vari colori, in base alla richiesta del suo padrone.

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Pagina 14

D'altra parte, molti sospettano che gli stessi membri della commissione siano stati a loro volta vittime ingenue del signor von Osten: non ci sarebbero più solo uno o due imbroglioni, ma un imbroglione e degli esperti incompetenti. Nello schieramento opposto si ostenta invece la convinzione che Hans dimostri in maniera esemplare la possibilità che metodi educativi appropriati conducano, finalmente, alla conferma di un'intelligenza umana negli animali. Tra le file dei difensori di quest'idea si forma un'alleanza stupefacente tra gli zoologi, partigiani di Schillings, gli educatori, dalla parte di von Osten, e i sostenitori della parapsicologia: i primi, conquistati dalle idee darwiniane di una continuità evolutiva, trovano in Hans un argomento ulteriore a favore della somiglianza di fondo tra lo spirito umano e quello animale; i secondi vedono nel successo di Hans una prova insperata del valore dei loro metodi educativi, identici a quelli applicati da von Osten. I parapsicologi, dal canto loro, attribuiscono questo successo a tutt'altra causa e si rammaricano peraltro di non essere stati convocati durante i lavori in modo da poter dimostrare non l'intelligenza concettuale bensì le capacità di transfert del pensiero da parte degli animali.

Le spiegazioni più diverse e immaginifiche alimentano il dibattito: Hans sarebbe dotato di una memoria prodigiosa, per quanto puramente meccanica, e perciò conoscerebbe tutte le risposte a memoria: proprio per questo sarà definito una calcolatrice a quattro zampe. O ancora, sarebbe il signor von Osten a inviare segnali al cavallo col suo cappello, il che spiegherebbe perché anche Schillings porta un cappello quando addestra il cavallo; per altri invece invierebbe i segnali con la mano quando cerca nella tasca la ricompensa (una carota o un pezzo di pane) per la risposta corretta. Per altri ancora, von Osten guiderebbe il cavallo modificando l'inflessione della voce, il che dimostrerebbe tra l'altro che il cavallo è dotato di una straordinaria acutezza uditiva. Si avanza anche l'ipotesi che il calore del corpo di chi pone le domande si convertirebbe in stimoli elettrici che passerebbero attraverso il suolo raggiungendo gli zoccoli del cavallo. I famigerati raggi N, scoperti a Nancy proprio un anno prima dal fisico francese René Blondlot, concorrono a dare una parvenza di scientificità a una simile ipotesi. Questi raggi invisibili, ispirati ai raggi X, corrisponderebbero a radiazioni emesse da certi metalli e potrebbero essere prodotti anche dal cervello. Dunque il cavallo riceverebbe i segnali sotto forma di onde, in grado di comunicare l'intensità del lavoro mentale di chi lo interroga. Un certo numero di persone invoca invece l'influenza magnetica dell'essere umano sull'animale, richiamandosi al famoso «rapporto» che lega il medium al suo soggetto, mentre altre propongono, seguendo la stessa linea, che si tratti semplicemente di suggestioni di tipo ipnotico verso le quali il cavallo, di costituzione nervosa estremamente sensibile, sarebbe particolarmente ricettivo.

Accuse di frode o di ingenuità; proposte di rivoluzionare tutti i luoghi comuni riguardo all'intelligenza animale; appello per estendere i metodi educativi agli animali; nuovo slancio per le ricerche parapsicologiche: la commissione era stata incaricata di calmare le acque, e invece provocherà un bel caos.

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