Copertina
Autore J.C. Herz
Titolo I surfisti di Internet
EdizioneFeltrinelli, Milano, 1995, I Canguri , Isbn 978-88-07-70070-5
OriginaleSurfing on the Internet [1995]
TraduttoreGiuliana Giobbi
LettoreRenato di Stefano, 1996
Classe informatica: reti
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Indice


  7  Procrastinazione rivelazione
  9  Spiando
 11  Morte della rete
 13  Cyberpunk: non è più solo
     per colazione
 19  Nel futuro, ognuno avrà il suo gruppo
     di discussione
 26  Vituperio internazionale
 33  Racconti da focolare
 40  Storie di pirati telefonici
 45  Even console cowgirls get tbe blues
 55  Lettere a catena e distributori
     di Coca-cola
 60  Gli alieni sono atterrati
 68  L'inferno è l'altro lato
     dello scaffale dei latticini
 75  Bei tempi nel baracchino pirotecnico
 83  Pssst
 89  Il canale rischiatutto
 92  Il bar al limitare di Internet
111  Travestitismo nel cyberspazio
123  Alias
127  Arrivano i novellini!
     Arrivano i novellini!
132  A capofitto nelle MUD
151  Vox
166  Gioventù digitale
174  ZenMOO
181  Il villaggio incompiuto
186  Kieran
198  Benvenuti alla pubblicità della birra
209  Ritorno a LambdaMOO
215  Un piede nel mondo fuori rete
218  Il gruppo di sostegno
     per rete-dipendenti
225  Tutta cablata, ma non so dove andare
227  Cybersuicidio
229  Retese 101: una guida al
     cyberdialetto

 

 

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Pagina 7

PROCRASTINAZIONE RIVELAZIONE


Non riesco a crederci. Non riesco a crederci. Non riesco a crederci.

Sto gironzolando nel seminterrato del Centro scienze. Sto temporeggiando, qualsiasi cosa pur di non scrivere l'infernale tema d'esame per quello stupido seminario rompiscatole (Descrivere il ruolo dell'alterità nel post-strutturalismo... Aiuto! Aiuto!). Sono stonata di parole, nella situazione in cui leggi un paragrafo e dimentichi di averlo appena letto, poi lo leggi di nuovo ed è ancora incomprensibile; infine ti costringi a credere che abbia un senso e, per pura forza di volontà, miracolosamente ha senso. Così, per festeggiare, lo metto da parte per un minuto e comincio a giocare un po' con il computer, così a casaccio, cercando qualcosa nel menù iniziale.

Con tre tasti mi sono imbattuta nell'indice di Usenet; a questo punto, il mio schermo fornisce la sua migliore imitazione di Heather O'Rourke ("Sono quiiii!!!") dal film Poltergeist. I titoli dei gruppi di discussione escono fuori dal fondo del mio schermo e scorrono verso l'alto, uno dopo l'altro per interminabili minuti. Non sono mai stata così vicina a credere che un computer sia posseduto. Le frasi scorrono veloci sullo schenno, così veloci che quasi non riesco a leggerle: vampiri, supermodelle, notizie confidenziali di affari a vari livelli, cospirazioni, avvistamenti di Elvis, Shostakovich, libertà civili, Twin Peaks, frattali, bondage, storie di fantasmi, Spam... Sembra quasi che un qualche bibliotecario pazzo si sia fatto di metedrina e abbia deciso che i linguaggi di programmazione, i club di ammiratori e il sesso - in quest'ordine - siano le tre fondamentali attività umane, e abbia di conseguenza rivisto e corretto il sistema decimale di Dewey.

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Pagina 13

CYBERPUNK: NON ╚ PI┘ SOLO PER COLAZIONE


Ho passato un sacco di tempo su alt.cyberpunk. Nulla è più divertente del guardare quella che un tempo era una sottocultura underground contrarsi negli spasmi atroci dell'autodefinizione, con i riflettori dei mezzi di comunicazione di massa puntati addosso. ( Cyberpunk: articolo da copertina su 'Time'. Cyberpunk: l'album di Billy Idol. Possono non esserci i gadget?) I romanzi di fantascienza cyberpunk, scritti da autori come William Gibson e Bruce Sterling sono i preferiti della comunità della rete perché dipingono come eroi gli emarginati tecnologici. Il paria scheletrico, scarmighato e consunto si misura con i cattivi. Ha un computer. Loro hanno assunto dei mercenari. E il topo di strada con nozioni informatiche alla fine vince sempre. Il cyberpunk esalta l'hacker informatico. ╚ il sogno di ogni computer-dípendente. Ma è oggetto di discussione se si tratti di un vero e proprio "movimento", particolarmente su alt.cyberpunk.

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Pagina 132

A CAPOFITTO NELLE MUD


Ho giurato che sarei stata alla larga dalle MUD. Avevo giustificato la posta elettronica come una necessità professionale. Usenet era ricreativa, ma potevo spegnerla quando volevo. Poi Usenet ha portato a IRC, e la sola cosa che mi separava dal vero e proprio ciarpame di rete erano le MUD: Multi-user dungeons, o «dimensioni multi-utenti', la cosa più difficile in rete.

Le MUD stanno a IRC come la cocaina sta alla Coca Buton.

"Proverò giusto una MUD."

"Solo per una volta. Per dare un'occhiata al posto."

"Non ci starò a lungo."

Già. Giusto.

In confronto a IRC, le MUD sono virtualmente molto più intense. Cioè, devi camminare attraverso la stanza B per passare dalla stanza A alla C. Quando ti colleghi a una MUD, devi far fronte all'architettura: stanze, gallerie, piani, angoli a cui voltare, porte da aprire, oggetti inanimati su cui inciampare o da aggirare. Quattro persone di paesi diversi possono incontrarsi in una stanza MUD, uscire da quattro diverse porte MUD e andare in direzioni diverse, per poi imbattersi di nuovo l'uno nell'altro più tardi in un'altra parte della MUD.

Per un programmatore di MUD, il lavoro è il seguente: dare i voti e concedere il sonno in un mondo creato su ordinazione, in cui egli è un dio onnisciente e onnipotente. All'interno di quest'isola fantastica, egli è molto di più di un cicerone per il turista e di una guida per il giocatore. Una MUD tutta per sé è una fonte di piacere intellettuale e di orgoglio. ╚ anche un test delle proprie capacità. Non stupisce quindi che molti studenti universitari e post-universitari lascino da parte i libri per gíocherellare con le loro MUD per renderle più grandi, più dettagliate, più complesse: in una parola, più perfette. In una MUD appassionante, gli utenti costruiranno sentieri su cui avanzare a carponi, passerelle, e appartamenti tutti loro, e in generale si affollano a parlare, lottare, far l'amore e uccidersi l'un l'altro. A questo punto, il dio della MUD può accomodarsi e farsi portare un cocktail con ghiaccio da Tatuaggio.

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Pagina 227

CYBERSUICIDIO


Ne ho avuto abbastanza.

Sono stufa di questa roba. Mi sta disgustando. E la cosa mi fa ridere, perché mi ricordo quando ne ero infatuata.

Ricordo che non potevo nemmeno immaginare di volerne uscire.

E adesso è come se ne avessi preso un'overdose.

Verso le tre del mattino, sono al computer, mi mangio allegramente il mio spuntino notturno, quando all'improvviso la rete smette di sembrare un terreno di gioco digitale e inizia ad assomigliare a un qualche inferno di Sartre. Ci sono troppe voci, troppe persone che esprimono un' opinione di fronte a me, e le sento tutte. ╚ come se ogni conversazione durante una partita di pallacanestro fosse d'un colpo udibile. Quell'onda d'urto di voci è più forte di quanto possa mai essere il rumore di uno stadio affollato. Mi rendo conto, coma mai prima d'ora, di cosa significhi "un sacco di gente".

╚ un incubo.

Mi sento schiacciata dal peso di questo pazzo mondo.

Non ho idea del perché mi preoccupi tanto di questa esistenza in rete. C'è davvero maledettamente troppa roba, tutto il tempo, e non si ferma mai.

Tutta quest'informazione è velenosa.

E Usenet è una specie di valanga continua, che turbina in cerchio.

Non riesco nemmeno a pensare a IRC senza sentirmi male.

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