Autore Toshimitsu Hirano
CoautoreJessica Lagatta [illustrazioni]
Titolo Wasan
SottotitoloL'arte della matematica giapponese
EdizioneLa nave di Teseo, Milano, 2018, le Onde 39 , pag. 142, ill., cop.rig.sov., dim. 13x18x1,5 cm , Isbn 978-88-9344-653-2
TraduttoreRino Serù
LettoreSara Allodi, 2018
Classe paesi: Giappone , matematica , giochi , ragazzi , bambini












 

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Indice


  9      Prefazione di Makio Tsuchikawa

 11      Introduzione

 17  1.  Il ventaglio rotondo di carta uchiwa

 27  2.  La lanterna tourou

 37  3.  Il gioco delle sfere temari

 47  4.  Le bambole tsuchi-ningyo di Fushimi

 59  5.  Le strisce poetiche tanzaku

 65  6.  La festa dei crisantemi

 73  7.  Le torte di riso noshimochi

 83  8.  Cadono le foglie

 91  9.  Le offerte al tempio

 97  10. Le piramidi di dango

111  11. Lo stemma kuyo sulla bandiera nobori

123  12. La distanza dall'orizzonte


 

 

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Pagina 11

Introduzione




Che cos'è il wasan?


Wasan (che letteraltIente significa "matematica giapponese") è la parola utilizzata per descrivere l'arte dei numeri sviluppatasi in Giappone durante il periodo Edo (1603-1868), per differenziarla dalle scienze matematiche che vennero successivamente introdotte in Giappone dal governo Meiji alla fine dell'Ottocento. Nella cultura del wasan esistono due scuole di pensiero principali. Una, rappresentata da Mitsuyoshi Yoshida, che si occupa di matematica applicata e l'altra, guidata da Takakazu Seki, che si occupa di matematica teorica. Questo libro si focalizza sulla prima delle due scuole.


Yoshida è stato l'autore, nel 1627, di uno dei libri più conosciuti, e forse il più importante, sul wasan, intitolato Jinkou-ki. Questo trattato di matematica fu scritto all'incirca vent'anni dopo la fine delle guerre civili e in un momento in cui la pace regnava sul Giappone. Il libro di Yoshida fu apprezzato e utilizzato dalle persone per oltre duecento anni. In quel momento storico il Giappone stava vivendo una crescita del commercio nazionale e della ricchezza economica, e una conoscenza matematica di base divenne sempre più necessaria nella vita di tutti i giorni delle persone, compresi i cittadini comuni. Fino alla sua edizione definitiva (1641), il Jinkou-ki fu revisionato svariate volte al fine dí renderlo più accessibile a un pubblico di lettori sempre più ampio. Diventò estremamente popolare e rimase un best seller per oltre due secoli fino al periodo Meiji (1868-1912), quando iniziò l'occidentalizzazione e la matematica europea fu introdotta nel paese. Sappiamo che il trattato era molto popolare grazie all'esistenza di numerose edizioni pirata del testo. Ho personalmente visto due di questi libri, Houju Jinkou-ki e Koueki Jinkou-ki, pubblicati alla fine del periodo Edo. Houju significa "tesoro e gemme" e Koueki significa "molto utile". Anche dai titoli delle versioni pirata riusciamo a capire quanto il Jinkou-ki fosse apprezzato al tempo.


In Giappone, il wasan ha sempre goduto di un ampio seguito di appassionati grazie alla sua unicità, all'importanza storica e ai vari livelli di difficoltà che rendono alcuni dei problemi semplicemente divertenti e ingegnosi. In tempi recenti, il wasan è oggetto di una riscoperta come ottimo metodo per stimolare i bambini, affinché sviluppino le loro abilità di risolvere creativamente i problemi.




Il mistero del sangaku del santuario Yasui Kompiragu


Durante il periodo Edo, la risoluzione di problemi matematici divenne estremamente popolare, inizialmente per i risvolti pratici che potevano avere nella vita quotidiana; successivamente, però, si trasformò in una sorta di gioco competitivo per appassionati di entrambi i sessi e di tutte le classi sociali. Nella seconda metà del periodo Edo, nacquero spontaneamente circoli matematici e le persone si appassionarono alla risoluzione di quesiti matematici nello stesso modo in cui traevano diletto dalla composizione degli haiku. Quando si riusciva a risolvere un problema difficile si offriva presso un tempio o un santuario una tavoletta di legno (o ema ) come dono votivo, in segno di riconoscenza. Più tardi, alcuni cominciarono a offrire ema che riportavano iscritto su di essi solo il problema da risolvere, sfidando altri a trovare la soluzione. Coloro che riuscivano a fornire la risposta offrivano in dono a loro volta un ema riportante la soluzione.

Iniziò in questo modo l'usanza dell'offerta di sangaku (che letteralmente significa "tavoletta di calcolo") ai templi e santuari, un'abitudine diventata un aspetto fondamentale della cultura wasan.

Nel corso del tempo, molti sangaku sono stati distrutti o sono andati perduti, e altri sono diventati illeggibili a causa del degradarsi delle iscrizioni. Oggi rimane soltanto un migliaio di sangaku, e solo alcuni santuari e templi accettano ancora le offerte di queste tavolette.


Nel 1834, verso la fine del periodo Edo, circa duecento anni dopo la prima edizione del Jinkou-ki di Yoshida, un circolo matematico di Kyoto formulò 12 problemi matematici e li riportò, assieme alle soluzioni, su una tavoletta di legno, appesa poi in segno di offerta al santuario Yasui Kompiragu di Higashi-yama, a Kyoto. Questo sangaku, riportato qui, è chiamato Sandai-shiki-no-nagame. Oggi l'iscrizione si è consumata ed è in gran parte illeggibile, ma questo libro presenta per la prima volta, tradotti e adattati per il lettore moderno, i 12 problemi originali.

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Pagina 17

1. Il ventaglio rotondo di carta uchiwa

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Pagina 17

10. Le piramidi di dango

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Pagina 17

12. La distanza dall'orizzonte

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