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| << | < | > | >> |Pagina 7 [ inizio libro ]Il corriere appoggia la fronte contro strati di vetro, argon, plastica anti-proiettile. Osserva una cannoniera sorvolare la città a media altezza, come una vespa cacciatrice, la morte appesa sotto il torace in un liscio baccello nero.| << | < | > | >> |Pagina 78 [ messaggera ]Yamazaki aveva annotato la cosa come un esempio di interazione da approfondire fra il programma del ponte e quello della città, ma raccogliere la storia di Skinner circa il ponte era ovviamente più importante. Convinto che in qualche maniera Skinner possedesse la chiave per comprendere il significato fondamentale del ponte, Yamazaki aveva abbandonato l'esplorazione fisica delle costruzioni secondarie per trascorrere la maggior parte del tempo possibile in compagnia del vecchio. Ogni sera, dal suo appartamento preso a prestito, spediva il materiale accumulato durante il giorno al Dipartimento di Sociologia dell'Università di Osaka.Quel giorno, mentre saliva sull'ascensore che l'avrebbe portato nella stanza di Skinner, aveva incontrato la ragazza che scendeva per andare al lavoro, reggendo sulle spalle la bicicletta. Lavorava come messaggera in città. Forse c'era un significato nel fatto che Skinner dividesse la sua abitazione con una che si guadagnava da vivere nell'arcaica intersezione di informazione e geografia. Gli uffici fra cui si muoveva la ragazza erabo elettronicamente adiacenti: erano in effetti una singola scrivania, la mappa delle distanze obliterata dalla natura continua e istantanea delle comunicazioni. E tuttavia proprio questa continuità, che rendeva la posta fisica un mezzo costoso, poteva essere vista anche come porosità, e in quanto tale rendeva necessario il servizio reso dalla ragazza. Trasportando fisicamente informazioni entro una griglia che consisteva praticamente solo di queste, ella forniva un grado di segretezza assoluta nell'universo fluido dei dati. Con il suo messaggio nella borsa della ragazza, uno sapeva esattamente dove questo si trovasse; altrimenti esso era in nessun luogo, o forse dappertutto, in quell'istante di | << | < | > | >> |Pagina 81- Abbiamo cominciato ad arrampicarci. Sui piloni. C'erano dei pioli saldati, per quelli che dovevano dipingerli. Ci arrampicavamo. Anche la televisione aveva mandato i suoi elicotteri, ormai, Scooter. Eravamo diventati una notizia mondiale, e non lo sapevamo. E come facevamo a saperlo? E poi non ce ne sarebbe importato un cazzo. Salivamo e basta. Ma eravamo in diretta. Questo avrebbe complicato le cose per la polizia, dopo. E la gente che cadeva, ragazzo... Il tipo davanti a me aveva il nastro adesivo nero avvolto intorno alle scarpe, per tenere insieme le suole. Il nastro era bagnato, si staccava, e lui continuava a scivolare. Proprio davanti alla mia faccia. I piedi gli scivolavano dai pioli e mi ficcava i calcagni negli occhi, se non ci stavo attento. Era quasi arrivato in cima, e tutti e due i piedi gli scivolarono insieme. - Skinner rimase in sielenzio, come in ascolto di un suono lontano. Yamazaki trattenne il respiro.- Uno impara ad arrampicarsi, lassù - disse Skinner. - Prima cosa, non guardare in basso. Secondo, tenere "sempre" una mano e un piede attaccati. Quel tipo non lo sapeva. E quelle scarpe che aveva... Cadde all'indietro. Senza emettere un suono. Quasi con... grazia. Yamazaki ebbe un brivido. - Ma continuai ad arrampicarmi. Aveva smesso di piovere, il sole stava sorgendo. Sono restato. - Come si sentiva? - chiese Yamazaki. - Skinner sbatté le parpebre. - - Cosa ha fatto allora? - Ho visto la città. | << | < | > | >> |Pagina 259 [ fine libro ]Yamazaki promise a se stesso che sarebbe sceso a osservare la parata per il compleanno di Shapely. Si sarebbe ricordato di portare il notebook.
Rimase ad aspettare il suo
turno, nell'aria che odorava di
caffè appena macinato.
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