Copertina
Autore Eduardo Galeano
Titolo Memoria del fuoco III
SottotitoloIl secolo del vento
EdizioneRizzoli, Milano, 2001 [1989], , pag. 420, cop.fle.sov., dim. 135x214x28 mm , Isbn 88-17-84557-4
OriginaleMemoria del fuego. II. El siglo del viento
TraduttoreMaria Antonietta Peccianti
LettoreLuca Vita, 2004
Classe narrativa uruguayana , storia contemporanea , storia: Sud America , storia: Nord America
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Indice

Questo libro                                               V
L'autore                                                   V
Ringraziamenti                                            VI

MEMORIA DEL FUOCO. IL SECOLO DEL VENTO

1900. San José de Gracia  Il mondo continua                5
1900. Orange, New Jersey   Edison                          6
1900. Montevideo  Rodó                                     6
1900. New York  Questa è l'America, e a sud il nulla       7
1901. America Latina
      Le processioni salutano il secolo che nasce          8
1901. Amiens  Verne                                        8
1902. Quezaltenango
      Il governo decide che la realtà non esiste           9
1902. Città del Guatemala  Estrada Cabrera                10
1902. Saint Pierre  Si salva solo il condannato           11
1903. Città di Panama  Il canale di Panama                11
1903. Città di Panama
      In questa guerra muoiono un cinese e un asino       12
1903. La Paz  Huilka                                      12
1904. Rio de Janeiro  Il vaccino                          13
1905. Montevideo  L'automobile                            14
1905. Montevideo  I poeti decadenti                       15
1905. Ilopango  Miguel a una settimana                    15
1906. Parigi  Santos Dumont                               16
1907. Sagua La Grande  Lam                                17
1907. Iquique  Bandiere di vari paesi                     17
1907. Rio Batalha  Nimuendaju                             18
1908. Asunción  Barrett                                   19
1908. Alto Paraná  Le piantagioni di mate                 19
1908. San Andrés de Sotavento
      Il governo decide che gli indios non esistono       20

[...]

1978. La Paz  Cinque donne                               325
1978. Managua  Il Porcile                                326
      Il brillante pensiero di Tachito Somoza            327
1978. Città di Panama  Torrijos                          327
1979. Madrid  Le intruse disturbano
      una tranquilla digestione del corpo di Dio         328
1979. New York  Il banchiere Rockefeller
      si congratula col dittatore Videla                 329
1979. Siuna  Ritratto di un operaio in Nicaragua         330
1979. In tutto il Nicaragua  Brontola la terra           330
1979. In tutto il Nicaragua  Nessuno resti solo          331
      Dall'agenda di Tachito Somoza                      331
1979. Managua  «Bisogna incentivare il turismo»          332
1979. Managua  Il nipote di Somoza                       332
1979. Granada  I comandanti                              333
1979. In tutto il Nicaragua  Nascendo                    334
1979. Parigi  Darcy                                      334
1979. Santiago del Cile  Fede ostinata                   335
1979. Chajul  Un'altra lezione
      di educazione politica in Guatemala                336
      I Maya seminano ogni bambino che nasce             336
1980. La Paz  La cocainocrazia                           337
1980. Santa Ana de Yacuma
      Ritratto di un imprenditore moderno                338
      La dea bianca                                      339
1980. Santa Marta  La marihuana                          339
1980. Santa Marta  San Agatón                            340
1980. Città del Guatemala  In cronaca                    341
1980. Uspantán  Rigoberta                                342
1980. San Salvador  L'offerta                            342
1980. Montevideo  Il popolo dice no                      343
1980. In tutto il Nicaragua  In marcia                   344
1980. Asunción del Paraguay  Stroessner                  344
1980. In tutto il Nicaragua  Scoprendo                   345
1980. New York
      La statua della Libertà sembra colpita dal vaiolo  346
1980. New York  Lennon                                   346
1981. Surahammar  L'esilio                               347
1981. Canton Celica  «Sfortuna, errore umano, maltempo»  347
1982. Isole Georgias del Sud  Ritratto di un valoroso    348
1982. Isole Malvinas  La Guerra delle Malvinas           349
1982. Strade della Mancia  Maese Trotamundos             350
1982. Stoccolma  Il romanziere Gabriel Garcia Marquez
      riceve il Nobel e parla delle nostre terre
      condannate a cent'anni di solitudine               350
1983. Saint George's
      La riconquista dell'isola di Granada               351
1983. La Bermuda  Marianela                              352
1983. Santiago del Cile
      Dieci anni dopo la riconquista del Cile            353
1983. Sui monti, tra Cabildo e Petorca  La televisione   354
1983. Buenos Aires  Le nonne investigatrici              355
1983. Lima  Tamara vola due volte                        355
1983. Buenos Aires
      E se il deserto fosse mare, e la terra cielo?      356
1983. Altopiano del Pedimento
      Il teatro messicano dei sogni                      357
1983. Fiume Tuma  Realizzando                            357
1983. Managua  Sfidando                                  358
1983. Mérida  Il popolo mette Dio in piedi               359
1983. Managua  In cronaca                                360
1984. Vaticano  Il Sant'Uffizio dell'Inquisizione        361
1984. Londra  I Re Magi non credono ai bambini           361
      Sinfonia circolare per paesi poveri,
      in sei movimenti periodici                         362
1984. Washington  «1984»                                 362
1984. Washington  Siamo tutti ostaggi                    363
1984. San Paolo
      Vent'anni dopo la riconquista del Brasile          364
1984. Città del Guatemala
      Trent'anni dopo la riconquista del Guatemala       364
1984. Rio de Janeiro  Disavventure
      della memoria collettiva in America Latina         365
1984. Città del Messico  Contro l'oblio                  366
1984. Città del Messico  La resurrezione dei vivi        366
1984. Estelí  Credendo                                   367
1984. L'Avana  Miguel a settantanove anni                368
1984. Parigi  Vanno gli echi in cerca della voce         368
1984. Punta Santa Elena  L'abbraccio per sempre          369
1984. Sobborgo Violeta Parra  Il nome rubato             370
1984. Tepic  Il nome trovato                             370
1984. Bluefields  Volando                                371
1986. Montevideo Una lettera                             372

FONTI                                                    375

 

 

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Pagina 5

1900
San José de Gracia


Il mondo continua



Ci fu chi sperperò i risparmi di varie generazioni in una sola grandiosa gozzoviglia. Molti insultarono chi non avrebbero potuto e baciarono chi non avrebbero dovuto, ma nessuno volle affrontare senza confessione il passo estremo. Il prete del paese diede la precedenza alle donne incinte e a quelle che avevano appena partorito. Con grande abnegazione il sacerdote passò tre giorni e tre notti inchiodato al confessionale, finché non svenne per indigestione di peccati.

Quando giunse la mezzanotte dell'ultimo giorno del secolo, tutti gli abitanti del paese di San José de Gracia si prepararono a morire degnamente. Dalla creazione del mondo Dio aveva accumulato molta ira, e nessuno dubitò che fosse arrivato il momento dell'esplosione finale. Trattenendo il respiro, a occhi chiusi, denti stretti, la gente ascoltò i dodici rintocchi della chiesa, l'uno dopo l'altro, profondamente convinta che non ci sarebbe stato più un seguito.

E invece ci fu. Da poco il ventesimo secolo si è messo a camminare e continua come se niente fosse. Gli abitanti di San José de Gracia stanno ancora nelle stesse case, vivono o sopravvivono tra le stesse montagne del centro del Messico, con somma delusione delle beghine, che aspettavano il Paradiso, e con grande sollievo dei peccatori, che trovano che in fin dei conti questo paesino, al confronto, non è poi tanto male.

(200)

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Pagina 6

1900
Orange, New Jersey


Edison



Il secolo che nasce riceve luce e musica dalle sue invenzioni.

La vita quotidiana porta il marchio di Thomas Alva Edison. La sua lampadina elettrica illumina le notti e il suo fonografo custodisce e diffonde le voci del mondo, che mai più si perderanno. Si parla al telefono grazie al microfono che Edison ha aggiunto all'apparecchio di Graham Bell e si vede il cinema per mezzo del proiettore con cui ha completato l'invenzione dei fratelli Lumière.

All'ufficio brevetti si mettono le mani nei capelli ogni volta che lo vedono apparire. Edison non lascia passare un minuto senza inventare qualcosa. Succede così fin da quando era un bambino che vendeva giornali sui treni, e un bel giorno decise che avrebbe ben potuto farli oltre che venderli - e mise mano all'opera.

(99 e 148)

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Pagina 11

1902
Saint Pierre


Si salva solo il condannato



Anche nell'isola di Martinica esplode un vulcano. Si ode un rombo come se il mondo si spaccasse in due e la montagna Pelée sputa un'immensa nube rossa che nasconde il cielo e cade, incandescente, sulla terra. In un battibaleno la città di Saint Pierre viene annientata. Spariscono i suoi trentaquattromila abitanti: meno uno.

Il sopravvissuto è Ludger Sylbaris, l'unico detenuto della città. Le pareti del carcere erano state fatte a prova di fuga.

(188)

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Pagina 11

1903
Città di Panama


Il canale di Panama



Il passaggio fra i due mari era stato un'ossessione dei conquistatori spagnoli. Furiosamente lo cercarono; e lo trovarono troppo a sud, laggiù nella remota e gelida Terra del Fuoco. E quando qualcuno ebbe l'idea di tagliare il vitino di vespa dell'America Centrale, il re Filippo II ordinò di fermarsi: proibì lo scavo del canale, sotto pena di morte, perché l'uomo non deve separare ciò che Dio ha unito.

Tre secoli dopo un'impresa francese, la Compagnia Universale del Canale Interoceanico, cominciò i lavori a Panama. L'impresa avanzò per trentatré chilometri e fece rumorosamente bancarotta.

Da allora gli Stati Uniti hanno deciso di portare a termine il canale e di tenerselo. C'è un inconveniente: la Colombia non è d'accordo e Panama è una provincia della Colombia. A Washington, il senatore Hanna consiglia di aspettare, data la natura degli animali con i quali stiamo trattando, ma il presidente Teddy Roosevelt non crede nella pazienza. Roosevelt manda un pugno di marines e fa l'indipendenza di Panama. E così questa provincia diventa un paese a sé stante, per opera e grazia degli Stati Uniti e delle loro navi da guerra.

(240 e 423)

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Pagina 37

1911
Campagne di Chihuahua


Pancho Villa



Di tutti i capi del nord che hanno portato Madero alla presidenza del Messico, Pancho Villa è il più amato e il più amatore.

Gli piace sposarsi e lo fa ogni momento. Con una pistola alla nuca, non c'è prete che rifiuti né ragazza che resista. Gli piace anche ballare il tapatío al suono della marimba e cacciarsi tra le sparatorie. Le pallottole gli rimbalzano sul cappello come gocce di pioggia.

Si era dato al deserto molto precocemente:

- Per me la guerra cominciò quando nacqui.

Era quasi un bambino quando vendicò la sorella. Delle molte morti di cui è debitore, la prima gli servì da modello; e dovette mettersi a fare il ladro di bestiame.

Alla nascita si chiamava Doroteo Arango. Pancho Villa era un altro, un compagno della banda, un amico, il più amato: quando le guardie rurali uccisero Pancho Villa, Doroteo Arango ne raccolse il nome e se lo tenne. Passò a chiamarsi Pancho Villa, contro la morte e l'oblio, perché il suo amico continuasse a esistere.

(206)

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Pagina 37

1911
Machu Picchu


L'ultimo santuario degli incas



non era morto, ma era addormentato. Il fiume Urubamba, spumeggiante, ruggente, rovesciava da secoli il suo potente respiro sulle pietre sacre, e quei vapori le avevano ricoperte di un manto di fitta selva che ne sorvegliava il sonno. Così era rimasto segreto l'ultimo baluardo degli incas, l'ultima dimora dei re indios del Perú.

Tra montagne di neve che non figurano nelle carte geografiche, un archeologo nordamericano, Hiram Bingham, trova Machu Picchu. Un bambino del posto lo porta per mano lungo i precipizi fino all'alto trono nascosto dalle nubi e dalla vegetazione. Bingham scopre le bianche pietre vive sotto il verde e le svela, ridestate, al mondo.

(53 e 453)

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Pagina 94

1928
San Rafael del Norte


Piccolo esercito pazzo



Quattro aerei Corsair bombardano la fortezza di Sandino sulla montagna di El Chipote, accerchiata e tormentata dal cannoneggiamento dei marines. Per notti e giorni tuona e trema tutta la regione, finché gli invasori inastano le baionette e si lanciano all'attacco contro le trincee di pietra irte di fucili. L'eroica azione si conclude senza morti né feriti, perché gli attaccanti trovano soldati di paglia e fucili di legno.

Subito i giornali nordamericani danno notizia della battaglia di El Chipote. Non dicono che i marines hanno sgominato una legione di pupazzi dai grandi cappelli e dai fazzoletti rossoneri. Assicurano, invece, che lo stesso Sandino figura tra le vittime.

Nel lontano paese di San Rafael del Norte, Sandino ascolta cantare la sua gente alla luce dei falò. Qui riceve la notizia della propria morte:

- Dio e le nostre montagne sono con noi. E in fin dei conti, la morte non è altro che un attimo di dolore.

Negli ultimi mesi forze nuove, trentasei navi da guerra e altri sei mila marines, sono arrivate in Nicaragua. Di settantacinque battaglie e battagline, le hanno perse quasi tutte. La preda gli è sfuggita varie volte, nessuno sa come, di tra le mani.

Piccolo esercito pazzo chiama la poetessa cilena Gabriela Mistral le truppe di Sandino, questi cenciosi guerrieri maestri del coraggio e della diavoleria.

(118, 361 e 419)

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Pagina 102

1928
Bogotá


In cronaca



La stampa dà notizia dei recenti avvenimenti nella zona bananifera. Le fonti ufficiali fanno un bilancio degli eccessi degli scioperanti: quaranta piantagioni incendiate, trentacinquemila metri di fili del telegrafo distrutti e otto operai morti mentre tentavano di aggredire l'esercito.

Il presidente della repubblica accusa gli scioperanti di tradimento e fellonia. Hanno trafitto col loro pugnale avvelenato il cuore amoroso della Patria, dichiara. Con un decreto, il presidente nomina il generale Cortés Vargas capo della polizia e annuncia promozioni e ricompense per gli ufficiali che hanno partecipato ai noti avvenimenti.

Con un clamoroso discorso, il giovane deputato liberale Jorge Eliécer Gaitán contraddice la versione ufficiale e denuncia che l'esercito colombiano ha compiuto una carneficina per conto di un'impresa straniera. La United Fruit Company, che secondo Gaitán ha diretto la strage degli operai, ha diminuito il salario giornaliero dopo la repressione dello sciopero. La United Fruit paga i salari con tagliandi e non con denaro. Il deputato sottolinea che l'impresa sfrutta terre avute in regalo dal governo colombiano ed è esentata dalle imposte.

(174 e 464)

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Pagina 103

1929
Città del Messico


Mella



Il dittatore di Cuba, Gerardo Machado, lo fa ammazzare. Julio Antonio Mella non è altro che uno studente esiliato in Messico, che sfoga i suoi fervori correndo la cavallina e pubblicando articoli, per pochissimi lettori, contro il razzismo e il colonialismo mascherato; ma il dittatore non sbaglia nel considerarlo il più pericoloso dei suoi nemici. Machado lo ha preso di mira da quando gli scintillanti discorsi di Mella hanno cominciato a scuotere gli studenti dell'Avana. Mella si infiammava denunciando la dittatura e burlandosi della decrepita università cubana, fabbrica di professionisti con mentalità da convento spagnolo dei tempi coloniali.

Una notte, mentre Mella sta passeggiando al braccio della sua compagna Tina Modotti, gli assassini lo fanno fuori a fucilate.

Tina grida, ma non piange davanti al corpo caduto.

Tina piange dopo, quando arriva a casa all'alba, e vede sotto il letto le scarpe di Mella, vuote, che sembrano aspettarlo.

Fino a qualche ora fa, questa donna era così felice che provava invidia per se stessa.

(290)

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Pagina 104

1929
Città del Messico


Tina Modotti



Il governo di Cuba non c'entra niente, affermano i giornali messicani di destra. Mella è stato vittima di un delitto passionale, checché ne dicano le cricche del bolscevismo moscovita. La stampa rivela che Tina Modotti, donna di dubbi costumi, è rimasta impassibile davanti al tragico episodio e in seguito, nelle sue dichiarazioni alla polizia, è caduta in contraddizioni sospette.

Tina, fotografa italiana, ha saputo penetrare a fondo nel Messico, nei pochi anni che è stata qui. Lo specchio delle sue fotografie riflette la grandezza delle piccole cose di ogni giorno e delle persone semplici che qui lavorano con le mani.

Ma lei è rea di libertà. Viveva sola quando scoprì Mella, mescolato tra la folla che manifestava per Sacco e Vanzetti e per Sandino, e si unì a lui senza nozze. Prima era stata attrice a Hollywood e modella e amante di artisti; e non

[...]

 


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