Copertina
Autore Elio Franzini
CoautoreMaddalena Mazzocut-Mis
Titolo Estetica
SottotitoloI nomi, i concetti, le correnti
EdizioneBruno Mondadori, Milano, 2007 [1996], Economica , pag. 468, cop.fle., dim. 14x20,5x2,6 cm , Isbn 978-88-424-2070-5
LettoreSara Allodi, 2008
Classe estetica , filosofia , teoria dell'arte , arte
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Indice


    Un percorso nell'estetica

1.  Premessa                                              1
2.  Il percorso dell'estetica                             2
3.  Struttura del volume                                  8


Parte prima: Le correnti dell'estetica                   11


1.  Dall'antichità al Rinascimento

1.1 L'arte                                               13
1.2 Il bello                                             14
1.3 Il rapporto arte-mimèsi                              15

2.  Il Rinascimento

2.1 Cesura e dimensione conflittuale                     18
2.2 Un'opera da compiere                                 21
2.3 La leggiadria: fra simulazione e dissimulazione      23

3.  Dal Barocco al Settecento

3.1 Tra Barocco e classicismo                            28
3.2 La disputa tra antichi e moderni                     30
3.3 Il ruolo della filosofia secentesca                  31
3.4 Il problema della bellezza nel Settecento            33
3.5 Arte e genio                                         35
3.6 Le regole del gusto                                  36
3.7 Il battesimo dell'estetica                           39
3.8 Vico e il problema dell'arte in Italia               41
3.9 La Critica del giudizio                              42

4.  Idealismo e Romanticismo

4.1 Istanze e orientamenti comuni                        45
4.2 L'influenza di Fichte                                46
4.3 L'elaborazione schellinghiana                        48
4.4 L'ironia                                             50
4.5 L'estetica di Hegel                                  51
4.6 La poesia                                            53
4.7 Figure e modelli del Romanticismo                    56

5.  Positivismo, evoluzionismo, estetica psicologica

5.1 Verso un'estetica come scienza                       60
5.2 Tra positivismo ed evoluzionismo                     61
5.3 Estetica e psicologismo                              64

6.  Linguistica, semiotica, narrazione

6.1 Estetica e linguaggio                                69
6.2 La tradizione strutturalista                         71
6.3 Dialogo e società                                    73
6.4 Semiotica ed espressione                             75
6.5 Critica e narrazione                                 78
6.6 La semiologia del testo                              80
6.7 L'identità narrativa                                 82

7.  L'estetica e le scienze umane

7.1 Varietà delle scienze umane                          84
7.2 Espressione artistica e dialogo                      86
7.3 La scienza estetica                                  88
7.4 Arte e psicologia                                    90
7.5 Arte e sociologia                                    91

8.  Vitalismo e pragmatismo

8.1 Volontà di potenza ed energia creatrice              96
8.2 L'arte come forma e corrente vitale                  99
8.3 Esperienza e arte: il pragmatismo di Dewey          101

9.  L'estetica marxista

9.1 La riflessione sull'arte di Marx ed Engels          105
9.2 Tra realismo e rispecchiamento                      107
9.3 Arte e società di massa                             109

10.  L'estetica del neoidealismo italiano

10.1 L'estetica crociana                                114
10.2 Giovanni Gentile e Francesco De Sanctis            118
10.3 Le alternative al neoidealismo:
     una breve panoramica                               120

11.  Fenomenologia ed esistenzialismo

11.1 Husserl e le tradizioni fenomenologiche            123
11.2 Dalla fenomenologia alla filosofia dell'esistenza  129
11.3 Estetica e fenomenologia in Francia e in Italia    132

12.  Ermeneutica e decostruzionismo

12.1 Heidegger e l'origine dell'opera d'arte            137
12.2 Gadamer e le tradizioni dell'ermeneutica           140
12.3 La decostruzione e i maestri del sospetto          144


    Parte seconda: I nomi dell'estetica                 149


1.  Premessa: I nomi e le cose                          151


2.  Bello

2.1 Indefinibilità di un termine                        154
2.2 Il bello tra soggetto e oggetto                     157
2.3 Bellezza e arte                                     160
2.4 La bellezza e l'estetica                            162
2.5 Kant e il giudizio sul bello                        164
2.6 Il bello romantico                                  165

3.  Arte-tecnica

3.1 L'evoluzione del termine arte                       168
3.2 Arti liberali e arti meccaniche                     170
3.3 Le "belle arti"                                     173
3.4 Tecnica artistica e avanguardie                     175

4.  Forma

4.1 La contingenza morfologica                          182
4.2 Gli a priori della forma                            184
4.3 Verso un'autonomia formale                          189

5.  Simbolo

5.1 Simbolo: epifania di un mistero                     194
5.2 Il simbolo nella Critica del giudizio               195
5.3 Arte come simbolo                                   196
5.4 Simbolo e allegoria: Benjamin tra Creuzer e Goethe  198
5.5 Il mondo tradotto in linguaggio simbolico           201
5.6 Immaginazione e immaginario nei simbolisti francesi 202

6.  Gusto

6.1 Definizioni del gusto                               208
6.2 Archeologia del gusto                               209
6.3 Giudicare la bellezza                               212
6.4 La regola del gusto                                 214
6.5 La critica del giudizio di gusto                    217

7.  Genio

7.1 La varietà del genio                                220
7.2 Il genio e la teoria dell'arte                      221
7.3 Genio, espressione e interpretazione della natura   225
7.4 Genio e immaginazione                               228
7.5 Il genio romantico                                  229
7.6 Il genio nel mondo contemporaneo                    233

8.  Immaginazione

8.1 Dall'antichità al Settecento                        235
8.2 La riflessione di Kant                              240
8.3 Immaginazione e fantasia nel Romanticismo           241
8.4 L'"eco del tumulo corporeo": immaginazione e
    immaginario in Alain, Sartre, Bachelard e Dufrenne  244

9.  Mimèsi

9.1 Mímesis: apparenza o verità                         248
9.2 L'imitatio nell'Umanesimo e nel Rinascimento        252
9.3 L'imitazione della "bella natura"                   254
9.4 Genio, talento e maniera                            257
9.5 Realismo e naturalismo                              259

10.  Categorie estetiche

10.1 La crisi dell'autonomia del "bello"                261
10.2 Dalle "modificazioni del bello"
     alle "categorie estetiche"                         262
10.3 Le forme estetiche fondamentali di Max Dessoir     264
10.4 Categorie e valori estetici                        267

11.  Brutto

11.1 Un valore estetico "positivo"                      271
11.2 Perché l'imitazione di ciò che ripugna procura
     piacere?                                           272
11.3 Il brutto quale autonoma categoria estetica        276
11.4 Dramma e melodramma                                281
11.5 L'estetica del brutto                              284
11.6 Il brutto come redenzione                          287

12.  Sublime

12.1 Il sublime retorico                                289
12.2 Il diletto sublime                                 292
12.3 Il sentimento sublime                              294
12.4 Sublime e tragico                                  297
12.5 Il sublime come metafora                           299

13.  Tragico

13.1 La categoria estetica del tragico                  301
13.2 Tragico e sublime                                  302
13.3 Lo scontro perpetuo degli elementi                 305
13.4 Il tragico quale "matura e compiuta realizzazione
     della bellezza"                                    306
13.5 L'abnegazione della volontà alla vita              308
13.6 Il valore della colpa                              310
13.7 La giustificazione estetica del tragico            311

14.  Poetica

14.1 L'influenza della Poetica di Aristotele            315
14.2 La differenza tra lo storico e il poeta            318
14.3 Il risveglio della tradizione platonica            319
14.4 Marinisti e moralisti                              322
14.5 Le poetiche del Barocco                            324
14.6 Dalle poetiche all'estetica                        325
14.7 Una rivalutazione della nozione di poetica         327
14.8 Un ulteriore significato                           328

15.  Retorica

15.1 Una strana fortuna                                 330
15.2 La retorica come "quasi" dialettica:
     a partire da Aristotele                            331
15.3 La retorica come cultura enciclopedica:
     a partire da Cicerone                              335

16.  Antico-moderno

16.1 La Querelle des Anciens et des Modernes            341
16.2 La disputa tra classici e romantici                348
16.3 Moderni e postmoderni: un'ultima disputa           351

17. Conclusione: una definizione per l'estetica

17.1 L'estetica e il problema della qualità             355
17.2 L'estetica e la scienza                            359
17.3 Estetica e verità                                  365
17.4 L'estetica e la sua storia                         367

     Bibliografia ragionata                             371
     a cura di Fosca Mariani Zini

     Premessa                                           373
     Dagli antichi al Rinascimento                      374
     Rinascimento                                       376
     Dal Barocco al Settecento                          381
     Idealismo, romanticismo e neoidealismo italiano    389
     L'estetica tra scienza, vita e società             394
     Linguistica e semiotica                            399
     Fenomenologia ed esistenzialismo                   401
     Ermeneutica e decostruzionismo                     405
     Bello                                              407
     Forma                                              413
     Simbolo                                            416
     Immaginazione, genio, gusto                        420
     Mimèsi                                             424
     Brutto                                             428
     Sublime                                            432
     Tragico                                            436
     Poetica                                            439
     Retorica                                           448
     Antico-moderno                                     453

Indice dei nomi                                         457

 

 

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Un percorso nell'estetica


1. Premessa

Il primo imbarazzo quando si deve introdurre lo studio di una disciplina filosofica, o in generale scientifica, nasce nel confrontarsi con la sua distinzione in ambiti teorici e storici. Così, ogni volta che si cerca di ridurre ai minimi termini, e alla chiarezza espositiva, discorsi complessi, il confronto con la tradizione, comunque necessario, rischia di soffocare il piano introduttivo o di trasferirlo su quello delle dispute tra metodi, punti di vista, ideologie. Sarebbe sufficiente, per esempio, soffermarsi sui tre termini che si sono ora scritti: termini molto compromettenti per l'estetica quali teoria, storia e scienza, poiché, da Baumgarten a Kant, da Dessoir a Croce, ne hanno attraversato il percorso costitutivo. Si potrebbero subito accendere dispute e sospetti, dibattendo se sia davvero possibile separare gli ambiti all'interno di una disciplina o se essa sia o meno una "scienza". Cadere in circoli viziosi, o in una cattiva infinità, sarebbe qui probabilmente molto facile.

Non per questo, tuttavia, si deve pensare che le domande sul senso storico, teorico e scientifico dell'estetica siano inutili o insensate. Al contrario, solo rispondendo a tali interrogativi si potrà essere consapevoli di un percorso, di una genesi, di una tradizione, evitando il pericolo di sentieri interrotti o l'elogio di tracce che porterebbero l'estetica ovunque, salvo là dove l'hanno condotta i suoi specifici orizzonti filosofici.

A tali domande non è però possibile rispondere ora: l'estetica è di per sé, come si vedrà, un territorio dagli incerti confini e volerli fissare in via preliminare all'interno di una troppo rigida griglia può costituire un pericolo metodologico, se non altro può nascondere il fatto che l'ampiezza del campo sia per l'estetica un elemento genetico e non il risultato di una confusione programmatica, dominata da un disordine costitutivo. Per evitare di rendere rigido un percorso variegato e complesso saranno dunque qui, per così dire, le "cose stesse" a parlare: sia le tradizionali vie storiografiche sia le principali parole chiave dell'estetica ne sapranno indicare il senso filosofico e l'incidenza storica nei panorami filosofici. Solo in seguito sarà possibile cercare una "definizione" per l'estetica: ma una definizione che comunque non potrà mai dire quel che essa è, con ontologica certezza. L'estetica non è un mondo chiuso bensì un percorso non finalistico, che non tende cioè a una verità sovratemporale ma si distende in un dialogo che va alla ricerca di verità locali, che tra loro si confrontano, sempre in connessione con variati atteggiamenti teorici. Perché, come ovvio, non esiste verità senza qualcuno che l'abbia proferita, senza un oggetto cui si riferisca.

Certo è, comunque, che la quasi totalità delle introduzioni alle storie dell'estetica, o a suoi strumenti "introduttivi", hanno preliminarmente cercato di dire ciò che l'estetica è, annodando legami con il passato o arrischiando parentele con dottrine vicine. Questo modello viene qui "messo tra parentesi" e, per poter iniziare a parlare di estetica, ci si limita, all'avvio del discorso, a presentarla come una regione in cui si intersecano delle linee, delle strade, dei percorsi, in cui ci si debba orientare. Seguire queste linee non significa certo possedere un sapere assoluto sul territorio ma semplicemente acquisire alcuni criteri per poterne offrire una descrizione essenziale.

Il primo intento di questo lavoro è dunque quello di descrivere i campi dell'estetica, limitando al minimo le affermazioni critiche e interpretative. Descrivere non ha una funzione normativa ma vuole solo essere uno strumento perché il lettore possa, trovandosi su un percorso, costruirne altri, diversamente esercitando il proprio sguardo.

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Ci si può certo interrogare, a questo punto, come fa Croce, se l'estetica sia da considerarsi scienza antica o moderna, giungendo alla conclusione che si tratti di scienza moderna poiché «non sorge se non quando viene determinata in modo proprio la natura della fantasia, della rappresentazione, dell'espressione». E della sua nascita dunque, a parere di Croce, sarebbe vero profeta non Baumgarten, che pur dando il nome "estetica" costruisce qualcosa «vuoto di contenuto veramente nuovo», bensì l'italiano Giambattista Vico, il quale «mettendo da parte il concetto di verisimile e intendendo in modo nuovo la fantasia, penetrò la vera natura della poesia e dell'arte, e scoperse, per così dire, la scienza estetica».

Non si vuole tuttavia, almeno in questa fase del lavoro, entrare in queste dispute sulla "verità" dell'estetica e dei suoi "padri", rimangono comunque tradizionalmente incerti, limitandosi a constatare che la definizione di Baumgarten ha l'enorme duplice virtù di individuare dei temi e di porre un orizzonte metastorico per l'estetica, riallacciandola a un'intera tradizione di pensiero. Baumgarten infatti sa, da buon leibniziano, che il territorio della "nuova scienza" è, nella sua antichità, un territorio di confusione e incertezza. Ma sa anche, e lo dichiara, che compito di un orizzonte scientifico è proprio quello di cercare di portare un ordine analitico nel confuso, in quel campo di piccole percezioni che, come aveva affermato Leibniz nei Nuovi saggi sull'intelletto umano, si offrono a una conoscenza che, pur non essendo distinta, è assolutamente chiara. Per cui Baumgarten afferma che l'estetica non deve temere la confusione, osservando al contrario che essa «a) è però condizione irrinunciabile per poter scoprire la verità, dato che la natura non fa salti passando dall'oscurità alla distinzione. Il mezzodì viene dalla notte, passando per l'aurora; b) e proprio per questo bisogna prendersi cura della confusione, affinché non ne scaturiscano errori, come appunto (e quanti!) sopravvengono a chi li trascura; c) non lodiamo la confusione, ma intendiamo perfezionare la conoscenza in quanto le sia, come necessariamente le è, misto un po' di confusione»:

Baumgarten dunque stabilisce che quello dell'estetica, essendo l'estetica la scienza della conoscenza sensitiva, che è «il complesso delle rappresentazioni sussistenti al di sotto della distinzione», è un terreno confuso. Ma non per questo rinuncia a elencare le rappresentazioni che tale confusione costituiscono e hanno costituito nella storia della conoscenza. Tali rappresentazioni confuse, che si rivolgono alla "logica della sensazione", sono studiate dall'estetica, che vuole portarle alla loro specifica perfezione, cioè a quel grado di sapere che era programmaticamente sfuggito agli antichi. Questa "perfezione della conoscenza sensitiva" è la bellezza, che così diviene il principale oggetto dell'estetica, riallacciando le meditazioni antiche a quelle moderne.

La bellezza, in tutte le sue specificazioni sensitive, è allora connessa all'arte, alla percezione del bello, all'immaginazione in quanto analogo della ragione. All'interno dell' Estetica di Baumgarten si rivelerà, oltre ai legami costitutivi con la poetica e con la retorica, relazioni con altre scienze, con la filologia e con l'ermeneutica, oltre che con specifici apparati categoriali "estetici".

Si può allora giungere a una prima conclusione: attribuendo un nome a un secolare insieme di ricerche confuse, e dalla confusione caratterizzate, Baumgarten permette di costruire l'estetica non solo come generico nome in grado di raccogliere, leibnizianamente, una "unità nella varietà", in un asettico quadro armonico, non solo dunque consente di riconoscere in un nome le ricerche, antiche e moderne, sul bello, sull'arte, sull'immaginazione, sul sublime, sulla poetica o sulla retorica, ma anche, e soprattutto, istituzionalizza al di la dell'etimologia, quasi a sigillo della sua essenziale "confusione", il carattere polisemantico del termine estetica: polisemanticità in cui siamo ancora oggi immersi.

L'estetica è allora, volendo schematizzare, al di là delle questioni su quando sia nata e su chi sia il padre, la scienza della sensibilità, lo studio del bello nelle sue varie forme, la teoria dell'arte, il punto di raccordo dei caratteri sensuali di poetica e retorica, la disciplina in cui si confrontano quei poteri dell'uomo che, come l'immaginazione, costruiscono rappresentazioni extralogiche. Anche se in Baumgarten troviamo raramente il termine "gusto" (e mai quello di "genio"), è evidente che le ricerche su questi problemi, che caratterizzavano il Settecento inglese e francese, trovano nelle precedenti definizioni un possibile inserimento.

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3. Struttura del volume

L'estetica possiede dunque molti "temi", ai quali si giunge attraverso percorsi differenti: ma tutti hanno la medesima "dignità" una volta che si accetti il contesto disciplinare che la storia teorica del termine ha permesso di delineare. Così, per esempio, è "estetica" sia la centralità che la fenomenologia attribuisce sul piano conoscitivo alla percezione e all'esperienza sensibile del corpo sia la ricerca crociana sull'espressività spirituale dell'arte. Non è necessario costruire norme che costringano orizzonti così dissimili a dialogare: ma ammettere che provengono comunque da un medesimo territorio significa, se non altro, riconoscere che proprio la dialogicità è un suo importante orizzonte costitutivo.

Allo stesso modo, non ci si vuole ora soffermare su "quando" è nata l'estetica o su quando è "rinata" come scienza o quando, e se, si è "sciolta" in altre discipline, tornando là dove era nata, alla retorica, alla poetica o all'ermeneutica. Questi discorsi hanno sempre in sé il pericolo del nominalismo: e, comunque, come in ogni buon nominalismo, potrebbero svolgersi con parole molto diverse tra loro. L'estetica non è un essere umano, che nasce e muore: tuttavia, come un essere umano, può esistere anche prima del battesimo o non essere affatto battezzato.

Il percorso che si è seguito mira in primo luogo alla semplicità e si basa su un solo presupposto, che si sia consapevoli dell'orizzonte multitematico e multisemantico dell'estetica, senza per questo disperdere in mille tracce il suo terreno storico.

Su questo presupposto si è diviso il lavoro in due parti. La prima, Le correnti dell'estetica, ripercorre le tappe principali della disciplina, in particolare a partire dal momento in cui ha acquisito consapevolezza della sua unitarietà. Avvicinandosi all'epoca contemporanea, si è esteso il discorso alle questioni estetiche aperte dalle principali correnti filosofiche dei nostri giorni, che hanno riservato ai suoi problemi un ruolo di grande rilevanza, spesso di vera definizione dei propri ambiti teorici.

invece nella seconda parte, dedicata a I nomi dell'estetica, che si è lasciato spazio anche alle questioni che si erano aperte nell'antichità, seguendo poi il divenire concettuale di ogni problema sino al pensiero contemporaneo. evidente che le due parti non sono alternative bensì si integrano, disegnando un percorso che vuole salvaguardare sia la complessità sia l'unitarietà concettuale dell'estetica.

Il lavoro è infine concluso, proprio per introdurre altri possibili percorsi, e per riaffermare la loro necessità, da una bibliografia ragionata che raccoglie sia i testi utilizzati sia quegli strumenti che possono fornire al lettore ulteriori indicazioni e spazi per nuovi approfondimenti critici.

La chiarezza e la linearità espositiva che si sono perseguite non hanno lo scopo di raggiungere quella "perfezione" inseguita dal leibniziano Baumgarten, bensì mirano a guardare con maggiore chiarezza la confusione, convinti delle sue potenzialità produttive. Né si è voluto ricondurre all'unità quella duplicità che Valery vedeva nell'artista, che ricompone le leggi e i mezzi del mondo dell'azione in vista di un effetto che riproduca l'universo della risonanza sensibile. Sono stati certo condotti, come osserva Valéry, innumerevoli tentativi «per ridurre le due tendenze a una delle due: l'estetica non ha altro oggetto. Ma il problema resta». E il permanere del problema è la principale garanzia della vitalità e del senso stesso dell'estetica.

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1. Premessa: i nomi e le cose


Paul Valéry, nel Discorso sull'estetica, che pronunciò nel 1936 di fronte a una platea di filosofi, li rimproverò, accusando in particolare l'estetica metafisica di avere troppo a lungo inseguito l'idea astratta del bello, perdendosi tra le ombre di terminologie specialistiche o in giochi verbali e così dimenticandosi, in questa "caccia magica" tra ombre e fantasmi, le "cose belle", la specifica e variegata realtà delle opere d'arte, del piacere estetico, dei percorsi produttivi che sono la genesi della bellezza stessa. I nomi, sembra voler dire Valéry, troppo spesso allontanano dalle cose, e voler ricostruire una storia dei nomi è semplicemente un gioco tra le parole e con le parole, un gioco non molto utile, che non restituisce affatto il senso, il mistero, la verità delle cose.

Nel momento in cui si cercano dei "nomi" intorno ai quali disegnare, o ridisegnare, il divenire storico e teorico dell'estetica è certo utile tenere nella dovuta considerazione i pericoli che Valéry ha indicato. Non è infatti sufficiente liberarsi dalla perfezione di una sincronia storica per restituire la varietà, concettuale e culturale, che le opere e i concetti hanno diacronicamente offerto all'estetica. D'altra parte, pur coscienti di questo pericolo, consapevoli dei limiti delle definizioni, cercare alcune parole-chiave per l'estetica può avere un significato capace di fornire un concreto senso disciplinare e "cosale" all'estetica stessa. Dopo Foucault sappiamo che in alcuni ambiti del sapere (forse in quelli che si chiamano "scienze dell'uomo" e che si riferiscono a oggetti culturali complessi) esistono momenti di brusco distacco, che li rendono irriducibili a un qualsivoglia ordine pacificato e "continuista".

Così, esaminare il divenire delle dimensioni concettuali dell'estetica attraverso le sue "parole", e le stratificazioni storiche in altre parole da esse generate, rigettando il continuismo finalistico di una storia ordinata e consequenziale, non significa affatto sostenere che la storia sia assurda, incoerente o insensata. Piuttosto, come ancora Foucault insegnava, essa può venire analizzata anche senza asservirsi ai metodi precodificati delle dialettiche, delle semiotiche e delle ermeneutiche, modellando invece i propri percorsi ricostruttivi sugli intrinseci incontri e scontri che nella disciplina stessa si sono verificati, originando nomi che sono conseguenza, e non causa, della realtà delle cose. In questa direzione, per costruire un realismo che non abbia un ingenuo culto dei "fatti", parlare di "nomi" significa immediatamente confrontarsi con le "cose", al di là delle astrattezze dei metodi e dei loro connaturati pregiudizi, senza peraltro mai dimenticare, come scriveva Baudrillard, che gli oggetti hanno comunque una loro sintassi e una loro retorica. Entrare in esse non significa giocare da sofisti con le parole bensì comprendere che anche i segni hanno una loro socialità, un profondo significato intersoggettivo.

Valéry stesso, in definitiva, che pure, come si è visto, sospettava dell'estetica e dei filosofi, sostiene anche che «l'estetica è una grande e irresistibile tentazione», ammettendo che «quasi tutti gli esseri che sentono vivamente le arti fanno un po' più che sentirle: non possono sfuggire al bisogno di approfondire la loro gioia». E in vista di questo approfondimento, che non vuole ricercare alcuna sintesi, che si è pensato di seguire l'estetica non soltanto nella sua storia ma anche nella connessione, insieme storica e teorica, di "parole" e "cose", evidenziando, al tempo stesso, sia la discontinuità dei piani sia le loro possibili "aperture". Non si è voluto mirare all'esaustività o inseguire finalità enciclopediche bensì ci si è limitati a individuare e introdurre alcuni "nodi", in cui il legame tra il termine e la sua specificità concettuale e "cosale" possedesse elementi di particolare rilevanza, capaci di evidenziare la dialogicità del territorio dell'estetica.

Il criterio seguito per identificare queste parole è, nella sua programmatica (e si spera non ingenua) "empiricità", immediatamente evidente. Si sono così in primo luogo analizzati i nuclei intorno ai quali l'estetica ha acquisito, nelle varie epoche, la sua "riconoscibilità", individuando nella "bellezza", nell'"arte", nella "forma" e nel "simbolo" i punti di riferimento delle sue ricerche. All'aspetto oggettivo andava però strettamente legato lo studio delle facoltà, delle funzioni e dei poteri soggettivi che presiedono alla ricezione e alla produzione delle forme della bellezza e dell'arte: in questo caso il "gusto", il "genio", l'"immaginazione" e la "mimèsi" hanno costituito i denominatori dei percorsi di ricerca, che posseggono tra loro quei fili analogici che sono una delle principali caratteristiche generali della terminologia estetica.

Se il bello, e le facoltà soggettive che lo producono o lo riconoscono, posseggono un'indubbia centralità tra i "nomi" dell'estetica, non ne sono dunque l'intero ed esclusivo patrimonio. L'estetica possiede infatti una molteplicità di elementi che, sul modello analogico della complessità logica, la tradizione ha chiamato "categorie estetiche". Al loro interno un ruolo storicamente centrale, punto di riferimento per una reale connessione tra parole e cose, che coinvolge direttamente il mondo delle arti, viene assunto dalle dimensioni del "brutto", del "sublime" e del "tragico".

Ma l'estetica non è complessa e variegata soltanto sul piano della definizione categoriale dei suoi oggetti. La sua stessa genesi presenta un costante confronto, che è spesso scontro, con quei "saperi" eredi della classicità da cui le istanze teoriche dell'estetica sono nate: "poetica" e "retorica" sono dunque quei campi senza i quali è impossibile afferrare la specificità filosofica dell'estetica stessa.

Se, infine, si è chiusa questa sezione con la voce Antico-moderno è per una ragione insieme storica e metodologica. Storica perché è nella Querelle tra antichi e moderni che l'estetica trova i suoi primi riferimenti e forse anche una sorta di autocoscienza sull'importanza culturale e sociale che i dibattiti sull'arte e sulla bellezza possono rivestire. Metodologica perché la Querelle può quasi incarnare il simbolo dell'essenza dialogica propria all'estetica che, nel suo divenire storico, non si è mai esaurita in costruzione sistematiche, in definizioni esatte, in fatti circoscritti. L'estetica è un campo in cui l'incontro e lo scontro tra posizioni di pensiero ha saputo originare un insieme in cui la varietà non è dispersione, in cui la prima e l'ultima parola vanno, sempre di nuovo, nuovamente pronunciate.

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11. Brutto


11.1 Un valore estetico "positivo"

La riflessione sul brutto e sulla sua liceità nell'arte si sviluppa pienamente quando, a partire dal Settecento, l'autonomia del concetto di bello e la sua definizione vengono messe in discussione e al brutto è riconosciuto un "significato estetico". Rivendicata la positività di determinati valori che fanno capo al brutto, esso acquisisce lentamente una propria autonomia, fino a essere inserito a pieno titolo in un sistema pluricategoriale (vedi il capitolo sulle Categorie estetiche). Nell' Estetica e scienza dell'arte di Dessoir, il bello non è più unico e indiscusso valore estetico, ma figura accanto al brutto, al quale viene riconosciuta una pregnanza significativa, irraggiungibile dal bello convenzionale. In effetti, dopo íl Romanticismo, non solo l'arte non può definirsi arte bella, ma il brutto non può più venire equiparato all'inestetico o a l'extra-estetico. Come ricorda Dessoir, «nella violenta rottura delle norme di ogni gradevolezza e di ogni superficiale appagamento formale si svela "un regno che non è di questo mondo". Il brutto si fa qui l'espressivo, come positivo valore estetico; contro un bello che nell'armonia delle sue forme e dei suoi colori, nell'equilibrio dell'apparenza si fa superficiale conciliazione e non permette di guardare in faccia alle cose». Il brutto diventa, per usare un'espressione di Feldman, «una vera struttura del mondo».

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