Copertina
Autore Wendy Doniger
Titolo La trappola della giumenta
SottotitoloUna sequenza di immagini erotiche del Bikaner
EdizioneAdelphi, Milano, 2003, Piccola Biblioteca 504 , pag. 158, cop.fle.sov., dim. 105x178x14 mm , Isbn 978-88-459-1829-2
CuratoreWendy Doniger
TraduttoreVincenzo Vergiani
LettoreRenato di Stefano, 2004
Classe erotica , illustrazione , classici indiani
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Indice

Il Kamasutra                                    11

I dipinti del FitzWilliam Museum                13

Le posizioni nei dipinti                        15

Le misure contano                               17

Il problema del desiderio                       23

La trappola della giumenta                      30

Animali ed esseri umani: natura e cultura       37

Aspetti culturali dei dipinti del FitzWilliam
    Museum in rapporto al Kamasutra             41

Leggere il Kamasutra: l'insolito e il familiare 58

Leggere i dipinti del FitzWilliam Museum:
    l'insolito e il familiare                   69

 

 

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Pagina 11

IL «KAMASUTRA»



Il Kamasutra è il più antico trattato indù sull'erotismo che si sia conservato, e uno dei più antichi al mondo. Contrariamente all'opinione comune, non è un libro che prende in esame le posizioni nel rapporto sessuale, ma piuttosto un trattato sull'arte di vivere: come trovare un amante, come mantenere il potere nel matrimonio, i modi per commettere adulterio, la vita da cortigiana o con una cortigiana, il consumo di droghe e, fra le altre cose, anche le posizioni nel rapporto sessuale. Le due parole che compongono il titolo significano rispettivamente «desiderio / amore / piacere / sesso» (kama) e «trattato» (sutra). Fu composto in sanscrito, l'idioma letterario dell'India antica (affine al latino dell'antica Roma e al greco antico), probabilmente nella seconda metà del III secolo dell'èra comune, nell'India settentrionale, forse a Pataliputra (nei pressi dell'odierna Patna, in Bihar).

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I DIPINTI DEL FITZWILLIAM MUSEUM



I quaranta dipinti riprodotti in questo libro formano una serie completa appartenente alle collezioni del FitzWilliam Museum di Cambridge, in Inghilterra, che li ha ricevuti grazie a un lascito di P.C. Manuk e G.M. Coles, avvenuto nel 1946 attraverso il National Art Collections Fund. Furono eseguiti a Bikaner, in Rajasthan, probabilmente fra il 1678 e il 1698, e sembrano essere per lo più opera dell'artista noto con il nome di Ruknuddin, sebbene le iscrizioni li attribuiscano scherzosamente, e con nostra grande frustrazione, ad altri artisti; ma sulla base di considerazioni stilistiche appare chiaro che alcuni sono effettivamente opera di artisti diversi. Con intenti simili, ma un po' più maligni, le iscrizioni alludono anche maliziosamente a legami fra l'uomo e la donna raffigurati e a certi noti personaggi pubblici dell'epoca.

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LE POSIZIONI NEI DIPINTI



Contrariamente a quanto si potrebbe sperare, le iscrizioni non consentono di identificare i passi del Kamasutra che descrivono le posizioni esemplificate in ciascuna immagine, perché, sebbene si tratti di illustrazioni del kamasastra, la «scienza erotica» in senso lato, ivi compresi gli altri testi più tardi di questa tradizione, quali l' Anangaranga o il Kokasastra, esse non si riferiscono necessariamente a specifici passaggi del Kamasutra. Di tanto in tanto capita di imbattersi in un dettaglio che sembra riflettere piuttosto direttamente il testo. Nella tav. 21, per esempio, le tre donne che fanno il bagno insieme si stanno forse trastullando con i «giochi nell'acqua» menzionati nella sezione del Kamasutra che descrive il sesso con più donne (una sezione che è quasi certamente frutto di pura fantasia):

«Con due donne che siano in amicizia, si ha un "amplesso congiunto". E con molte donne si chiama "amplesso della mandria". I giochi nell'acqua e il sesso alla maniera delle capre o dei cervi imitano gli accoppiamenti degli animali» (II, 6, 42-44).

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LE MISURE CONTANO



Spicca per la sua assenza quella che gli europei chiamano posizione «del missionario», che il nostro illustratore non si degna neanche di raffigurare. Il Kamasutra la menziona brevemente, ma senza entusiasmo: «Nella "coppa" tutti e due gli amanti tengono le gambe tese e diritte. Ne esistono due varianti: la "coppa di fianco" e la "coppa supina", a seconda del modo in cui è eseguita» (II, 6, 16-17)-

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ASPETTI CULTURALI DEI DIPINTI
DEL FITZWILLIAM MUSEUM IN RAPPORTO
AL «KAMASUTRA»



Natura e cultura sono brillantemente intrecciate nei dipinti del FitzWilliam Museum. In netto contrasto con il testo, i dipinti non raffigurano animali, ad eccezione di un paio di anatre presso il laghetto sullo sfondo della tav. 29. La natura è rappresentata, invece, dal cielo, visibile in quasi tutti i dipinti. In molti di essi il cielo è coperto da nuvole maestose (tavv. 1,2,5-7,9, 12, 13, 16, 17, 26-29, 31, 33, 37), a volte ricorda i cieli di Turner (quello della tav. 9 è particolarmente splendido), e sembra riflettere le passioni degli amanti; in un dipinto (tav. 38), alcuni lampi, simili ad arabeschi dorati, serpeggiano attraverso un cielo striato da linee auree di pioggia. Altri cieli, per lo più notturni, sono meravigliosi nella loro serenità: alcuni mostrano la luna al sorgere (tavv. 14, 32), altri una luna piena che rischiara l'intero paesaggio (tav. 39). Un'immagine (tav. 35) raffigura un cielo stellato così chiaro che la falce brillante della luna nuova irradia la sua luce sul resto del globo lunare, «tenendo la vecchia luna tra le sue braccia », secondo la vecchia espressione americana. I cieli consentono all'artista di indulgere in un genere di pittura che ricorda l'impressionismo, evocando certi stati d'animo attraverso l'uso del solo colore, senza ricorrere al disegno. Anche i paesaggi che si scorgono in lontananza sono bellissimi e misteriosi. Gli sfondi confermano il sospetto che i dipinti non riguardino realmente le posizioni sessuali, e tantomeno i genitali, quanto piuttosto l'atmosfera emotiva e sensuale degli incontri erotici.

Ma, per quanto meravigliosi, in questi dipinti i cieli si vedono rubare la scena dalla presenza preponderante della cultura. Spesso la natura fa capolino solo attraverso una porticina in un muro, o alle spalle di un giardino pensile in cima a un palazzo. La maggior parte dei dipinti è massicciamente dominata dalle architetture di grandi palazzi; nelle poche immagini dove questi non figurano, le coppie sono racchiuse da un recinto dorato rigidamente geometrico che circonda il bel tappeto su cui fanno l'amore (tavv. 13, 22, 39), spesso sovrastato da un baldacchino (tavv. 5, 15, 18,20,23), e talvolta corredato da un cuscino, piccolo o grande (tav. 12).

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Ma dall'onnipresenza del palazzo si intuisce anche, inequivocabilmente, che questo non è un mondo in cui le coppie possono farsi una sveltina in cucina o su una spiaggia illuminata dalla luna. un mondo di eleganza e formalità. In ogni dipinto della serie entrambi i partner indossano una gran quantità di gioielli, e l'uomo porta sempre un copricapo. anche un mondo privilegiato: gli amanti devono essere ricchi. Il Kamasutra lo mette bene in chiaro. La cultura, così come l'intende il Kamasutra, richiede assenza di impegni e disponibilità di mezzi, ossia tempo e denaro, di cui certo non difettava il pubblico dei lettori per cui il testo era principalmente pensato, un'élite urbana e raffinata composta da principi e aristocratici, alti funzionari di stato e ricchi mercanti. La produzione di manoscritti, in particolare di quelli miniati, era necessariamente appannaggio di un'élite; uomini dotati di potere e di mezzi, sovrani e mercanti, commissionavano copie del Kamasutra per il loro uso privato. Il protagonista del Kamasutra, l'uomo raffigurato nei dipinti, era quel genere di uomo di mondo che nel testo è designato con il termine nagaraka, letteralmente «uomo di città» (dal sanscrito nagara, «città»). Deve abitare «in una città, o nella capitale, o in un luogo dove si tiene mercato, o in un grande insediamento dove vi sia gente perbene, o dovunque debba risiedere per guadagnarsi da vivere» (I, 4, 2). Come si dice oggi di un certo tipo di persone, non ha fonti visibili di reddito.

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Per cominciare, ci voleva molto tempo libero per coltivare le sessantaquattro arti che devono essere imparate da chiunque sia seriamente intenzionato a perseguire il piacere. Eccole qui di seguito elencate: «Le sessantaquattro arti che andrebbero studiate insieme al Kamasutra sono: il canto; la musica strumentale; la danza; la pittura; il ritagliare sagome dalle foglie; il tracciare linee sul pavimento con polvere di riso e fiori; la composizione floreale; la colorazione di denti, vesti e parti del corpo; la creazione di pavimenti ingemmati; la preparazione dei letti; il fare musica sugli orli di bicchieri d'acqua; i giochi nell'acqua; le tecniche insolite; la preparazione di ghirlande e collane; la fabbricazione di diademi e coroncine; la creazione di costumi; la creazione di orecchini; il mescolare i profumi; l'agghindarsi con monili; l'illusionismo; la stregoneria; la prestidigitazione; la preparazione di vari piatti di verdure, zuppe e altre cose da mangiare; la preparazione di vini, succhi di frutta e altre bevande; il cucito; la tessitura; il suonare il liuto e il tamburo; raccontare storielle e fare indovinelli; i giochi di parole; la recitazione di parole difficili; la lettura ad alta voce; la messa in scena di drammi e dialoghi; il completare versi; la fabbricazione di oggetti di stoffa, legno e bambù; la lavorazione del legno; la falegnameria; l'architettura; la capacità di saggiare l'oro e l'argento; la metallurgia; la conoscenza del colore e della forma delle gemme; la cura degli alberi; la conoscenza dei combattimenti di arieti, galli e quaglie; l'insegnare a parlare a pappagalli e gracule; l'abilità nella frizione, nel massaggio e nell'acconciatura dei capelli; la capacità di parlare il linguaggio dei segni; comprendere lingue camuffate in modo da sembrare straniere; la conoscenza dei dialetti locali; l'addobbo di carri floreali; la conoscenza dei presagi; la conoscenza degli alfabeti usati nei diagrammi magici; gli alfabeti mnemotecnici; la recitazione di gruppo; l'improvvisazione poetica; i lessici e i dizionari dei sinonimi; la metrica; la composizione letteraria; l'arte delle imitazioni; i travestimenti; particolari forme di gioco d'azzardo; il gioco dei dadi; i giochi dei bambini; le buone maniere; la scienza strategica; e le capacità atletiche» (1,3,15).

E mentre ci stiamo ancora riprendendo dal senso di vertigine provocato da questo elenco, Vatsyayana ci ricorda immediatamente che esiste, in aggiunta, un insieme del tutto diverso di sessantaquattro arti dell'amore (I, 3, 16), che includono otto forme di ciascuna delle principali attività erotiche: gli abbracci, i baci, i graffi, i morsi, le posizioni sessuali, i gemiti, la donna che fa la parte dell'uomo, e il sesso orale (II, 8, 4-5). Un rapido calcolo porta il totale a centoventotto, un programma di studi che si riuscirebbe a stento a padroneggiare con l'equivalente di due dottorati di ricerca e un lungo apprendistato; non erano molti quelli che potevano permetterselo.

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Ma il brano che descrive i modi in cui un uomo può muoversi dentro una donna sembra travalicare le specificità culturali per richiamarsi alla natura umana in generale, finché i nomi bizzarri che sono attribuiti a questi movimenti (e che sono stati oggetto di parodia sin dall'epoca in cui la traduzione di Sir Richard Burton si diffuse nel mondo anglosassone, dopo il 1883) non ci fanno sobbalzare:

«Un accoppiamento regolare, lineare, è detto "andirivieni". Quando egli, tenendo il pene con la mano, lo spinge in tutte le direzioni, si chiama "mescolamento". Quando le fa abbassare il bacino e spinge dentro di lei dall'alto, è detta "pugnalata". Quando al contrario glielo solleva e spinge dentro di lei da sotto, con violenza, quella è la "schiacciata". Quando la penetra in profondità e resta fermo a lungo premendo, si chiama "pressa". Quando si ritrae parecchio e poi riaffonda con impeto dentro di lei, quella è la "folata di vento". Se la sfrega parecchie volte da una parte sola, si ha la "spinta del cinghiale". Se fa questo da entrambi i lati, in maniera alternata, si ha la "spinta del toro". Quando la penetra una volta e, senza ritrarsi del tutto, spinge dentro di lei due, tre, quattro volte, si chiama "trastullo del passero"» (II, 8, 21-29).

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Ma l'approccio da manuale di istruzioni non spiega la raffigurazione di quelle dieci posizioni che non invitano all'imitazione. Queste immagini potrebbero semplicemente riflettere la fantasia sbrigliata dell'artista in materia di possibili pratiche sessuali; non mirano a istruire ma a ispirare, e sono esse stesse ispirate. Rappresentano un'esplorazione letteralmente senza freni delle possibilità teoriche di accoppiamento umano eterosessuale, non diversamente da come la profusione di animali compositi (teste d'oca su corpi di leone, o torsi di donna su corpi di pesce, e così via) servì ad allargare i confini dell'immaginario occidentale riguardo alla varietà di specie animali conosciute e sconosciute. I paesaggi fiabeschi, i palazzi, la luce della luna che rischiara laghi e montagne distanti suggeriscono una letteratura fantastica, uno scenario che funge da sfondo per un'esplorazione dell'amplesso artistica e immaginativa, piuttosto che fisica o sessuale.

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