Copertina
Autore Barbara Ehrenreich
Titolo Le streghe siamo noi
SottotitoloIl ruolo della medicina nella repressione della donna
EdizioneLa salamandra, Milano, 1977 [1975], Il vaso di Pandora 1 , pag. 196, cop.fle., dim. 98x198x12 mm
OriginaleWitches Midwives and Nurses. Complaints and Disorders
EdizioneFeminist Press, New York, 1973
TraduttoreLuciana Percocich, Andreina Robutti
Classe femminismo , medicina , storia sociale
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Indice

Prefazione                                     7

Parte prima - Streghe, levatrici e infermiere

Una storia di guaritrici                      15

Introduzione                                  17

Stregoneria e medicina nel Medioevo           22

La caccia alle streghe                        23
I delitti delle streghe                       28
Le streghe come guaritrici                    33
Il sorgere della professione medica in Europa 37
La soppressione delle guaritrici              40
Le conseguenze                                44

Le donne e la nascita della professione medica
    in America                                46

Entra in scena il medico                      49
Il «Popular health movement»                  51
I medici all'offensiva                        56
La vittoria della «professione»               60
Le levatrici sono messe fuorilegge            65
La signora con il lume                        67
Il medico ha bisogno dell'infermiera          73

Bibliografia                                  77

Parte seconda - Malattie e disordini

La politica sessuale della medicina           79

Introduzione                                  81
Note sul ruolo sociale della medicina         81

Le donne e la medicina alla fine dell'Ottocento
    e all'inizio del Novecento                89

Il contesto storico                           89

La donna «malata» delle classi agiate         94

Il culto della debolezza femminile            97
I vantaggi dei medici                        103
La spiegazione scientifica della fragilità
    femminile                                106
La psicologia delle ovaie                    112
Terapie mediche                              115
Il capovolgimento del ruolo di malattia      122

La donna «portatrice» di malattia della
    classe operaia                           130

La guerra biologica di classe                138
Le donne del popolo: un pericolo speciale    142
Prostituzione e malattie veneree             149
L'offensiva delle classi medie:
    la salute pubblica                       152
L'offensiva delle classi medie:
    il controllo delle nascite               158
Le donne che «elevano» le altre donne        162

Alcune osservazioni sulla situazione attuale 168

Da qui in avanti: riflessioni finali         178

Note                                         188
Bibliografia                                 189
 

 

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Pagina 17

INTRODUZIONE


Le donne sono sempre state guaritrici. Sono state i primi medici e anatomisti della storia occidentale. Sapevano procurare gli aborti, fungere da infermiere e consigliere. Le donne sono state le prime farmaciste, che coltivavano le erbe medicinali e si scambiavano i segreti del loro uso. Erano esse le levatrici che andavano di casa in casa, di villaggio in villaggio. Per secoli le donne sono state medici senza laurea, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale: apprendevano le loro conoscenze reciprocamente, trasmettendosi le loro esperienze da vicina a vicina, da madre a figlia. La gente del popolo le chiamava «le sagge», le autorità streghe o ciarlatane. La medicina è parte della nostra eredità di donne, della nostra storia, è nostro patrimonio.

Guardiamo invece la realtà di oggi: la medicina è appannaggio esclusivo di professionisti di sesso maschile. Il 93% dei medici statunitensi sono uomini, come sono uomini quasi tutti i più alti dirigenti e amministratori delle istituzioni sanitarie. Le donne rappresentano ancora la stragrande maggioranza - il 70% del personale sanitatio - ma sono ridotte al ruolo di lavoratrici dipendenti di un'industria i cui capi sono uomini. Non siamo più le praticanti indipendenti, conosciute con il proprio nome e per il nostro lavoro. Siamo, per la maggior parte, semplice manovalanza che svolge lavori anonimi e marginali: impiegate, dietiste, tecniche e inservienti. Se ci viene concesso di partecipare al lavoro medico vero e proprio, lo possiamo fare solo come infermiere. E qualsiasi possa essere il nostro grado, dall'aiuto-infermiera in su, si tratta sempre di un lavoro ancillare - dal latino «ancilla» = serva, subordinata - rispetto a quello dei medici. Dall'aiuto-infermiera, che esegue il suo ruolo passivo da catena di montaggio, fino all'infermiera «diplomata», che trasmette all'inserviente gli ordini del medico, siamo comunque tutte al servizio e alle dipendenze dei professionisti maschi.

La nostra subordinazione viene rafforzata dall'ignoranza in cui ci impongono di restare. Alle infermiere si insegna a non fare domande, a non dire mai di no. «E' il medico che sa!». Lui è lo stregone in contatto con l'universo proibito e misticamente complesso della Scienza, che ci hanno detto essere oltre la nostra portata. Le lavoratrici della sanità sono alienate dalla base scientifica del loro lavoro, sono confinate nel ruolo «femminile» di assistenti e casalinghe: una maggioranza passiva e silenziosa.

Ci hanno detto che la nostra subordinazione è decisa biologicamente: le donne sono portate per natura ad essere «infermiere» e non «medici». Talvolta cerchiamo persino di consolarci con questa teoria per cui è l'anatomia che ci ha sconfitte prima che gli uomini: siamo così condizionate dai cicli mestruali e dalla funzione riproduttiva da non essere mai state soggetti liberi e creativi al di fuori delle pareti domestiche. Dobbiamo poi confrontarci con un altro mito, confermato dalla storia tradizionalista della medicina: il professionismo maschile ha vinto grazie alla sua superiorità tecnica. Secondo questa visione la scienza (maschile) ha sostituito, più o meno automaticamente, la superstizione (femminile) liquidata come «favole di donnicciole». Ma la storia smentisce queste teorie. Nel passato le donne sono state medici auto-sufficienti, spesso i soli medici che i poveri e le donne stesse abbiano mai avuto. Abbiamo scoperto che, nei periodi presi in esame, erano proprio i «professionisti maschi» che si aggrappavano a dottrine non sperimentate e a pratiche rituali, e che, erano le guaritrici ad avere una visione ed una pratica della medicina molto più umana ed empirica.

La nostra posizione attuale nel mondo della medicina non è «naturale». E' una condizione che ha bisogno di essere spiegata. Come siamo arrivate all'attuale ruolo subordinato da quello primario che avevamo un tempo?

Abbiamo scoperto questo: la soppressione delle guaritrici e l'emergere del professionismo maschile non sono stati un processo «naturale», dovuto ai mutamenti e ai progressi della scienza medica, né tantomeno il risultato di un fallimento delle donne nel portare avanti il loro lavoro. E' stata invece un'estromissione violenta, messa in atto dagli uomini: le battaglie decisive avvennero molto prima dello sviluppo della moderna tecnologia scientifica.

La posta in gioco era alta: il monopolio politico ed economico della medicina, cioè il controllo sulla sua organizzazione istituzionale, sulla teoria e sulla pratica, sui profitti e sul prestigio da essa derivanti. E la posta in gioco è ancora più rilevante oggi che il controllo della medicina significa potere di decidere chi deve vivere e chi deve morire, chi deve essere fertile e chi sterile, chi «matto» e chi sano.

La soppressione delle guaritrici è stata una lotta politica. Innanzitutto perché rientra nella storia più generale della lotta fra i sessi: la storia delle guaritrici ha avuto la stessa parabola compiuta dalla posizione sociale delle donne. Esse furono attaccate puntando proprio sul loro essere donne e la loro sconfitta fu una sconfitta per tutte le donne.

E' stata poi una lotta politica perché rientra nella lotta di classe. Le guaritrici erano i medici del popolo, la loro scienza era parte della sotto cultura popolare. Fino ai giorni nostri la pratica medica quotidiana di queste donne ha prosperato in mezzo ai movimenti di ribellione delle classi più povere in lotta per rovesciare il sistema. I professionisti maschi invece hanno sempre servito la classe dominante, sia come medici sia politicamente. Dalla loro parte si schierarono le università, le fondazioni filantropiche e la legge. La loro vittoria, più che ai loro sforzi, è dovuta all'intervento diretto della classe dominante, cui servivano.

Questo è l'inizio di una ricerca che dobbiamo fare per riappropriarci della nostra storia nella medicina. E' un rapporto frammentario, tratto da fonti appena abbozzate, spesso trascurate. E' scritta da donne che non sono assolutamente storiche «di professione». Ci siamo limitate alla storia occidentale dal momento che le istituzioni con cui ci dobbiamo confrontare oggi sono il prodotto della civiltà occidentale. Non siamo ancora in grado di presentare una storia cronologicamente completa. Abbiamo invece fermato la nostra attenzione su due fasi distinte e importanti della presa del potere maschile nella medicina: la soppressione delle streghe nell'Europa medievale e la nascita della professione medica maschile in America nel XIX secolo.

Conoscere la nostra storia è un modo per riprendere la nostra lotta.

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