Copertina
Autore Carlo Goldoni
Titolo La locandiera
EdizioneMarsilio, Venezia, 2007, Letteratura universale , pag. 438, cop.fle., dim. 12x18,3x2,7 cm , Isbn 978-88-317-9268-4
CuratoreSara Mamone, Teresa Megale
LettoreAngela Razzini, 2007
Classe classici italiani , teatro italiano
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice


  9 Introduzione
    di Sara Mamone

 93 Nota al testo
    di Teresa Megale

1l7 LA LOCANDIERA

279 Commento
    di Teresa Megale

299 Bibliografia
    di Teresa Megale

309 Nota sulla fortuna
    di Teresa Megale

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 126

Personaggi
IL CAVALIERE DI RIPAFRATTA.
IL MARCHESE DI FORLIPOPOLI.
IL CONTE D'ALBAFIORITA.
MIRANDOLINA LOCANDIERA.
ORTENSIA.  Comiche.
DEIANIRA.
FABRIZIO cameriere di locanda.
SERVITORE del Cavaliere.
SERVITORE del Conte.

La scena si rappresenta a Firenze. Nella locanda di Mirandolina.


ATTO PRIMO



SCENA I.

Sala di locanda.

Il MARCHESE DI FORLIPOPOLI, ed il CONTE D'ALBAFIORITA.


MARCHESE Fra voi, e me vi è qualche differenza.

CONTE Sulla locanda tanto vale il vostro denaro, quanto vale il mio.

MARCHESE Ma se la locandiera usa a me delle distinzioni, mi si convengono più che a voi.

CONTE Per qual ragione?

MARCHESE Io sono il marchese di Forlipopoli.

CONTE Ed io sono il conte d'Albafiorita.

MARCHESE Sì, conte! Contea comprata.

CONTE Io ho comprata la contea, quando voi avete venduto il marchesato.

MARCHESE Oh basta: son chi sono, e mi si deve portar rispetto.

CONTE Chi ve lo perde il rispetto? Voi siete quello, che con troppa libertà parlando...

MARCHESE Io sono in questa locanda, perché amo la locandiera. Tutti lo sanno, e tutti devono rispettare una giovane che piace a me.

CONTE Oh, quest'è bella! Voi mi vorreste impedire ch'io amassi Mirandolina? Perché credete, ch'io sia in Firenze? Perché credete, ch'io sia in questa locanda?

MARCHESE Oh bene. Voi non farete niente.

CONTE Io no, e voi sì.

MARCHESE Io Si, e Voi no. Io son chi sono. Mirandolina ha bisogno della mia protezione.

CONTE Mirandolina ha bisogno di denari, e non di protezione.

MARCHESE Denari?... non ne mancano.

CONTE Io spendo uno zecchino il giorno, signor marchese, e la regalo continuamente.

MARCHESE Ed io quel che fo non lo dico.

CONTE Voi non lo dite, ma già si sa.

MARCHESE Non si sa tutto.

CONTE Sì, caro signor marchese, si sa. I camerieri lo dicono. Tre paoletti il giorno.

MARCHESE A proposito di camerieri; vi è quel cameriere che ha nome Fabrizio, mi piace poco. Parmi, che la locandiera lo guardi assai di buon occhio.

CONTE Può essere che lo voglia sposare. Non sarebbe cosa mal fatta. Sono sei mesi che è morto il di lei padre. Sola una giovane alla testa di una locanda si troverà imbrogliata. Per me, se si marita, le ho promesso trecento scudi.

MARCHESE Se si mariterà, io sono il suo protettore, e farò io... E so io quello che farò.

CONTE Venite qui: facciamola da buoni amici. Diamole trecento scudi per uno.

MARCHESE Quel ch'io faccio, lo faccio segretamente, e non me ne vanto. Son chi sono. Chi è là? (chiama)

CONTE (Spiantato! Povero e superbo!)


SCENA II.

FABRIZIO, e detti.

FABRIZIO Mi comandi, signore. (al marchese)

MARCHESE Signore? Chi ti ha insegnato la creanza?

FABRIZIO La perdoni.

CONTE Ditemi: come sta la padroncina? (a Fabrizio)

FABRIZIO Sta bene, illustrissimo.

MARCHESE alzata dal letto?

FABRIZIO Illustrissimo sì.

MARCHESE Asino.

FABRIZIO Perché, illustrissimo signore?

MARCHESE, Che cos'è questo illustrissimo?

FABRIZIO il titolo che ho dato anche a quell'altro cavaliere.

MARCHESE Tra lui, e me vi è qualche differenza.

CONTE Sentite? (a Fabrizio)

FABRIZIO (Dice la verità. Ci è differenza; me ne accorgo nei conti). (piano al conte)

MARCHESE Di' alla padrona che venga da me, che le ho da parlare.

FABRIZIO Eccellenza sì. Ho fallato questa volta?

MARCHESE Va bene. Sono tre mesi che lo sai; ma sei un impertinente.

FABRIZIO Come comanda, eccellenza.

CONTE Vuoi vedere la differenza che passa fra il marchese e me?

MARCHESE Che vorreste dire?

CONTE Tieni. Ti dono uno zecchino. Fa' che anch'egli te ne doni un altro.

FABRIZIO Grazie, illustrissimo. (al conte) Eccellenza... (al marchese)

MARCHESE Non getto il mio, come i pazzi. Vattene.

FABRIZIO Illustrissimo signore, il cielo la benedica. (al conte) Eccellenza. (Rifinito. Fuor del suo paese non vogliono esser titoli per farsi stimare, vogliono esser quattrini). (parte)


SCENA III.

Il MARCHESE, ed il CONTE.

MARCHESE Voi credete di soverchiarmi con i regali, ma non farete niente. Il mio grado vai più di tutte le vostre monete.

CONTE Io non apprezzo quel che vale, ma quello che si può spendere.

MARCHESE Spendete pure a rotta di collo. Mirandolina non fa stima di voi.

CONTE Con tutta la vostra gran nobiltà, credete voi di essere da lei stimato? Vogliono esser denari.

MARCHESE Che denari? Vuol esser protezione. Esser buono in un incontro di far un piacere.

CONTE Sì, esser buoni in un incontro di prestar cento doppie.

MARCHESE Farsi portar rispetto bisogna.

CONTE Quando non mancano denari, tutti rispettano.

MARCHESE Voi non sapete quel che vi dite.

CONTE L'intendo meglio di voi.


SCENA IV.

Il CAVALIERE DI RIPAFRATTA dalla sua camera, e detti.

CAVALIERE Amici, che cos'è questo romore? Vi è qualche dissensione fra di voi altri?

CONTE Si disputava sopra un bellissimo punto.

MARCHESE Il conte disputa meco sul merito della nobiltà. (ironico)

CONTE Io non levo il merito alla nobiltà; ma sostengo, che per cavarsi dei capricci, vogliono esser denari.

CAVALIERE Veramente, marchese mio...

MARCHESE Orsù, parliamo d'altro.

CAVALIERE Perché siete venuti a simil contesa?

CONTE Per un motivo il più ridicolo della terra.

MARCHESE Si, bravo! il conte mette tutto in ridicolo.

CONTE Il signor marchese ama la nostra locandiera. Io l'amo ancor più di lui. Egli pretende corrispondenza, come un tributo alla sua nobiltà. Io la spero come una ricompensa alle mie attenzioni. Pare a voi, che la questione non sia ridicola?

MARCHESE Bisogna sapere con quanto impegno io la proteggo.

CONTE (Egli la protegge, ed io spendo). (al cavaliere)

CAVALIERE In verità non si può contendere per ragione alcuna che lo meriti meno. Una donna vi altera? vi scompone? Una donna? che cosa mai mi convien sentire! Una donna? io certamente non vi è pericolo che per le donne abbia che dir con nessuno. Non le ho mai amate, non le ho mai stimate, e ho sempre creduto che sia la donna per l'uomo una infermità insopportabile.

MARCHESE In quanto a questo poi, Morandolina ha un merito estraordinario.

CONTE Sin qua il signor marchese ha ragione. La nostra padroncina della locanda è veramente amabile.

MARCHESE Quando l'amo io, potete credere che in lei vi sia qualche cosa di grande.

CAVALIERE In verità mi fate ridere. Che mai può avere di stravagante costei, che non sia comune all'altre donne?

MARCHESE Ha un tratto nobile, che incatena.

CONTE bella, parla bene, veste con pulizia, è di un ottimo gusto.

CAVALIERE Tutte cose che non vagliono un fico. Sono tre giorni, ch'io sono in questa locanda, e non mi ha fatto specie veruna.

CONTE Guardatela, e forse ci troverete del buono.

CAVALIERE Eh, pazzia! L'ho veduta benissimo. una donna come l'altre.

MARCHESE Non è come l'altre, ha qualche cosa di più. Io che ho praticate le prime dame, non ho trovato una donna che sappia unire, come questa, la gentilezza, e il decoro.

CONTE Cospetto di Bacco! Io son sempre stato solito trattar donne: ne conosco li difetti ed il loro debole. Pure con costei, nonostante il mio lungo corteggio e le tante spese per essa fatte, non ho potuto toccarle un dito.

CAVALIERE Arte, arte sopraffina. Poveri gonzi! Le credete, eh? A me non la farebbe. Donne? alla larga tutte quante elle sono.

CONTE Non siete mai stato innamorato?

CAVALIERE Mai, né mai lo sarò. Hanno fatto il diavolo per darmi moglie, né mai l'ho voluta.

MARCHESE Ma siete unico della vostra casa: non volete pensare alla successione?

CAVALIERE Ci ho pensato più volte, ma quando considero che per aver figliuoli mi converrebbe soffrire una donna, mi passa subito la volontà.

CONTE Che volete voi fare delle vostre ricchezze?

CAVALIERE Godermi quel poco che ho con i miei amici.

MARCHESE Bravo, cavaliere, bravo; ci goderemo.

CONTE E alle donne non volete dar nulla?

CAVALIERE Niente affatto. A me non ne mangiano sicuramente.

CONTE Ecco la nostra padrona. Guardatela, se non è adorabile.

CAVALIERE Oh la bella cosa! Per me stimo più di lei quattro volte un bravo cane da caccia.

MARCHESE Se non la stimate voi, la stimo io.

CAVALIERE Ve la lascio, se fosse più bella di Venere.


SCENA V.

MIRANDOLINA e detti.

MIRANDOLINA M'inchino a questi cavalieri. Chi mi domanda di lor signori?

MARCHESE Io vi domando, ma non qui.

MIRANDOLINA Dove mi vuole, eccellenza?

MARCHESE Nella mia camera.

MIRANDOLINA Nella sua camera? Se ha bisogno di qualche cosa verrà il cameriere a servirla.

MARCHESE (Che dite di quel contegno?) (al cavaliere)

CAVALIERE (Quello che chiamate contegno, io lo chiamerei temerità, impertinenza). (al marchese)

CONTE Cara Mirandolina, io vi parlerò in pubblico, non vi darò l'incomodo di venire nella mia camera. Osservate questi orecchini. Vi piacciono?

MIRANDOLINA Belli.

CONTE Sono diamanti, sapete?

MIRANDOLINA Oh, gli conosco. Me ne intendo anch'io dei diamanti.

CONTE E sono al vostro comando.

CAVALIERE (Caro amico, voi li buttate via). (piano al conte)

MIRANDOLINA Perché mi vuol ella donare quegli orecchini?

MARCHESE Veramente sarebbe un gran regalo! Ella ne ha de' più belli al doppio.

CONTE Questi son legati alla moda. Vi prego riceverli per amor mio.

CAVALIERE (Oh che pazzo!)

MIRANDOLINA No, davvero. Signore...

CONTE Se non li prendete, mi disgustate.

MIRANDOLINA Non so che dire... mi preme tenermi amici gli avventori della mia locanda. Per non disgustare il signor conte, li prenderò.

CAVALIERE (Oh che forca!)

CONTE (Che dite di quella prontezza di spirito?) (al cavaliere)

CAVALIERE (Bella prontezza! Ve li mangia, e non vi ringrazia nemmeno). (al conte)

MARCHESE Veramente, signor conte, vi siete acquistato gran merito. Regalare una donna in pubblico, per vanità! Mirandolina, vi ho da parlare a quattr'occhi, fra voi e me; son cavaliere.

MIRANDOLINA (Che arsura! Non gliene cascano). (da sé) Se altro non mi comandano, io me n'anderò.

CAVALIERE Ehi! Padrona. La biancheria, che mi avete dato, non mi gusta. Se non ne avete di meglio, mi provvederò. (con disprezzo)

MIRANDOLINA Signore, ve ne sarà di meglio. Sarà servita, ma mi pare che la potrebbe chiedere con un poco di gentilezza.

CAVALIERE Dove spendo il mio denaro, non ho bisogno di far complimenti.

CONTE Compatitelo. Egli è nemico capitale delle donne. (a Mirandolina)

CAVALIERE Eh, che non ho bisogno d'essere da lei compatito.

MIRANDOLINA Povere donne! che cosa le hanno fatto? Perché così crudele con noi, signor cavaliere?

CAVALIERE Basta così. Con me non vi prendete maggior confidenza. Cambiatemi la biancheria. La manderò a prender pel servitore. Amici, vi sono schiavo. (parte)

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 178

SCENA VII.

Il SERVITORE Con una bottiglia sulla sottocoppa, c detti.

SERVITORE Il signor conte ringrazia vostra eccellenza, e le manda una bottiglia di vino di Canarie. (al marchese)

MARCHESE Oh, oh, vorrà mettere il suo vin di Canarie col mio vino di Cipro? Lascia vedere. Povero pazzo! una porcheria, lo conosco all'odore. (s'alza, e tiene la bottiglia in mano)

CAVALIERE Assaggiatelo prima. (al marchese)

MARCHESE Non voglio assaggiar niente. Questa è una impertinenza che mi fa il conte, compagna di tante altre. Vuol sempre starmi al di sopra. Vuol soverchiarmi, vuol provocarmi, per farmi far delle bestialità. Ma, giuro al cielo, ne farò una che varrà per cento. Mirandolina, se non lo cacciate via, nasceranno delle cose grandi, sì, nasceranno delle cose grandi. Colui è un temerario. Io son chi sono, e non voglio soffrire simil affronti. (parte, e porta via la bottiglia)


SCENA VIII.

Il CAVALIERE, MIRANDOLINA ed il SERVITORE.

CAVALIERE Il povero marchese è pazzo.

MIRANDOLINA Se a caso mai la bile gli facesse male, ha portato via la bottiglia per ristorarsi.

CAVALIERE pazzo, vi dico. E voi lo avete fatto impazzare.

MIRANDOLINA Sono io di quelle, che fanno impazzare gli uomini?

CAVALIERE Sì, voi siete... (con affanno)

MIRANDOLINA Signor cavaliere, con sua licenza. (s'alza)

CAVALIERE Fermatevi.

MIRANDOLINA Perdoni; io non faccio impazzare nessuno. (andando)

CAVALIERE Ascoltatemi. (s'alza, ma resta alla tavola)

MIRANDOLINA Scusi. (andando)

CAVALIERE Fermatevi, vi dico. (con imperio)

MIRANDOLINA Che pretende da me? (con alterezza voltandosi)

CAVALIERE Nulla. (si confonde) Beviamo un altro bicchier di Borgogna.

MIRANDOLINA Via, signore, presto, presto, che me ne vada.

CAVALIERE Sedete.

MIRANDOLINA In piedi, in piedi.

CAVALIERE Tenete. (con dolcezza le dà il bicchiere)

MIRANDOLINA Faccio un brindisi, e me ne vado subito. Un brindisi che m'ha insegnato mia nonna.

    Viva Bacco, e viva Amore:
    L'uno e l'altro ci consola;
    Uno passa per la gola,
    L'altro va dagli occhi al cuore.
    Bevo il vin, cogli occhi poi...
    Faccio quel che fate voi.
(parte)


SCENA IX.

Il CAVALIERE, ed il SERVITORE.

CAVALIERE Bravissima, venite qui; sentite. Ah malandrina! Se n'è fuggita. Se n'è fuggita, e mi ha lasciato cento diavoli, che mi tormentano.

SERVITORE Comanda le frutta in tavola? (al cavaliere)

CAVALIERE Va al diavolo ancor tu. (il servitore parte) Bevo il vin, cogli occhi poi, faccio quel che fate voi? Che brindisi misterioso è questo? Ah maladetta, ti conosco. Mi vuoi abbattere, mi vuoi assassinare. Ma lo fa con tanta grazia! Ma sa così bene insinuarsi... Diavolo, diavolo, me la farai tu vedere? No, anderò a Livorno. Costei non la voglio più rivedere. Che non mi venga più tra i piedi. Maladettissime donne! Dove vi sono donne, lo giuro, non vi anderò mai più. (parte)

| << |  <  |