Copertina
Autore Apostolos Doxiadis
Titolo Zio Petros e la Congettura di Goldbach
EdizioneBompiani, Milano, 2001 [2000], Tascabili 763 , pag. 144, dim. 125x192x10 mm , Isbn 88-452-4861-5
OriginaleUncle Petros and Goldbach's Conjecture
EdizioneKastioniotis, Atene, 1992 - Faber, London 2000
TraduttoreEttore Capriolo
LettoreRenato di Stefano, 2001
Classe narrativa australiana , matematica
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Pagina 7

Ogni famiglia ha la sua pecora nera - nella nostra era zio Petros.

Mio padre e zio Anargyros, i suoi fratelli minori, fecero in modo che i miei cugini e io ereditassimo, incontestata, l'opinione che avevano di lui.

"Quel buono a nulla di mio fratello Petros è uno dei prototipi del fallito," diceva mio padre, ogni volta che se ne presentava l'occasione. E zio Anargyros, durante le riunioni famigliari, abitualmente disertate da zio Petros, accompagnava sempre ogni menzione del suo nome con sbuffi e smorfie che esprimevano, a seconda del suo umore, disapprovazione, disprezzo o semplice rassegnazione.

Devo però dire una cosa a loro merito: nelle faccende finanziarie i due fratelli lo trattavano con scrupolosa correttezza. Benché zio Petros non avesse mai condiviso, neanche in minima parte, le fatiche e le responsabilità della gestione della fabbrica che i tre avevano congiuntamente ereditato da mio nonno, mio padre e zio Anargyros gli versavano immancabilmente la sua quota di profitti. (Questo per un forte senso della famiglia, altra eredità comune.) E zio Petros li ripagò della stessa moneta. Non essendosi mai fatto una famiglia, quando morì lasciò a noi, suoi nipoti, figli dei suoi magnanimi fratellì, il patrimonio che si era moltiplicato nel suo conto in banca, rimasto praticamente intatto nella sua interezza.

A me in particolare, il "nipote prediletto" (parole sue), lasciò inoltre la sua enorme biblioteca, che io, a mia volta, donai alla Società Matematica Ellenica. Tenni per me soltanto due pezzi, il diciassettesimo volume dell' .cor Opera omnia di Leonard Eulero e il numero 38 della rivista scientifica tedesca .cor Monatshefte für Mathematik und Physik. Questi piccoli ricordi avevano un valore simbolico, in quanto delineavano i confini di quella che fu, in essenza, la sua vita. Il punto di partenza è in una lettera del 1742, inclusa nella prima raccolta, dove il modesto matematico Christian Goldbach richiama l'attenzione del grande Eulero su una certa osservazione aritmetica. E la conclusione, per così dire, possiamo trovarla alle pagine 183-198 dell'erudita rivista tedesca, in uno studio dal titolo .cor 2 Su proposizioni formalmente indecidibili in Principia Mathematica e in sistemi affini, scritto nel 1931 dal matematico viennese Kurt Gödel, allora totalmente sconosciuto.


Fino a metà dell'adolescenza, vedevo zio Petros solo una volta all'anno, nella rituale visita del giorno del suo compleanno, il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo. La consuetudine di questa riunione annuale era stata avviata da mio nonno ed era diventata di conseguenza un sacro obbligo per la nostra famiglia ipertradizionalista. L'intera tribù si metteva in viaggio per Ekali, oggi un sobborgo di Atene ma allora una sorta di isolato borgo silvano, dove zio Petros viveva da solo in una piccola casa circondata da un grande giardino e da un frutteto.

Lo sprezzante atteggiamento di mio padre e di zio Anargyros nei confronti del fratello maggiore mi aveva sconcertato fin dai più teneri anni ed ero arrivato a considerarlo un vero mistero. La discrepanza fra le loro descrizioni e l'impressione che m'aveva fatto nei nostri rari contatti personali era talmente clamorosa che anche una mente immatura come la mia non poteva fare a meno di interrogarsi.

Invano tenevo d'occhio zio Petros durante le nostre visite annuali, cercando nel suo aspetto o nel suo comportamento segni di dissolutezza, d'indolenza o di altre caratteristiche dei reprobi. Ogni raffronto, anzi, tornava indiscutibilmente a suo vantaggio. I fratelli minori erano collerici e spesso decisamente villani nei rapporti con la gente, mentre zio Petros era cortese e rispettoso, e i suoi azzurri occhi infossati brillavano di gentilezza. I due erano grandi bevitori e fumatori, mentre lui non beveva che acqua e aspirava soltanto l'aria profumata del suo giardino. Inoltre, a differenza di mio padre, che era corpulento, e di zio Anargyros, che era addirittura obeso, Petros aveva la sana magrezza che deriva da una vita frugale e fisicamente attiva.

La mia curiosità cresceva col passare degli anni. Con mia grande delusione, però, mio padre si rifiutava di darmi informazioni su zio Petros, all'infuori della solita sprezzante formula stereotipata, "uno dei prototipi del fallito". Da mia madre, seppi invece qualcosa delle sue attività quotidiane (non si poteva certo parlare di un'occupazione): si alzava ogni mattina allo spuntar dell'alba e passava quasi tutte le ore di luce sgobbando nel suo giardino, senza l'aiuto di un giardiniere o di qualche moderna macchina per risparmiar fatica - e i fratelli, sbagliando, per questo lo tacciavano di spilorceria. Usciva raramente di casa, se non per recarsi una volta al mese in una piccola istituzione filantropica fondata da mio nonno, dove offriva gratuitamente i propri servigi di tesoriere. E a volte andava in "un altro posto" che lei non specificava. La sua casa era un vero eremo; a parte l'annuale invasione della famiglia, non riceveva mai visite. Zio Petros non aveva, insomma, nessuna vita sociale. La sera rimaneva in casa e - a questo punto mia madre aveva abbassato la voce fin quasi a un sussurro - "s'immergeva nei suoi studi".

Allora la mia attenzione toccò improvvisamente il massimo.

"Quali studi?"

"Lo sa Dio," rispose mia madre, evocando nella mia immaginazione fanciullesca visioni di alchimia, di esoterismo o peggio.

Un'altra informazione inaspettata mi permise di identificare il misterioso "altro posto" frequentato da zio Petros. La fornì una sera un signore invitato a cena da mio padre.

"L'altro giorno, al club ho visto tuo fratello Petros. Mi ha distrutto con una 'Karo-Cann'," aveva aggiunto, e io allora intervenni, guadagnandomi un'occhiata irritata di mio padre.

"Cosa intende dire? Cos'è una 'Karo-Cann'?"

Il nostro ospite spiegò che aveva voluto alludere a una particolare apertura degli scacchi che prendeva nome dai suoi inventori, i signori Karo e Cann. Evidentemente, zio Petros aveva l'abitudine di andare ogni tanto in un circolo scacchistico di Patissia, dove sbaragliava regolarmente i suoi malcapitati avversari.

"Che giocatore!" sospirò l'ospite, con ammirazione. "Gli sarebbe bastato iscriversi a un torneo ufficiale per diventare un gran maestro."

A questo punto, mio padre cambiò discorso.

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Il giorno in cui la Società Matematica Ellenica doveva commemorare il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Leonard Eulero, arrivai nell'auditorium in anticipo, pieno di aspettative. Benché la matematica che s'insegnava alle medie non mi desse alcun aiuto per penetrarne l'esatto significato, il titolo della conferenza annunciata - "La logica formale e i fondamenti della matematica" - mi aveva affascinato da quando avevo letto l'invito. Avevo sentito parlare di "risposte formali" e di "logica elementare", ma come potevano combinarsi questi due concetti? Avevo imparato che gli edifici hanno delle fondamenta - ma la matematica?

Attesi invano, mentre pubblico e oratori prendevano posto, di vedere fra loro la figura magra e ascetica di mio zio. Come avrei dovuto immaginare, non venne. Sapevo già che non accettava mai inviti; appresi ora che non faceva eccezione neppure per la matematica.

Il primo oratore, il presidente della Società, citò il suo nome con particolare rispetto.

"Il professar Petros Papachristos, il matematico greco di fama mondiale, non sarà purtroppo in grado di rivolgerci il suo breve saluto, a causa di una lieve indisposizione."

Sorrisi compiaciuto, fiero di essere l'unico dei presenti al corrente del fatto che la sua "lieve indisposizione" era d'ordine diplomatico, una scusa per proteggere la propria tranquillità.

Malgrado l'assenza di zio Petros, rimasi lì fino alla fine. Ascoltai affascinato un breve riassunto della vita dei personaggio celebrato (a quel che si disse, Leonard Eulero aveva fatto scoperte epocali in tutti - o quasi - i settori della matematica). Poi, quando l'oratore principale sali sul podio e cominciò a sviluppare il tema dei "Fondamenti delle teorie matematiche secondo la logica formale", rimasi incantato. Benché avessi capito completamente soltanto le prime parole, la mia anima sguazzava in una beatitudine mai provata di concetti e definizioni sconosciuti, simboli di un mondo che, per quanto misterioso, mi s'impose fin dall'inizio come quasi sacro nella sua insondabile saggezza. Nomi magici, mai uditi prima, si susseguivano quasi senza interruzione, ammaliandomi con la loro musica sublime: il Problema del continuo, Aleph, Tarski, Gottlob Frege, Ragionamento induttivo, Programma di Hilbert, Teoria della dimostrazione, Geometria riemanniana, Verificabilità e non-verificabilità, Prove di coerenza, Prove di completezza, Insieme di insiemi, Macchine universali di Turing, Automi di von Neumann, Paradosso di Russell, Algebra booleana... A un certo punto, mentre queste inebrianti ondate verbali si riversavano su di me, per un momento mi sembrò di riconoscere le fondamentali parole "Congettura di Goldbach", ma prima che potessi mettere a fuoco la mia attenzione, il soggetto si era sviluppato in nuovi magici tracciati: gli Assiomi di Peano per l'aritmetica, il Teorema dei numeri primi, Sistemi aperti e chiusi, Assiomi, Euclide, Eulero, Cantor, Zenone, Gödel...

Paradossalmente, la conferenza sui "Fondamenti delle teorie matematiche secondo la logica formale" operò la sua insidiosa magia sulla mia anima adolescente proprio perché non svelò nessuno dei segreti che aveva presentato - non so se avrebbe avuto lo stesso effetto se ne avesse dato spiegazioni dettagliate. Capii finalmente il significato dell'insegna all'ingresso dell'Accademia di Platone: "Oudeis ageometretos eiseto». "Non entri nessuno ignaro di geometria'. La morale della serata emerse con chiarezza cristallina: la matematica era qualcosa d'infinitamente più interessante della soluzione delle equazioni di secondo grado o del calcolo del volume dei solidi, i compiti meschini sui quali sgobbavamo a scuola. Coloro che l'esercitavano abitavano un autentico paradiso concettuale, un maestoso reame poetico assolutamente inaccessibile al volgo ignaro di quella scienza.

La serata alla Società Matematica Ellenica segnò una svolta. Fu lì e allora che decisi per la prima volta di

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