Copertina
Autore Ugo Guidolin
Titolo Pensare digitale
SottotitoloTeoria e tecniche dei nuovi media
EdizioneMcGraw-Hill, Milano, 2005, collana di istruzione scientifica , pag. 200, ill., cop.fle., dim. 170x240x13 mm , Isbn 978-88-386-6250-8
LettoreCorrado Leonardo, 2005
Classe informatica: sociologia , informatica: reti , comunicazione , media
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice

Introduzione                                               XIII

1   Dallo spazio fisico allo spazio virtuale                  1

    1.1 Il secolo elettrico                                   4
        1.1.1 Lo spazio elettrico                             5
        1.1.2 Lo spazio digitale                              7
    1.2 Società dell'informazione e determinismo tecnologico  8
        1.2.1 Il determinismo tecnologico                     9
        1.2.2 La società dell'informazione                   11
    1.3 Il ruolo dei nuovi media                             13

2   Dinamica evolutiva dei nuovi media                       17

    2.1 La tecnologia dell'alfabeto                          18
    2.2 Concetto di medium                                   22
    2.3 I media elettrici                                    26
        2.3.1 Reti sociali e reti dell'informazione          28
        2.3.2 Multidirezionalità e simultaneità
              della comunicazione                            32
        2.3.3 Il terminale domestico                         34
        2.3.4 La platea virtuale                             37
    2.4 Dall'analogico al digitale                           45
        2.4.1 La macchina di Babbage, la tabulatrice
              di Hollerith e il Memex                        45
        2.4.2 La codificazione digitale                      49

3   La convergenza al digitale                               55

    3.1 La globalizzazione dei sistemi                       56
    3.2 Codificazione numerica e reti neutre                 58
        3.2.1 La codificazione numerica                      59
        3.2.2 La trasmissione digitale in rete               66
    3.3 Il cammino di convergenza                            69
        3.3.1 Il protocollo di trasmissione                  69
        3.3.2 Breve storia della rete Internet               73
    3.4 Unimedialità e multimedialità                        78
        3.4.1 Il concetto di multimedialità                  79
        3.4.2 La struttura del mercato dei media digitali    82
        3.4.3 Internet come modello di piattaforma digitale  85

4   La multidimensionalità del messaggio                     89

    4.1 Linearità e multidimensionalità                      91
        4.1.1 Lo spazio multidimensionale                    94
        4.1.2 Il tempo e lo spazio dei nuovi media           98
    4.2 Il paradigma digitale                               103
        4.2.1 Principio di non-sequenzialità                104
        4.2.2 Principio di probabilità                      109
        4.2.3 Principio di variabilità                      112
    4.3 Nuove metafore del sapere                           116
        4.3.1 La metafora della navigazione                 116
        4.3.2 La metafora del database                      124
        4.3.3 La metafora della simulazione                 126

5   Il design dell'esperienza                               129

    5.1 L'interfaccia e il dialogo                          129
        5.1.1 La metafora grafica                           135
        5.1.2 Interagire nello spazio metaforico            139
        5.1.3 La consistenza dell'interfaccia               143
        5.1.4 Storia dell'interfaccia grafica               145
    5.2 L'interazione uomo-macchina                         151
        5.2.1 Modelli mentali                               153
        5.2.2 Percezione visiva                             159
        5.2.3 Attenzione                                    164
        5.2.4 Memoria                                       167
    5.3 Considerazioni finali sull'usabilità dei siti web   169

6   Introduzione all'authoring    173

    6.1 L'ambiente autore   174
        6.1.1 La struttura di un movie                      174
        6.1.2 L'organizzazione dei dati                     176
    6.2 L'ambiente di supporto                              177
        6.2.1 Velocità di trasferimento dei dati            177
        6.2.2 Accesso ai media dinamici                     178
        6.2.3 La gestione dei dati                          179
    6.3 Lo scripting                                        179
        6.3.1 Eventi e messaggi                             181
        6.3.2 Script e sintassi                             182
    6.4 Variabili, handler e parametri                      183
        6.4.1 Variabili e costanti                          183
        6.4.2 Variabili locali                              184
        6.4.3 Variabili globali                             186
        6.4.4 Handler                                       187
        6.4.5 Parametri                                     190
    6.5 Strutture condizionali                              191
        6.5.1 Strutture decisionali                         191
        6.5.2 Strutture iterative                           193

Bibliografia                                                195


 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina XIII

Introduzione



[...]

Probabilmente, il grande disorientamento che riscontriamo ancora oggi di fronte ai nuovi strumenti digitali, che si riflette in maggior misura sulle persone adulte, sta proprio in questa dicotomia di approcci cognitivi, ossia la separazione tra un'interpretazione razionale, analitica e astratta del mondo e quella invece che si attua nella dimensione percettiva, multisensoriale, multidimensionale e, se vogliamo, più naturale della vita quotidiana, che consiste nel navigare, toccare, vedere, ascoltare, sentire e associare le informazioni che percepiamo attraverso i nostri sensi. In questo, infatti, si traduce sostanzialmente la svolta cognitiva operata dai nuovi media: l'estroflessione della comprensione del mondo sulla mappa multidimensionale e mentale all'interno di una cornice, o frame, dove multimedialità, simulazione virtuale e telecomunicazione diventano gli strumenti di un nuovo approccio cognitivo maggiormente armonizzato su livelli eterogenei di elaborazione della conoscenza.

Per secoli e secoli l'uomo, attraverso la pratica della scrittura, ha ricondotto tutta l'attività cognitiva alla linearizzazione del pensiero, vale a dire all'interpretazione del mondo secondo la decifrazione di una serie di codici astratti disposti lungo un'unica dimensione: quella del tempo assoluto. Un principio organizzativo astratto del mondo, disgiunto da analogie iconiche e dalla sensorialità delle immagini e del suono. Grandi studiosi come Marshall McLuhan, Walter Ong e Jack Goody, più volte citati in questo volume, ci hanno illustrato come questa menomazione emotiva e sensoriale del linguaggio, da un punto di vista antropologico, abbia determinato nei secoli dei mutamenti radicali, agendo anche sulle forme sociali e di potere. La tecnologia dell'alfabeto ha portato l'uomo a far predominare il pensiero logico-concettuale e lineare su quello visivo multidimensionale: ancor oggi, per esempio, è lecito pensare che l'attività razionale trovi significato, principalmente, nel riuscire a collegare tra loro una sequenza lineare di deduzioni logiche sulla base di nessi causali.

L'uomo, tuttavia, ha sempre cercato di interpretare il mondo attraverso tecnologie intellettive che gli permettessero di rappresentare in maniera analogica la realtà, come per la prospettiva, la fotografia, il cinema, la televisione: rappresentazioni che recuperano e attribuiscono nuove finalità sensoriali e percettive alla conoscenza e che contemporaneamente aprono nuovi spazi cognitivi di interazione tra il soggetto e il mondo esterno. Sono queste tecnologie che ridefiniscono strutturalmente la comunicazione tra gli uomini nell'ambito di un'estensione spazio-temporale della realtà all'interno di nuovi mondi virtuali e che trovano nei media elettrici la loro forma di supremazia attraverso la trasmissione delle informazioni in rete, l'interazione con i terminali domestici, la simultaneità e la circolarità della trasmissione, l'istituzione di una grande platea virtuale.

La grande svolta dei nuovi media digitali non va, dunque, inquadrata nella comunicazione a distanza, simultanea o circolare che sia, o nell'interazione tra l'uomo e la macchina. Per quanto importanti, questi fattori concettualmente rappresentano le fasi di passaggio di una ri-mediazione di media tradizionali: ad esempio, la TV che si rimedia nel telefono o il telefono che si rimedia nella TV.

La comunicazione digitale ci costringe a un salto cognitivo radicale che non si limita a definire come vengono trasmesse le informazioni, ma ad aprire i nuovi spazi di un sapere intercognitivo, una dimensione all'interno della quale soggetti pensanti e interagenti collaborano nella costruzione di pratiche intellettive. luogo di scambio di esperienza e apprendimento di abilità, lo spazio virtuale, dove il rapporto dialettico che si instaura tra i molteplici processi concorrenti costruisce una scena virtuale in cui vengono definiti volta per volta il montaggio, le inquadrature, i linguaggi, gli equilibri. Un'evoluzione di forme di sapere e strategie comunicative in continuo dinamismo, e per questo sempre nuove, che noi definiamo appunto nuovi media.

In tal senso e nello specifico ambito di questa disciplina, questi concetti si riflettono necessariamente in nuove modalità d'apprendimento.

Scrivere un libro sui nuovi media non è facile: la loro natura di novità li pone in un limbo permanente di assestamento linguistico e culturale che si apre a continue contaminazioni di molteplici ambiti del sapere, come la sociologia, l'antropologia, la psicologia, l'informatica, la semiotica, le scienze cognitive, la filosofia. Va da sé che la suddivisione del sapere in ambiti d'indagine tra loro separati finisce col rispondere ai criteri di un'organizzazione logica e analitica del pensiero, quando, in verità, potremmo concepirli anche come i diversi angoli di visuale di una stessa realtà complessa e multiforme o, per meglio dire, multidimensionale. Il sapere, in questo senso, non nasce dalla disciplina, ma dalla contestualizzazione delle diverse rappresentazioni operate dalle varie visuali. Questo è quello che differenzia l'educazione, ossia il "condurre fuori" (dal lat. ex ducere), e quindi un "dividere", dalla formazione che implica invece un "dare forma unitaria". Una formazione che, nel campo dei nuovi media, si colloca nello spazio navigabile, inteso come percezione di una mappa di collegamenti tra esperienze ed elaborazioni del sapere, dove è l'utente a definire il proprio percorso cognitivo. In questo senso, la separazione tra insegnamento e apprendimento si predispone maggiormente al concetto già noto di "imparare ad imparare".

Compito principale di questo testo non sarà, quindi, quello di classificare e fornire un'analisi specifica sui singoli media emergenti, quanto, invece, offrire gli strumenti concettuali, metodologici e tecnici necessari per affrontare lo studio e l'analisi di questi mezzi sulla base della loro stessa natura di medium, ossia di tecnologia che nasce, cresce e si trasforma in relazione alle dimensioni percettive e cognitive dell'uomo e alla loro interpretazione semantica. Componenti che, altrimenti disgiunte, possono essere frutto di una mancata comprensione del medium in quanto tale. Uno studio perciò finalizzato a valorizzare l'analisi di quelle componenti che fanno dei nuovi media un accesso a spazi di elaborazione del sapere e non un mero accesso alla trasmissione tecnologica delle informazioni. Questo non ci esautorerà, comunque, da uno studio più analitico di alcune specifiche nuove forme di comunicazione, anche se diverse sono le modalità con le quali l'uomo comunica mediante tali tecnologie.

In tal senso, a partire dalla definizione dei diversi concetti che gravitano attorno all'interpretazione di questi nuovi strumenti del comunicare e del loro significato storico, si procederà di seguito all'analisi delle proprietà dei nuovi media, delle forme culturali che vi vengono prodotte, per approdare, successivamente, allo studio della struttura del testo e dell'esperienza interattiva, con l'augurio profondo che le riflessioni esposte in questo volume diventino il punto di partenza di nuovi dibattiti e sperimentazioni pratiche.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 94

Un linguaggio che si realizza, quindi, nella multidimensionalità di una rappresentazione caratterizzata dalla simultaneità della lettura, dalla mappatura dei simboli su uno spazio tridimensionale e dalle loro molteplici combinazioni narrative. Sono tutte caratteristiche che non ritroveremo più nelle forme di scrittura che seguiranno. I pittogrammi definiscono già, infatti, una sequenzialità narrativa, distribuita su un'unica dimensione temporale di lettura sviluppando un percorso evolutivo che porterà la scrittura ad allontanarsi sempre più dal visivo, per lasciare il posto a codici sempre meno descrittivi e sempre più astratti. Questo progressivo allontanamento dalla cultura iconica segnerà anche il passaggio progressivo da un modello di pensiero simbolico e universale a quello analitico e concettuale dell'alfabeto.


4.1.1 Lo spazio multidimensionale

Durante l'ultimo secolo, tuttavia, in seguito all'evoluzione dei nuovi mezzi di comunicazione elettronici, dalla radio e la Tv fino ad arrivare a Internet, si è generato una specie di processo inverso che al modello cognitivo sequenziale va sovrapponendo un nuovo tipo di pensiero multidimensionale. Un processo di implosione che riduce il tempo e lo spazio alla simultaneità e che riavvicina le culture riconducendole alle forme e alle abitudini di una nuova oralità. Una prospettiva che McLuhan, nel 1962, aveva già teorizzato nel concetto di villaggio globale.

Oggi, con l'elettricità che crea condizioni di estrema interdipendenza su scala planetaria, ci muoviamo rapidamente di nuovo in un mondo uditivo di eventi simultanei e di consapevolezza complessiva. E tuttavia le abitudini della scrittura permangono nel nostro modo di parlare, nella nostra sensibilità, nel nostro modo di strutturare lo spazio e il tempo della vita quotidiana. [...] La nuova interdipendenza elettronica ricrea il mondo nell'immagine di un villaggio globale.

Il mondo viene così ridotto a uno spazio inclusivo e simultaneo: se l'uomo alfabeta e civilizzato aveva diviso e ristretto lo spazio e separato le funzioni, l'uomo neotribale, come gli uomini del Paleolitico, estende la forma del suo corpo in modo da includere in essa l'universo. un mondo, secondo McLuhan, che si rigenera da un passato mai dimenticato e in grado di conferire nuove finalità alle antiche funzioni cognitive e percettive dell'uomo. Leroi-Gourhan sottolinea, infatti, come queste funzioni primordiali non siano mai state soppresse, ma abbiano mantenuto il loro ruolo nonostante la sovrapposizione di nuovi territori mentali. Da sempre, infatti, l'uomo ha visto prima immagini che parole.

Il processo di trasformazione generato dall'era elettronica estende il nostro sistema individuale a una rete di informazione globale, includendo l'esperienza degli uomini in un campo unificato di esperienza: un'organizzazione collettiva pensante che comunica attraverso la sincronizzazione istantanea delle proprie esperienze.

In tal senso si colloca oggi la spinta spasmodica dell'uomo nel cercare di comprendere questa complessa universalità: "nostra preda è la conoscenza e la comprensione dei processi creativi della vita e della società" [McLuhan].

Le intuizioni di McLuhan verranno successivamente sviluppate da altri grandi studiosi, tra cui Joshua Meyrowitz e Walter Ong, che individuerà nell'uso della parola elettronica il recupero di una nuova cultura auditiva (oralità secondaria).

Tuttavia, con l'avvento delle tecnologie di comunicazione elettroniche e digitali i contributi più importanti agli sviluppi delle tesi avviate dal grande studioso canadese le dobbiamo a Pierre Lévy e Derrick De Kerckhove. Ambedue gli studiosi arrivano a sviluppare un concetto simile che Lévy chiamerà intelligenza collettiva, mentre De Kerckhove intelligenza connettiva.

Per Lévy l'intelligenza collettiva è una procedura cognitiva che influenza anche le altre dimensioni dell'esistenza - sociale, organizzativa, etica ponendo al centro dei rapporti tra gli uomini il libero ed esplicito apprendimento reciproco. Le identità diventano, in questo modo, identità di sapere: l'individuo nella rete vale per quello che sa e non per il suo ruolo sociale.

Nello spazio del sapere, l'identità dell'individuo si organizza intorno a immagini dinamiche, immagini che egli produce esplorando e trasformando le realtà virtuali alle quali partecipa. [...] Nello spazio del sapere l'umano si restringe ancora di più: è un solo cervello. Anche il suo corpo diventa un sistema cognitivo. Il cervello entra in contatto e si unisce ad altri cervelli, attraverso sistemi di segni, linguaggi e tecnologie intellettuali, partecipa a comunità pensanti che esplorano e creano mondi plurali. Allora il cervello dell'homo sapiens sapiens si trasforma, mostra il proprio volto e si converte in policosmo [...] ridiventa nomade, rende plurale la propria identità, esplora mondi eterogenei, è egli stesso eterogeneo e multiplo, in divenire, pensante.

Il concetto di De Kerckhove afferisce in buona parte alle tesi di Lévy, ma divide nettamente la dimensione del soggetto dalla dimensione collettiva. Procedendo, quindi, sulla linea teorica di McLuhan, egli vede la rete come estensione della memoria dell'individuo che viene così resa collettiva. connessione delle menti più che spazio mentale unico. I nostri sensi estesi vanno a modificare l'identità dell'individuo che diventa, così, un' identità di rete. De Kerckhove, tuttavia, sulla base delle tesi di Lévy, preferisce considerare l'intelligenza connettiva un'applicazione pratica dell'intelligenza collettiva in grado di analizzare le dinamiche soggettive dell'individuo all'interno dello spazio connettivo.

Considero l'intelligenza connettiva in quanto una delle forme dell'organizzazione all'interno dell'intelligenza collettiva. [...] Preferisco la pratica dell'intelligenza collettiva nella sua rete specifica che chiamo intelligenza connettiva, piuttosto che lasciare semplicemente il concetto svilupparsi da solo senza sperimentazione. [...] effettivamente, la pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all'interno del tempo reale di un'esperienza, di un progetto. Non è molto più di questo ma nello stesso tempo dà alla gente subito l'esperienza della loro intelligenza collettiva nel loro gruppo. [...] Una nuova esperienza cognitiva, o meglio: una vecchia esperienza cognitiva della quale, però, si prende coscienza arricchendola e accelerandola.

Dalle riflessioni di Lévy e De Kerckhove emerge in maniera abbastanza evidente un nuovo concetto di spazio intercognitivo, ossia una dimensione all'interno della quale individui pensanti e interagenti contribuiscono alla costruzione collettiva di nuovi ambiti e sistemi cognitivi. Non è uno spazio fisico, ma simbolico, ossia uno spazio che si sviluppa in senso multidimensionale: in questo spazio la nostra identità può essere proiettata simultaneamente in una molteplicità di luoghi o ambiti cognitivi diversi.

Se adottiamo il web come prototipo sufficientemente credibile di spazio intercognitivo, dobbiamo pensare, per esempio, alla compresenza simultanea di una molteplicità di finestre aperte da un browser Internet sullo schermo del nostro computer.

| << |  <  |