Copertina
Autore Francesco Galofaro
Titolo Eluana Englaro
SottotitoloLa contesa sulla fine della vita
EdizioneMeltemi, Roma, 2009, Melusine 85 , pag. 144, cop.fle., dim. 12x19x1,3 cm , Isbn 978-88-8353-684-7
LettoreLuca Vita, 2009
Classe etica , politica , medicina
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


  7 Introduzione


 13 Capitolo primo - Storia di Eluana

    Dall'incidente al 2000
    La decisione del padre
    Medicina contro diritto
    Laici e cattolici
    Dal 2001 al 2004
    Terri, Eluana e Alessandro
    Dal 2006 al 2007: un nuovo processo
    Una svolta: la sentenza della Cassazione del 2007
    La sentenza del 2008
    Verso la conclusione: il ricorso della Procura di Milano

 42 Capitolo secondo - Controversie generati

    Eutanasia: non è solo una questione di significato
    Vita e morte nell'epoca del progresso tecnico
    Piergiorgio Welby e l'esperienza della propria morte
    La posizione di Eluana e la sua ricostruzione
    Differenze tra cattolici
    Possibili strategie di accordo
    Stato vegetativo e coscienza

 62 Capitolo terzo - Il discorso medico

    Etica e medicina
    Etica e linguaggio medico
    La medicina come discorso integrale
    Lo stato vegetativo persistente: Eluana secondo il suo medico
    Controversie e distorsioni
    Il dibattito scientifico

 84 Capitolo quarto - Il discorso giuridico

    Un conflitto tra medicina e diritto
    Il caso olandese
    Il quadro europeo
    Medicina contro diritto

102 Capitolo quinto - Il discorso giornalistico

    Il ruolo dell'opinione pubblica
    La polemica come guerra
    Il nemico
    Stratagemmi giornalistici

121 Capitolo sesto - Il discorso cattolico

    La fine della vita
    Quale testamento biologico e per chi?
    Un dibattito tra cattolici

134 Conclusioni -  possibiòe un accordo?


139 Bibliografia

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 7

Introduzione


Nel momento in cui terminavo il volume, la vicenda terrena di Eluana, per tanti anni sospesa tra la vita e la morte, è giunta a conclusione. Per mesi ho scritto di lei al tempo presente, e ho deciso di mantenere il libro così. un modo per ricordare lei e le circa tremila persone che in Italia ancora versano in stato vegetativo permanente.


Questo libro è dedicato a Eluana Englaro, un ragazza in stato vegetativo dal 1992. Intendo ricostruire a grandi linee la sua vicenda personale e quella della sua famiglia. Due problemi mi interessano: la tormentata vicenda giuridica che, dopo dieci anni e innumerevoli ricorsi, ha portato alla sentenza della Corte di Appello di Milano e all'interruzione del sostegno vitale alla ragazza; il dibattito sui giornali, le strumentalizzazioni delle opposte posizioni e il mutamento dell'opinione pubblica intorno alle decisioni che riguardano la fine della vita in casi simili.

Mi sono affidato agli archivi elettronici di «la Repubblica», del «Corriere della Sera» e dell'«Avvenire» per ricostruire l'intera vicenda dal suo primo apparire sui quotidiani nazionali, e in particolare il dibattito seguito alla sentenza del tribunale di Appello di Milano del mese di luglio 2008, nodo di svolta per la vicenda dei malati in stato vegetativo persistente in Italia. Ho tentato di evidenziarne le controversie etiche, politiche, giuridiche.


Fallimenti

Soprattutto, il libro riguarda una serie di fallimenti. Vi è in primo luogo il fallimento della medicina, che in questo caso si è rivelata incapace di perseguire il suo scopo morale: curare o, quando non è possibile, alleviare le sofferenze del paziente. Abbiamo poi un fallimento giuridico, laddove il diritto entra in conflitto con le decisioni mediche che riguardano la fine della vita. Un terzo fallimento è di natura politica, poiché in tutti questi anni non si è pervenuti a nessun tipo di regolamentazione che riconcili diritto, medicina e opinione pubblica. Dietro questo fallimento ve n'è uno filosofico e morale che coinvolge tanto i laici quanto i cattolici, incapaci di fornire risposte convincenti e condivise rispetto alla definizione stessa di vita umana, e che anzi hanno permesso un'ideologizzazione del dibattito tesa non all'accordo ma alla manipolazione dell'opinione pubblica. In Italia, un numero stimato tra 2.800 e 3.360 persone in stato vegetativo sta pagando fallimenti altrui sulla propria pelle.


Confronti

In quanto autore è mia responsabilità dichiararmi laico; non è però mia intenzione intervenire nella contrapposizione laici contro cattolici. Essa è fuorviante rispetto ai conflitti reali che ho riscontrato in questo caso. Per provare tutto questo, confronterò la vicenda di Eluana con quella dell'americana Terri Schiavo; esaminerò il caso di Diane Pretty, che aiuta a comprendere le scelte dell'Europa rispetto alla fine della vita; ancora, il processo di legalizzazione dell'eutanasia in Olanda e in Belgio, che ha anticipato alcune discussioni di questi anni in Italia.


Complessità e semplificazioni

Il dibattito che ha più spazio sui mezzi di informazione non riguarda laici e cattolici: coinvolge semmai laicisti e cattolicisti. Esistono molte posizioni culturali rispetto a problemi tra loro molto diversi: l'origine e la fine della vita; la sperimentazione genetica; il rapporto tra scienza ed etica; il tema del controllo sociale sulla ricerca. Alla luce dei molti giudizi su questi temi, si può dire che esistano cattolici che condividono il punto di vista laico e viceversa; non solo: è impossibile affermare che esista un'unica posizione laica o un'unica posizione cattolica. Dunque vanno spiegati i motivi di una tale estrema banalizzazione e dell'impoverimento del dibattito. Partendo dalla constatazione sociologica per cui il conflitto avviene inevitabilmente tra due parti nonostante la ricchezza delle posizioni, la domanda è: perché proprio queste due? Molte possono essere le cause dell'opposizione laicisti contro cattolicisti. Alcune non paiono avere attinenza con la vicenda di Eluana Englaro, e sono piuttosto frutto di un tentativo di formare un consenso politico per la propria parte, o del conflitto per il monopolio delle coscienze, degli interessi economici e professionali in gioco.


La tecnica e il nostro rapporto con la vita

La sentenza Englaro è una buona occasione per chiedersi come sia cambiato il nostro rapporto con la morte. Un tempo la morte era esperita come parte della vita quotidiana. Solo una frazione dei bimbi nati poteva arrivare in età adulta. Oggi, se un bambino muore alla nascita i genitori denunciano il medico. Emozioni a parte, molti di noi hanno della medicina l'idea di una scienza infallibile, o di una forma di magia che fa tornare a posto le cose.

Le pratiche mediche hanno cambiato la morte: essa non è più un fenomeno puntuale, ma durativo, progressivo e, in alcuni casi, indefinitamente dilatato nel tempo. Questo è ciò che è accaduto a Eluana Englaro: la natura, fosse stato per lei, l'avrebbe resa morta tempo fa, la cultura l'ha trattenuta in stato vegetativo persistente. Una cultura medica tutt'altro che infallibile, che in casi simili può rimandare la morte ma non richiamare alla vita. Wojtyla, che pure era contrario all'eutanasia, scriveva:

La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all'eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione della condizione umana di fronte alla morte (Wojtyla 1995, p. 98).

Il problema suscitato da Wojtyla è ineludibile: la nostra cultura attuale sembra negare ostinatamente che la morte sia una parte normale della vita perfino da un punto di vista tecnico, impedendo che i nostri cari se ne vadano naturalmente a forza di tubi, sonde e tracheotomie.

A margine, notiamo un paradosso: le posizioni morali che, in linea con la tradizione, definiscono la vita in relazione alla natura sono anche quelle meno interessate all'attuale fallimento della tecnica, che tiene in sospeso la vita in modo assolutamente innaturale. D'altro canto, le posizioni cosiddette laiche non si pongono o quasi il problema del rispetto del fine etico della medicina e della tutela del suo buon funzionamento. Dalla legge olandese sull'eutanasia alla legislazione inglese sul suicidio, vedremo molti casi in cui una morale giuridica perfettamente laica confligge con le scelte di fine vita perfino quando intende favorirle.


Il metodo

Questo libro denuncerà tutti i casi in cui il dibattito è evidentemente finalizzato al conflitto e non all'accordo. Si tratta di casi in cui l'interlocutore di idee contrarie è costantemente delegittimato, o lo è un'intera disciplina, o in cui si ricorre a sofismi o ad argomenti illogici, come il confronto strumentale con altre storie di altri pazienti, per suggerire analogie inesistenti. La mia disciplina, la semiotica, aiuterà a indagare i motivi per cui nei mezzi di comunicazione di massa l'esempio retorico e la narrazione prevalgono su un'informazione corretta.

Ma quand'anche la volontà di scontro venisse messa tra parentesi per favorire il dialogo, questo non sarebbe affatto semplice: intorno alla definizione più generale di vita, di terapia, di eutanasia esistono disaccordi reali generati da disaccordi sui nostri valori più profondi. La semiotica può essere utile anche qui, nell'individuare e descrivere esattamente tali opposizioni per favorire il dibattito.

Nell'interesse del lettore, il volume conterrà solo i risultati delle analisi esposti in modo il più possibile chiaro e semplice, evitando il ricorso alla terminologia tecnica più ostica. Tuttavia, nel semplificare la lingua, mi sforzerò di evitare ogni banalizzazione.


possibile un accordo?

Forse non soddisferà tutte le parti in causa, ma un accordo è possibile, scegliendo una strategia che parta da alcuni postulati comuni. Uno di questi, il più importante e trascurato, è il riconoscimento di uno spessore etico autonomo della medicina: preservare tale etica è necessario al funzionamento della medicina stessa. Al contrario, va bandita ogni interferenza politica, morale o giuridica, di matrice tanto laica quanto cattolica, che porti alla pratica tristemente nota come medicina difensiva: essa si ha ogni volta che il medico prende una decisione non finalizzata alla cura o ad alleviare le sofferenze, ma per tutelare se stesso di fronte alla legge o aggiungiamo alle strutture sociali di cui è parte e da cui dipendono carriera e futuro.

| << |  <  |