Copertina
Autore Michel Houellebecq
Titolo Le particelle elementari
EdizioneBompiani, Milano, 2000 [1999], Tascabili 680 , pag. 317, dim. 125x192x20 mm , Isbn 88-452-4457-1
OriginaleLes particules elementaires
EdizioneFlammarion, Paris, 1998
TraduttoreSergio Claudio Perroni
LettoreRenato di Stefano, 2000
Classe narrativa francese , fantascienza
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Pagina 5

Prologo


Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia saltuari rapporti con altri uomini. Visse in un'epoca infelice e travagliata. La nazione che gli aveva dato i natali scivolava lentamente ma inesorabilmente verso la fascia economica delle nazioni di media povertà; sovente incalzati dalla miseria, gli uomini della sua generazione pativano comunque un'esistenza solitaria e astiosa. I sentimenti d'amore, di tenerezza e di umana fratellanza erano in gran parte scomparsi; nei loro mutui rapporti, i suoi contemporanei davano assai spesso prova di indifferenza e di crudeltà.

Al momento della sua scomparsa, Michel Djerzinski era unanimemente considerato un biologo di altissima levatura, e lo si riteneva un valido candidato al Nobel; ma l'effettiva portata della sua opera si sarebbe rivelata solo in seguito.

All'epoca di Djerzinski, la filosofia era spesso considerata priva di qualsiasi rilevanza di ordine pratico, ovvero di scopo. Eppure la visione del mondo più comunemente adottata in un dato periodo dai componenti di una data società è determinante tanto per l'economia quanto per la politica e per il costume di quella società.

Nella storia dell'umanità, le mutazioni metafisiche - ossia le trasfonnazioni radicali e globali della visione del mondo adottata dalla maggioranza - sono assai rare. L'avvento del cristianesimo ne è un valido esempio.

Appena prodottasi, la mutazione metafisica si sviluppa fino alle proprie estreme conseguenze, senza mai incontrare resistenza. Imperturbabile, essa travolge sistemi economici e politici, giudizi estetici, gerarchie sociali. Non esistono forze in grado di interromperne il corso - né umane né d'altro genere, a parte l'avvento di una nuova mutazione metafisica.

Non è del tutto esatto affermare che le mutazioni metafisiche investono unicamente società deboli, già sulla via del declino. All'avvento del cristianesimo, l'impero romano era al culmine della propria potenza; perfettamente organizzato, esso dominava l'universo conosciuto; la sua superiorità tecnica e militare era senza eguali. Eppure, non aveva speranze. All'avvento della scienza moderna, il cristianesimo medievale costituiva un sistema completo di comprensione dell'uomo e dell'universo; serviva da base al governo dei popoli, produceva conoscenza e opere, decideva tanto la pace quanto la guerra, organizzava la produzione e la ripartizione delle ricchezze. Tutto ciò non riuscì a impedime il tracollo.

Michel Djerzinski non fu né il primo né il principale artefice di quella terza mutazione metafisica - per molti versi la più radicale - destinata a inaugurare una nuova era nella storia del mondo; ma in ragione di determinate, e del tutto particolari, circostanze della sua vita, egli ne fu uno degli artefici più consapevoli, più lucidi.

Oggi noi viviamo in un nuovissimo regno,
E l'ordito delle circostanze avviluppa il
    nostro corpo,
Bagna il nostro corpo
In un alone di gioia.
Ciò che talvolta agli uomini d'un tempo
    capitò d'intuire grazie alla musica
Noi lo realizziamo ogni giorno nella
    realtà pratica.
Ciò che per essi era campo
    dell'inaccessibile e dell'assoluto
Per noi è cosa semplicissima e ben nota.
Eppure, quegli uomini non li disprezziamo;
Noi sappiamo di dover molto ai loro sogni,
Sappiamo che non saremmo nulla senza
    l'ordito di dolore e gioia di cui è
    fatta la loro storia,
Sappiamo che quando attraversavano l'odio
    e la paura, quando si urtavano nel
    buio
Quando, poco a poco, tracciavano la
    propria storia
In sé recavano la nostra immagine.
Noi sappiamo che non sarebbero mai stati
    né mai avrebbero potuto essere, se nel
    profondo di sé non avessero nutrito
    questa speranza,
Sappiamo che senza il loro sogno non
    sarebbero riusciti neppure a esistere.

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Pagina 17

Il 14 dicembre 1900, in un intervento all'Accademia di Berlino sul tema "Zur Theorie des Geseztes der Energieverteilung in Normalspektrum", Max Planck presentò per la prima volta quella nozione di quantum d'energia destinata a rivestire un ruolo decisivo nella successiva evoluzione della fisica. Tra il 1900 e il 1920, principalmente sotto la spinta di Einstein e di Bohr, modellizzazioni più o meno ingegnose tentarono di adattare il nuovo concetto allo schema delle teorie precedenti; all'inizio degli anni Venti, tale schema risultò irrimediabilmente spacciato.

Il fatto che Niels Bohr venga considerato come il vero fondatore della meccanica quantistica è dovuto non tanto alle sue scoperte quanto, soprattutto, alla straordinaria atmosfera di creatività, di effervescenza intellettuale, di libertà di spirito e di amicizia che egli seppe creare intorno a sé. L'istituto di fisica di Copenaghen, fondato da Bohr nel 1919, era destinato ad accogliere quanto di meglio la fisica europea avesse in fatto di giovani ricercatori. Heisenberg, Pauli, Born vi fecero il proprio apprendistato. Un po' più vecchio di loro, Bohr era capace di passare ore e ore a discutere in dettaglio le loro ipotesi, in una ineffabile combinazione di perspicacia

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