Copertina
Autore Max Frisch
Titolo L'uomo nell'olocene
EdizioneEinaudi, Torino, 2012 [1981], Letture 40 , pag. 110, ill., cop.fle., dim. 13,5x20,7x1 cm , Isbn 978-88-06-20442-6
OriginaleDer Mensch erscheint im Holozšn
EdizioneSuhrkamp, Frankfurt am Main, 1979
PrefazioneSergio Nelli
TraduttoreBruna Bianchi
LettoreRenato di Stefano, 2012
Classe narrativa svizzera
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 3

Si dovrebbe poter fabbricare una pagoda di crackers, non pensare a niente e non udire tuono, né pioggia, né lo sgocciolio dalla grondaia, né il gorgoglio tutt'intorno alla casa. Forse una pagoda non viene, ma la notte passa.

Da qualche parte un martellio su latta.

Si mette sempre a traballare al quarto piano; un tremito della mano quando si tratta di appoggiare il prossimo cracker, o un colpo di tosse dopo che il timpano praticamente già si regge, e tutto è di nuovo crollato -

Il signor Geiser ha tempo.

In paese le informazioni sono contraddittorie, altri sostengono che non sia affatto franato un pendio, che invece sia rovinato un vecchio muro di sostegno, in quel punto impossibile far deviare la strada. La donna della posta, che in fin dei conti dovrebbe saperlo, si limita a confermare che la corriera postale non viaggia, e intanto, crucciata come sempre, sta al piccolo sportello nei consueti orari di apertura e vende francobolli, accetta anche pacchi per deporli senza fretta sulla bilancia, quindi timbrarli. Confederazione e Cantone, ci si immagina, stanno facendo di tutto per ripristinare la strada. In caso d'emergenza possono intervenire gli elicotteri, sempreché non ci sia nebbia. Nessuno in paese crede che un bel giorno o durante la notte l'intera montagna decida di franare e seppellisca il paese per l'eternità.

Da qualche parte un martellio su latta.

Non è venuta una pagoda, ma la mezzanotte.

» cominciato il giovedí della settimana scorsa, si poteva ancora star seduti all'aperto, afa come di consueto prima di un temporale, le zanzare pungevano attraverso i calzini, nessun lampo, era solo sgradevole. Non un uccello sopra il terreno. Gli ospiti, una coppia ancor giovane di passaggio per l'Italia, hanno improvvisamente deciso la partenza, anche se avrebbero potuto dormire in casa. Non erano propriamente nuvole, solo una foschia giallastra come prima di una tempesta di sabbia nel deserto arabico; nessun vento. Anche le facce apparivano giallastre. Non avevano neppure vuotato i loro bicchieri, gli ospiti, tanta fretta avevano avuto improvvisamente, quantunque non si udissero tuoni. Non cadeva una goccia. Soltanto l'indomani mattina l'acqua scrosciava davanti alle finestre, sibilava nel fogliame del castagno.

Non una notte senza temporale e nubifragio.

Di tanto in tanto la corrente elettrica viene a mancare, al che in questa valle si è avvezzi; si è appena trovata una candela, finalmente anche i fiammiferi, e già la corrente è tornata, luce in casa, mentre continua a tuonare.

Il brutto non è il maltempo -

Il dizionario enciclopedico in dodici volumi, Der groŖe Brockhaus, spiega l'origine dei lampi e li distingue in lampi lineari, lampi globulari, lampi a rosario ecc., mentre sui tuoni c'è poco da imparare; e sí che nel corso di una notte, quando uno non riesce a dormire, sono distinguibili almeno nove tipi di tuoni:

1. il semplice tuono a scoppio.

2. il tuono balbuziente o chioccolante, di regola dopo un silenzio piuttosto lungo, si distribuisce sopra tutta la valle e può durare diversi minuti.

3. il tuono ad eco, stridulo come un colpo di martello su una latta appesa, che diffonde un'eco ronzante e sfarfallante, laddove l'eco è piú forte del colpo.

4. il tuono rotolante o a rimbombo, relativamente gioviale, fa pensare a botti che rotolano, che rimbombano le une contro le altre.

5. il tuono a tamburo.

6. il tuono sibilante o a ghiaia comincia con un sibilo, come quando un camion a ribalta rovescia un carico di ghiaia bagnata, e finisce con un suono sordo.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 9

Se ogni tanto la pioggia si calma, non cessa completamente, ma si assottiglia, sicché sul tetto non la si sente piú, pioggia ridotta a tacito tratteggio davanti al buio dell'abete piú prossimo, non c'è silenzio, al contrario, soltanto ora si sente dalla valle uno scroscio; devono esserci torrenti dappertutto, molti torrenti che di solito non ci sono. Uno scroscio persistente da tutta la valle.

                    La creazione del mondo
        (Giobbe 38; Salmi 33.6-9 e 104; Prov. 8.22-31)

            Nel principio Iddio creò il cielo, e la
            terra. E la terra era una cosa deserta,
            e vacua; e le tenebre erano sopra la
            faccia dell'abisso; e lo spirito di Dio
            si moveva sopra la faccia delle acque.



Se Dio esista una volta che non esista piú un cervello umano incapace di pensare a una creazione senza creatore, si chiede il signor Geiser.

Oggi è mercoledí.

(O giovedí?)

Non si può chiamarlo una biblioteca, quel che sta a disposizione del signor Geiser in questi giorni in cui il giardinaggio non è possibile; Elsbeth leggeva soprattutto romanzi, classici e altri, il signor Geiser preferiva le documentazioni (PIŕ LUMINOSO DI MILLE SOLI); il libro di bordo di Robert Scott, che è morto assiderato al Polo Sud, il signor Geiser l'ha letto ripetutamente, la Bibbia da molto non piú. Esistono, oltre all'enciclopedia in dodici volumi: libri di giardinaggio, un libro sui serpenti, una storia del Canton Ticino, il dizionario enciclopedico svizzero come pure libri illustrati per i nipotini (IL MONDO IN CUI VIVIAMO), il Duden dei termini stranieri e un libro sull'Islanda, dove il signor Geiser è stato una volta trent'anni fa, come pure carte geografiche dei dintorni e guide per escursionisti che dànno notizie geologiche, climatiche, storiche ecc. sulla regione.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 12

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 15

Perlomeno non nevica.

Lo zaino è in anticamera, uno zaino di cuoio che il signor Geiser ha comprato a suo tempo in Islanda, impermeabile, e il signor Geiser ha pensato a tutto: passaporto, bende, lampadina tascabile, biancheria di ricambio, ovomaltina, calzini di ricambio, iodio, un blocchetto di traveller-checks, aspirina, miroton (contro l'insufficienza cardiaca), come pure bussola e lente allo scopo di decifrare la carta geografica, CARTA NAZIONALE DELLA SVIZZERA 1 : 25 000, FOGLIO 1312 e 1311, benché il signor Geiser sappia che una fuga per le montagne (verso l'Italia) sarebbe follia. Da giovanotto, forse, si sarebbe potuto ancora osarla. Anche la vecchia mulattiera che scende a valle e che il signor Geiser ha percorso una volta molti anni fa, ora come ora dovrebbe essere interrotta da torrenti detritici, mortalmente pericolosa, il signor Geiser non ha bisogno che glielo dica nessuno.

Oggi è mercoledí.

Un villeggiante tedesco, professore d'astronomia, sa molte cose sul sole, e se lo si interroga non disdegna di parlare anche a un profano. Dopo si riportano le tazze in cucina, grati per la breve visita, il signor Geiser ha all'incirca compreso cosa siano le protuberanze, che del resto non c'entrano niente col tempo che fa sulla terra, e la consorte dello studioso del sole ha portato una pentola di cibo, minestrone da riscaldare. Se non altro, dopo, si sa di non essere matti: anche qualcun altro ha l'impressione che non faccia che piovere.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 40

Domenica:

10.00 pioggia come ragnatele sopra il terreno.

10.40 pioggia come perle sul vetro.

11.30 pioggia come silenzio; non un uccello che cinguetti, in paese non un cane che abbai, i taciti rimbalzi in ogni pantano, le gocce in lenta scivolata lungo i fili.

11.50 niente pioggia.

13.00 pioggia che non si vede, solo la si sente sulla pelle quando si sporge la mano dalla finestra.

15.10 pioggia come sibilo nel fogliame del castagno.

15.20 pioggia come ragnatele.

16.00 niente pioggia, solo l'edera gocciola.

17.30 pioggia con vento che la fa schioccare contro i vetri delle finestre, fuori spruzzi sul tavolo di granito che è diventato nerastro, gli spruzzi come narcisi bianchi.

18.00 di nuovo il gorgoglio tutt'intorno alla casa.

19.30 niente pioggia, ma nebbia.

23.00 pioggia come scintillio alla luce della lampadina tascabile.


Perlomeno non nevica.


D'inverno, quando nevica, è una valle nera. Nero l'asfalto tra le zolle di neve spazzata di lato. Nere le orme nella neve bagnata, quando fonde, e nero il granito bagnato. Neve tonfa dai fili; i fili sono neri. Neve nei boschi, neve sul suolo e sui rami, ma i tronchi sono neri. Anche sui tetti c'è neve; neri i comignoli. Soltanto la corriera postale resta gialla; viaggia con le catene, le tracce sono nere. Qua e là un salice rossiccio, quasi fulvo, le felci come arrugginite, e quando i torrenti non sono gelati, nera l'acqua tra le pietre nevose. Il cielo come cenere o piombo; anche la montagna innevata sopra il bosco nero non appare bianca, solo scialba. Tutti gli uccelli, quando volano, sono neri. Sotto le grondaie si forma un nero da sgocciolio. I rami d'abete restano verdi; nere le pigne d'abete nella neve. Le croci del cimitero sono in maggioranza nere. Neanche le pecore nei campi sono bianche, bensí di un grigio sporco. Un bianco uomo di neve, tirato su per i nipotini e fornito di una carota per naso, si leva sul muschio nero. Le scarpe, che in seguito si mettono vicino al calorifero, sono nere d'umido. Quando non nevica, spesso si può uscire senza cappotto, tanto fa caldo intorno al mezzodí, cielo come sopra il Mediterraneo; niente fogliame, si vede piú roccia che d'estate e la roccia appare grigioargento, quando è asciutta. Le vigne sono spoglie, i pendii bruni di felci secche; tra queste i tronchi bianchi delle betulle. Solo le notti sono fredde, di giorno la terra resta ghiacciata sotto il frusciante fogliame autunnale, ma capita che a Natale si beva il caffè fuori, al sole. I ghiacciai, che un tempo si spinsero fino a Milano, sono ovunque in ritirata; gli ultimi lembi di neve sporca, conservatasi all'ombra, anche ad alta quota si fondono al piú tardi in maggio. Solo in una forra dove il sole quasi non giunge i resti di slavine si conservano piú a lungo; anch'essi scompaiono. Tutto sommato una valle verde. Quando il Cantone arriva col suo bulldozer giallo per allargare qua o là la strada, si vede la morena, il detrito dei grandi ghiacciai primitivi; la morena è cosí dura che devono farla saltare. Allora soffiano tre volte in un piccolo corno e mostrano una bandiera rossa, poco dopo un crepitio, ghiaia e pietrisco dell'era glaciale.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 46

L'erosione è un processo lento.

D'estate si vede di quando in quando una tenda, gialla o azzurra, e dove non ce la si aspetta ecco sotto gli alberi una macchina con targa tedesca e della gente che fa il bagno nel torrente, turisti. Se si sale in quota, non ci s'imbatte piú in contemporanei; si trovano rovine di stalle in pietra, la travatura crollata, le mura si reggono ancora in quadrangolo, nell'interno proliferano le ortiche a cielo aperto e nulla si muove. Non un cane che abbai. Altre stalle, che non sono ancora crollate, hanno la porta aperta; a entrare si sente quasi un residuo di odor di fieno, lo sterco delle capre è disseccato, quasi pietrificato. Scheletri di abitanti non se ne trovano. Le fontane, anch'esse di granito, sono vuote e asciutte, il rubinetto è arrugginito per sempre, la vista stupenda, non altrimenti che millenni fa. Qua e là una cappelletta; l'impallidita Madonna dietro una grata rugginosa e davanti alla grata un barattolo rugginoso con dentro dei fiori secchi, affreschi sotto la tettoietta, in parte distrutti, perché le capre leccano il salnitro dai muri.

Una valle senza stella del Baedeker.

In fondo alla valle, dove la strada finisce, stanno le guardie confinarie italiane nella loro uniforme, ragazzi di Palermo e Messina, le mani in tasca, lieti quando un taglialegna o un pescatore sportivo si ferma a chiacchierare con loro. Attualmente neanche il contrabbando per montagne impervie vale la pena. Ci sono cave di pietra in fondo alla valle, di tanto in tanto un'esplosione, una serie di esplosioni, poi una nuvola di polvere sopra il bosco; piú tardi gli autocarri, carichi di quadroni o di lastre, scendono a valle. Il lavaggio dell'oro nei torrenti non ha mai valso la pena. D'estate ci sono mirtilli, anche funghi. Quando non piove, sopra i monti, alta nel cielo azzurro, si vede la scia bianca degli aerei di linea, che non si sentono. L'ultimo omicidio della valle, noto solo per vociferazioni, dato che non è mai arrivato in tribunale, è successo decenni fa. Anche l'incesto sta scomparendo, dacché i ragazzi hanno la moto, e cosí pure la sodomia.

Dal 1971 le donne hanno il diritto di voto.

Una volta, d'estate, ai picchi venne per cosí dire un'idea: non becchettarono piú la corteccia del vecchio castagno, ma tutt'a un tratto i vetri delle finestre, e ne arrivavano sempre di piú, tutti come assetati di vetro. Neanche i nastri di stagnola scintillante li scacciavano a lungo. Diventò una piaga. Se uno andava alla finestra per scacciarli personalmente, loro sceglievano di volata un'altra finestra, e mica uno poteva stare dappertutto alla finestra a battere le mani. Era piú efficace che il signor Geiser picchiasse con un'assicella sul tavolo di granito producendo come una detonazione, allora scappavano e aspettavano sugli alberi intorno. Piú tardi li si risentiva a questa o quella finestra; arrivando in volo non potevano tenersi al vetro liscio, sicché, svolazzando, becchettavano solo due o tre volte sul vetro, eccezionalmente quattro volte. L'estate dopo se n'erano ridimenticati. Due volte la settimana una bionda macellaia risale tutta la valle, è di origine tedesca, ticinese per matrimonio, e vende carni dalla sua Volkswagen. La pesca è poco redditizia. Molti castagni hanno il cancro, ma tutto sommato è una valle verde, boscosa come nell'età della pietra. Le felci crescono quasi a statura d'uomo. In agosto, quando non piove, si vedono le stelle cadenti o si sente una civetta. In caso di nebbia nella valle bassa, se al di sopra della nebbia splende la luna, può sembrare un lago dai golfi dentellati, un fiordo, manca solo una nave all'ancora sotto il paese, un cutter nero, una baleniera.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 60

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 76

Le formiche nello zaino non l'hanno disturbato; qui il signor Geiser si è permesso un cognac, poi uno sguardo nel burrone, dove presumibilmente nessun uomo è mai stato, e uno sguardo all'insú: creste e corridoi, pendii talmente ripidi che ci si chiede come si sia fatto a discenderli. » una valle pazzesca.

Erano circa le due.

Di che cosa bisogna darsi pensiero?

- EB : AE = AE : AB

- che esista Dio una volta che non esistano piú uomini incapaci di pensare a una creazione senza creatore, non è dimostrato dalla Bibbia e dall'affresco della Madonna; la Bibbia è stata redatta da uomini.

- le Alpi sono nate per corrugamento.

- le formiche vivono in uno Stato.

- la volta l'hanno inventata i Romani.

- se il ghiaccio dell'Artide si fondesse, New York sarebbe sott'acqua, idem l'Europa, eccettuate le Alpi.

- molti castagni hanno il cancro.

- le catastrofi le conosce solo l'uomo, nella misura in cui ne esce vivo; la natura non conosce catastrofi.

- l'uomo compare nell'Olocene.


Erano circa le quattro, quando il signor Geiser si è svegliato. Di un temporale ha udito solo gli ultimi tuoni in allontanamento, a quanto pare ha piovuto un poco. Nubi intorno agli erti monti, ma nubi staccate, luce nelle nubi, quasi sole. Manca poco che un cielo azzurro si mostri qua o là. Ancora un gocciolio dal fogliame, che scintilla, e un cinguettio dal fogliame scintillante.

Il crampo ai polpacci si è calmato.

La chiesa di Aurigeno (dove esiste un bus postale per Locarno) non si vede ancora, tuttavia il signor Geiser ne ha udito i rintocchi, e nitidamente: un duro e rauco scampanio quasi senza eco.

Le formiche sono scomparse.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 86

| << |  <  |