Copertina
Autore Matteo Guarnaccia
Titolo Almanacco della pace
EdizioneNuovi Equilibri, Viterbo, 2006, Eretica speciale , pag. 154, ill., cop.fle., dim. 150x210x12 mm , Isbn 978-88-7226-937-4
LettoreRiccardo Terzi, 2006
Classe storia contemporanea , politica , guerra-pace
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Indice


PREFAZIONE                        3

ALMANACCO DELLA PACE              9

ALBUM FOTOGRAFICO DELLA PACE    121



 

 

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Pagina 3

Prefazione



"Nessuna grande arte fiorì sulla terra se non da una nazione di soldati (...) a una nazione non è possibile nessuna grande arte che non sia basata sulla battaglia. (...) Tutto ciò che le grandi nazioni hanno appreso di verità nella parola e di acutezza nel pensare, l'hanno imparato in guerra. Esse hanno attinto quanto serve alla vita in guerra e hanno dissipato questi beni nella pace; esse furono ammaestrate dalla guerra e ingannate dalla pace; in una sola parola: ogni nazione grande è nata in guerra e morta in pace".

Anche se oggi pochi oserebbero affermare apertamente quello che un personaggio – per altro insospettabile come John Ruskin – scriveva oltre un secolo fa, la convinzione che la guerra sia il miglior modo di risolvere le contese, continua a essere ampiamente condivisa dalle classi dirigenti del pianeta. Ogni anno, una quantità oscena ed esponenziale di risorse viene destinata a concetti aleatori quali la "difesa nazionale" o – a scelta – "difesa della democrazia/libertà", e sottratta a necessità concrete come l'educazione e la salute. Le cause scatenanti, le "grandi" motivazioni dei conflitti armati, generalmente non si differenziano granché – e non sono moralmente più elevate – da quelle che stanno dietro alle risse per il posto macchina o per la precedenza non rispettata (altro che scontro tra civiltà). Onore e gloria sono invocati da persone chi si guardano bene dallo scendere personalmente sui campi di battaglia per risolvere i propri demoni e la propria inadeguatezza.

La guerra insomma continua a essere igienica (come insegnavano i futuristi), è uno strepitoso volano economico, un impareggiabile propulsore per il progresso tecnologico, un efficace metodo di controllo demografico (per molti meno scandaloso dell'aborto) e, dal punto di vista letterario – come ricordava Thomas Hardy – un'ineguagliabile fonte d'ispirazione per buone storie. Per contro si seguita a ritenere che la pace produca solo "pallidi scritti", eventi e personaggi noiosi, sdolcinati e poco eccitanti. La pace puzza troppo di patchouli e santità, è una faccenda da preti e sognatori, poeti smidollati e signorine, traditori della patria, putti sovrappeso, eunuchi aureolati che strimpellano svogliati le loro arpe. Che non si possa sparare sulla croce rossa e sul pianista, è opinione condivisa dai più, ma la regola non vale nei confronti dei pacifisti/pacieri, da sempre bersagli di lazzi (e occasionalmente di piombo). La figura del paciere che viene malmenato dai due litiganti (e che non gode) è un classico della cronaca stradale e militare.

In qualsiasi biblio/videoteca la presenza di titoli dedicati a serial killer (più o meno stipendiati da entità statali e religiose), e alle loro imprese, è di gran lunga soverchiante rispetto ad altri argomenti a basso contenuto emoglobinico-muscolare. Si continua a ritenere normale vendere ai bambini videogame che li trasformano in inscimmiati terminator, vedere i loro apparati neuronali risucchiati da macchinari che simulano stermini e mutilazioni. Si stanno allevando generazioni che, adeguandosi a una visione poco evoluta della storia dell'umanità, perpetueranno l'idea che si tratti esclusivamente di una demenziale, rissosa via crucis tra mazzate preistoriche e sciabolate, scariche di mitraglia e minacce termonucleari. Qualcuno dovrebbe avvertirli che esistono altri mezzi, oltre la guerra, per raggiungere estasi religiose ed estetiche. Ogni tanto gioverebbe ricordare che la razza umana sarebbe già estinta da lungo tempo se, una parte di essa, non si fosse costantemente opposta a una visione univoca dell'esistenza, basata sull'aggressività e sull'accaparramento di risorse a discapito di qualcuno/qualcosa. Il traballante miglioramento della società umana non va certo attribuito alla violenza delle armi e ai servi dominati dal tenore del complesso teocratico-militare prima e industrial-militare poi. Se un progresso c'è stato, questo è avvenuto a discapito dell'assetto del potere accentrato, grazie alle culture sotterranee, sommerse e cocciutamente vitali, che hanno continuato – come scrive Joyce Lussu – a tessere i fili della vita quotidiana lacerati dai traumi delle guerre e delle servitù, assicurando a tutti la continuità della sopravvivenza e della convivenza. Grazie alle culture "sagge e serene che amano la vita e le persone, non hanno mai cessato di creare e produrre idee e beni necessari ai nostri bisogni, che raccolgono e custodiscono i saperi affinché tutti possano maturarne i fiori e i frutti, che non hanno bisogno di fare della propria conoscenza un segreto e della propria autorità una fortezza da difendere con le armi".

I cinici sollevano l'obiezione che la guerra esisterà sempre e che, in ogni caso, per esserci la pace ci vuole la guerra, che pace e guerra sono due facce inestricabili della stessa medaglia ecc. Se questo è vero, l'umanità ha un credito di pace che ha tutto il diritto di reclamare. Considerato che nel nostro pianeta, dal 1496 a.C. ad oggi, si sono registrati 13 anni di guerra per ogni anno di pace, è ora di riequilibrare il gap. A chi afferma che la guerra è un evento naturale, Raoul Vaneigem, nel suo Messaggio ai Viventi replica pertinentemente: "Ogni volta che la natura è chiamata alla riscossa per giustificare un comportamento sociale, è curioso che l'esempio vegetale o animale illustri sempre l'appropriazione, la legge del più forte, il confronto concorrenziale, tutte cose utilissime all'economia. Se l'esperienza degli esseri e delle cose comporta un rischio di crudeltà, non è forse compito specifico di un'educazione umana trovarvi un rimedio? Per dimostrare l'esistenza della gravitazione universale non e indispensabile far precipitare un uomo dalla finestra del quinto piano: né ricorrere all'omicidio per spiegare il movimento e l'immobilità. Allo stesso modo in cui la caccia fotografica dispensa dall'uccidere e accresce il piacere di attraversare i boschi, di appostarsi in agguato, di cogliere un istante di vita, ugualmente una coscienza del vivente si propaga a poco a poco e tesse una sottile rete di connivenze tra il godimento di sé e la pianta, il cristallo, l'animale, la linea di un paesaggio, la forma di una nuvola, l'oggetto nato dal genio dell'artigiano".

La pace è di tutti ma non appartiene a nessuno, è uno stato d'animo, uno stato di grazia, un evento meteorologico, una necessità biologica contingente. La guerra è – da sempre – la guerra di qualcun altro, è la "loro" guerra. Non è mai una faccenda personale: un individuo in divisa cerca di annientare-mutilare-storpiare un altro individuo con una divisa leggermente diversa, senza aver nulla in particolare nei suoi confronti, e lo fa per conto terzi – di solito per un governo incapace di provvedere al benessere materiale e spirituale dei suoi cittadini. La guerra è parte integrante dell'esercizio del potere e quindi la pace non può che essere semplicemente da un'altra parte rispetto a preti, militari, politici e burocrati.

Queste pagine vogliono raccontare e onorare piccole e grandi storie legate alla pace. Non sempre storie edificanti, edulcoranti, non necessariamente vite di santi, ma storie di donne e uomini che, testardamente, non hanno voluto rinunciare alla loro umanità per consegnare ai propri figli un mondo un po' migliore di come l'hanno ricevuto. Questo libro è un contributo al desiderio di convivenza civile tra idee e forme di vita che hanno trovato ospitalità sul nostro magnifico pianeta fluttuante, l'arancia blu che danza nello spazio, tra la fraternità di tutte le stelle. Dedicato ai disertori, ai fraternizzatori e ai miti sabotatori. A chi sa percorrere l'intera geografia del globo inviando un cortese saluto a ogni città, grande o piccola che sia (grazie Walt Whitman ).


Come ogni dizionario che si rispetti, quest'opera contiene voci imperdonabilmente corte e altre incomprensibilmente lunghe, lacune, indulgenze e assenze scandalose. In ogni caso, Give Peace a Chance!

M.G.

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Pagina 9

AHIMSA Termine indiano con cui si designa la non violenza, per Gandhi corrisponde al desiderio innato di pace e giustizia sociale, alla legge fondamentale del nostro essere. La non violenza appartiene a tutti, è un mezzo per riequilibrare, per sanare la natura umana corrotta dalla violenza del potere.

"La non violenza è la più grande e la più attiva forza che ci sia al mondo. Non va predicata ma praticata. Non si può essere passivamente non violenti". (Gandhi)


AMNESTY INTERNATIONAL "Aprite il vostro giornale ogni giorno della settimana e troverete la notizia che da qualche parte del mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o ucciso perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili per il governo. Il lettore del giornale sente un nauseante senso di impotenza. Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un'azione comune qualcosa di efficace potrebbe essere fatto". Con queste parole, il 28 maggio 1961, l'avvocato inglese Peter Benenson annunciava sulle pagine del giornale "The Observer" una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza. Quell'atto sancì la fondazione di un'organizzazione umanitaria e apolitica che si sarebbe impegnata, sino ai giorni nostri, a far rispettare ai singoli Stati i diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Fieramente indipendente, slegata da istituzioni governative e organizzazioni politiche, Amnesty International è una comunità globale di difensori dei diritti umani, un gruppo di pressione che conta quasi due milioni di soci sparsi in 140 nazioni diverse. L'organizzazione, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 1977, lavora senza sosta per prevenire e far cessare ogni forma di discriminazione, denunciare gravi abusi all'integrità fisica e mentale dell'individuo, attentati alla libertà di coscienza e di espressione. Da vera rompiscatole non guarda in faccia nessuno, non è prevenuta e non ha simpatie politiche di sorta. Tiene sotto osservazione allo stesso modo regimi dittatoriali e democrazie, forze di repressione e di opposizione, assiste i richiedenti asilo politico, sostiene la responsabilità sociale delle imprese e si batte per un trattato internazionale sul commercio di armi.


ANTOINE Prima di diventare un irrilevante pagliaccio del consumismo pop e un velista sulle rotte dei mari del sud, per un breve attimo, agli inizi degli anni Sessanta, è stato una perfetta icona di hobo francese con camicia floreale e lunghi capelli. Da spigliato cantante beatnik, nel 1966, realizza una deliziosa canzoncina antimilitarista, "Pourquoi ces canons" (che nell'edulcorata versione italiana diventa "Che cos'è la felicità", prova che anche i più blandi discorsi pacifisti hanno dovuto fare i conti con la censura perché disturbavano il guidatore).

"Perché, perché questi cannoni che fanno tanto rumore?
Perché, perché questi cannoni?
Per fare la guerra, bambino mio.
Perché facciamo la guerra agli uomini?
Per far marciare le fabbriche.
Perché, perché quelle fabbriche che fanno cose che non servono a niente?
Perché quelle fabbriche danno lavoro alla gente.
Perché, perché quel lavoro duro e faticoso?
Perché quel lavoro serve a guadagnare danaro.
Perché, perché questo danaro è tanto importante?
Perché con quel danaro possiamo comprare dei cannoni.
Perché, perché questi cannoni, che ci costano così cari?
Perché, perché quei cannoni ci servono per fare la guerra, bambino mio".

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Pagina 51

SAN FRANCESCO D'ASSISI (1182-1226) Uno scriteriato rampollo figlio di ricchi imprenditori, dedito a risse e bisbocce, che a 24 anni cortocircuita, regala tutti i suoi beni ai poveri e si mette a girare nudo sui tetti. Raggiunto da vocazione sciamanica, si ritira nei boschi e parla con gli animali, chiama la Luna sorella e il Sole fratello, assume il nome d'arte di Giullare di Dio. Va a vivere in comune con una banda di estatici burloni, viaggia in oriente esaltando il potere dell'Amore. Torna trasformato in un sadhu umbro panteista e compone uno dei più commoventi omaggi alle meraviglie del creato, Il Cantico delle Creature. In suo onore sulla costa occidentale del Nord America, nel 1787 venne edificata una città che si guadagna la fama di rifugio ospitale per spiriti liberi, beat e ricercatori, hippies e ballerine.


FREYR (IL SIGNORE) Dio scandinavo della pace (e della fertilità, della felicità e dell'abbondanza), è il signore degli elfi, delle fate e dei troll. Sempre arrapato – è raffigurato con il pene eretto e un cappuccio a punta – vive in un meravighoso palazzo a Alfhaheim, il mondo dei folletti della luce. A dispetto della loro fama sanguinaria, era una delle divinità più amate dai vichinghi, l'unico a cui non veniva offerto nessun sacrificio cruento perché era considerato moralmente scorretto onorarlo facendo scorrere del sangue. Nei templi a lui dedicati non poteva entrare nessuna arma, perché guerra e violenza sono l'antitesi del suo messaggio all'umanità. Amante della vita rustica e della campagna, si preoccupa di far maturare i raccolti, gira armato di un aratro, presta conforto agli infelici e il suo desiderio primario è quello di liberare dalle catene l'umanità. Riceve e offre doni in continuazione, insegnando agli uomini il giusto scambio: la ricchezza non deve restare ferma, deve sempre essere condivisa e utilizzata responsabilmente se si vogliono evitare conflitti. L'avarizia e l'accaparramento dei beni gli sono sgraditi. In suo onore si tenevano riti sessuali collegati con le stagioni, prostituzione sacra, danze, travestitismo, matrimoni sacri (usanza sopravvissuta sino ai nostri giorni, in forma molto edulcorata, con l'incoronazione di un re e di una regina di maggio). Nelle campagne scandinave le donne conservavano il pene di uno stallone avvolto in un fine tessuto di tela, usandolo per connettersi con la divinità. La runa a lui associata è Feoh, legata al potere fallico, particolarmente benigna verso ciò che cresce e si sviluppa, apportatrice di ricchezza e prosperità (materiale o psichica). Annuncia cambiamenti benefici, miglioramento o successo, sempre che ci si presti a condividerli con il prossimo.


R. BUCKMINSTER FULLER (1895-1983) Filosofo e inventore eclettico americano, geniale architetto con spiccate preoccupazioni cosmiche e umanistiche. Gran maestro del tetraedro, poetico meccanico di bordo dell'astronave Terra, boy scout della geometria euclidea e padre della cupola geodesica. Visionario riformatore controtendenza e antipolitico ("se spedissimo tutti i politici contemporaneamente sulla Luna la Terra funzionerebbe lo stesso, ma se spedissimo tutti i tecnici e gli artigiani sicuramente assisteremmo al suo collasso"). Individua il cardine del cambiamento non tanto nel miglioramento dell'individuo e della società quanto in quello dell'ambiente. Secondo la sua teoria, la terra è programmata per rispondere a ogni esigenza dell'umanità, quindi è stupido persistere con forme di governo basate sulla carenza, che istillano negli uomini la paura di "restare senza", spingendoli ad accaparrarsi le risorse bastonando i vicini. L'egoismo è inutile e irrazionale, la guerra è idiota perché è obsoleta. Mettere tutte le risorse del mondo in uno stato fluido, fluttuante, mobile, affinché non esista più nulla di cui sbarazzarci. L'unica forma di peccato è lo spreco. Propone un mondo fatto di miliardi di miliardari, che godono di uno stile di vita sano e agiato - senza che nessun individuo interferisca con l'altro o cerchi di trarre vantaggio a spese dell'altro - grazie all'utilizzo coerente delle risorse e della tecnologia (fare di più con meno). La vita di Fuller è la più documentata della storia, avendo lasciato ai posteri un diario aggiornato ogni 15 minuti dal 1917 al 1983.

"Voglio la felicità di mia figlia. Ma se mia figlia vive e matura nel benessere, solo per poi scoprire che mi sono impegnato con tutta la mia esperienza e capacità a produrre uno speciale vantaggio economico solo per lei a dispetto di un mondo sempre più disperato e povero, come potrebbe esser felice?".

"Se vogliamo finalmente preoccuparci dell'umanità nel suo insieme e se vogliamo farlo in fretta, dobbiamo smetterla una volta per tutte di ritenere normale che gran parte dei progressi tecnici necessari alla società debbano scaturire casualmente, e come sottoprodotti, nel corso dello sfruttamento delle risorse assorbite nel processo di produzione di armamenti sempre più devastanti, a cui si dedica con zelo il settore di ricerca scientifico che riceve più fondi dal governo ed è il più sponsorizzato dalle corporazioni".


GANDHI (MOHANDAS KARAMA-CHAND detto MAHATMA, 1869-1948) C'era una volta un ometto il cui sogno era diventare un perfetto gentleman inglese, ma nonostante la sua devozione all'istituto dell'Impero britannico e al tè delle cinque, andò a sbattere la testa - letteralmente - contro la realtà, rappresentata in quel momento da un manganello manovrato da un poliziotto che non gradiva che un indiano di pelle scura occupasse un posto riservato ai bianchi, anche se aveva pagato per un biglietto di prima classe. Capì che, per quanto laureato in legge e azzimato come un damerino di Oxford, non ci sarebbe stata alcuna chance di essere ammesso nel club classista più esclusivo del pianeta. Eliminata la prima opzione, si impegnò cocciutamente a diventare santo, riuscendovi. Ossessionato dalla purezza, eliminò dalla sua persona ogni elemento che potesse metterlo in collegamento con il sistema simbolico occidentale. Assunse un aspetto ascetico, molto efficace sull'immaginazione delle masse indostane, e si mise in testa di liberare l'India dalla secolare dominazione britannica e dal sistema delle caste senza far ricorso alla violenza. Magro, casto, frugale, vestito con una pezza di tela e come unica concessione alla modernità un paio di occhiali e un clistere, girò in lungo e in largo il paese a piedi, istigando alla disobbedienza civile di massa (satyagraha), alla non cooperazione con le ingiustizie, al rifiuto di qualsiasi idea e azione inaccettabile per la coscienza. "Sostituite all'avidità l'amore e tutto andrà bene". Lui marcia, incrocia le sue gambette sulle rotaie per bloccare i treni, fila il cotone e parla con tutti. L'Impero se la ride, poi si preoccupa, lo imprigiona, si rende conto che il proprio immenso potere e la sperimentata arroganza non riescono ad aver la meglio sulla reazione a catena innestata da quel buffo individuo sdentato che si ritiene "incapace di odiare qualsiasi essere sulla terra" e, alla fine, perplesso retrocede.

"Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le montagne". Una pallottola segna il game over dell'incredibile avventura del "venditore di verdure" (questo è il significato della parola ghandi) diventato "grande anima" (mahatma).

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Pagina 72

LISISTRATA Personaggio letterario, il cui nome significa "distruttrice di eserciti", nato dalla fantasia di Aristofane nel V secolo a.C. (già sublime autore di un'altra opera che esalta i valori della pace, Gli Acarnesi). Nell'omonima commedia, l'agit-prop femminista ateniese, istiga le donne greche a iniziare uno sciopero generale del sesso, per protestare contro gli stolti mariti che preferiscono scannarsi in guerra piuttosto che dedicarsi alle famiglie. Dopo aver squatterizzato il centro del potere politico ed economico ateniese, l'Acropoli, le donne sostituiscono il vecchio ordine patriarcale per salvare la Grecia, sfidando le autorità dello Stato e respingendo i tentativi maschili di farle desistere dalle loro azioni rivoluzionarie. Lo sciopero si estende in tutta la Grecia e i combattenti inutilmente arrapati di tutti gli schieramenti sono costretti a cedere di fronte alla sorellanza panellenica. Lo slogan "Fate l'amore, non fate la guerra" ha origine da questa fantasia utopica.


ROSA LUXEMBURG (1870-1919) L'affascinante Rosa la Rossa, l'outsider totale donna-ebrea-straniera, che sentiva la vita formicolarle sulla punta delle dita ed era pronta a qualsiasi pazzia, mettendo in discussione allo stesso modo il potere militarista prussiano e quello autoritario bolscevico. Rivoluzionaria intelligente ed elegante, capace di stregare amici e nemici con la sua oratoria. Pacifista spartakista alla testa della sollevazione di Berlino del 1919, desaparecida e abbattuta come un cane dalle forze della repressione che ne temevano l'ascendente. Una grande donna contro la grande guerra

"L'unico mezzo efficace per evitare le guerre consiste nel rivolgersi direttamente ai soldati e di incitarli a non sparare - questa conclusione è soltanto l'altra faccia di quella concezione secondo cui, fintantoché il soldato obbedisce agli ordini dei suoi superiori, tutto nello Stato è ben sistemato, secondo cui - per dirla in breve - il fondamento del potere statale e del militarismo è rappresentato dall'obbedienza cadaverica del soldato. (...) Quando la grande maggioranza della popolazione lavoratrice arriva a convincersi - e svegliare in essa questo convincimento, questa coscienza è proprio il compito che noi ci poniamo - che le guerre sono un fenomeno barbaro, profondamente immorale, reazionario e nemico del popolo, allora le guerre divengono impossibili".


NELSON MANDELA (1918) "Se vuoi far pace col tuo nemico devi coinvolgerlo e lavorare con lui, farlo diventare il tuo partner". Un sudafricano nato col nome tribale di Rolihlahla, "il combinaguai", ha insegnato al mondo la difficile arte del perdono, resistendo alla tentazione di diventare santo. Avvocato, membro dell'African National Congress, passa dalla lotta non violenta alla resistenza armata contro il governo razzista. Accusato di cospirazione e tradimento, trascorre ventisette anni in carcere, tra lavori forzati e celle di isolamento, che non hanno spezzato il suo sorriso e la fede in una società più giusta. Ha rifiutato la libertà in cambio di compromessi e nonostante le inconcepibili offese subite, ha respinto la facile strada della vendetta contro la tribù dei bianchi che aveva istituito la vergogna dell'apartheid, meravigliando tutti ha posto le basi per un futuro non macchiato di sangue tra ex aguzzini ed ex vittime. Liberato grazie a forti pressioni internazionali ("Ho lasciato la prigione più informato di quando sono entrato. E più sei informato, meno diventi arrogante e aggressivo") diventa un eroe globale della riconciliazione e il primo presidente del Sudafrica eletto democraticamente, Premio Nobel per la Pace nel 1993 in coppia con il suo predecessore presidente De Kleerk. "La pace costa ma vale la spesa": proverbio africano.

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Pagina 93

BERTRAND RUSSELL (1872-1970) Personaggio avvolto in un alone mitologico, venerato e rispettato da tutti gli uomini di buona volonta. Nella bella descrizione offertaci da un suo allievo, il poeta T.S. Eliot, Russell, alias "Mr. Apollinax", è un riso che tintinna tra le tazze di tè, una timida figura tra le betulle, un Priapo nella boscaglia d'arbusti che contempla stupito la dama sul dondolo: una persona che ride come un feto irresponsabile, con un riso "sottomarino e profondo come quello del vecchio del mare nascosto sotto isole di corallo dove tormentati corpi di affogati spinti nel fondo verso il silenzio verde gocciolano da dita di risacca". Uno con le orecchie puntute e i capelli d'alga, con la testa che rotola e fa smorfie dallo schermo, capace di divorare la sera, evocando il galoppo degli zoccoli del centauro sul terreno coriaceo. Per attenersi più strettamente alla cronaca, è un nobile inglese, genio della matematica, rispettabile filosofo che di fronte alle follie dei suoi contemporanei ha l'illuminazione che "tutto ciò che non deriva dall'amore è nocivo, o quantomeno inutile (...) la guerra è uno sbaglio, l'uso della forza deve essere scongiurato, nelle relazioni umane si deve penetrare il nucleo della solitudine di ciascuno e parlare con esso". Erede di un'influente famiglia aristocratica, destinato a entrare a far parte dell'elite politica di quella che, ai tempi, è la più grande potenza mondiale, questo grande spirito libero si trasforma in uno dei più infaticabili e combattivi esorcisti degli aspetti meno gradevoli della civiltà occidentale. Il piccolo amabile imperatore degli elfi duella, per tutta la sua nobile esistenza, contro la stupidità del potere e le sue oscene rappresentazioni – la discriminazione sessuale e razziale, l'imperialismo, il militarismo e le dittature. Socialista libertario, ateo convinto e devoto della dea ragione, ha accompagnato, sempre in maniera non dogmatica, tutte le evoluzioni del pensiero pacifista in un arco di tempo incredibilmente ampio. All'alba della Prima Guerra mondiale si dichiara anti-interventista, favorevole all'obiezione di coscienza, subisce una lunga sequela di processi e sconta pene detentive; collabora alla creazione della Lega contro la coscrizione e difende i diritti dei tedeschi residenti in Inghilterra – e degli inglesi di origine tedesca – perseguitati durante il conflitto. Negli anni Venti organizza campagne per la liberazione dell'India, promuove il diritto all'autodeterminazione della colonia indiana. Durante la Seconda Guerra mondiale, insegna filosofia negli Stati Uniti, dove si scontra duramente contro la morale paranoica e puritana americana. I suoi scritti, specialmente quelli dedicati all'educazione dei bambini, vengono definiti "lascivi, libidinosi, erotomani, afrodisiaci, irriverenti, di visione ristretta, falsi e privi di moralità". Le autorità lo perseguitano, alcuni esponenti del governo affermano che andrebbe "incatramato, coperto di piume e gettato fuori dal paese". Stringe amicizia con Albert Einstein, che avrà sempre come alleato nelle sue battaglie contro gli armamenti nucleari.

Negli anni Sessanta diventa uno strano mito per i giovani ribelli di tutto il mondo (quegli stessi che sostenevano che non ci si dovesse fidare delle persone con più di trent'anni); ha tutto quello che loro apprezzano: humour, anticonformismo, disinvoltura erotica e sentimentale, combattività. A 89 anni finisce in carcere con la moglie, durante un sit-in per aver partecipato a una manifestazione in favore della disobbedienza civile. A 94 anni crea con Sartre e altri scienziati e letterati, un tribunale (Tribunale Russell) per giudicare i crimini di guerra del governo degli Stati Uniti contro il popolo vietnamita.

"Sono vissuto inseguendo una visione che è in parte personale e in parte sociale. Personale perché mi sono sempre interessato a ciò che è nobile, a ciò che è bello, a ciò che è gentile. Ho cercato di trasferire quello che mi arrivava nei momenti di consapevolezza nelle questioni più mondane. Sociale perché ho voluto immaginare la società come potrebbe essere: con individui che crescono in libertà. Dove odio, rapacità e invidia scompaiono perché non c'è nulla che li possa nutrire. Queste sono le cose in cui credo ed il mondo, nonostante tutti i suoi orrori, non mi ha fatto cambiare idea”.

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BENJAMIN SPOCK (1903-1998) Il pediatra più famoso del Novecento, è autore di libri di enorme successo sulla cura e l'educazione dei bambini. Il suo amore per i piccoli umani – considerati come individui autonomi, bisognosi in primo luogo di affetto e divertimento – lo condusse negli anni Sessanta a un impegno sociale ad ampio raggio, attivista contro la guerra (arrestato per aver appoggiato i renitenti alla leva durante la guerra del Vietnam) per una politica nucleare pacifica, collaboratore di Martin Luther King, anziano marciatore per i diritti civili e in appoggio alle rivendicazioni studentesche.


STAR TREK Creato da un ex poliziotto di Los Angeles, Gene Roddenberry (1921-1991). è uno dei programmi televisivi più importanti della storia, per aver irradiato dai teleschermi un sano messaggio di tolleranza e non violenza tra i popoli (e sistemi solari) diversi. La prima serie andò in onda negli Stati Uniti il 22 settembre 1966, e da allora il simpatico equipaggio interrazziale (e interspecie) dell'astronave Enterprise, imbrillantinato e vestito con ridicoli pigiamini, ha percorso milioni di anni luce esplorando galassie fuori mano, comportandosi sempre in maniera eticamente corretta; ponendosi profondi quesiti filosofici, istaurando legami paritari con culture aliene (anche con quelle gassose e disincarnate), fissando regole di cooperazione interplanetaria; concedendosi piacevoli diversivi con go go girls e amazzoni aliene in minigonna e capelli cotonati; lottando contro la tirannide e la schiavitù (ma soprattutto contro le proprie debolezze); provando sostanze psicoattive e usando nelle situazioni più incresciose il phaser, un'arma debilitante ma non letale. Martin Luther King affermò che la presenza tra l'equipaggio di Uhura, la funky pilota black dell'Enterprise, era più efficace per la causa degli afroamericani di qualsiasi manifestazione per i diritti civili (tanto che intervenne personalmente per scongiurare l'abbandono della serie da parte dell'attrice Nichelle Thomas). Oltre alla nera (che si esibì nel primo bacio interraziale della storia televisiva col buon capitano Kirk) il personale di bordo comprendeva rappresentanti di altre minoranze discriminate in quegli anni paranoici di Guerra Fredda: un giapponese, un russo e un alieno (il saggio e assolutamente cool dr. Spock, orecchie a punta e caschetto alla Beatles). Roddenberry alla sua morte ha voluto che le sue ceneri fossero sparate nello spazio in compagnia di un altro grande visionario, Timothy Leary.


TIZIANO TERZANI (1938-2004) Un affiliato del cinico e privilegiato circo dei corrispondenti di guerra, "curioso come un predatore", ha fatto molti giri di giostra prima di diventare un apostolo della pace. Si è prima nutrito di tutti i crolli delle ideologie del XX secolo (di cui era affezionato cultore) per poi affidarsi alla spiritualità orientale, giusto in tempo per respirare il deterioramento geopolitico ed ecologico-spirituale dell'Asia. Ha conservato la sua vena polemica toscana all'interno di una visione umanistica parareligiosa, ha assunto un look signorile da guru indostano e dopo l'11 settembre ha rinunciato a un posto in prima fila tra i saggi dell'Himalaya per trasformarsi in un solare kamikaze della pace. La sua più grande realizzazione (e insegnamento) sta nell'esser riuscito a perdonare persino il nemico interiore, la malattia che lo stava uccidendo.

"...Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità... Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli ad essere onesti, non furbi. Θ il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto più che con nuove armi".


HENRY DAVID THOREAU (1817-1862) Uno strano eroe americano, filosofo fabbricante di matite di Concord (Massachusetts) che scegliendo di ritirarsi nella natura per vivere una vita "essenziale" ha prodotto un effetto domino sugli spiriti più consapevoli che è andato ben oltre la sua contemporaneità — da Gandhi a Martin Luther King — tanto per fare qualche nome. All'età di ventotto anni, dopo aver rinunciato all'insegnamento e alla vita civile in mezzo a una "massa umana che conduce una vita di quieta disperazione", inizia il suo famoso esperimento di eremita alla Robinson Crusoe (senza Venerdì) in un bosco. Convinto che la tecnologia che non si è in grado di controllare in prima persona sia una forma di schiavitù e dipendenza, rifiuta qualsiasi cosa non riesca a fabbricarsi da sé. Scrive un diario poi pubblicato col titolo di Walden nel 1854. Il suo obiettivo è "distruggere tutto ciò che non è vita", mettere in discussione qualunque nozione acquisita, ogni genere di opinione, pregiudizio, tradizione, inganno e apparenza sino a raggiungere il nucleo della realtà, il cuore dell'esistenza. Sicuro del fatto che "è sufficiente un bel respiro fatto da un uomo sincero con buoni polmoni per far crollare le marce istituzioni", Thoreau non si fa pregare e lancia il suo messaggio chiaro e forte. Abolizionista, parteggia per John Brown, finisce in galera per essersi rifiutato di pagare le tasse al governo impegnato in un'inutile guerra imperialista contro il Messico. Teorizza e mette in pratica l'idea di disubbidienza civile, contro l'interferenza del governo sulla libertà individuale.

"Un risultato naturale e comune del rispetto cieco della legge lo potete vedere in una fila di soldati, colonnello, capitano, caporale, soldato semplice che marciano in perfetto ordine sulla collina verso la guerra, contro il loro volere, contro il buon senso e la loro coscienza (...) Non hanno alcun dubbio sul fatto che il loro è un business condannabile, tutti amano la pace. Ma cosa sono? Sono uomini? 0 piccoli fortini e magazzini semoventi, al servizio di qualche uomo privo di scrupoli al potere? Visitate una base militare, e osservate un marine, o meglio come il governo americano può ridurre un uomo con la magia nera. Una mera ombra con reminescenza di umanità, un uomo pronto e sull'attenti, vivo eppure già sepolto sotto le sue armi con accompagnamento da funerale. La massa umana che serve lo Stato non lo fa come un insieme di uomini ma come una macchina fatta di corpi (...) La legge non ha mai reso un uomo più giusto, non viviamo guidati dalla giustizia ma dalla grazia".

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