Autore Yuval Noah Harari
Titolo 21 lezioni per il XXI secolo
EdizioneBompiani, Milano, 2018, Saggi , pag. 528, cop.rig.sov., dim. 15x21x3,2 cm , Isbn 978-88-452-9705-2
Originale21 Lessons for the 21st Century [2018]
TraduttoreMarco Piani
LettoreGiovanna Bacci, 2019
Classe sociologia , politica , storia contemporanea , psicologia , evoluzione , informatica: sociologia , informatica: reti












 

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Indice


    Introduzione                              7


    Parte prima. La sfida tecnologica

1.  Disillusione                             19
2.  Lavoro                                   43
3.  Libertà                                  81
4.  Uguaglianza                             119


    Parte seconda. La sfida politica

5.  Comunità                                133
6.  Civiltà                                 145
7.  Nazionalismo                            169
8.  Religione                               193
9.  Immigrazione                            209


    Parte terza. Disperazione e speranza

10. Terrorismo                              235
11. Guerra                                  251
12. Umiltà                                  265
13. Dio                                     287
14. Laicismo                                297


    Parte quarta. Verità

15. Ignoranza                               315
16. Giustizia                               325
17. Post-verità                             337
18. Fantascienza                            359


    Parte quinta. Resilienza

19. Istruzione                              377
20. Senso                                   393
21. Meditazione                             451


    Ringraziamenti                          465
    Note                                    469
    Indice analitico                        505


 

 

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Pagina 7

INTRODUZIONE



In un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere. In teoria chiunque può partecipare al dibattito sul futuro dell'umanità, ma è molto difficile mantenere una visione chiara. Spesso non ci accorgiamo neppure che un dibattito è in corso, o quali siano le questioni importanti. Miliardi di noi possono a stento permettersi il lusso di approfondire queste domande, poiché siamo pressati da ben altre urgenze: lavorare, prenderci cura dei figli o assistere i genitori anziani. Purtroppo la storia non fa sconti. Se il futuro dell'umanità viene deciso in vostra assenza, poiché siete troppo occupati a dar da mangiare e a vestire i vostri figli - voi e loro ne subirete comunque le conseguenze. Certo è parecchio ingiusto; ma chi ha mai detto che la storia è giusta?

Come storico, non posso dare alla gente né cibo né vestiti - ma posso cercare di fare e offrire un po' di chiarezza, contribuendo ad appianare gli squilibri nel gioco globale. Se questo servirà ad aggiungere al dibattito sul futuro della nostra specie anche solo un ristretto gruppo di persone, avrò raggiunto il mio scopo.


Nel mio primo libro, Sapiens. Da animali a dèi, ho studiato il passato dell'umanità, esaminando come una scimmia insignificante fosse divenuta la padrona del pianeta Terra.

Nel mio secondo libro, Homo Deus, ho trattato il futuro a lungo termine della vita, nell'ipotesi che gli uomini potrebbero alla fine diventare dèi, e il possibile destino dell'intelligenza e della coscienza.

In questo libro voglio considerare in modo particolare cosa sta avvenendo nel momento storico attuale e l'immediato futuro delle società umane. Che cosa sta accadendo proprio adesso? Quali sono oggi le sfide più grandi e le opzioni disponibili? A che cosa dovremmo prestare attenzione? Che cosa dovremmo insegnare ai nostri figli?

Di certo sette miliardi di individui hanno sette miliardi di programmi e, come si è già osservato, pensare a una visione d'insieme è un lusso relativamente raro. Una madre single che lotta per allevare due bambini in una zona degradata di Mumbai è tutta concentrata a procacciarsi il prossimo pasto; i rifugiati a bordo di un barcone nelle acque del Mediterraneo scrutano l'orizzonte in cerca di un approdo; e un uomo in fin di vita in un ospedale affollato di Londra raccoglie le forze residue per rimanere aggrappato alla vita. Ciascuna di queste persone ha problemi assai più urgenti del riscaldamento globale o della crisi della democrazia liberale. Nessun libro può rendere giustizia a tutto ciò, e io non ho nulla da insegnare per situazioni del genere. Anzi, posso solo sperare di imparare da loro.

Il programma che affronto in questo libro è globale. Guardo alle forze più rilevanti che plasmano le società in qualunque parte del mondo e che con ogni probabilità influenzeranno il complesso futuro del nostro pianeta. Il cambiamento climatico può essere una preoccupazione remota per persone che si dibattono tra la vita e la morte, ma potrebbe alla fine rendere inabitabili i bassifondi di Mumbai, spingere nuove, enormi ondate di rifugiati attraverso il Mediterraneo e portare alla crisi i sistemi sanitari a livello mondiale.

La realtà è piena di minacce, e qui si cerca di esaminare differenti aspetti della nostra difficile situazione globale, senza pretendere di essere esaustivi. A differenza di Sapiens e Homo Deus, questo volume non deve essere inteso come una narrazione storica, ma piuttosto come un corpus di lezioni che non si concludono con risposte semplificatorie: lo scopo è stimolare ulteriori riflessioni e aiutare i lettori a partecipare a qualcuna delle conversazioni più importanti del nostro tempo.

In effetti il libro è stato scritto dialogando con il pubblico. Molti dei capitoli sono stati concepiti in risposta a domande che lettori, giornalisti e colleghi mi hanno rivolto. Versioni precedenti di certi brani erano già state pubblicate in altre forme: le reazioni che hanno suscitato mi hanno permesso di affinare i miei ragionamenti. Alcune sezioni si occupano in maniera prevalente di tecnologia, alcune di politica, altre di religione e altre ancora di arte. Certi capitoli celebrano la saggezza umana, altri mettono in evidenza il ruolo cruciale della stupidità umana. Ma la domanda delle domande rimane la stessa: che cosa sta accadendo oggi nel mondo e qual è il senso profondo di quello che succede?

Che cosa significa l'ascesa di Donald Trump? Che cosa possiamo fare a proposito dell'imperversare di notizie false? Perché la democrazia liberale è in crisi? Dio è tornato? Sta per scoppiare una nuova guerra mondiale? Quali civiltà domineranno il pianeta - l'Occidente, la Cina, l'islam? L'Europa dovrebbe mantenere le porte aperte agli immigrati? Il nazionalismo può risolvere i problemi causati dalla disuguaglianza e dai cambiamenti climatici? In che modo potremo difenderci dal terrorismo?

Benché questo libro assuma una prospettiva globale, non viene trascurato il livello individuale. Al contrario, intendo qui sottolineare le connessioni tra le grandi rivoluzioni della nostra epoca e le vite interiori dei singoli esseri umani. Il terrorismo, per esempio, è un problema politico globale ma anche un meccanismo psicologico individuale. Il terrorismo agisce pesantemente sui nervi scoperti delle nostre paure informando l'immaginario privato di milioni di esseri umani. Con modalità similari la crisi della democrazia liberale non si gioca solo nei parlamenti e nelle cabine elettorali, ma anche nei neuroni e nelle sinapsi del nostro cervello. un luogo comune osservare che il personale è politico. Ma in un'era in cui scienziati, multinazionali e governi stanno imparando a violare il nostro cervello questa banale verità è molto più preoccupante. Per questo il libro vuole proporre riflessioni sia sul comportamento degli individui, sia sulla condotta di intere società.

Un mondo globale esercita una pressione senza precedenti sui nostri comportamenti e sull'etica individuale. Ognuno di noi è intrappolato in numerose ragnatele, che mentre limitano i nostri movimenti trasmettono le nostre vibrazioni più impercettibili a destinazioni remote. La nostra routine quotidiana influenza le vite di persone e animali dall'altra parte del mondo, e gesti individuali possono in modo inaspettato incendiare il mondo intero, come è accaduto quando Mohamed Bouazizi si è immolato in Tunisia, innescando la scintilla che ha portato alla Primavera araba, e quando le donne che hanno condiviso le loro storie di molestie sessuali hanno dato vita al movimento #MeToo.

La specifica dimensione globale delle nostre vite personali mette in evidenza quanto sia importante denunciare i pregiudizi religiosi e politici, i privilegi razziali e di genere, e la conseguente involontaria complicità nell'oppressione esercitata dalle istituzioni. Ma si tratta di un'impresa realistica? Come posso trovare un solido riferimento etico in un mondo che si estende di gran lunga oltre i miei orizzonti, che funziona senza il minimo controllo da parte dell'uomo e che guarda con sospetto tutti gli dèi e tutte le ideologie?

Il libro comincia esaminando l'attuale situazione politica e tecnologica. Sul finire del XX secolo sembrava che le grandi battaglie ideologiche tra fascismo, comunismo e liberalismo si fossero concluse con la schiacciante vittoria del liberalismo. Le politiche democratiche, i diritti umani e il capitalismo del libero mercato sembravano destinati a conquistare il mondo intero. Ma come sempre accade, all'improvviso la storia ha cambiato corso e, dopo il collasso del fascismo e del comunismo, ora tocca al liberalismo essere in difficoltà. Dove siamo diretti?

Tale questione è particolarmente pregnante poiché il liberalismo sta perdendo credibilità nel momento esatto in cui la duplice rivoluzione informatica e biotecnologica ci pone davanti alle più grandi sfide che la nostra specie abbia mai affrontato. La convergenza delle tecnologie informatiche e di quelle biologiche potrebbe presto espellere dal mercato del lavoro miliardi di soggetti e mettere a rischio sia la libertà che l'uguaglianza. Gli algoritmi che elaborano i Big Data potrebbero instaurare dittature digitali in cui tutto il potere è concentrato nelle mani di una minuscola élite mentre la maggior parte delle persone soffre non tanto per lo sfruttamento, bensì per qualcosa di molto peggiore: l'irrilevanza.

Ho ampiamente discusso la convergenza delle tecnologie informatiche e di quelle biologiche nel mio precedente libro Homo Deus, dove trattavo in modo specifico le prospettive di lungo termine, guardando ai fenomeni su una scala temporale di secoli o addirittura di millenni. In questo volume metto invece a fuoco crisi sociali, economiche e politiche più immediate. Il mio interesse per l'eventuale creazione di una vita inorganica qui è minore: prevale la considerazione di ciò che minaccia lo stato sociale e determinate istituzioni come l'Unione Europea.

Il libro non vuole prendere in considerazione tutti i possibili punti di impatto delle nuove tecnologie. In particolare, benché la tecnologia mantenga molte meravigliose promesse, il mio intento qui è di metterne in evidenza soprattutto le minacce e i rischi. Dal momento che le multinazionali e gli imprenditori che guidano la rivoluzione tecnologica tendono naturalmente a cantare le lodi delle loro creazioni, è compito dei sociologi, dei filosofi e degli storici come me suonare l'allarme e mettere in guardia tutti sui modi in cui le cose potrebbero prendere una brutta piega.

Nella seconda parte del libro, dopo aver delineato le sfide che ci attendono, analizzerò un ampio spettro di possibili soluzioni. Gli ingegneri di Facebook potrebbero usare l'intelligenza artificiale per creare una comunità globale che salvaguardi la libertà e l'uguaglianza umane? Forse la risposta sta nell'invertire il processo di globalizzazione, e nel restituire il potere agli stati-nazione? O magari abbiamo bisogno di tornare ancora più indietro nel tempo, e di attingere speranza e saggezza alle fonti delle antiche tradizioni religiose?

Nella terza parte del volume vedremo che, nonostante la novità assoluta rappresentata dalle sfide tecnologiche e l'asprezza del confronto politico, il genere umano può essere all'altezza della situazione se teniamo le nostre paure sotto controllo e coltiviamo le nostre visioni con un po' più di umiltà. Questa parte indaga ciò che si può fare in merito alla minaccia del terrorismo, al rischio di una guerra globale e in riferimento ai pregiudizi e agli odi che scatenano questi conflitti.

La quarta parte si occupa della nozione di post-verità, e s'interroga fino a che punto possiamo ancora comprendere gli sviluppi globali e distinguere l'errore da ciò che è corretto. Homo sapiens è capace di dare un senso al mondo che ha creato? Esiste ancora un confine preciso tra realtà e finzione?

Nella quinta e ultima parte sintetizzo le differenti minacce e assumo uno sguardo più generale sulla vita in un'epoca di disorientamento, quando le vecchie narrazioni sono andate in frantumi e nessuna nuova narrazione le ha sostituite. Chi siamo? Che cosa dovremmo fare delle nostre vite? Di quali competenze abbiamo bisogno? Considerato tutto ciò che sappiamo e non sappiamo sulla scienza, Dio, la politica e la religione, che cosa possiamo dire del senso della vita oggi?

Questo potrebbe sembrare oltremodo ambizioso, ma Homo sapiens non può aspettare. La filosofia, la religione e la scienza stanno esaurendo il tempo a loro disposizione. Gli esseri umani hanno discusso del senso della vita per migliaia di anni. Non possiamo portare avanti questo dibattito all'infinito. L'incombente crisi ecologica, la crescente minaccia di armi di distruzione di massa e la comparsa di nuove destabilizzanti tecnologie non lo consentiranno. E forse, in modo ancora più decisivo, l'intelligenza artificiale e le biotecnologie stanno dando all'umanità il potere di rimodellare e riprogettare artificialmente la vita stessa. Molto presto qualcuno sarà chiamato a decidere sul modo in cui usare questo potere - basato su una qualche narrazione del senso della vita, implicita o esplicita che sia. I filosofi sono persone molto pazienti, ma gli ingegneri lo sono assai di meno, e gli investitori lo sono meno di tutti. Se non sapete che cosa fare con il potere di riprogettare artificialmente la vita, le forze del mercato non attenderanno migliaia di anni affinché possiate trovare una risposta. La mano invisibile del mercato forzerà su di voi la sua cieca risposta. A meno che non siate felici di affidare il futuro delle nostre esistenze alle rilevazioni trimestrali del fatturato, avete bisogno di un'idea chiara del senso della vita.

Nell'ultimo capitolo mi concedo qualche osservazione personale, parlando da Sapiens a Sapiens, appena prima che il sipario cali sulla nostra specie e uno spettacolo completamente diverso abbia inizio.

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Pagina 19

1.
DISILLUSIONE
La fine della storia è stata rimandata



Gli esseri umani preferiscono pensare in termini di storie piuttosto che di fatti, numeri o equazioni, e più semplice è la storia, tanto meglio è. Ogni persona, gruppo e nazione ha i propri racconti e miti. Ma durante il XX secolo le élite globali di New York, Londra, Berlino e Mosca hanno formulato tre grandi narrazioni che ambivano a spiegare il nostro passato fin dalle epoche più remote e a predire il futuro del mondo intero: la narrazione fascista, la narrazione comunista e la narrazione liberale. La seconda guerra mondiale ha sconfitto la narrazione fascista e dalla fine degli anni quaranta fino alla fine degli anni ottanta del Novecento il mondo è divenuto un unico campo di battaglia conteso tra due sole narrazioni: il comunismo e il liberalismo. Una volta andata in frantumi la narrazione comunista, quella liberale è diventata il riferimento principale per comprendere il passato dell'umanità e la guida indispensabile per agire nel mondo del futuro - o così sembrava all'élite globale.

[...]

Dopo la crisi finanziaria globale del 2008, però, la delusione per la narrazione liberale si è diffusa in ampie fasce della popolazione mondiale. Muri e firewall sono tornati di moda. Cresce la resistenza nei confronti dell'immigrazione e degli accordi commerciali. I governi democratici aggrediscono senza riserve l'indipendenza del sistema giudiziario, limitano la libertà di stampa e trattano qualsiasi oppositore come un traditore. Uomini forti in paesi come la Turchia e la Russia sperimentano nuove forme di democrazia illiberale e veri e propri regimi dittatoriali. Oggi pochi potrebbero, con la stessa sicurezza di Clinton, dichiarare che il partito comunista cinese è dalla parte sbagliata della storia.

Il 2016 - segnato dal voto sulla Brexit in Gran Bretagna e dall'ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti - ha rappresentato il momento in cui questa ondata di disillusione ha raggiunto il cuore degli stati liberali dell'Europa occidentale e del Nord America. Mentre ancora pochi anni fa americani ed europei erano impegnati a liberalizzare l'Iraq e la Libia con la forza delle armi, molta gente in Kentucky e nello Yorkshire è arrivata al punto di concepire la visione liberale come indesiderabile o come impossibile. Alcuni hanno scoperto di apprezzare i vecchi ordinamenti gerarchici, o semplicemente non vogliono rinunciare ai loro privilegi di razza, nazionali o di genere. Altri hanno concluso (a torto o a ragione) che la liberalizzazione e la globalizzazione costituiscono una sorta di enorme racket che privilegia una ristrettissima élite a spese delle masse.

Nel 1938 gli esseri umani potevano scegliere fra tre narrazioni globali, nel 1968 le opzioni si erano ridotte a due, nel 1998 sembrava prevalere una singola narrazione; nel 2018 non ne è rimasta alcuna.

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Pagina 25

Le rivoluzioni portate dalle tecnologie biologiche e informatiche ci consentiranno di esercitare il controllo sul nostro mondo interiore, e ci metteranno nelle condizioni di ingegnerizzare e produrre la vita. Impareremo a progettare cervelli, a estendere la durata della vita e a uccidere quando vogliamo i pensieri molesti. Nessuno sa quali conseguenze potrebbero scaturirne. Gli esseri umani sono sempre stati di gran lunga più bravi a inventare strumenti che a usarli con saggezza. Risulta meno complesso modificare il corso di un fiume costruendovi una diga anziché predire tutte le ramificate conseguenze che tale opera di ingegneria determinerà nell'ecosistema.

[...]

Le rivoluzioni nell'ambito delle tecnologie informatiche e biologiche sono portate avanti da ingegneri, imprenditori e scienziati che sono appena consapevoli delle implicazioni politiche delle loro decisioni, e che di certo non hanno nessuna delega. Riusciranno i parlamenti e i partiti a occuparsi direttamente di queste materie? Al momento non sembra. La trasformazione radicale del paradigma tecnologico non è nemmeno un tema caldo dell'agenda politica.

[...]

Nel 2018 la gente comune ha l'impressione di essere sempre più irrilevante. Una gran quantità di parole misteriose punteggiano in modo inarrestabile le conferenze TED, i gruppi di esperti governativi e i convegni sulle nuove tecnologie - globalizzazione, blockchain, ingegneria genetica, intelligenza artificiale, apprendimento automatico - ed è comprensibile che la gente sospetti che nessuna di queste parole la riguardi. La narrazione liberale era quella della gente comune. Come può continuare a essere rilevante in un mondo di cyborg e di algoritmi collegati in rete?

Nel XX secolo le masse si sono ribellate contro lo sfruttamento e hanno cercato di imporre il loro ruolo vitale in ambito economico e politico. Oggi le masse temono l'irrilevanza e cercano di usare quello che resta del loro potere prima che sia troppo tardi. La Brexit e l'ascesa di Trump potrebbero pertanto rappresentare l'emergenza di una linea contraria a quella delle storiche rivoluzioni socialiste. La rivoluzione russa, quella cinese e quella cubana sono state realizzate da individui che erano essenziali per l'economia ma che erano privi di potere politico; nel 2016, Trump e la Brexit sono stati sostenuti da molti individui che godono ancora di potere politico, ma che temono di essere sul punto di perdere la loro importanza economica. Forse nel XXI secolo le rivolte populiste saranno inscenate non contro un'élite economica che sfrutta il popolo, ma contro un'élite economica che non ha più bisogno dell'appoggio del popolo. A ben guardare, potrebbe trattarsi di una battaglia persa in partenza. Infatti è molto più difficile lottare contro l'irrilevanza che contro lo sfruttamento.

[...]

Alla fine è stato il comunismo a collassare. Il supermercato ha dimostrato di essere assai più forte del gulag. In modo ancora più decisivo, la narrazione liberale ha dimostrato di avere migliori capacità di adattamento e dinamismo di qualunque sua avversaria. Ha trionfato sull'imperialismo, sul fascismo e sul comunismo accogliendo alcune delle loro idee e prassi più efficaci. In particolare la narrazione liberale ha imparato dal comunismo a utilizzare e promuovere l'empatia e a valorizzare insieme alla libertà anche l'uguaglianza.

All'inizio la narrazione liberale si preoccupava soprattutto delle libertà e dei privilegi degli uomini della classe media in Europa, e sembrava ignorare le difficoltà della classe operaia, delle donne, delle minoranze e dei popoli non occidentali. Quando nel 1918 le vittoriose Gran Bretagna e Francia parlarono di libertà con entusiasmo, non stavano di certo pensando ai popoli assoggettati dai loro imperi nel mondo. Per esempio alle richieste indiane di autodeterminazione si rispose con la carneficina di Amritsar del 1919, quando l'esercito britannico massacrò centinaia di manifestanti inermi.

Anche dopo la seconda guerra mondiale, i liberali occidentali incontrarono parecchie difficoltà ad applicare i valori che ritenevano universali ai popoli non occidentali. Quando nel 1945 gli olandesi riemersero da cinque anni di brutale occupazione nazista, una delle prime cose che fecero fu mettere insieme un esercito e inviarlo all'altro capo del mondo per rioccupare l'Indonesia, loro ex colonia. Mentre nel 1940 gli olandesi avevano perso la loro indipendenza dopo poco meno di quattro giorni di combattimento, lottarono per più di quattro lunghi e aspri anni nel tentativo di soffocare l'indipendenza indonesiana. Nessuna meraviglia dunque che molti movimenti di liberazione nazionale nel mondo preferirono rivolgersi ai regimi comunisti di Mosca e Pechino piuttosto che agli autoproclamati campioni della libertà in Occidente.

A poco a poco, comunque, la narrazione liberale ha esteso i suoi orizzonti e almeno in teoria è riuscita a garantire la libertà e i diritti di tutti gli esseri umani. Mentre il circolo della libertà si espandeva, la narrazione liberale giungeva anche a riconoscere l'importanza dei programmi di assistenza sociale in stile comunista. La libertà non è molto importante se non è associata a qualche istituzione di sicurezza sociale. I sistemi di welfare degli stati socialdemocratici combinarono democrazia e diritti umani con servizi educativi e sanitari a carico dello stato. Persino gli ultracapitalisti Stati Uniti hanno accettato l'idea che la protezione della libertà richieda almeno qualche forma di welfare promosso dal governo. I bambini che muoiono di fame non hanno alcuna libertà.

Dai primi anni novanta del secolo scorso pensatori e politici hanno salutato in coro "la fine della storia", dichiarando con enorme sicurezza che tutte le grandi questioni politiche ed economiche del passato erano state risolte, e che l'aggiornato pacchetto liberale composto da democrazia, diritti umani, liberi mercati e stato sociale era l'unica opzione disponibile, Questa combinazione ideologica sembrava destinata a diffondersi in tutto il mondo, superare ogni ostacolo, cancellare i confini nazionali e trasformare il genere umano in una libera comunità globale.

Ma la storia non è finita, e dopo Francesco Ferdinando, Hitler e Che Guevara, ora è la volta di Trump. Oggi, però, la narrazione liberale non si deve confrontare con un avversario ideologico coerente come l'imperialismo, il fascismo o il comunismo. La fase di Trump è di gran lunga più nichilistica.

Mentre tutti i movimenti più significativi del XX secolo erano informati da una visione complessiva della specie umana - che fosse la dominazione globale, la rivoluzione o la liberazione -, Donald Trump non offre nulla del genere. Anzi propone esattamente il contrario. Il suo messaggio principale è che non è compito dell'America formulare e promuovere alcuna visione globale. In maniera analoga gli inglesi che hanno scelto la Brexit stentano a formulare un piano per il futuro del Regno Disunito - il futuro dell'Europa e di quello del mondo si trovano parecchio al di là dei loro orizzonti. La maggior parte delle persone che hanno votato per Trump e per la Brexit non ha respinto il pacchetto liberale nella sua integrità: ha perso la fede soprattutto nella globalizzazione. Crede ancora nella democrazia, nel libero mercato, nei diritti umani e nella responsabilità sociale, ma ritiene che queste belle idee possano restare dentro i confini nazionali. In effetti crede che, per preservare la libertà e la prosperità dello Yorkshire o del Kentucky, sia preferibile costruire un muro lungo il confine e adottare politiche illiberali nei confronti degli stranieri.

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Pagina 38

Nel suo ultimo discorso alle Nazioni Unite nel settembre 2016, il presidente Obama metteva in guardia l'uditorio dal ritirarsi "in un mondo nettamente diviso e in ultima analisi in conflitto, lungo le antiche demarcazioni di nazione, di tribù, di razza e di religione". Al contrario, egli ha detto che "i principi di libero mercato e governo responsabile, democrazia e diritti umani e legge internazionale [...] rimangono il più solido fondamento per il progresso umano in questo secolo".

Obama ha correttamente sottolineato il fatto che il pacchetto liberale, nonostante i suoi numerosi difetti, ha raggiunto traguardi di gran lunga superiori rispetto a qualunque opzione alternativa. La maggior parte degli esseri umani non ha mai goduto di una pace più duratura o di una prosperità più diffusa di quelle vissute sotto l'egida dell'ordine liberale degli inizi del XXI secolo. Per la prima volta nella storia le malattie infettive uccidono meno individui dell'invecchiamento, le carestie meno dell'obesità e le violenze meno degli incidenti.

Ma il liberalismo non ha risposte ovvie per i problemi più gravi che dobbiamo affrontare: il collasso ecologico e il cambio di paradigma tecnologico. Nella sua tradizione, il liberalismo fa affidamento sulla crescita economica per risolvere magicamente difficoltà sociali e conflitti politici. Il liberalismo riconcilia il proletariato con la borghesia, i credenti con gli atei, i nativi con gli immigrati e gli europei con gli asiatici promettendo a ciascuno una fetta più grande della torta. Con una torta in costante crescita, questo era possibile. Ma la crescita economica non salverà l'ecosistema: è vero proprio il contrario, essa è la causa della crisi ecologica. E la crescita economica non risolverà la rivoluzione tecnologica, perché essa si fonda proprio sull'invenzione di tecnologie sempre più destabilizzanti.

[...]

Qualsiasi narrazione che cerchi di conquistare l'umanità sarà messa alla prova soprattutto nella sua capacità di gestire la duplice rivoluzione informatica e biotecnologica. Se il liberalismo, il nazionalismo, l'islam o qualche altro inedito credo desidera plasmare il mondo dell'anno 2050, dovrà dare un senso non soltanto all'intelligenza artificiale, agli algoritmi che gestiscono i Big Data e all'applicazione delle biotecnologie: dovrà anche associare questi temi a una nuova narrazione che abbia un senso comune.

Per comprendere la natura di questa sfida tecnologica, forse sarebbe meglio cominciare dal mercato del lavoro.

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Pagina 58

Se le cose stanno così, il mercato del lavoro del 2050 potrebbe ben essere caratterizzato da una cooperazione umani-IA anziché da una situazione competitiva. Nei settori che vanno dalla sicurezza all'attività bancaria, squadre di umani-più-IA potrebbero superare le prestazioni sia degli umani sia dei computer. Dopo che il programma di scacchi Deep Blue della IBM ha sconfitto Garry Kasparov nel 1996, la gente non ha smesso di giocare a scacchi. Piuttosto, grazie all'allenamento con l'IA i campioni di scacchi sono migliorati come non mai, e almeno per un po' le squadre composte da umani e IA note come "centauri" hanno avuto prestazioni migliori sia degli umani sia dei programmi scacchistici. In maniera analoga, l'IA potrebbe contribuire a creare i migliori investigatori, impiegati bancari e soldati della storia.

Il problema con tutte queste nuove professioni, comunque, è che esse richiederanno, con ogni probabilità, competenze di livello elevato, e di conseguenza non risolveranno i problemi dei lavoratori disoccupati poco specializzati. Creare nuovi posti di lavoro potrebbe rivelarsi più semplice che formare il personale per occupare quelle posizioni. Nelle precedenti ondate di automazione, gli individui potevano passare facilmente dalla routine di un lavoro a bassa specializzazione a un'altra. Nel 1920 un lavoratore di una fattoria licenziato a causa della meccanizzazione dell'agricoltura poteva trovare un nuovo lavoro in una fabbrica che produceva trattori. Nel 1980 l'operaio disoccupato poteva cominciare a lavorare come cassiere in un supermercato. Tali cambiamenti occupazionali erano praticabili, perché lo spostamento dalla fattoria alla fabbrica e dalla fabbrica al supermercato richiedeva solo una riqualificazione limitata.

Ma nel 2050 un cassiere o un operaio tessile che perdono il loro posto di lavoro perché sostituiti da un robot difficilmente saranno in grado di trovare un'occupazione nella ricerca sul cancro, come operatori di droni o nel team di una banca composta da persone e IA. Non saranno in possesso delle necessarie competenze. Nella prima guerra mondiale aveva un senso inviare al fronte milioni di semplici coscritti a imbracciare fucili e a morire in gran numero. Le loro competenze individuali contavano poco. Oggi, malgrado la scarsità di operatori di droni e analisti di dati, l'aeronautica statunitense non ha alcuna intenzione di colmare le sue posizioni professionali vacanti con gli esuberi dei supermercati Walmart. Sarebbe sgradevole che una recluta inesperta scambiasse i festeggiamenti per un matrimonio afghano con una riunione ad alto livello di comandanti talebani.

Da ciò consegue che, nonostante l'emergere di molte nuove professioni, potremmo essere testimoni della nascita di una nuova classe di individui "inutili". Potrebbe in effetti esserci riservato l'aspetto peggiore di entrambi i mondi, soffrendo sia per gli elevati livelli di disoccupazione sia per la mancanza di lavoratori qualificati. Molti potrebbero non condividere il destino dei conducenti di carrozze del XIX secolo - che passarono a guidare i taxi - ma bensì quello dei cavalli del XIX secolo, che furono gradualmente espulsi dal mercato del lavoro.

Inoltre nessuna professione residua sarà mai al riparo dalla minaccia della futura automazione, poiché l'apprendimento automatico e la robotica continueranno a migliorare. Un ex cassiere di Walmart, quarantenne, disoccupato, che con sforzi sovrumani riuscisse a reinventarsi come pilota di droni potrebbe doversi di nuovo reinventare dopo una decina d'anni, perché a quel punto anche il pilotaggio dei droni sarà automatizzato. Questa aleatorietà renderà anche più complesso organizzare i sindacati e garantire i diritti dei lavoratori. Già oggi, nelle economie avanzate parecchi nuovi posti di lavoro afferiscono a occupazioni temporanee poco tutelate, attività freelance e lavoretti a chiamata (nello stile della gig economy). Come si fa a organizzare sindacalmente una professione che spunta dal nulla e scompare di nuovo nel nulla nel giro di una decina d'anni?

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Il 7 dicembre 2017 è stata raggiunta una pietra miliare decisiva, non perché un computer ha sconfitto un umano a scacchi - notizia vecchia - ma perché il programma AlphaZero di Google ha sconfitto Stockfish 8, il programma di scacchi campione del mondo nel 2016. Quest'ultimo aveva accesso a secoli di esperienza umana accumulata negli scacchi, così come a decenni di esperienza nel campo dei computer. Era capace di calcolare 70 miliardi di posizioni al secondo. Al contrario, AlphaZero riusciva a calcolare solo 80 mila posizioni al secondo, e i suoi creatori umani non gli avevano mai insegnato alcuna strategia scacchistica, neppure le aperture da manuale. Ma AlphaZero usava i principi dell'apprendimento automatico per imparare da solo il gioco degli scacchi, giocando contro se stesso. Nondimeno, su cento partite giocate contro Stockfish, il novizio AlphaZero ha totalizzato ventotto vittorie e settantadue pareggi. Non ha perso neppure una volta. Poiché AlphaZero non ha imparato alcunché da nessun essere umano, molte delle sue mosse e strategie vincenti apparivano non convenzionali agli occhi umani e potevano essere considerate creative, se non addirittura geniali.

Riuscite a indovinare quanto tempo è occorso ad AlphaZero per imparare a giocare a scacchi partendo da zero, prepararsi per l'incontro con Stockfish, e sviluppare il suo istinto geniale? Quattro ore. E non si tratta di un refuso. Per secoli, gli scacchi sono stati considerati uno dei gioielli della corona dell'intelligenza umana. AlphaZero è passato dalla più totale ignoranza a una padronanza creativa in quattro ore, senza l'aiuto di alcuna guida umana.

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La sfida posta all'umanità nel XXI secolo dalle tecnologie informatiche e biologiche è forse molto più seria di quella che nell'era precedente imposero i motori a vapore, le strade ferrate e l'elettricità. E oggi, conoscendo l'immenso potere di distruzione della nostra civiltà, non possiamo proprio permetterci altri modelli fallimentari, guerre mondiali e sanguinose rivoluzioni. Questa volta i modelli fallimentari potrebbero risolversi in guerre nucleari, mostruosità geneticamente ingegnerizzate e il collasso della biosfera. Ne consegue che dobbiamo gestire la situazione presente meglio di quanto abbiamo fatto con la Rivoluzione industriale.




Dallo sfruttamento all'irrilevanza


Le soluzioni possibili ricadono in tre categorie principali: impedire che si perdano posti di lavoro; creare sufficienti nuovi posti di lavoro; progettare cosa fare se, a dispetto di tutti i nostri migliori sforzi, la perdita di posti di lavoro eccede in modo significativo la creazione di nuovi posti.

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Prendete, per esempio, il comunismo. Poiché l'automazione minaccia di scuotere la base del capitalismo, si potrebbe supporre che possa tornare il comunismo. Ma il comunismo non era stato inventato per sfruttare questo tipo di crisi. Il comunismo del XX secolo asseriva che la classe operaia era vitale per l'economia e i pensatori comunisti cercarono di insegnare alla classe operaia come tradurre il suo immenso potere economico in potere politico rivoluzionario. Il progetto politico comunista auspicava una rivoluzione della classe operaia. Quanto saranno utili questi insegnamenti se le masse perdono il loro valore economico e si dovrà lottare contro l'irrilevanza piuttosto che contro lo sfruttamento? Come si organizza una rivoluzione della classe operaia senza la classe operaia?

Si potrebbe sostenere che i lavoratori non diventeranno mai economicamente irrilevanti perché, anche se non saranno in grado di competere con l'IA per i posti di lavoro, saranno sempre necessari come consumatori. A ogni modo, non è per nulla chiaro se l'economia del futuro avrà bisogno di noi persino come consumatori. Le macchine e i computer potrebbero svolgere pure quel ruolo.

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Un nuovo modello, che sta guadagnando una crescente attenzione, è il reddito minimo universale. Secondo quest'idea i governi dovrebbero tassare i miliardari e le aziende che controllano gli algoritmi e i robot, e usare il denaro per fornire a tutti un generoso stipendio sufficiente per vivere. Questa misura risolverà la situazione dei poveri conseguente alla scomparsa dei posti di lavoro e alla delocalizzazione delle attività produttive e proteggerà i ricchi dalle rivendicazioni populiste.

[...]

In alternativa i governi potrebbero provvedere a garantire servizi universali di base anziché a distribuire redditi. Invece di elargire denaro alle persone, che poi lo spenderebbero per comprare ciò che vogliono, il governo potrebbe fornire gratuitamente istruzione, servizi sanitari, trasporti e così via. Questa è di fatto la visione utopica del comunismo. Dal momento che il progetto comunista di una rivoluzione della classe operaia è ormai obsoleto, dovremmo chiederci se non sia arrivato il momento di realizzare in un altro modo l'obiettivo comunista.

oggetto di dibattito se sia meglio fornire un reddito minimo universale (il paradiso capitalista) o servizi minimi universali (il paradiso comunista). Le due opzioni hanno vantaggi e svantaggi. Ma non importa quale paradiso si scelga, il vero problema è la definizione di ciò che effettivamente si intende con "universale" e "minimo".

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Homo sapiens non è motivato solo dalla soddisfazione. La felicità dipende meno da condizioni oggettive e più da aspettative personali. Le aspettative tendono ad adattarsi alle condizioni, compresa la condizione degli altri. Quando le cose migliorano, aumentano anche le nostre aspettative, e di conseguenza persino miglioramenti notevoli delle nostre condizioni potrebbero lasciarci insoddisfatti. Se l'introduzione di un sostegno economico minimo universale mira al miglioramento delle condizioni oggettive dell'individuo medio nel 2050, questa misura ha buone possibilità di successo. Ma se ambisce a rendere le persone soggettivamente più soddisfatte della loro sorte e a prevenire lo scontento sociale, è probabile che fallisca.

Per raggiungere davvero questi obiettivi, il sostegno minimo universale dovrà essere integrato da qualche significativo complemento, che può andare dallo sport alla religione.

[...]

Se riusciamo a combinare una rete di sicurezza economica universale insieme a comunità forti e intense aspirazioni semantiche, la perdita dei nostri lavori a favore degli algoritmi potrebbe in effetti rivelarsi una benedizione. Perdere il controllo sulle nostre vite, comunque, è uno scenario che incute terrore. Malgrado il rischio di una disoccupazione di massa, ciò di cui dovremmo preoccuparci ancora di più è il trasferimento di autorità dagli individui agli algoritmi, che potrebbe distruggere ogni residuale fede nella narrazione liberale e aprire la strada al potere delle dittature digitali.

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Il dramma di prendere decisioni


Quello che sta già accadendo in medicina è probabile che accada anche in altri settori. L'invenzione chiave è il sensore biometrico, che può essere indossato sul corpo o dentro il corpo, e che converte processi biologici in informazioni elettroniche che i computer possono immagazzinare e analizzare. Ottenuti sufficienti dati biometrici e con una sufficiente capacità di calcolo, i sistemi esterni di elaborazione dei dati possono interferire con tutti i desideri, le decisioni e le opinioni. Sono in grado di sapere esattamente chi sei.

La maggior parte delle persone non conosce se stessa molto bene. A ventun anni mi sono finalmente reso conto di essere omosessuale, dopo aver vissuto per anni negandolo. Non è una eventualità rara. Molti omosessuali uomini e donne passano l'adolescenza insicuri della propria sessualità. Ora, immaginate la situazione nel 2050, quando un algoritmo potrà dire a qualsiasi teenager in quale punto dello spettro omo/etero si colloca (e persino quanto quella posizione sia trattabile). Magari l'algoritmo vi mostra immagini o video di uomini e donne attraenti, traccia il vostro movimento oculare, la pressione sanguigna e l'attività cerebrale, e nel giro di cinque minuti presenta un numero sulla scala di Kinsey. Mi avrebbe risparmiato anni di frustrazioni. Forse non vorreste sottoporvi spontaneamente a un test del genere, però magari vi trovate insieme a un gruppo di persone alla noiosa festa di compleanno di Michelle, e qualcuno propone che tutti a turno facciano la prova di questo nuovo algoritmo fichissimo (con gli altri che stanno lì a guardare i risultati e a commentare). Sareste capaci di andarvene?

Anche se ve ne andate e riuscite a negarlo a voi stessi e ai vostri compagni di classe, non potrete nasconderlo ad Amazon, ad Alibaba o alla polizia segreta. Quando navigate nel web, guardate YouTube, controllate i vostri profili social, gli algoritmi rileveranno le vostre attività con discrezione, vi analizzeranno e diranno alla Coca-Cola che se vuole vendervi qualche bibita deve mostrarvi la pubblicità con il ragazzo a torso nudo, non quello con la ragazza mezza nuda. Non lo saprete nemmeno. Ma loro lo sapranno, e questa informazione varrà miliardi.

[...]

In certi paesi e in certe situazioni non verrà consentita alcuna scelta alle persone, che saranno costrette a obbedire alle decisioni degli algoritmi dei Big Data. Però, anche nelle cosiddette "società libere", gli algoritmi potrebbero acquisire autorità perché impareremo dall'esperienza a fidarci di loro per un ventaglio sempre più ampio di problemi e perderemo gradualmente la capacità di decidere in autonomia. Pensate soltanto al modo in cui in appena due decenni miliardi di individui hanno iniziato a fidarsi dell'algoritmo di ricerca di Google per uno dei compiti più importanti di tutti: la ricerca di informazioni rilevanti e affidabili. Noi non cerchiamo più informazioni. Googleiamo. E nel fare assegnamento con sempre maggiore frequenza su Google per le risposte, diminuisce la nostra autonoma capacità di ricerca delle informazioni. Già oggi la "verità" è definita dal primo risultato di ricerca di Google.

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[...]

Sia la Cina sia la Russia stanno migliorando in modo costante i loro strumenti di sorveglianza, e così un gran numero di paesi democratici, dagli Stati Uniti fino a Israele, la mia patria. Soprannominata la "nazione start-up", Israele ha un settore high-tech estremamente attivo e un'industria di sicurezza informatica all'avanguardia. Allo stesso tempo è inchiodato in un conflitto mortale con i palestinesi, e qualcuno tra i suoi leader, generali e cittadini sarebbe ben felice di creare un regime di sorveglianza totale in Cisgiordania non appena avesse la tecnologia necessaria per farlo.

Già oggi, ogni volta che i palestinesi fanno una telefonata, postano qualcosa su Facebook o viaggiano da una città all'altra, vengono controllati da microfoni, telecamere, droni e software spia israeliani. I dati raccolti vengono poi analizzati con algoritmi dei Big Data. Ciò consente alle forze di sicurezza israeliane di individuare e neutralizzare potenziali minacce senza dover impiegare ampi contingenti sul terreno. I palestinesi possono amministrare qualche città e villaggio in Cisgiordania, ma gli israeliani controllano il cielo, le onde radio e il cyberspazio. Serve quindi un numero molto limitato di soldati israeliani per controllare efficacemente due milioni e mezzo di palestinesi in Cisgiordania.

In un incidente tragicomico nell'ottobre 2017 un operaio palestinese mise sulla sua pagina Facebook una foto di se stesso al lavoro accanto a un bulldozer. Di fianco all'immagine scrisse "Buongiorno!" Un algoritmo automatico fece un piccolo errore traslitterando le lettere arabe: invece di Yasatechhum! (che significa "buongiorno!"), l'algoritmo ha identificato le lettere come Ydbachhum! (che significa "uccidili!"). Sospettando che l'uomo avesse intenzione di usare il bulldozer per investire la gente, le forze di sicurezza israeliane lo arrestarono immediatamente. Fu rilasciato dopo aver scoperto l'errore dell'algoritmo. Ma la "pericolosa" foto su Facebook venne comunque cancellata. Non si è mai troppo prudenti. Quello che i palestinesi vivono oggi in Cisgiordania potrebbe essere un'approssimativa anticipazione di quello che miliardi di persone prima o poi vivranno in tutto il pianeta.

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La fantascienza tende a confondere l'intelligenza con la coscienza, e presume che per eguagliare o superare la nostra intelligenza i computer debbano diventare coscienti. Se questo dovesse mai accadere, o l'eroe umano si innamora del robot o il robot cerca di uccidere tutti gli esseri umani, o le due cose insieme.

In realtà non c'è ragione di temere che l'IA possa diventare cosciente, perché l'intelligenza e la coscienza sono fenomeni ben distinti. L'intelligenza è la capacità di risolvere problemi. La coscienza è la capacità di provare cose come la paura, la gioia, l'amore e la rabbia. Tendiamo a confonderle perché negli esseri umani e negli altri mammiferi intelligenza e coscienza sono associate. I mammiferi risolvono i problemi in base a ciò che sentono. I computer, invece, li risolvono in tutt'altra maniera.

Ci sono tanti percorsi che portano a una elevata intelligenza, e solo alcuni coinvolgono la coscienza. Proprio come gli aerei volano più veloci degli uccelli senza aver sviluppato le piume, i computer possono arrivare a risolvere problemi molto meglio dei mammiferi senza sviluppare sentimenti. E vero, l'IA dovrà analizzare i sentimenti umani con gran scrupolo per curare malattie umane, individuare terroristi umani, consigliare partner umani e percorrere una strada piena di pedoni umani. Ma lo può fare senza provare essa stessa sentimenti. Un algoritmo non ha bisogno di provare gioia, rabbia o paura per riconoscere i diversi modelli biochimici di scimmie gioiose, arrabbiate o spaventate.

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4.
UGUAGLIANZA
Chi possiede i dati possiede il futuro



Negli ultimi decenni le persone di tutto il mondo si sono sentile raccontare che l'umanità è sulla via dell'uguaglianza e che la globalizzazione e le nuove tecnologie ci aiuteranno a raggiungerla presto. In realtà il XXI secolo potrebbe assistere alle società più disuguali della storia. La globalizzazione e Internet riescono a colmare il gap tra i paesi, ma minacciano di allargare la spaccatura tra le classi sociali. E proprio mentre l'umanità sembra in procinto di realizzare l'unificazione globale, la nostra specie potrebbe dividersi in differenti caste biologiche.

La disuguaglianza risale all'Età della pietra. Trentamila anni fa, gruppi di cacciatori-raccoglitori seppellivano alcuni membri in tombe sontuose insieme a migliaia di perle d'avorio, braccialetti, gioielli e manufatti artistici, mentre altri membri dovevano accontentarsi di una semplice buca nel terreno. Ciononostante questi gruppi di cacciatori-raccoglitori erano molto più egualitari delle società successive, perché non possedevano molte cose. La proprietà è la condizione preliminare della futura disuguaglianza. Dopo la rivoluzione agricola la proprietà si moltiplicò e con essa la disuguaglianza. Quando gli esseri umani hanno iniziato a possedere terra, animali, piante e attrezzi sono nate rigide società gerarchiche, in cui ristrette élite monopolizzavano la maggior parte della ricchezza e del potere, generazione dopo generazione. Gli esseri umani sono arrivati ad accettare questa organizzazione come un fatto naturale e persino sancito dalle divinità. La gerarchia non era solo la norma, ma anche l'ideale. Come potrebbe esserci ordine senza una precisa gerarchia tra aristocratici e cittadini comuni, tra uomini e donne o tra genitori e figli? I preti, i filosofi e i poeti di tutto il mondo hanno spiegato pazientemente che, proprio come nel corpo umano non tutte le membra sono uguali - i piedi devono obbedire alla testa -, così anche nella società degli uomini l'uguaglianza non porterebbe ad altro che al caos.

In tempi relativamente recenti l'uguaglianza divenne un ideale in quasi tutte le società umane. Ciò fu in parte dovuto al nascere delle nuove ideologie, quella comunista e quella liberale. Ma fu dovuto anche alla Rivoluzione industriale, che rese le masse molto più importanti di prima. Le economie industriali avevano bisogno di un grande numero di operai semplici, mentre gli eserciti industriali avevano bisogno di un grande numero di soldati semplici. I governi, sia nelle democrazie sia nelle dittature, investivano risorse ingenti in salute, educazione e welfare per le masse, perché necessitavano di milioni di lavoratori sani che si occupassero delle catene di montaggio e di milioni di soldati fedeli che combattessero nelle trincee.

Per questi motivi la storia del XX secolo è sostanzialmente la storia della riduzione della disuguaglianza tra classi, razze e generi. Anche se il mondo del 2000 era ancora in parte organizzato in gerarchie di classi sociali, era comunque un mondo molto più egualitario rispetto a quello del 1900. Nei primi anni del XXI secolo, la gente si aspettava che il processo verso una maggiore uguaglianza sarebbe continuato, e persino che avrebbe accelerato. In particolare si sperava che la globalizzazione avrebbe aumentato il benessere economico nel mondo, e che di conseguenza le popolazioni in India e in Egitto avrebbero goduto delle stesse possibilità e degli stessi privilegi delle popolazioni in Finlandia e Canada. Un'intera generazione è cresciuta con questa speranza.

Ora sembra che questa speranza potrebbe non avverarsi. La globalizzazione ha certamente portato benefici a larghe fasce del genere umano, ma ci sono crescenti segnali di disuguaglianza tra e all'interno delle società. Alcuni gruppi sono sempre più privilegiati dalla globalizzazione, mentre miliardi di individui restano indietro. Già oggi l'1% della popolazione mondiale possiede metà della ricchezza del pianeta. E, cosa che desta allarme ancora maggiore, le cento persone più ricche del mondo possiedono più del patrimonio complessivo dei quattro miliardi di persone più povere.

[...]

Durante tutto il corso della storia i ricchi e l'aristocrazia hanno sempre immaginato di avere doti superiori rispetto a chiunque altro, ragione per cui detenevano il potere. Non era vero. Un duca qualunque non aveva maggiore talento di un qualsiasi contadino - doveva la sua superiorità solo all'ingiusta discriminazione sociale ed economica. Ma nel 2100 i ricchi potrebbero davvero avere più talento, essere più creativi e più intelligenti dei sottoproletari. Una volta che si sarà aperto un divario significativo nelle abilità tra i ricchi e i poveri, sarà quasi impossibile colmarlo. Se i ricchi usano le loro superiori abilità per arricchirsi ulteriormente e se il fatto di avere più soldi permette loro di comprarsi corpi e cervelli più evoluti, con il tempo la divergenza non potrà che allargarsi. Entro il 2100 l'1% più ricco potrebbe possedere non solo la maggior parte della ricchezza del mondo, ma anche la maggior parte della bellezza, della creatività e della salute del mondo.

[...]

Così la globalizzazione, invece di portare a un'unione globale, potrebbe portare alla "speciazione": la divisione dell'umanità in diverse caste biologiche o persino in diverse specie. La globalizzazione unirà il mondo in senso orizzontale cancellando i confini nazionali, ma dividerà l'umanità lungo un asse verticale.

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Chi possiede i dati?


Se vogliamo impedire che ogni ricchezza e tutto il potere si concentrino nelle mani di una ristretta élite, è necessario controllare la proprietà dei dati. Nei tempi antichi la terra era la risorsa più importante del mondo, la politica era una lotta per controllare la terra, e se troppa terra si concentrava in poche mani, la società si divideva in aristocratici e plebei. Nell'era moderna le macchine e le fabbriche hanno assunto un'importanza maggiore della terra e le lotte politiche hanno mirato al controllo di questi mezzi di produzione. Se un numero troppo alto di macchine si concentrava in poche mani, la società si divideva in capitalisti e proletari. Nel XXI secolo, invece, i dati eclisseranno sia la terra che le macchine come risorsa strategica. Se i dati si concentrano nelle mani di pochi, l'umanità si dividerà in specie differenti.

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Possiamo soltanto sperare che Facebook possa cambiare la sua filosofia aziendale, adottare una politica fiscale più favorevole all'offline, contribuire a unire il mondo - e continuare a essere un'azienda remunerativa. Non dovremmo però nutrire aspettative irrealistiche sulla capacità di Facebook di concretizzare la sua visione globale di comunità. Storicamente, le aziende non sono il veicolo ideale per fare rivoluzioni sociali e politiche. Una vera rivoluzione prima o poi impone sacrifici che le imprese, i loro dipendenti e i loro azionisti non hanno intenzione di sobbarcarsi. Ecco perché i rivoluzionari istituiscono chiese, ispirano partiti politici e mobilitano eserciti. Le cosiddette rivoluzioni di Facebook e di Twitter nel mondo arabo sono cominciate in speranzose comunità online, ma quando si sono affacciate al problematico mondo offline sono finite sotto il controllo di religiosi fanatici e di giunte militari. Se Facebook adesso vuole istigare una rivoluzione globale, dovrà impegnarsi con ancora maggiore convinzione per ridurre il divario tra l'online e l'offline. Facebook e gli altri giganti del mondo online tendono a concepire gli esseri umani come animali audiovisivi - un paio di occhi e un paio di orecchie connessi a dieci dita, uno schermo e una carta di credito. Un passo cruciale per andare nella direzione dell'unione del genere umano è tenere in debita considerazione il fatto che gli esseri umani sono dotati di corpi.

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Il preambolo della Costituzione europea (che non è stato approvato dal Parlamento europeo) inizia affermando che essa si ispira "alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello stato di diritto". Da questo enunciato si potrebbe avere l'impressione che la civiltà europea è definita dai valori dei diritti umani, della democrazia, dell'uguaglianza e della libertà. Un elenco sterminato di discorsi e documenti traccia una discendenza diretta dall'antica democrazia ateniese all'attuale Unione Europea, celebrando duemilacinquecento anni di democrazia e di libertà europea. Questo ricorda la storiella del cieco che, toccando la coda di un elefante, conclude che un elefante sia una specie di spazzola. Certo l'idea di democrazia fa parte della cultura europea da secoli, tuttavia non è mai stata l'unica idea in circolazione. Con tutta la sua gloria e influenza, la democrazia ateniese fu un esperimento poco convinto, durato appena duecento anni in un piccolo angolo dei Balcani. Se nel corso dei passati venticinque secoli la civiltà europea è stata definita dalla democrazia e dai diritti umani, che cosa ne facciamo di Sparta e di Giulio Cesare, delle Crociate e dei conquistadores, dell'Inquisizione e del commercio degli schiavi, di Luigi XIV e di Napoleone, di Hitler e di Stalin? Erano tutti quanti intrusi provenienti da una qualche civiltà straniera?

In verità, la civiltà europea è tutto quello che gli europei hanno fatto in nome della civiltà europea, proprio come la cristianità è tutto quello che i cristiani hanno fatto in nome della cristianità, l'islam è tutto quello che i musulmani hanno fatto in nome dell'islam, e l'ebraismo è tutto quello che gli ebrei hanno fatto in nome dell'ebraismo. E nel corso dei secoli hanno fatto cose di ogni genere e molto diverse. I gruppi umani sono più definiti dai loro cambiamenti e dalle loro trasformazioni che dalle continuità, ma riescono comunque a inventarsi matrici identitarie tanto antiche quanto fantasiose grazie alle loro abilità narrative. Non importa quali rivoluzioni sperimentino, riescono sempre a raccontare il vecchio e il nuovo intrecciati in una unica storia.

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Scoperte tecnologiche decisive possono essere utili in molti campi oltre a quello energetico. Pensate per esempio al potenziale che potrebbe avere la produzione di "carne pulita". Al momento, l'industria della carne non è solo responsabile di sofferenze indicibili di miliardi di esseri senzienti, ma è anche una delle principali cause del riscaldamento globale, una delle principali consumatrici di antibiotici e veleni, e uno dei maggiori inquinatori di aria, terra e acqua. Secondo un rapporto del 2013 dell'Institution of Mechanical Engineers ci vogliono circa 15.000 litri di acqua dolce per produrre un chilogrammo di carne di manzo, invece dei 287 litri necessari per produrre un chilo di patate.

verosimile che la pressione sull'ambiente aumenti perché la maggiore ricchezza in paesi come Cina e Brasile permette a centinaia di milioni di individui di passare dal regolare consumo di patate al regolare consumo di carne. Sarebbe difficile convincere i cinesi o i brasiliani - per non parlare di americani e tedeschi - a non mangiare più bistecche, hamburger e salsicce. Ma se invece gli ingegneri trovassero un modo per produrre carne dalle cellule? Se vuoi un hamburger, fai crescere un hamburger, invece di allevare e macellare una mucca intera (e trasportarne la carcassa per migliaia di chilometri).

Può sembrare fantascienza, ma il primo hamburger pulito del mondo è stato prodotto da cellule - e poi mangiato - nel 2013. costato trecentotrentamila dollari. Quattro anni di ricerca e sviluppo hanno abbassato il costo a undici dollari il pezzo, ed entro un altro decennio si pensa che la carne pulita prodotta industrialmente sarà più economica della carne da macello. Questo sviluppo tecnologico potrebbe salvare miliardi di animali da una vita di ignobile sofferenza, dare cibo a miliardi di persone malnutrite e allo stesso tempo aiutare a prevenire il collasso ecologico.

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Per concludere, l'ondata nazionalista che sta investendo tutto il mondo non può far tornare le lancette dell'orologio al 1939 o al 1914. La tecnologia ha cambiato tutto creando una serie di minacce globali letali che nessuna nazione può gestire da sola. Un nemico comune è il miglior catalizzatore per forgiare un'identità comune, e l'umanità al momento ha almeno tre di questi nemici: la guerra nucleare, il cambiamento climatico e la rivoluzione tecnologica. Se, nonostante queste minacce comuni, la nostra specie deciderà di privilegiare sopra ogni altra cosa specifiche lealtà nazionali, il risultato potrà essere peggiore di quello del 1914 e del 1939. Un percorso di gran lunga migliore è quello delineato nella Costituzione dell'Unione Europea, che recita "che i popoli d'Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le antiche divisioni e, uniti in modo sempre più stretto, a forgiare il loro comune destino".

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Proprio come nel caso della capacità di far piovere, anche quando si tratta di economia è la sofisticata esperienza dei religiosi nell'esegesi dei testi, coltivata per tanti anni, che rende la religione irrilevante. Non importa quale politica economica scelga Khamenei, può sempre trovarle una giustificazione nel Corano. Così il Corano viene degradato da fonte di vera conoscenza a fonte di mera autorità. Per affrontare un difficile problema economico, è bene leggere con attenzione Marx e Hayek, che aiutano a capire meglio il sistema economico, a vedere le cose da una prospettiva diversa e a riflettere su possibili soluzioni. Dopo aver formulato una risposta si legge con attenzione il Corano per trovare una sura che, se interpretata con sufficiente immaginazione, può avallare la soluzione scelta grazie a Marx e Hayek. Non importa quale sia la soluzione, se si è bravi studiosi del Corano ci si trova sempre una giustificazione valida.

Lo stesso accade nella comunità cristiana. I suoi membri possono essere capitalisti o socialisti, e anche se alcune delle cose dette da Gesù hanno il netto sapore del comunismo, durante la guerra fredda i buoni americani capitalisti continuarono a leggere il discorso della montagna senza farci troppo caso. Non esiste l'"economia cristiana", l'"economia musulmana" o l'"economia indù".

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Problemi di identità: le linee nella sabbia


Marx però esagerava quando riduceva la religione a semplice sovrastruttura che nascondeva potenti forze teologiche ed economiche. Anche se l'islam, l'induismo e il cristianesimo sono solo colorati rivestimenti decorativi sul dibattito economico attuale, la gente spesso si identifica con le decorazioni e le identità delle persone sono forze storiche decisive. Il potere si basa sulla collaborazione delle masse, la collaborazione delle masse si basa sull'identità delle masse - e le identità delle masse si fondano su storie fittizie, non su fatti scientifici e nemmeno su condizioni economiche. Nel XXI secolo la distinzione degli esseri umani in ebrei e musulmani, polacchi e russi è ancora basata su miti religiosi. I tentativi dei nazisti e dei comunisti di determinare scientificamente le identità di razza e di classe si sono dimostrati una pericolosa pseudo-scienza, e da allora gli scienziati sono estremamente riluttanti a contribuire alla definizione di qualsiasi identità "naturale" per gli esseri umani.

Così nel XXI secolo le religioni non portano la pioggia, non guariscono dalle malattie e non costruiscono bombe - ma determinano chi siamo "noi" e chi sono "loro", chi dovremmo curare e chi bombardare.

[...]

Siamo percò in mezzo a due fuochi. L'umanità costiruisce una civiltà unica, e problemi come la guerra nucleare, il collasso ecologico e la rivoluzione tecnologica possono essere risolti solo a livello globale. Di contro nazionalismo e religione ancora tengono separati gli uomini in gruppi distinti e spesso ostili. Questa collisione tra problemi globali e identità locali è evidente nella crisi che affligge oggi il più grande esperimento multiculturale del mondo, l'Unione Europea. Costruita sulla premessa di valori liberali universali, l'UE vacilla sull'orlo della disintegrazione, a causa di questioni come l'integrazione e l'immigrazione.

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Non è sempre facile cambiare un regime politico per mezzo della violenza. Nel corso della prima giornata della battaglia della Somme, il 1 luglio 1916, 19.000 soldati britannici rimasero uccisi e altri 40.000 feriti. Entro la fine della battaglia, terminata in novembre, i due eserciti avevano subito oltre un milione di vittime, tra cui 300.000 morti. Eppure questa spaventosa carneficina non ebbe serie conseguenze sull'equilibrio del potere politico in Europa. Ci vollero altri due anni e milioni di altri morti perché alla fine ci fossero conseguenze sugli assetti del potere in Europa.

Se paragonato all'offensiva della Somme, il terrorismo è un fenomeno irrilevante. Gli attacchi a Parigi del novembre 2015 hanno ucciso 130 persone, le bombe di Bruxelles del marzo 2016 ne hanno uccise 32, e le bombe alla Manchester Arena del maggio 2017 hanno fatto 22 vittime. Nel 2002, al culmine della campagna terroristica dei palestinesi contro Israele, quando ordigni letali venivano collocati sugli autobus e nei ristoranti con una frequenza quotidiana, il bilancio annuale raggiunse i 451 morti israeliani. Nello stesso anno 542 israeliani rimanevano uccisi a causa di incidenti automobilistici. Pochi attacchi terroristici, come l'esplosione del volo Pan Am 103 su Lockerbie nel 1988, uccidono centinaia di persone. L'attacco alle Torri Gemelle di New York dell'11 settembre ha stabilito un nuovo record, uccidendo quasi 3000 persone. Tuttavia persino questo risultato è surclassato dal numero di vittime di una guerra convenzionale. Se aggiungete tutti coloro che sono stati uccisi o rimasti feriti in Europa a causa di attacchi terroristici dal 1945 - comprese le vittime di gruppi nazionalisti, religiosi, di sinistra e di destra - il totale dei morti sarà ancora molto lontano da quello di una qualsiasi oscura battaglia della prima guerra mondiale, come la terza battaglia dell'Aisne (250.000 vittime) o la decima battaglia dell'Isonzo (225.000).

Cosa possono sperare di ottenere i terroristi? Dopo un'azione terroristica, il nemico continua ad avere lo stesso numero di soldati, carri armati e navi di prima. La rete di comunicazioni, le strade e il sistema ferroviario del nemico sono intatti. Le sue fabbriche, i suoi porti, le sue basi aeree sono a malapena sfiorati. I terroristi comunque sperano che, anche se riescono solo a scalfire il potere materiale del nemico, la paura e la confusione lo spingano a usare in malo modo la sua forza e a reagire con eccessivo rigore. I terroristi contano sul fatto che il nemico, accecato dalla rabbia, usi il suo massiccio potere contro di loro, provocando una reazione militare e politica assai più violenta di quella che i terroristi stessi potessero mai scatenare. Durante la tempesta, possono accadere molte cose impreviste. Si commettono errori e atrocità, l'opinione pubblica è sconvolta, la gente cambia idea e l'equilibrio del potere salta.

I terroristi assomigliano a una mosca che cerca di distruggere un negozio di porcellane. La mosca è così debole che non può spostare neppure una singola tazza da tè. E allora come fa una mosca a distruggere un negozio di porcellane? Trova un toro, entra dentro il suo orecchio, e comincia a ronzare. Il toro perde il controllo per la paura e per la rabbia, e distrugge il negozio di porcellane. Questo è quello che è accaduto dopo l'11 settembre, quando i fondamentalisti islamici aizzarono il toro americano e riuscirono a fargli distruggere il negozio di porcellane mediorientale. Adesso nel caos si rafforzano. E non mancano tori irascibili nel mondo.

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E dobbiamo di nuovo porre in evidenza che, malgrado l'enorme impatto del cristianesimo, non fu questa la prima volta che veniva predicata un'etica universale. La Bibbia non è affatto la sorgente esclusiva della moralità (ed è bene che sia così, viste le posizioni razziste, misogine e omofobe che contiene). Confucio, Lao-Tze, Buddha e Mahāvīra, senza sapere alcunché sulla terra di Canaan o sui profeti di Israele, stabilirono codici etici universali ben prima di san Paolo e di Gesù. Confucio insegnò che ognuno deve amare gli altri come ama se stesso circa cinquecento anni prima che il rabbino Hillel il Vecchio dicesse che questa era l'essenza della Torah. E al tempo in cui l'ebraismo ancora prescriveva il sacrificio di animali e lo sterminio sistematico di intere popolazioni umane, Buddha e Mahāvīra già istruivano i loro seguaci a evitare di nuocere non solo a tutti gli esseri umani, ma anche a qualsiasi creatura senziente, compresi gli insetti. dunque assolutamente privo di senso attribuire all'ebraismo e ai suoi successori cristiani e musulmani la fondazione della nostra etica.




La nascita del fanatismo


E che dire del monoteismo? L'ebraismo non merita forse un riconoscimento speciale per aver sperimentato la fede in un unico dio, che non aveva precedenti in nessun luogo del mondo (anche se questa fede fu poi diffusa ai quattro angoli del pianeta dai cristiani e dai musulmani più che dagli ebrei)? Ci sarebbe da discutere anche su questo punto, poiché il primo fulgido esempio di monoteismo è rappresentato dalla rivoluzione religiosa del faraone Akhenaton, avvenuta intorno al 1350 a.C., e reperti come la stele di Mesha (eretta dal re Mesha dei Moabiti) indicano che la religione del biblico Israele non era poi così diversa da quelle dei regni confinanti come Moab. Mesha descrive il suo potente dio Chemosh quasi allo stesso modo in cui l'Antico Testamento descrive Yahweh. Ma il problema vero dell'idea che l'ebraismo, con il monoteismo, abbia dato un importante contributo al mondo è che non rappresenta qualcosa di cui andare molto fieri. Da un punto di vista etico, il monoteismo è stato forse una delle idee più nefaste della storia.

Il monoteismo ha fatto poco per migliorare le qualità morali della nostra specie - pensate davvero che i musulmani siano intrinsecamente più etici degli indù, solo perché credono in un unico dio mentre gli indù credono in molti dèi? I conquistadores spagnoli erano moralmente migliori delle tribù pagane Inca e Azteche del Centro America? Quello che il monoteismo ha fatto di sicuro è stato rendere molti popoli più intolleranti, contribuendo a legittimare e a promuovere le persecuzioni religiose e le guerre sante. I politeisti trovavano perfettamente accettabile che popoli diversi adorassero dèi diversi e celebrassero riti e liturgie diverse. Di rado, se mai l'avevano fatto, avevano combattuto, perseguitato o ucciso qualcuno in nome delle sue credenze religiose. I monoteisti invece credevano che il loro Dio fosse l'unico dio, e che esigesse un'obbedienza universale. Per questo motivo, quando il cristianesimo e l'islam si diffusero in tutto il mondo, vennero organizzate le Crociate, il jihad, l'Inquisizione e la discriminazione religiosa.

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Gli antisemiti di solito pensano che gli ebrei siano molto importanti; immaginano che gli ebrei controllino il mondo, o il sistema bancario, o almeno i media, e che siano responsabili di qualsiasi calamità, dal riscaldamento globale agli attacchi dell'11 settembre. Una tale paranoia antisemita è ridicola tanto quanto la megalomania ebraica. Gli ebrei possono certamente essere un popolo interessante, ma quando lo considerate nel grande quadro dell'umanità, dovete ammettere che ha avuto un impatto davvero limitato sul mondo.

Nel corso della storia, si sono avvicendate centinaia di religioni e sette. Un numero ristretto di esse - cristianesimo, islam, induismo, confucianesimo e buddismo - ha influenzato miliardi di individui (non sempre per il meglio). Le altre fedi, ossia la grande maggioranza - come la religione bn, quella yoruba e quella ebraica -, hanno esercitato un'influenza assai più limitata. Personalmente mi piace l'idea di discendere non da brutali conquistatori del mondo, ma da un insignificante popolo che di rado ha messo il naso negli affari di altre genti. Molte religioni celebrano l'umiltà come una virtù essenziale e un valore - ma poi si rappresentano e si comportano come il perno su cui ruota l'universo. Associano la predicazione della mitezza individuale a una sfacciata arroganza collettiva. Gli uomini e le donne di tutte le fedi dovrebbero avere maggiore rispetto per l'umiltà.

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La specie post-verità


In effetti, come specie, abbiamo sempre vissuto nell'era della post-verità. Homo sapiens è una specie post-verità, il cui potere dipende dal creare narrazioni e dal credervi. Fin dall'Età della pietra, i miti avevano lo scopo di unire collettività umane e dunque svolgevano una funzione che potremmo chiamare di "autoconforto" reciproco. Infatti, Homo sapiens conquistò questo pianeta soprattutto grazie all'abilità peculiare degli esseri umani di creare e diffondere narrazioni. Noi siamo gli unici mammiferi che possono cooperare con numerosi stranieri perché solo noi possiamo inventare storie, diffonderle, e convincere milioni di altri a credervi. Finché crediamo tutti alle stesse storie, obbediamo alle stesse leggi e possiamo cooperare in modo efficace.

Quindi se criticate Facebook, Trump o Putin per aver inaugurato una nuova terribile era di post-verità, ricordatevi che secoli fa milioni di cristiani si sono infilati da soli in una bolla mitologica autovalidata, senza mai azzardarsi a mettere in dubbio la veridicità fattuale della Bibbia, mentre milioni di musulmani giuravano fede assoluta al Corano. Per millenni, gran parte di ciò che è stato tramandato come "informazioni" e "fatti" nelle nostre società erano storie su miracoli, angeli, demoni e streghe, grazie a coraggiosi inviati che hanno dato ampia copertura direttamente dagli anfratti più profondi del mondo sotterraneo. Non abbiamo alcuna evidenza scientifica che Eva sia stata tentata dal Serpente, che le anime di tutti gli infedeli brucino all'inferno dopo la morte, o che al creatore dell'universo non sia di gradimento il matrimonio tra un bramino e un intoccabile - eppure miliardi di individui hanno creduto in queste storie per migliaia di anni. Alcune notizie false durano per sempre.

Sono consapevole che molti potrebbero essere sconcertati dal fatto che metto sullo stesso piano la religione e le notizie false, ma è proprio questo il punto. Quando un migliaio di individui crede a una qualche storia inventata per un mese - questa è una notizia falsa. Quando un miliardo di individui vi crede per un migliaio di anni - questa è una religione, e siamo ammoniti di non chiamarla "notizia falsa" per non ferire la sensibilità dei credenti (o incorrere nella loro ira). Vi prego di notare, comunque, che non sto negando l'efficacia o la potenziale benevolenza della religione. esattamente l'opposto. Nel bene e nel male, il narrare storie rappresenta uno dei più efficaci strumenti della cassetta degli attrezzi dell'umanità. Riuscendo a far convivere gli uomini, i credi religiosi rendono possibile la loro cooperazione su larga scala. Ispirano gli individui a costruire ospedali, scuole e ponti, oltre che a organizzare eserciti e ad edificare prigioni. Adamo ed Eva non sono mai esistiti, ma la cattedrale di Chartres è tuttora stupenda. Gran parte della Bibbia è costituita da storie inventate, ma può ancora donare gioia a miliardi di persone e può ancora stimolare gli individui a essere compassionevoli, coraggiosi e creativi - proprio come altre grandi opere di finzione, come il Don Chisciotte, Guerra e pace, Harry Potter.

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L'occultamento della linea di demarcazione tra la realtà e la finzione può essere praticato per numerosi scopi, a partire da quello di "divertirsi" per arrivare fino alla "sopravvivenza". Non potete fare un qualsiasi gioco o leggere romanzi senza sospendere l'incredulità almeno per un po'. Per godere davvero di una partita di calcio, dovete accettare le regole del gioco, e dimenticare per almeno novanta minuti che si tratta di mere invenzioni. Se non lo fate, vi sembrerà assurdo e ridicolo che ventidue individui corrano dietro a una palla per novanta minuti. Guardare le partite di calcio può rientrare nel puro divertimento, ma può diventare qualcosa di molto più serio, come dimostrano gli hooligan inglesi o i nazionalisti argentini. Il calcio può aiutare a esprimere identità personali, può cementare comunità su larga scala, e può persino spingere alla violenza. Nazioni e religioni sono club calcistici che hanno fatto uso di anabolizzanti.

Gli uomini hanno questa notevole abilità di sapere e non sapere allo stesso tempo. O più correttamente, possono sapere qualcosa quando davvero ci pensano, ma per la maggior parte del tempo non ci pensano, cosicché non lo sanno. Se ci fate caso vi rendete conto che il denaro è una finzione. Di solito, però, non ci pensate. Se ve lo chiedono, sapete che il calcio è un'invenzione umana. Ma nel bel mezzo di una partita nessuno ve lo chiede. Se dedicate tempo ed energie al tema delle nazioni, scoprirete che si tratta di storie lunghe e molto elaborate. Ma nel bel mezzo di una guerra non avete né il tempo né le energie per un esercizio del genere. Se vi interrogate sulla verità ultima, vi rendete conto che la storia di Adamo ed Eva non è nient'altro che un mito. Ma quanto spesso vi interrogate sulla verità ultima?

Verità e potere possono viaggiare insieme solo fino a un certo punto. Prima o poi le loro strade divergono. Se volete il potere, a un certo punto dovrete iniziare a diffondere narrazioni. Se volete sapere la verità sul mondo, liberata da tutte le narrazioni, a un certo punto dovrete rinunciare al potere. Dovrete ammettere cose che vi renderanno più difficile reclutare alleati e ispirare seguaci. In maniera ancora più decisiva, dovrete ammettere alcuni fatti - per esempio sulle fonti del vostro potere - che faranno arrabbiare gli alleati, disaffezionare i seguaci o mettere in crisi l'armonia sociale. Non c'è niente di mistico in questo divario tra verità e potere. Per averne una prova, trovate un tipico americano WASP e sollevate la questione della razza, individuate un israeliano mainstream e toccate l'argomento dei territori occupati, o cercate di parlare con l'uomo medio di patriarcato.

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Pagina 356

[...] Gli scienziati non dovrebbero aver paura di far sentire la loro voce forte e chiara quando il dibattito ricade nei loro campi d'esperienza, siano essi la medicina o la storia. Il silenzio non è neutrale, è a sostegno dello status quo. Di certo è vitale fare progressi nella ricerca accademica e pubblicare i risultati sulle riviste scientifiche che legge solo un numero ristretto di esperti. Ma è ugualmente essenziale comunicare le teorie scientifiche più aggiornate al vasto pubblico con libri scientifici divulgativi, e perfino tramite l'uso competente dell'arte e della narrazione.

Questo significa che gli scienziati dovrebbero darsi alla fantascienza? Forse non sarebbe un'idea malvagia. L'arte gioca un ruolo chiave nel plasmare la visione del mondo della gente, e nel XXI secolo la fantascienza sarà il genere più importante di tutti, perché modella la comprensione del pubblico su argomenti come l'intelligenza artificiale, le biotecnologie e il cambiamento climatico. Certamente abbiamo bisogno di buona scienza, ma da una prospettiva politica un buon film di fantascienza è di gran lunga più efficace di un articolo su Science o Nature.

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18.
FANTASCIENZA
Il futuro non è come lo vedete nei film



Gli esseri umani controllano il mondo grazie alla loro capacità di cooperazione, di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro animale, e sono in grado di cooperare così efficacemente perché credono nelle narrazioni. Poeti, pittori e drammaturghi sono almeno tanto importanti quanto soldati e ingegneri. I popoli vanno in guerra e costruiscono cattedrali perché credono in Dio, e credono in Dio perché hanno letto scritti e poesie su Dio, perché hanno visto immagini dipinte di Dio, e perché sono rimasti incantati da opere teatrali su Dio. Anche il nostro credere nella mitologia moderna del capitalismo è sostenuto dalle creazioni artistiche di Hollywood e dall'industria pop. Questo ha formato la nostra convinzione che l'acquisto di un maggior numero di beni e servizi ci renderà più felici, perché abbiamo potuto vedere coi nostri occhi il paradiso capitalista in televisione.

Agli inizi del XXI secolo è probabile che il genere artistico più importante sia la fantascienza. Pochi leggono gli articoli più aggiornati sull'apprendimento automatico e sull'ingegneria genetica, mentre film come Matrix e Lei e serie televisive come Westworld e Black Mirror sono formidabili strumenti per la divulgazione della conoscenza dei più rilevanti sviluppi tecnologici, sociali ed economici del nostro tempo. Questo significa anche che la fantascienza dovrebbe essere più consapevole della sua responsabilità di informazione sociale quando tratta problemi scientifici, per evitare di condizionare con idee errate i pensieri e l'immaginazione della gente o di concentrare l'attenzione di questa su problemi sbagliati.

Come è stato osservato precedentemente, l'errore più grave della fantascienza contemporanea è che tende a confondere l'intelligenza con la coscienza. Questo emerge nell'eccessiva preoccupazione per una potenziale guerra tra robot e uomini, quando in verità sarebbe opportuno temere un conflitto tra un'élite di superuomini potenziata dagli algoritmi e una vasta classe inferiore di Homo sapiens privi di qualunque potere. Quando si pensa al futuro dell'IA, Karl Marx continua a essere un riferimento più competente di Steven Spielberg.

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Pagina 368

Non si può dire la stessa cosa del libro di fantascienza più profetico del XX secolo. Non potete non cogliere la sua natura sinistra. stato scritto quasi cento anni fa, ma la sua rilevanza cresce ogni anno che passa. Aldous Huxley scrisse Il mondo nuovo nel 1931, mentre il comunismo e il fascismo erano radicati in Russia e in Italia, il nazismo era in ascesa in Germania, il Giappone militarista intraprendeva la sua guerra di conquista in Cina e il mondo intero era stretto nella morsa della Grande Depressione. Eppure Huxley riuscì a vedere oltre l'addensarsi di tutte queste oscure nubi, e a immaginare una società futura senza guerre, carestie ed epidemie, che godeva ininterrottamente di una condizione di pace, prosperità e salute. un mondo consumista, che concede carta bianca al sesso, alle droghe e a ogni piacere, perché il suo valore supremo è la felicità. L'assunto di fondo del libro è che gli uomini sono algoritmi biochimici, la scienza può manomettere l'algoritmo umano, e quindi la tecnologia può essere usata per manipolarli.

In questo meraviglioso mondo nuovo, il governo mondiale utilizza biotecnologie avanzate e ingegneria sociale per assicurarsi che ciascuno sia sempre contento, e nessuno abbia motivo di ribellarsi. come se Gioia, Tristezza e gli altri personaggi nel cervello di Riley fossero stati trasformati in fidati agenti governativi. Non c'è alcun bisogno di polizia segreta, campi di concentramento, o di un ministro dell'amore alla 1984 di Orwell. In effetti, il genio di Huxley consiste nel mostrare che si potrebbe controllare la gente in modo assai più sicuro grazie all'amore e al piacere invece che con la paura e la violenza.

Quando si legge 1984, appare chiaro che Orwell descrive un incubo mondiale, e la sola questione lasciata aperta è "Come si può evitare una situazione orrenda come questa?" Leggere Il mondo nuovo è un'esperienza di gran lunga più sconcertante, una sfida, poiché il lettore viene coinvolto direttamente sulle ragioni della distopia. Il mondo è pacifico e prospero, e ciascuno è più che soddisfatto. Dov'è l'errore?

Huxley pone direttamente questo interrogativo nel passaggio decisivo del romanzo: il dialogo tra Mustafà Mond, il Governatore del mondo per l'Europa occidentale, e John il Selvaggio, che è sempre vissuto in una riserva di indigeni nel New Mexico ed è l'unico rimasto a Londra che ancora sa qualcosa su Shakespeare o Dio.

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Pagina 422

Quando pensiamo ai sacrifici umani di solito la mente corre ai sanguinari rituali nei templi cananei o aztechi, ed è opinione comune che il monoteismo abbia posto fine a queste pratiche terribili. In realtà, i monoteisti hanno praticato il sacrificio umano su una scala assai più grande dei culti politeisti. Il cristianesimo e l'islam hanno ucciso molte più persone nel nome di Dio di quante ne abbiano uccise i seguaci di Ba'al o Huitzilopochtli. Al tempo in cui i conquistadores spagnoli posero fine a tutti i sacrifici umani in onore degli dèi aztechi o inca, nella madrepatria spagnola l'Inquisizione non lesinava roghi per bruciare schiere di eretici.

Esistono sacrifici di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. Non sempre necessitano di un sacerdote che brandisce un pugnale o di sanguinosi pogrom. L'ebraismo, per esempio, vieta di lavorare o viaggiare durante il giorno santo dello Shabbat (il suo significato letterale è "stare fermi" o "riposare"). Lo Shabbat comincia al tramonto del venerdì e dura fino al tramonto del sabato, e durante queste ventiquattro ore gli ebrei ortodossi si astengono da qualsiasi tipo di lavoro, compreso anche lo strappo della carta igienica da un rotolo nel gabinetto. (I rabbini più colti ed esperti hanno discusso su questo punto, e hanno concluso che la strappo della carta igienica rappresenta una trasgressione del precetto dello Shabbat, e pertanto gli ebrei devoti che vogliono pulirsi durante lo Shabbat devono preparare in anticipo una riserva di carta pre-strappata.)

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Pagina 425

Il portafoglio delle identità


Gli antichi egizi, i cananei e i greci si assicuravano contro i rischi della vita diversificando i loro sacrifici. Veneravano una moltitudine di divinità e, se le preghiere rivolte a una di loro non sortivano l'effetto desiderato, potevano sperare di ottenerlo grazie all'intercessione di un'altra divinità. Perciò facevano sacrifici al dio del sole al mattino, alla dea della terra a mezzogiorno e a una schiera assortita di fate e demoni alla sera. Da allora le cose non sono cambiate di molto. Tutte le narrazioni e gli dèi in cui la gente crede oggi - siano Yahweh, Mammona, la Nazione o la Rivoluzione - sono incomplete, piene di buchi e zeppe di contraddizioni. Inoltre di rado ci si affida a una singola narrazione. La gente preferisce gestire un portafoglio ben assortito di storie e diverse identità, cambiandole a seconda delle necessità. Queste dissonanze cognitive sono una caratteristica intrinseca di quasi tutte le società e i movimenti.

Prendete in considerazione un tipico sostenitore del Tea Party che in qualche modo riesca a tenere insieme un'ardente fede in Gesù Cristo con una ferma opposizione alle politiche di welfare del governo e un convinto appoggio alla National Rifle Association. Ma non era Gesù che privilegiava la carità alle armi? Questa combinazione ideologica potrebbe sembrare poco plausibile, ma il cervello umano ha tanti cassetti e scompartimenti, e alcuni neuroni non dialogano tra loro. Potete anche trovare parecchi sostenitori di Bernie Sanders che hanno vaghe speranze in una futura rivoluzione di qualche tipo, e allo stesso tempo credono nell'importanza di investire il vostro denaro con saggezza. Costoro non hanno problemi a passare da una discussione sull'iniqua distribuzione delle ricchezze nel mondo a una sull'andamento dei loro investimenti a Wall Street.

In effetti nessuno ha una sola identità. Nessuno è soltanto un musulmano, o soltanto un italiano, o soltanto un capitalista. Ma ogni tanto si impone una ideologia fanatica che obbliga la gente a credere in un'unica narrazione e ad avere un'unica identità. Nelle ultime generazioni la più fanatica di queste credenze è stato il fascismo, che esigeva che la gente non credesse a nient'altro che alla narrazione nazionalista, e non avesse altra identità se non quella della nazione di appartenenza. Non tutti i nazionalisti sono fascisti. La maggior parte dei nazionalisti ha una grande fede nella narrazione della propria nazione, ne esalta i meriti e l'assoluta dedizione che esige e che le è dovuta - ma nello stesso tempo riconosce che il mondo non si esaurisce con la propria nazione. Io posso essere un leale cittadino italiano con speciali obblighi nei confronti della nazione italiana, e tuttavia possedere altre identità. Posso essere un socialista, un cattolico, un marito, un padre, uno scienziato e un vegetariano, e ognuna di queste identità comporta obblighi aggiuntivi. Talvolta parecchie delle mie identità mi spingono in direzioni diverse, e alcuni dei miei obblighi entrano in conflitto fra loro. Ma chi ha mai detto che la vita è facile?

Si può parlare propriamente di fascismo quando il nazionalismo vuole semplificare troppo la realtà a proprio vantaggio, negando tutte le altre identità e gli altri obblighi. Negli ultimi anni c'è stata molta confusione sull'esatto significato di fascismo. Si tende a qualificare come "fascisti" quasi tutti coloro che non ci piacciono. L'abuso del termine rischia di farlo diventare una parola buona per tutte le occasioni. E quindi che cosa significa davvero? In breve, mentre per il nazionalismo la mia nazione è unica ed esige speciali obblighi, per il fascismo la mia nazione è la nazione suprema, ed esige obblighi esclusivi. In qualunque situazione non dovrò mai anteporre gli interessi di qualsiasi gruppo o individuo agli interessi della mia nazione. Anche se la mia nazione opera per sfruttare in modo orrendo la sofferenza di milioni di stranieri in una terra lontana, non avrò dubbi nel sostenerla. Se non lo farò sarò uno spregevole traditore. Se la mia nazione comanda di uccidere milioni di persone - io ne ucciderò milioni. Se la mia nazione comanda di negare la verità e disprezzare la bellezza - io negherò la verità e disprezzerò la bellezza.

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Pagina 428

Il problema del male è che nella vita reale non è necessariamente brutto. Può assumere sembianze molto belle. Il cristianesimo conosce questa verità meglio di Hollywood, e infatti l'arte tradizionale cristiana in genere rappresenta Satana come un bel fusto. Ed è il motivo per cui è così difficile resistere alle tentazioni di Satana. Lo stesso motivo per cui è difficile confrontarsi con il fascismo. Quando vi guardate nello specchio fascista, quello che vedete non è affatto brutto. Quando i tedeschi si guardavano nello specchio fascista negli anni trenta, vedevano la Germania come la cosa più bella al mondo. Se oggi i russi si guardano nello specchio fascista, vedono la Russia come la cosa più bella al mondo. E se gli israeliani si guardano nello specchio fascista, vedono Israele come la cosa più bella al mondo. Quello che tutti vogliono è lasciarsi affascinare da una bellissima immagine collettiva.

La parola "fascismo" deriva dal latino fascis, che significa "fascio di verghe". Non sembra molto entusiasmante come simbolo di una delle più feroci e letali ideologie nella storia mondiale. In realtà possiede un significato profondo e sinistro. Una singola verga è molto debole, e si può spezzare facilmente in due. Quando si riuniscono molte verghe insieme in un fascis, invece, diventa quasi impossibile spezzarle. Questo implica che l'individuo da solo non possa nulla, mentre la collettività, fin quando rimane unita, sia molto potente. I fascisti, inoltre, credono nel privilegiare gli interessi della collettività rispetto a quelli di ogni individuo, ed esigono che nessuna singola verga osi in nessun caso mettere in discussione l'unità del fascio.

Non è mai chiaro dove "un fascio di verghe" umano cominci e un altro finisca. Perché dovrei vedere l'Italia come un fascio di verghe al quale appartengo? Perché non la mia famiglia, o la città di Firenze, o la regione Toscana, o il continente europeo, o l'intera specie umana? Forme più miti di nazionalismo consentono di avere obblighi verso la mia famiglia, Firenze, l'Europa e l'intero genere umano, così come obblighi speciali verso l'Italia. Al contrario, i fascisti italiani esigeranno lealtà assoluta soltanto nei confronti dell'Italia.

Nonostante i più tenaci sforzi di Mussolini e del partito fascista, la maggioranza degli italiani rimase piuttosto tiepida nell'anteporre l'Italia alla propria famiglia. In Germania la propaganda nazista svolse un lavoro molto più accurato, ma anche Hitler non riuscì a far dimenticare tutte le narrazioni alternative. Perfino nei giorni più oscuri dell'era nazista, i tedeschi mantennero in vita alcune storie di riserva oltre a quella ufficiale. Questo fu evidente nel 1945. Dopo dodici anni di lavaggio del cervello era plausibile che molti tedeschi non sarebbero riusciti a dare un senso alle loro vite post-belliche. Dopo essersi affidati a una sola grande storia, cosa potevano fare quando quella storia crollò? Ma la maggioranza dei tedeschi si riebbe con una sorprendente velocità. Da qualche parte nelle loro menti avevano conservato alcune altre storie sul mondo, e appena Hitler si fu sparato un colpo in testa, gli abitanti di Berlino, Amburgo e Monaco adottarono nuove identità e trovarono nuovi scopi che dessero senso alle loro vite.

vero, circa il 20% dei Gauleiter nazisti - i capi delle sezioni locali del partito - si suicidò, così come circa il 10% dei generali. Ma questo significa che l'80% dei Gauleiter e il 90% dei generali furono in grado di continuare a vivere. La grande maggioranza dei tesserati al partito nazista e persino le schiere delle SS non impazzirono né si uccisero. Andarono avanti facendo i contadini, gli insegnanti, i dottori e gli agenti assicurativi.

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Pagina 441

Nessuna storia


Il liberalismo ha compiuto un deciso passo verso la negazione di tutti i drammi cosmici, ma poi ha ricreato quel tipo di dramma dentro l'essere umano - l'universo non ha una trama, così spetta a noi crearla, e questa è la nostra vocazione e il significato della nostra vita. Migliaia di anni prima della nostra epoca liberale, l'antico buddismo era andato oltre negando non solo tutti i drammi cosmici, ma anche il dramma interiore della creazione umana. L'universa è privo di senso, e anche i sentimenti umani non hanno alcun senso. Essi non svolgono un ruolo o una funzione in qualche grandiosa narrazione cosmica - sono soltanto vibrazioni effimere, che appaiono e scompaiono senza una ragione specifica. Questa è la verità. Facciamola finita.

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Pagina 442

[...] Le persone credono che da qualche parte esista una qualche essenza eterna, e che se solo possono trovarla ed entrare in relazione con essa, saranno completamente soddisfatte. Questa essenza eterna è chiamata talvolta Dio, talvolta nazione, talvolta anima, talvolta autentico "io", e talvolta vero amore - e tanto più si è legati a queste "entità", tanto più forte sarà la delusione e l'infelicità provocata dal mancato raggiungimento. E quel che è peggio, più forte è il legame, più forte è l'odio che si prova per qualsiasi persona, gruppo o istituzione che si oppone al raggiungimento degli obiettivi tanto desiderati.

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Pagina 450

Quindi se volete conoscere la verità sull'universo, sul senso della vita e sulla vostra identità, il posto migliore per cominciare è osservare la sofferenza e capire la sua realtà.

La risposta non è una storia.

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