Copertina
Autore Giorgio Galli
Titolo Il ritorno del rimoso in politica
EdizioneDi Renzo, Roma, 2004 [1997], I dialoghi , pag. 104, cop.fle., dim. 140x210x9 mm , Isbn 978-88-8323-102-5
LettoreRiccardo Terzi, 2004
Classe politica , esoterismo
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Indice


Introduzione                             7

Alcune previsioni politiche             15

Europa: illusioni perdute?              27

Reinventare lo Stato sociale            33

Politica ed esoterismo                  41

Episodi del conflitto
maschile-femminile nella storia         52

Idee per un futuro                      77

Democrazia e culture alternative        84

Postfazione 2004                        87

Glossario                               96

Bibliografia                            98


 

 

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Politica ed esoterismo


Un'altra tappa significativa del mio percorso di ricerca è stata lo studio del funzionamento della democrazia rappresentativa in Italia. Volevo capire la struttura interna e la vita dell'organizzazione partitica in un paese, come l'Italia, in cui vige un sistema di partiti concorrenti, e mi resi conto che questo sistema di democrazia rappresentativa è particolarmente indicato per la gestione e il controllo delle tensioni sociali, che nelle nostre società complesse sono fortissime.

Ho cercato di capire perché il processo rivoluzionario che Marx aveva ipotizzato, che intimoriva i pensatori liberali e che era esploso in altre nazioni, in Italia non si fosse realizzato, sebbene la nostra nazione rappresentasse una realtà sociale che, per la rapidità delle sue trasformazioni, era attraversata da fortissime tensioni che avrebbero potuto facilmente sfociare in quel clima di insofferenza che prelude le rivoluzioni di massa. La lettura delle opere di Marx mi è stata molto utile per tentare di dare una risposta a questi interrogativi e ad essa ho affiancato lo studio degli storici del lungo periodo: Braudel e Toynbee. stato allora che ho percepito chiaramente la straordinarietà degli eventi occorsi negli ultimi due secoli della nostra storia: tra il Settecento ed il Novecento la società occidentale si è trasformata molto più radicalmente e rapidamente che nei precedenti duemila anni!

Forse un cittadino dell'antica Roma o di Atene non si sarebbe del tutto meravigliato se si fosse ritrovato a vivere alla vigilia della rivoluzione industriale nell'Inghilterra del Seicento, non avrebbe cioè trovato attorno a sé una realtà assolutamente aliena alla sua; con la rivoluzione industriale invece il cambiamento è stato radicale ed è avvenuto in tempi rapidissimi, con spostamenti di intere popolazioni, con lo sradicamento di masse di milioni di persone e con la nascita di nuovi, dinamici modelli culturali. Insomma, una rivoluzione di portata eccezionale.

chiaro che, dalla Rivoluzione francese in poi, le straordinarietà degli eventi avevano suggerito a Marx ed ai suoi epigoni l'esistenza ed il prolungarsi di uno stato di rivoluzione permanente; d'altro canto, questo era anche il timore dei pensatori non marxisti, dichiaratamente o orgogliosamente reazionari, come De Mestre e De Monald, o anche dei liberali, proprio perché la dinamica delle tensioni sociali faceva prevedere una società instabile, dall'equilibrio precario, addirittura incontrollabile. Ed invece, contro ogni aspettativa, la società industriale, con l'allargamento del suffragio, cioè con la democrazia rappresentativa, si è fortemente stabilizzata. Anche questo è motivo di interesse profondo per un politologo: tutto ciò che sfugge ad un ordine logico e ad una aspettativa causale necessita di un'attenta riflessione.

stato a questo punto della mia ricerca che è avvenuto l'incontro con l'esoterismo. Se dovessi riassumere concisamente l'evoluzione di questo mio interesse, direi che è nato dal tentativo di comprendere quale possa essere stato il salto culturale che ha permesso la nascita della democrazia rappresentativa, in un'epoca, il Cinque-Seicento, di straordinarie dinamiche di trasformazione e di tensioni sociali altissime che avrebbero rischiato di tradursi in caos sociale. In altre parole, la componente prettamente irrazionale che anima e dirige le scienze esoteriche mi appariva come una possibile "spiegazione" del paradosso e della modalità attraverso la quale, a fronte del prevedibile caos sociale, germogliò invece l'ordine della democrazia rappresentativa, che ha infatti permesso di gestire e controllare le forti tensioni.

Ecco perché in quel periodo mi aiutò moltissimo, come spesso mi è accaduto, l'interesse per campi lontani dalla politologia, tra i quali il cinema, di cui mi sono sempre interessato: tra l'altro ho anche collaborato, come Rositi e Alberoni, ad alcune ricerche per l'istituto Gemelli sulla struttura del tempo nel cinema.

Seguendo la stessa linea cominciai dunque ad occuparmi della tragedia greca, un interesse che divenne via via vera e propria ricerca e studio: cercai di rispondere al perché questa forma di rappresentazione teatrale sia diventata un modello universale. Credo di aver ormai dimostrato che la sua universalità risiede anche nel fatto che ci troviamo dinanzi ad una forma d'arte che è contemporaneamente una rappresentazione delle trasformazioni sociali e politiche della Grecia antica. Dalla ricerca sulla tragedia greca è andata formandosi in me l'ipotesi che ho successivamente sviluppato nell'opera Cromwell e Afrodite: solo l'esperienza di una fortissima tensione sociale può determinare, al contempo e come risultato, il modo di gestire e controllare le tensioni stesse.

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Episodi del conflitto maschile-femminile nella storia


Esiste un conflitto fondamentale, probabilmente all'origine dei conflitti sociali fino ai giorni nostri, che non è stato oggetto, in quanto tale, di attenzione da parte degli storici, come se fosse un fenomeno sociale secondario, ed è il conflitto maschile-femminile.

Alcune scuole ed esponenti della storiografia contemporanea hanno, come me, studiato i movimenti di ribellione; tra questi la scuola marxista, classica e riformata, che analizza lo sviluppo della storia proprio come espressione del conflitto delle classi. Studiose appartenenti al movimento femminista, soprattutto anglosassone, hanno pure indagato la storia al femminile, mettendo in luce come questa, sino ad oggi, sia stata essenzialmente la storia di uomini. Altri ancora hanno posto la loro attenzione sulla storia dei vinti, come ad esempio il movimento degli schiavi nella Roma antica, la guerra dei contadini nel Nord dell'Europa, le infinite jacqueries che hanno attraversato la storia europea. Gli esponenti della storiografia delle Annales hanno invece studiato la storia delle mentalità, del pensiero vigente, specie relativamente al periodo medievale, esaminando cosi anche il punto di vista delle donne, il concetto di famiglia, il matrimonio, l'amore, la morte.

Ho dedicato particolare attenzione ad alcuni fenomeni sociali che non sono neanche stati presi in considerazione come tali, posti al confine tra mito, leggenda e realtà - il movimento delle Baccanti e delle Amazzoni nella Grecia antica, gli gnostici, le streghe e la loro persecuzione nell'Europa del Seicento - proponendomi di dimostrare che questi non vanno solo considerati come espressioni sociali reali, ma vere manifestazioni e movimenti collegati da un nesso comune. Sebbene questa mia tesi sia, in molte parti, ancora a livello di ipotesi, attraverso una serie di indagini intradisciplinari sono giunto a fondarla in modo rigoroso, tanto che essa ha fornito strumenti interpretativi che hanno spiegato aspetti sconosciuti o poco comprensibili, tra i quali proprio il femminile, il sessuale.

Vi sono, ad esempio, questioni relative all'incontro-scontro che caratterizzano i rapporti tra i due sessi che, pur avendo subito il lento oblio dei secoli, rivestono, a mio avviso, un'importanza fondamentale per comprendere in modo più completo come pensavano e vivevano le persone di quel periodo, e non solo in merito all'aspetto di cui stiamo parlando.

Ci sono molti altri aspetti non affrontati compiutamente nel corso della storia. Si può notare come spesso la forza di un dogma sia riuscita ad annullare e cancellare la continuità storiografica di un evento o di una cultura: mi riferisco infatti a quella sorta di censura operata dalla cristianità su un aspetto intrinseco e primario alla sua stessa nascita: l'assenza e la scomparsa della figura femminile, della sacerdotessa, dalla scena del sacro. Eppure, proprio quest'opera di rimozione ha contribuito a fomentare e individuare la crescita storica del femminismo. In altre parole, il mondo culturale del femminile non avrebbe avuto ragione né forza di presentarsi come dimensione autonoma, se non fosse stato emarginato.

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Uno dei più famosi miti delle origini è appunto quello delle Amazzoni, popolo di donne guerriere stanziato, secondo la leggenda, sulle rive del Mar Nero. Il mito tramandatoci ci narra che le Amazzoni sopprimevano i figli maschi e lasciavano in vita solo le femmine alle quali si amputava il seno destro, per non essere impedite nel tiro dell'arco e nelle attività della guerra. Esse giunsero a mettere in pericolo la stessa Atene, calando dall'originaria Asia Minore per conquistare l'importante città, crocevia dell'Egeo. Contro questo esercito femminile combatterono gli eroi greci (Eracle, Achille, Teseo - il mitico fondatore di Atene, artefice della polis democratica, gli Argonauti, il giovane Priamo - re di Troia, Bellerofonte) e lo sconfissero: da lì in poi, il mito delle Amazzoni (debitamente depurato e rivisto) venne assorbito nel pantheon greco, e venne loro innalzato un santuario.

Quest'ultimo dettaglio mi sembra indicativo proprio di come un evento ribelle e improvviso, una volta sedato e ricondotto alla normalità, all'ordine, venga inglobato nella storia ufficiale del vincitore, contribuendo ad aumentarne la complessità culturale.

Di una guerra delle donne contro gli uomini si parla nella mitologia greca anche a proposito delle Danaidi (Eschilo, Le Supplici), le famose cinquanta figlie di Danao che pugnalarono, tutte tranne una, i mariti-cugini (ai quali erano state date in sposa dal padre allo scopo di sterminare la stirpe dell'odiato fratello Egitto), durante la prima notte di nozze. Anche questo mito - che presenta diverse analogie con quello delle Amazzoni, perché le Danaidi vengono rappresentate come donne guerriere ed armate - tocca le origini più profonde del popolo greco, poiché l'unica Danaide che non uccise il marito, Ipermestra, fu l'ava dei grandi eroi Perseo ed Eracle: il nome antico dei Greci era, infatti, Danai.

Giasone e gli Argonauti, eroi Padri Fondatori della Grecia, furono anch'essi impegnati in un'altra grande impresa contro un movimento femminile, quello delle donne di Lemno (Eschilo, Sofocle) le quali, ribellatesi agli uomini, uccidevano tutti coloro che sbarcavano sulla loro isola. Secondo il mito, Giasone ed i suoi compagni ne uscirono vincitori.

Il fatto che i fondatori di Atene abbiano dovuto cimentarsi così spesso e tanto duramente contro quelle che Kereny chiama sommosse femminili, sottolinea l'importanza che nell'immaginario e nella storia dei Greci ebbero tali vittorie come origine della loro cultura: Atene e la Grecia classica nacquero dalla sconfitta dei movimenti alternativi delle donne. Similmente, Esiodo fa risalire l'origine del male ad una donna, si chiami essa Pandora o, come nell' epos di Omero, Elena.

D'altra parte, la mitologia greca presenta un così vasto campionario di personaggi femminili orridi - maghe, streghe, assassine di figli e mariti - da suggerire, per lo meno, una forte avversione e paura da parte della cultura ufficiale di siffatte signore: Medea e la sorella Circe, le Erinni, le Parche, le Arpie, le Gorgoni. A personaggi maschili tragici ed eroici (Edipo) si contrappongono donne mostruose, che impersonificano i mali del mondo, i vizi, le aberrazioni, ma anche le forze malvagie della natura (Sirene).

interessante notare, inoltre, che spesso queste donne feroci sono dotate di poteri soprannaturali, comandano in modo magico energie ed eventi naturali il che, se rientra nel filone maschile di attribuire alle donne ogni nefandezza (fino a poco tempo fa si attribuiva ai terribili cicloni nomi di donna) indica nel contempo un rapporto di rispetto tra queste maghe e la natura, probabile memoria di tempi migliori.

Se ammettiamo dunque che i miti abbiano rappresentato per i Greci il racconto della loro vera storia e un complesso di immagini che hanno a loro volta determinato la storia delle mentalità e degli eventi, non possiamo non presumere che all'origine della Grecia classica vi siano stati fatti sanguinosi e terribili in cui donne riunite in movimenti abbiano avuto una parte importante.

Questo ci porta a riflettere sulla possibile esistenza, nella zona dall'Asia Minore all'Ellade, nel Neolitico, di antiche civiltà femminili, della cui esistenza si vagheggiò in epoche posteriori, in forma di ricordo nostalgico ma ormai irreale, come di mitiche età dell'oro: società senza classi e senza guerre, dove vigeva una forma di parità dei sessi, dove i figli non erano proprietà diretta dei padri, dove esisteva la libertà sessuale e di espressione delle emozioni ed il rapporto con la natura non era violento. Sull'esistenza storica di tali società il dibattito è ancora aperto, nello stesso filone, con le stesse difficoltà e con la stessa oggettività di ogni altra discussione "sulle origini". Lo scontro tra tali civiltà femminili e tendenze patriarcali portò forse le prime ad armarsi (Amazzoni, donne guerriere) e a contrastare l'egemonia maschile con varie forme, di cui le ribellioni dionisiache potrebbero essere l'espressione ultima.

La mia ipotesi è che dopo un periodo storico molto burrascoso (il cosiddetto medioevo ellenico, IX, VIII secolo a. C.) caratterizzato da sommosse e da movimenti alternativi legati a culti arcaici e femminili contro il dominio di un'aristocrazia maschile, periodo su cui tutti gli scrittori greci posteriori stendono un pesante velo di censura, vi sia stato, come reazione a una lenta evoluzione, un mutamento veloce delle istituzioni che, attraverso la fase dittatoriale (tiranni, sostenuti dal popolo, che abbattono l'aristocrazia), giunse alla democrazia, ovvero all'eguaglianza, di fronte alla legge, di tutti gli uomini liberi. Ne erano esclusi solo gli schiavi (uomini non liberi) e le donne.

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La tesi della politica-spettacolo, sviluppata da autori come Roger-Gerard Schwarzenberg e lo stesso John Dunn, può confermare la mia ipotesi secondo cui la politica (come democrazia parlamentare) sarebbe nata dallo spettacolo. Secondo Schwarzenberg, la politica è il regno dei segni, il linguaggio politico non è una comunicazione reale ma uno scambio di segnali in codice, dove i segni prendono vita propria al di là delle idee, occultando le idee stesse, andando contro coloro i cui diritti pretendono di difendere. La politica diventa dunque uno show, un "festival permanente", neppure troppo divertente, da cui il pubblico si allontana, indignato, annoiato, deluso. D'altra parte non è forse la nostra vita sempre più dominata dallo spettacolo, o, come si dice in gergo, dall' intrattenimento? Esso ci raggiunge tramite i mass media ed è tanto potente da determinare molte delle nostre scelte. L'ampiezza di questo fenomeno ha portato alcuni studiosi di storia antica a riesaminare la formula panem et circenses come l'invariante del metodo del controllo politico in occidente.

Il disinteresse del pubblico-elettore nei confronti della gestione politica può portare a dei pericoli. Tra questi, la nascita ed il consolidamento di governi ombra, di poteri invisibili che controllano quelli visibili. La motivazione storica del consolidamento di tali governi ombra è stata, negli anni recenti, la Guerra Fredda e la necessità della sicurezza nazionale. Si sono così rafforzate strutture potenti e di difficile controllo come i servizi segreti di varie nazioni (la CIA e la DEA negli Stati Uniti, lo SDECE, il servizio segreto francese, l'Intelligence Service britannico ed ovviamente il KGB sovietico). Anche la guerra alla malavita, alla mafia ed al traffico internazionale di droga e di armi hanno favorito la nascita di organizzazioni all'interno degli Stati, che si sono costituite come strutture a sé, con poteri e fonti di finanziamenti autonome. Queste agenzie, veri stati negli Stati, sono dotate di sistemi di controllo fortemente tecnologizzati che possiamo supporre (ma ne abbiamo ormai anche le prove) impieghino per il controllo e lo spionaggio dei loro stessi concittadini. Un altro pericolo è la pratica della delega in bianco da parte della maggioranza delusa a rappresentanze sempre più consolidate nella forma di nepotismo, di trasmissione familiare del potere (vedi, ancora, gli Stati Uniti) o un indebolimento tale dello Stato da favorire l'intervento economico politico - di entità straniere nella forma di trust, dei potentissimi centri di potere economico internazionale.

Quanti avranno la pazienza di seguirci fin qui, se saranno d'accordo con quanto detto, potranno forse anche concordare sul fatto che la democrazia, sia come è nata, sia come si è sviluppata, è pur sempre una forma di gestione del potere dello Stato da parte di una élite (oligarchia) che la custodiscono per conto dei loro rappresentati. Ma, qual è la reale capacità da parte dei rappresentati di influire sulle scelte del Governo e del Parlamento? Tra l'altro, le questioni che vengono poste di fronte al legislatore e all'esecutivo sono sempre più complesse - vanno dai gravi problemi geo-politici ed economici a temi di biologia, di genetica, di fisica (uso per scopi pacifici dell'energia nucleare) - tanto che l'elettore dispone di strumenti di giudizio sempre più inadeguati alle decisioni che dovrebbe adottare, o di cui dovrebbe essere partecipe. I mezzi a disposizione del potere sono oggi tali che, mal impiegati, possono produrre catastrofi esiziali per l'umanità e trasformare cosí lo spettacolo della politica in una immane tragedia.

Lo studioso Norberto Bobbio ha analizzato sotto questa luce gli insuccessi delle democrazie: il divario tra democrazia formale e democrazia sostanziale; il dominio delle élite e del potere invisibile. Anch'egli sottolinea, riprendendo Carl Schmitt, il nesso tra rappresentanza e rappresentazione, intendendo per rappresentazione proprio l'espressione pubblica del potere, il rendere visibile quello che è invisibile. L'invisibile - il cosiddetto potere occulto - viene presupposto come assente ma nello stesso tempo reso palese, pubblico, vivo. L'esistenza lungo i secoli della storia del potere delle congiure di palazzo, dei segreti di stato, delle promesse espresse al solo scopo di raggiungere il potere, ma mai mantenute, delle bugie di cui parlano Platone e Senofonte (lecite, essi ammettevano, per magistrati e governanti) sembra essere non il lato negativo della politica (e poi della democrazia) ma connaturato ad esse. Bobbio paragona il cammino dell'umanità, sino ad oggi, con le vicende di esseri ragionevoli che si dibattono nei tentacoli di un immenso labirinto, un lunghissimo tentativo di prove ed errori che ci hanno portato, alla fine del secondo millennio, a definire le nostre alternative come ragione o apocalisse. Il labirinto della storia ha due uscite: una è l'abisso e l'altra è la pace basata sulla ragione.

Se non mi si chiede una previsione, ma un'opinione, rispondo: non sono ottimista. Vedo attorno a me soltanto piccoli gruppi di uomini liberatisi finalmente dai miti ancestrali della fecondità, della violenza e della rigenerazione attraverso il sangue. L'etica dei politici è ancora l'etica della potenza.

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