Copertina
Autore Carolyn G. Hart
Titolo Morte in libreria
EdizioneSellerio, Palermo, 2002 [1997], La memoria 392 , pag. 270, dim. 118x169x15 mm , Isbn 978-88-389-1366-2
OriginaleDeath on Demand [1987]
TraduttoreFederica Culotta
LettoreElisabetta Cavalli, 2003
Classe gialli
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Pagina 11

Preso da solo, ogni oggetto era insignificante. Alcuni erano facili da trovare. Pochi altri, sottratti ad amici o conoscenti, avevano un valore talmente irrilevante che la loro scomparsa aveva provocato solamente un leggero imbarazzo.

Un paio di guanti di gomma da chirurgo.

Un rocchetto di filo nero molto resistente.

Un mazzo di chiavi.

Smalto trasparente per unghie.

Solvente per unghie.

Una freccetta.

C'era ancora un altro oggetto, il più importante di tutti.

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Pagina 29

Fece risuonare le perline, poi si avviò lungo il corridoio centrale dove gli scaffali posti diagonalmente su due lati contenevano libri gialli disposti per genere. Non le piaceva l'idea di ordinare i libri seguendo solo l'ordine alfabetico. Infatti i lettori più moderati non si sarebbero mai sognati di scegliere un racconto dell'orrore, invece i fanatici incalliti avrebbero preferito le Pagine Gialle al giallo-rosa.

Il primo scaffale conteneva tutti i gialli di Agatha Christie, per la semplice ragione che erano e sarebbero sempre stati i suoi romanzi preferiti. Non era mai stanca dell'intuito e delle trame intelligenti di Donna Agatha. A sinistra gli scaffali contenevano i libri ispirati a crimini veri, che erano stati la specialità dello zio Ambrose. Vi si trovava di tutto: da Lizzie Borden e Jack lo Squartatore allo Strangolatore di Boston e al Capitano Jeff MacDonald. E ancora racconti del crimine di vario genere, la suspense psicologica e i racconti di fantascienza a sfondo giallo. Invece a destra Annie aveva sistemato i racconti di spionaggio, i racconti polizieschi e la suspense romantica (tutti i libri di Mary Stewart). Neanche i titoli di Craig Rice erano raccolti in ordine alfabetico. La parete meridionale conteneva i gialli classici, da John Dickson Carr a Edgar Wallace. I libri usati occupavano lo scaffale sulla parete settentrionale. Doveva ricordarsi più tardi di prendere dallo scaffale una copia di La morte non sa leggere per il Capitano Mac.

Si fermò alla fine del corridoio e guardò con fare accigliato l'angolo bar. Era qui che gli habitués della domenica sera s'incontravano. Non aveva speso troppo per arredarlo. C'erano solo cinque tavoli con le rispettive sedie. Annie volse lo sguardo verso la parete orientale, in alto. Questo era il suo pezzo forte, ed era assolutamente garantito che suscitasse sempre rumorose e a volte addirittura astiose discussioni. Ma allo stesso tempo attirava i clienti, non solo gli scrittori e i lettori di gialli, ma anche gli artisti.

Ogni mese Annie s'incontrava con un artista locale, e mentre lei forniva le idee, l'artista le traduceva in acquerelli. Da questa collaborazione nascevano quadri che riproducevano scene tratte da famosi racconti gialli; la sfida lanciata all'osservatore era quella di riconoscere e identificare il libro e l'autore. Questo mese c'erano cinque dipinti. Nel primo una vecchia signora dalle guance rosa e dai capelli bianchi veniva investita da una macchina in un'affollata strada di Londra. Nell'ultimo istante il suo volto rosato rispecchiava orrore, paura, una terribile consapevolezza ed una strana mancanza di stupore. Il secondo quadro rappresentava un maggiordomo deliziosamente all'antica, che alzava un braccio indebolito dall'artrite nell'atto di tirare le tende di un lussuoso salotto. L'artista era riuscito a rendere perfettamente l'opacità catarrale degli occhi cerulei del maggiordomo. Il terzo quadro era una natura morta; oggetti che alla rinfusa popolavano uno studio: due paia di sci, un paio di remi, dieci o dodici zanne di ippopotamo, arnesi da pesca, una borsa di mazze da golf, una zampa imbalsamata di un elefante, la pelle di una tigre. Nel quarto quadro un giovane si sosteneva con un bastone. La sua faccia si contorceva in una smorfia di disgusto nell'atto di porgere una lettera ad un'esile giovane donna dai capelli chiari. Nell'ultimo acquerello un gruppo di ospiti in abito da sera sedeva al tavolo di un circolo, con gli occhi rivolti ad un uomo di mezz'età che, con un bicchiere di champagne in mano, stava in piedi ovviamente in procinto di fare un brindisi.

Ogni mese la prima persona che indovinava a quali libri le scene si riferissero, riceveva come premio un libro e caffè gratis per tutto il mese.

Non si trattava certo della ricompensa di 500 dollari di Edgar Wallace per la soluzione dei Quattro Giusti nel 1905. Tuttavia, non era chiaro chi si divertisse di più: Annie, o i suoi clienti.

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Pagina 181

«Pensiamo che Elliot sia stato ucciso a causa della riunione di domenica sera. Tutti sapevamo che era pronto a raccontare gli sgradevoli segreti dei presenti».

Il Capitano Mac agitò pensosamente il ghiaccio nel bicchiere. «Non prenderei tutto questo molto sul serio. Elliot amava essere al centro dell'attenzione. Non avrebbe raccontato niente».

«Ma lo ha fatto. Vedi, mi ha mandato una copia di ciò che intendeva dire, e a ragione, la gente aveva molto da nascondere».

Il Capitano Mac posò il bicchiere su un tavolo laterale e prese una noce d'anacardo. «Oh, lo ha fatto?».

Annie s'immerse nel suo racconto. «Emma Clyde ha spinto il suo secondo marito dalla barca. Hal ha seppellito sua moglie. Jeff Farley ha l'abitudine di picchiare la sua. Fritz Hemphill...». Annie si fermò, poi lo provocò, «...era un poliziotto corrotto. E Kelly Rizzoli una volta ha aggredito una donna».

Il Capitano Mac sgranocchiò un'altra noce d'anacardo. «Forse queste cose sono vere. Forse no. Anche se lo fossero, potrebbero essere provate? Ovviamente la maggior parte non può essere provata in un tribunale, altrimenti qualcuna di queste persone sarebbe già in prigione. Questa è una cosa che un poliziotto impara presto. Ci vuole un sacco di tempo per montare un'accusa e poi provarla. La maggior parte di quello che Elliot aveva in mano era roba che poteva imbarazzare qualcuno, mettere un po' a disagio al Circolo se si spargeva la voce, ma non minacciava seriamente nessuno. Anche quello che sapeva su di me». Alzò la brocca per riempire i loro bicchieri. «Immagino che non pensiate più tanto bene di me da quando lo avete letto. E non mi farebbe piacere che se ne parlasse in giro». Lanciò ad Annie un'occhiata ansiosa, quindi distolse lo sguardo. « dannatamente imbarazzante. Certo, che posso dire?». Scrollò le sue poderose spalle. «A nessuno fa piacere avere intentata una azione di riconoscimento di paternità. Ha distrutto il mio matrimonio. Sto ancora pagando per questo e che io sia dannato se davvero il ragazzo è figlio mio!».

Tutti sorseggiarono i loro drinks, e per un lungo momento nessuno disse una parola.

Per la prima volta, il Capitano Mac sembrò arrabbiato, il suo volto era rosso e la sua bocca contratta. «Suppongo che gli avrebbe dato una specie di brivido spifferarlo davanti a tutti». Abbassò goffamente la testa verso Annie. «Sapeva che volevo tu pensassi bene di me. Ma te lo dico con certezza, non lo avrei fatto morire per zittirlo. Non mi sarebbe dispiaciuto spazzare via quella smorfia dalla sua faccia con un pugno. Ma non ho avuto l'occasione di farlo».

Il rossore si attenuò e Mac s'accigliò. «Ti dirò, non vedo la grande rivelazione di Elliot come il punto culminante di qualcosa. Ha insinuato che Emma abbia ucciso suo marito. Chi lo può provare? E questo è quello che devi ricordare, le accuse senza prove sono solo sciocchezze». Annuì verso Annie. «Ti chiedo perdono, mia cara. Ma la penso così. Elliot era una persona odiosa, d'accordo, ma la cosa finiva lì. Forse avrebbe potuto rovinare i Farley. Lo so che sono in lizza per il National Book Award. Ma quanto a tutti gli altri, non la prendo troppo sul serio. L'unica cosa che l'esibizione di Elliot prova è che era un mascalzone. Quando consideri questo, mi viene in mente che forse potresti dare un'occhiata alla sua ex moglie».

Max ed Annie lo fissarono senza espressione.

«Ma qualcuno ha ucciso Elliot nel mio negozio», disse Annie.

«Ne sei proprio sicura?». Il Capitano Mac scrollò le spalle. «Forse sì. Forse no. La porta sul retro era aperta». Fece una pausa. «La sua ex moglie è la mia vicina di casa, Carmen Morgan. E lei è una sgualdrina».

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