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| << | < | > | >> |Pagina 24La mia cella - l'ho misurata adesso con la mia scarpa che non è neanche trenta centimetri - è piccola come tutto in questo paese, tanto pulita che quasi non si può respirare, tanto è igienica, e opprimente proprio perché tutto è come si deve, giusto, sufficiente. Niente di meno e niente di più. Tutto in questo paese è di una opprimente sufficienza. Ho misurato: lunghezza metri 3.10, larghezza metri 2.40, altezza metri 2.50. Un carcere umano, non c'è niente da dire e proprio qui sta la porcheria. Non una ragnatela, non un po' di muffa sui muri, niente che possa giustificare sdegno o indignazione. Certe prigioni son prese d'assalto quando il popolo viene a sapere come ci si sta; qui non c'è niente da assalire. Milioni di persone, io lo so, vivono in alloggi peggiori di questo.| << | < | > | >> |Pagina 31Il mio difensore è una brava persona, ... ... Forse è soltanto la sua mancanza di temperamento che mi irrita così terribilmente, la sua correttezza, la sua sobrietà. Come intelligenza mi è superiore, ma l'adopera tutta semplicemente nel non commettere errori. Trovo che questa gente è spaventosa! Non gli posso rimproverare nulla, mi considera una brava persona, in ogni caso un semplice e in fondo un essere ragionevole, un uomo di buona volontà, uno svizzero. In questo senso mi difende e ogni volta mi porta alla disperazione.| << | < | > | >> |Pagina 35Sto seduto nella mia cella, lo sguardo contro il muro e vedo il deserto. Per esempio il deserto di Chihuahua. Vedo la sua grande solitudine piena di una fioritura di colori, là dove altrimenti null'altro fiorisce più, colori dell'infuocato meriggio, colori del crepuscolo, colori dell'indicibile notte. Amo il deserto. Non uccelli nell'aria, non acqua che scorre, non un insetto, nient'altro intorno che silenzio, nient'altro intorno che sabbia e sabbia e ancora sabbia, non liscia, ma pettinata, ondulata dal vento, come oro opaco nel sole o anche come polvere di ossa e frammezzo conche piene d'ombre bluastre come questo inchiostro, sì come colme d'inchiostro e mai una nuvola, mai neppure una foschia, ma il rumore d'un animale in fuga, soltanto qua e là cactus isolati, perpendicolari, simili quasi a canne d'organo o a candelabri a sette bracci, ma alti come case, piante, ma rigide e immobili come architetture, non realmente verdi, ma piuttosto di un bruno ambrato fintanto che splende il sole e nere, stagliate contro l'azzurro della notte...| << | < | > | >> |Pagina 76Si può raccontare qualunque cosa, soltanto non la propria vita; è questa impossibilità che ci condanna a rimanere come ci vedono quelli che ci stanno vicini, loro, che credono di conoscermi, loro, che si dicono miei amici e non permettono neppure che mi trasformi e distruggono ogni miracolo (ciò che non posso raccontare, l'inesprimibile, ciò che non posso dimostrare), soltanto per poter dire:"Ti conosco." | << | < | > | >> |Pagina 77«Dottore» gli dico «dipende tutto da che cosa intendiamo per vita. Una vera vita, una vita che si conclude in qualcosa di vivente, non soltanto in un album ingiallito, gran Dio, non c'è bisogno che sia niente di grandioso, di storico, di indimenticabile, mi capisce, dottore, una vera vota, e può essere anche la vita di una semplice mamma o la vita di un grande pensatore, di un capo, che si conclude nella storia, ma questo non è necessario, voglio dire, non è il nostro significato, la nostra importanza che conta. È diffice dire che cosa conti per poter decidere se una vita è stata una vera vita. Io la chiamo realtà, ma anche questo che sosa significa? Lei potrebbe dirmi: uno si deve identificare in se stesso... Altrimenti non ha mai vissuto! Vede, dottore, questo io voglio dire: un "essere stato vivo", quand'anche miserabile, sicuro, anche se alla fine non è altro che una colpa, è triste quando il nostro essere vivo si identifica soltanto in una colpa, ma capita, e non occorre che ci volino sopra gli avvoltoi. Lei ha ragione, dottore, tutte queste non sono che parafrasi. Lei mi capisce? Io mi esprimo molto confusamente, quando non comincio a raccontare storie tanto per rilassarmi. Rifugio; anche questa è soltanto una parola, lo so, e forse non facciamo che parlare di cose di cui sentiamo la mancanza ma che non comprendiamo. Dio è un rifugio! È la somma della vita vera, o per lo meno così mi sembra, talvolta. La parola è un rifugio. Forse la vita, la vera vita è semplicemente muta... e non lascia dietro di sè delle immagini, dottore, niente di morto!...»| << | < | > | >> |Pagina 136«Ci sono tanti modi di uccidere una persona, o per lo meno la sua anima e questo non lo vede nessuna polizia del mondo. Per questo basta una parola, una sincerità al momento giusto. Basta un sorriso. Vorrei vederla, la persona che non è possibile uccidere con un sorriso o con il silenzio. Tutti questi delitti, si capisce, si consumano lentamente. Non ha mai riflettuto, mio caro Knobel, perché la maggior parte della gente si interessa tanto per un vero delitto, un delitto visibile, dimostrabile? Ma è molto chiaro: perché noi di solito i nostri quotidiani delitti non li vediamo. Così è un vero sollievo quando finalmente si sente uno sparo, quando corre sangue, quando uno uccide sua moglie con autentico veleno, invece che soltanto con il silenzio. Questo è veramente il lato grandioso dei tempi passati, per esempio del |
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