Copertina
Autore Gertrude Jekyll
Titolo Bosco e giardino
SottotitoloNote e pensieri pratici e critici di un giardiniere appassionato
EdizioneMuzzio, Roma, 2003 [1989], Piante e giardini 4 , pag. 232, cop.fle., dim. 170x240x14 mm , Isbn 978-88-7413-037-5
OriginaleWood and garden
EdizioneLongmans, London, 1899
PrefazioneElena Alleva
TraduttoreGiuliana Schiavi
LettoreRenato di Stefano, 2004
Classe natura
PrimaPagina


al sito dell'editore


per l'acquisto su IBS.IT

per l'acquisto su BOL.IT

per l'acquisto su AMAZON.IT

 

| << |  <  |  >  | >> |

Indice

Introduzione 11
Premessa 15
Prefazione dell'Autore 17
Introduzione 19

Gennaio 23

La bellezza del bosco d'inverno
Il viale dei noccioli
La sfoltitura del bosco
Un vivaio di noccioli
Iris stylosa
La sua coltivazione
La sua terra d'origine: l'Algeria
La scoperta della varietà bianca
Fiori e fronde, ovvero le decorazioni in casa

Febbraio 31

Lontana promessa dell'estate
Le bacche di edera
Le foglie colorate
Il Berberis aquifolium e i suoi pregi
Sfoltire e potare gli arbusti
I polloni che rimangono
Allevare la Clematis flammula
Le forme degli alberi
Il ginepro: un trascurato sempreverde locale
L'effetto della neve
La sua capacità di ripresa
La bellezza del colore
I tronchi coperti di muschio

Marzo 41

I bulbi da fiore
La violetta Dente di cane
Il giardino roccioso
La varietà delle foglie di rododendro
Una bellissima varietà vecchia
I polloni sulle piante innestate
Piante per aiole
Le eriche
Andromeda
La felce femmina
Il Lilium auratum
La potatura delle rose
Far crescere le piante rampicanti
Le rose rampicanti e a crescita libera
La vite, il miglior rampicante da muro
Altri rampicanti
La clematide spontanea
La rosa selvatica

Aprile 51

I fiori di bosco primaverili
I narcisi nel boschetto
I giacinti e altri bulbi primaverili
Il modo per piantarli
Gli arbusti da fiore
Le piante per il giardino roccioso
I dolci profumi d'aprile
Il candido Amelanchier, le calte e
    altri fiori primaverili
Il giardino delle primule
Il polline del pino silvestre
L'abete e il ginestrone spandono i semi
Le auricole
I tulipani
I piccoli arbusti per il giardino roccioso
I narcisi recisi
Gli ellebori
Le primule
Le foglie di Arum spontaneo

Maggio 61

Le morchelle
L'asperula
Il taglio della legna di quercia
I Trillium e altre piante silvane
Il mughetto naturalizzato
Le piante da giardino roccioso
Due begli arbusti a spalliera
Le vespe regine
I rododendri
Disposizione per colore
Gruppi di colore separati
Le azalee rustiche
Raggruppare i fiori che sbocciano
    nello stesso periodo
Il viburno rampicante
Il varco nel muro del giardino
Il giardino di peonie
Le Moutan
Le varietà di peonia
Le specie adatte al giardino

Giugno 77

L'allegria di giugno
Il tempo delle rose
Il giardino delle rose
La Reine Blanche
La vecchia rosa bianca
Le rose rampicanti e sarmentose
Le rose selvatiche
La difficoltà degli ibridi perpetui
Gli ibridi di tea
La potatura
I piselli odorosi seminati in autunno
I sambuchi
La mertensia
La divisione delle piante a fioritura
    primaverile
Le due varietà migliori di tassobarbasso
L'Epilobium
Le felci

Luglio 87

La scarsità dei fiori
Le speronelle
Le yucche
Come il contadino protegge le piante delicate
Le alstr÷merie
I garofani
La Gypsophila paniculata
Il Lilium giganteum
Cavicchi fatti con le felci

Agosto 95

Leycesteria
I miei primi ricordi
Coltivazione di arbusti scelti
Le rose selvatiche
La malvarosa
La lavanda
I gigli
Felci ed eriche
Il sentiero delle felci
Le piante rocciose di tarda fioritura
I fiori dell'autunno
Gli ibridi di tea
Le bacche della Rosa rugosa
I funghi
Il cantarello

Settembre 103

La semina dei piselli odorosi
Le piante annuali seminate in autunno
La dalia
Le sue varietà senza valore
Il giardino roccioso
La coltivazione di piccole piante su un muro
Il vecchio muro
Il muro a secco
La costruzione
Che cosa vi si coltiva
L'issopo
Un temporale
Le bacche del viburno
Si inizia a preparare il terreno

Ottobre 113

Gli Aster tripolium
Disposizione e sostegni
L'Euonymus europaeus o berretta da prete
Il colore autunnale delle azalee
I cotogni
I nespoli
Vantaggi del piantare presto gli arbusti
Una messa a dimora accurata
La siepe di cipressi
Piantare in luoghi difficili
La bordura di fiori rustici
Togliere le dalie
Dividere le piante rustiche
Gli attrezzi per la divisione
Le piante difficili da dividere
Le pervinche
Viole mammole varietà Czar
Le buche per il Lilium giganteum

Novembre 127

La Rosa di Natale gigante
I crisantemi rustici
Come proteggere gli arbusti delicati
Formare un prato con trapianto
    di cotica erbosa
Trapiantare grandi alberi
L'esperienza di Sir Henry Steuart
    all'inizio di questo secolo
Raccogliere le foglie morte
Preparare gli attrezzi
Il pungitopo
Il Ruscus racemosus
Agrifogli e betulle
La natura insegna

Dicembre 137

Il boscaiolo al lavoro
Il taglio della legna in inverno
La preparazione di bastoni e sostegni
Il gelsomino invernale
Le felci nel bosco
Il colore invernale degli arbusti sempreverdi
Il taglio del boschetto
La produzione dei cerchi
Gli attrezzi usati
La dimensione dei cerchi
I boscaioli dormono all'aperto
Coperture di tetti con gli scarti dei cerchi
Il conto del vecchio lavorante

Giardini grandi e piccoli 147

Il giardino ben progettato di una villa
Un piccolo giardino di città
Due deliziosi giardini di piccole dimensioni
Dieci ettari recintati
Una grande casa di campagna e il suo giardino
Il terrazzo
Il prato
Il parterre
Il giardino spontaneo
L'orto
Gli edifici annessi
Il frutteto ornamentale
Esempi di giardini misti
Il giardino di Mr Wilson a Wisley
Un giardino sul davanzale

I primi passi 159

Il postulante inesperto
Cominciare dalla fine
Un esempio
Esperienza personale
Assenza di aiuti esterni
Flowers oJ the Fields di Johns
Raccogliere piante
Vivai vicino a Londra
Raggi di una ruota come indicatori
Gli amici di giardino
English Flower-Garden di Mr Robinson
Dictionary of Gardening di Mr Nicholson
Composizione pittorica
Dimestichezza con le belle arti
Ispirarsi alla natura
Lo studio del colore
L'uso improprio della parola "artistico"

La bordura fiorita e il pergolato 167

la bordura fiorita
Il muro e i suoi abitanti
Choisya ternata
Nandina
Il giardino del canonico Ellacombe
Trattamento delle macchie di colore
Disposizione delle piante in una bordura
Le dalie e le canne
Coprire gli spazi vuoti
Il pergolato
Come si costruisce
I rampicanti adatti
Zone coperte di platani coltivati
Una casetta per il giardino

Il giardino delle primule 181
Il colore dei fiori 185
I profumi del giardino 191
I falsi idoli 199
Novità e varietà 205
Malerbe e flagelli 211
La moda del parterre e il suo influsso 217
Padroni e giardinieri 225

 

 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 11

Introduzione


Gertrude Jekyll (1843-1932) trascorse più di metà della sua vita a Munstead Wood, il bosco-giardino di quindici ettari nel Surrey, nel sud dell'Inghilterra, che è il vero e unico protagonista di questo volume - il primo dei suoi quindici libri. Acquistò la proprietà a quasi quarant'anni, quando decise di dedicare il proprio talento artistico di pittrice, apprezzato anche dal critico d'arte John Ruskin e dal poeta, pittore e architetto William Morris, ai giardini. E vi rimase, lavorandovi personalmente ogni giorno, nonostante la sua crescente miopia, per ben cinquant'anni, fino alla morte. Qui cominciò a sperimentare i primi mixed border, cioè quegli armonici raggruppamenti di piante dai fiori di diverso colore per i quali è ancora oggi famosa, e a scrivere libri su libri, usando la medesima tecnica per entrambe le attività. Al primo sguardo, infatti, la sua scrittura si presenta colma di parole, che sembrano casuali quanto l'abbondanza dei fiori colorati nelle aiole appare spontanea. Poi, entrando in sintonia con l'autrice, si comprende che ogni semplice parola di quel florilegio di pronomi e aggettivi, così come ogni singolo fiore colorato nei mixed border, siano stati scelti con grande maestria e raffinatezza per comunicare una particolare e netta immagine o sensazione emotiva. Ogni parola sul testo, ogni macchia di fiori è come una pennellata di colore su un quadro.

A Munstead Wood le bordure di fiori dai colori contrastanti, ma ben equilibrati - che non a caso rammentavano a volte quelli dei quadri di William Turner - erano racchiuse in tante "stanze a cielo aperto", ognuna differente dall'altra, che pur rappresentando ciascuna un quadro a sé, preparavano l'occhio al colore di quella successiva. E passando di stanza in stanza, di colore in colore, si finiva per raggiungere il margine sfumato del bosco, magari ricoperto da un folto tappeto di primule per poi imboccare uno dei tanti sentieri erbosi, delimitati da grosse felci verde cupo, che si snodavano nell'ombroso boschetto di betulle dai tronchi chiarissimi. Ed ecco un'altra novità introdotta dalla Jekyll nei giardini: l'idea di fondere insieme entità fino ad allora assolutamente distinte, come il bosco, il giardino e il paesaggio circostante. A Munstead Wood l'aiola principale era parte integrante di tutte le altre bordure; le aiole delle "stanze a cielo aperto" facevano da preludio alle aree del sottobosco e poi del bosco. E l'immagine complessiva si estendeva dai contorni del giardino al paesaggio delle colline circostanti, come se il giardino entrasse nel bosco e poi penetrasse oltre i suoi confini fino ad arrivare all'orizzonte. O, al contrario, come se l'orizzonte entrasse nel giardino e con lui i cangianti colori della circostante e placida campagna inglese.

[...]

La scomparsa di Munstead Wood lascia sostanzialmente indifferente il lettore perché le pagine del libro rendono comunque immortale il giardino, collocandolo in una dimensione senza tempo. E durante la lettura non ci si accorge neanche che la Jekyll ha scritto Bosco e giardino almeno centoquattro anni prima, perché la maggior parte delle piante di cui parla sono tuttora reperibili nei vivai, e noi, così come i tanti altri appassionati di piante e giardini di allora, siamo sempre alla ricerca di consigli, spunti originali e raffinati da riprendere o ispirazioni da cui cominciare a lavorare. Consigli, spunti e ispirazioni che nel libro abbondano e possono essere liberamente ripresi ancora oggi, dando al lettore più curioso e creativo l'opportunità di realizzare in proprio, magari anche soltanto sul davanzale della finestra - argomento trattato nel capitolo "Giardini grandi e piccoli" - un'artistica composizione vegetale che evochi le stesse sensazioni descritte dalla Jekyll. E che quindi spalanchi i vetri, anche quelli di desolati paesaggi urbanizzati, alla felicità del gusto di chi del piantar piante fa scopo, forse minuto, di una vita probabilmente troppo cittadina.

Elena Alleva

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 19

Introduzione


Esistono già molti libri pregevoli sul giardinaggio, ma l'amore per il giardino, così profondamente radicato nel cuore degli inglesi, sta crescendo in maniera talmente rapida che la comparsa di un altro non richiede particolari spiegazioni.

Non pretendo di possedere né abilità letteraria, né conoscenza botanica, e neppure di conoscere i metodi migliori di coltivazione, ma sono vissuta per anni in mezzo ai fiori, e ho lavorato alacremente, creando legami molto intimi e amichevoli con una gran quantità di piante, e ho così acquisito un certo istinto che, anche se non chiaramente definibile, può essere chiamato esperienza.

Ma la lezione che ho senz'altro appreso, e che desidero trasmettere ad altri, è quella di conoscere la duratura felicità che ci viene data dall'amare un giardino. Gioisco quando vedo qualcuno, soprattutto dei bambini, che fanno domande sui fiori, e vogliono un giardino tutto per sé, e vi lavorano con cura. Perché l'amore per il giardinaggio è un seme che una volta piantato non muore mai, ma cresce e cresce fino a diventare una fonte inesauribile di felicità in perenne aumento.

Se nei capitoli che seguiranno ho posto un particolare accento sul giardinaggio volto a ottenere begli effetti, è perché è il genere che più amo e comprendo e che, a mio parere, è in grado di suscitare il massimo piacere. Sono fortemente incline a trattare il giardino e il bosco in maniera pittorica, creando in linea generale effetti di largo respiro, e in secondo luogo bei particolari. Per questo motivo tendo a sistemare piante e alberi e zone erbose in modo che appaiano contenti e a proprio agio, e non diano segno alcuno di sforzo consapevole. Cerco ovunque la bellezza e l'armonia, soprattutto l'armonia di colori. Un giardino simile dà una deliziosa sensazione di serenità, di ristoro, e un puro godimento di bellezza, che mi sembra essere il miglior adempimento della sua ragione di essere; e per il lavoratore diligente la sua felicità è un perenne inno di lode. Perché ritengo infatti che lo scopo di un giardino sia di fornire gioia e ristoro alla mente, di placare, di raffinare, e di innalzare il cuore in un afflato di lode e riconoscenza. ╚ certo che coloro che praticano il giardinaggio nei modi migliori provano le stesse cose.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 23

Gennaio

Siamo avvolti da una morsa di gelo. La notte scorsa il termometro segnava circa otto gradi sotto zero, e benché finora ci sia stata soltanto una gelata, il freddo intenso ha indurito il terreno. Fino a questo momento l'urgenza di altri lavori ha ritardato la preparazione delle dovute protezioni per i cespugli più delicati, ma ora, con un aiutante e accette, mi inoltro nel boschetto per tagliare un po' dei pini silvestri che stanno cominciando a crescere troppo vicini l'uno all'altro.

Come è infinitamente bello il bosco in inverno! Oggi c'è una bruma leggera, sufficiente a creare un misterioso fondale azzurro pallido, lontano circa trecento metri, che mette in risalto i difetti degli aggruppamenti d'alberi. Non ci potrebbe essere giornata migliore per decidere quali sono quelli da abbattere; allo sguardo si offrono poche cose per volta; un quadro in cornice e niente di più. In una giornata limpida l'occhio e la mente sono distratti dalla possibilità di spingersi troppo lontano, è quindi molto più difficile decidere come trattare al meglio gli oggetti più vicini.

Un caldo tappeto di felci di un tenue color ruggine ricopre il terreno; i fusti degli alberi, i rami e i rametti esibiscono tenere armonie pittoriche di corteccia grigia e di licheni grigio argenteo, interrotte soltanto dalla calda e leggera profusione di ramoscelli di betulla. In questo periodo spicca su tutti la splendida opulenza dell'agrifoglio comune, con le masse compatte di colore ricco e intenso. Foscamente allegro, se mai queste due parole possono essere usate insieme; fosco, per l'oscura tonalità ma allegro al tempo stesso di vita prorompente, garanzia di caldo riparo e comoda protezione offerta a uccelli, bestiole e vegetazione circostante. Il quadro è completato dai tronchi snelli delle argentee betulle, con le chiome semireclinate dei lievi ramoscelli dai caldi colori. Chi più della betulla dispiega i suoi rami in maniera così aggraziata? Sembrano spiccare balzi nell'aria, spesso inchinandosi e curvandosi verso l'alto fin dalle radici, a volte con forme che sarebbero quasi grottesche non fosse per il sicuro portamento eretto e ondeggiante e lo squisito equilibrio. Le tonalità del tronco costituiscono una preziosa lezione di colore. Qui il bianco della corteccia è color dell'argento, là color del latte, e di tanto in tanto si tinge di pallidissimo rossore. Nei punti in cui la corteccia non si è ancora staccata, il tronco è offuscato e avvolto da un grigio lieve e dal verde argentato dei licheni. Nel caso di alberi giovani con un diametro di quindici, venti centimetri, la corteccia, per più di mezzo metro dal terreno, è di colore scuro e si sviluppa in spesse grinze verticali alquanto rugose che contrastano fortemente con la scorza bianca e liscia superiore. Nel punto d'incontro, la corteccia liscia è divisa da fenditure verticali, attraverso le quali la corteccia ruvida e scura sembra gonfiarsi riportando alla memoria un qualche costume tedesco del Quattrocento in cui il velluto scuro è aggiustato in modo da sollevarsi in pieghe fitte attraverso aperture di raso bianco. Nel fusto delle betulle più vecchie la corteccia ruvida si inoltra più su nel tronco e si ammanta di delicati licheni grigio-verdi.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 66

Può essere utile descrivere in dettaglio il progetto che ho seguito nel raggruppare i rododendri, perché sono certa che chiunque ami le armonie di colore una volta visto o provato un simile progetto non vorrà più sentir parlare di combinazioni fatte a caso. Vi possono senz'altro essere varietà migliori che rappresentano gli effetti di colore che ci si prefigge di ottenere nel vari gruppi, ma quelle nominate sono quelle che conosco e serviranno altrettanto efficacemente di altre a dimostrare ciò che intendo.

Le colorazioni sembrano raggrupparsi in sei classi di facile armonia, che mi azzardo a descrivere così:

1. I cremisi che tendono allo scarlatto o al rosso sangue abbinati al rosso-violetto scuro e al rosa puro. In questo gruppo ho piantato i Nigrescens, rosso-violetto scuro; i John Waterer e i lames Marshall Brook, entrambi di un bel rosso cremisi; gli Alexander Adie e gli Atrosanguineum, di un bel cremisi tendente al rosso sangue; gli Alarm, scarlatto rosato; e i Bianchi rosa puro.

2. Colori scarlatto rosati chiari tendenti al salmone, una piacevolissima gamma di colore, ma dei quali gli unici che conosco bene sono il Mrs. R. S. Holford, e una varietà molto più vecchia, la Lady Eleanor Cathcart. Questi li ho messi isolati, lasciando che vicino a loro vi fosse soltanto il bel rosa del Bianchi.

3. Colori rosso chiarissimo tendenti all'amaranto.

4. Amaranti o rossi magenta.

5. Cremisi o viola amaranto.

6. Viola freddi leggeri della tipica classe ponticum, sia chiari che scuri, raggruppati con i bianco lilla, come l' Album elegans e l' Album grandiflorum. Il bel Everestianum entra in questo gruppo, ma fra i viola non è ammesso nulla che sia più rosso. Sono ammessi anche il Fastuosum florepleno, il Luciferum e il Reine Hortense, entrambi di un bel bianco lilla. Ma i viola che più colpiscono sono semplicemente delle piantine ponticum, scelte in vivaio al momento della fioritura per l'intensità e la ricchezza del viola freddo.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 69

Gli ultimi giorni di maggio vedono le azalee rustiche in pieno splendore. Tutte le varietà possono essere piantate in gruppo perché tutti i loro colori armonizzano. In questo giardino, dove si dedica la massima cura al raggruppare le piante per ottenere un bell'effetto di colore, le bianche vengono piantate all'estremità più bassa e ombreggiata del gruppo; vengono poi le gialle pallide e le rosa pallide, e a queste fanno seguito a breve distanza, varietà con fiori arancione, rame, rosso fiamma, e cremisi-scarlatto; questo gruppo dai colori forti si mitiga all'estremità superiore in gialli intensi, e si attenua nel bosco con cespugli della comune azalea pontica gialla e sue varietà con fiori più grandi e colore più cupo. La piantagione è di forma allungata, e si espande su di una superficie di circa un quarto di ettaro, e il gruppo più grande e più colorato è in una radura a circa metà lunghezza. Il suolo intermedio è ricoperto da una vegetazione spontanea di brugo (Calluna) e mirtillo, dal piccolo caglio vegetale dai fiori bianchi, e dai bei fili della festuca ovina, il genere più abbondante nella brughiera. Il terreno circostante è un boschetto, all'aspetto naturale e spontaneo, di betulle e piccole querce. Un sentiero di erica selvatica rasata serpeggia attraverso i gruppi coltivati, che comprendono anche alcune delle bellissime Azalea occidentalis dai fiori bianchi, e cespugli di alcune varietà di mirtilli nordamericane (Vaccinium myrtillus).

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 77

Giugno


Che cosa si può dire di giugno, il periodo perfetto della giovane estate, l'adempimento delle promesse dei mesi precedenti, e ancora nessun segno che faccia ricordare che la sua fresca giovane bellezza un giorno svanirà? Per quanto mi riguarda, passeggio nel bosco e dico: "╚ arrivato giugno - è giugno; Dio ti ringrazio per lo stupendo giugno!". Il dolce tubare delle colombelle, il canto felice di molti uccelli, l'aleggiare delle farfalle, il ronzio di tutte le bestioline alate fra i rami, i dolci profumi della terra, tutto sembra dire la stessa cosa, con un'interminabile ripetizione, mai monotona perché così allegra. ╚ il levarsi di un Inno di Lode! Le lucertole guizzano dentro e fuori i cespugli di erica nella calda luce del sole, e quando il lungo giorno si scurisce, il succiacapre dispiega il suo strano canto, così caro perché è il preludio di una stupenda notte estiva; qui e là un lucciola fa brillare la sua piccola lampada. ╚ arrivato giugno ╚ arrivato giugno, Dio ti ringrazio per lo stupendo giugno! E giugno è il mese delle rose. Le migliori fra le vecchie rose da giardino mi procurano un piacere immenso: la Provence (Rosa centifolia), profumo dei profumi, e la sua varietà crestata; la damascena precoce e la sua varietà rossa e bianca; la vecchia, quasi semplice Reine Blanche.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 117

Non sopporto di piantare in maniera trascurata. Mi piace che il terreno venga preparato con alcuni mesi di anticipo, e quando giunge il momento adatto eseguire la messa a dimora vera e propria nel miglior modo possibile. La buca nel terreno già preparato è scavata in modo che l'albero abbia la profondità necessaria, anche se in questo terreno arido è preferibile fare una buca di alcuni centimetri più profonda in modo da lasciare l'albero al centro di una leggera depressione per permettere una buona innaffiatura di tanto in tanto durante l'estate successiva. La buca deve essere sufficientemente ampia da fornire spazio alle radici più esterne; queste devono essere ben dipanate in tutte le direzioni, stendendole bene con le dita, in modo che tutte siano distribuite al meglio. Le radici rovinate, o che hanno le estremità spezzate o intaccate, vengono tagliate con un coltello affilato nel punto più vicino alla ferita. La maggior parte dei giardinieri quando piantano, dopo aver gettato la prima o la seconda badilata di terra sulle radici, scuotono il cespuglio su e giù con un movimento a scossoni. Questo è molto giusto nel caso di piante con una quantità di radici cespugliose, come il berberis, perché permette al terriccio di penetrare bene fra le radici; ma nel piantare gli alberi, dove le radici devono essere ben allargate verso l'esterno, questa pratica è ovviamente sconsigliata. Nel nostro terreno leggero, più la terra è resa solida e compatta attorno alla pianta appena piantata meglio è, ed è importantissimo un robusto tutore, in modo da evitare alle radici appena messe a dimora danni causati da spostamenti del tronco. Alcuni alberi e cespugli si trovano soltanto in vaso nei vivai. ╚ il caso del leccio, dell'escallonia, e del melo cotogno. Queste piante avranno inevitabilmente le radici malamente compresse e attorcigliate. La radice principale si avvolge dolorosamente in molteplici spirali all'interno del vaso che la imprigiona, ma se è una buona radice si farà strada attraverso il foro sul fondo, e addirittura emetterà delle buone radici nel letto di cenere sul quale il vaso era stato posto. In questo caso, poiché sono forse le radici migliori, non si deve tentare di farla ripassare attraverso il foro, ma si romperà il vaso per liberarla senza danni. Se è possibile raddrizzare le radici che si sono attorcigliate nel vaso, è senz'altro meglio farlo; in ogni caso quelle piccole e fibrose possono essere allargate. Spesso la massa di radici del vaso è talmente compatta e fitta che non si riesce a districarla con le mani; allora l'unico modo per farlo è di dare dei leggeri colpetti su una panca, e poi di districare le radici con piccoli e accuratissimi scavi eseguiti tutto attorno con un bastone non appuntito. Se non si fa così e la pianta viene collocata a dimora con le radici che ancora hanno la forma del vaso, non crescerà mai; sarebbe meglio buttarla via subito.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 147

Giardini grandi e piccoli


La grandezza di un giardino ha ben poco a che fare con il suo pregio. Non è altro che una coincidenza legata alla situazione economica del proprietario. ╚ la grandezza del suo cuore, della sua intelligenza e della sua volontà a rendere il giardino delizioso o banale, a seconda del caso, mantenendolo noioso e privo di alcuna personalità, o avvicinandolo, per certi aspetti, a un'opera d'arte. Se una persona è dotata di una vasta conoscenza, le sarà più difficile trattare uno spazio piccolo che uno grande, perché dovrà compiere sacrifici maggiori; ma se è una persona saggia deciderà presto che cosa tralasciare e come trattare al meglio uno spazio limitato. Alcuni anni fa visitai un piccolo giardino di una villa alla periferia di un luogo termale sulla costa del sud. In mani qualsiasi ne sarebbe risultata una cosa del tutto banale, con le solite noiose combinazioni, e avrebbe mostrato i soliti penosi sintomi che tradiscono le cure del giardiniere di professione. Questo giardino misurava forse millecinquecento metri quadri, ma era uno dei giardini più interessanti e gradevoli che mi sia mai capitato di vedere, dato che il padrone e la padrona di casa vi dedicavano una cura e una dedizione quotidiana, e godevano appieno dei felici risultati che riuscivano a ottenere. Il padrone aveva costruito con le proprie mani, in un lato dove era necessario un luogo più chiuso, degli alti muri grezzi, con spazio sufficiente per molte piante rocciose, riuscendo a far sì che il muro si fondesse in maniera talmente ingegnosa nel giardino roccioso, da dare all'insieme l'aspetto di un giardino organizzato su delle rovine antiche. E il tutto era eseguito con un tale buon gusto che non risultava nulla di stridente o forzato, e ancor meno di grossolano, anzi tutto era naturale, piacevole e grazioso, e al tempo stesso l'aspetto rigoglioso delle piante rivelava al primo sguardo l'amore che il padrone riversava su di loro e l'ottima conoscenza dei loro bisogni. Nello stesso giardino c'era un'area cintata dove le Paeonia suffruticosa e alcuni dei rododendri orientali più rustici crescevano rigogliosi, e vi erano deliziosi pezzetti di prato, e una bordura fiorita, e una macchia di arbusti, belli e al tempo stesso gradevoli, il tutto racchiuso in uno spazio ridotto eppure non stipato, in poche parole il giardino di qualcuno che era un sincero amante dei fiori oltre che un famosissimo botanico.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 185

Il colore dei fiori


Non manca mai di stupirmi il modo vago, per non dire avventato, con cui le persone che si occupano di giardini si affannano a descrivere i colori dei fiori, e come vengano loro attribuiti dei colori alquanto sbagliati. Lo si fa in perfetta buona fede e senza la minima consapevolezza di fornire una descrizione sbagliata. In molti casi, questo sembra dovuto al fatto che il nome di determinate sostanze è stato usato per convenzione o in maniera poetica, per rendere l'idea di certi colori. E alcuni di questi errori sono così antichi che hanno acquisito una sorta di rispettabilità, e in un certo senso vengono accettati senza essere messi in dubbio. Quando vengono usati per descrivere dei fiori comuni non viene in mente di controllarli perché si conosce il fiore e il suo reale colore; ma quando il medesimo errore viene usato per descrivere un nuovo fiore diventa chiaramente fuorviante. Per esempio, quando si sente parlare di ranuncoli d'oro, tutti noi sappiamo che si tratta di ranuncoli di un giallo brillante; ma nel caso di un fiore nuovo, o di uno non così diffuso, è di certo molto meglio, e più accurato, dire subito giallo brillante. Niente sembra più frequente nei cataloghi del termine "giallo oro brillante", quando tutto quello che si vuole dire è giallo brillante. L'oro non è giallo brillante. Secondo me un pezzo di oro messo su un sentiero di ghiaia, o contro uno sfondo di sabbia, quasi quasi si confonde; e non mi viene in mente alcun fiore che corrisponda, o che almeno si avvicini, al colore dell'oro, anche se qualcosa di molto simile può essere osservato nelle antere coperte di polline di parecchi fiori. ╚, molto più facile trovare un accostamento all'oro fra le foglie morenti di un faggio e fra alcuni colori scuri della paglia o dei fili secchi di erba, ma niente di tutto questo, quando è come l'oro, è giallo brillante. In letteratura la questione è del tutto diversa; quando il poeta o lo scrittore parla di "un campo di ranuncoli d'oro" o di "un tramonto d'oro" ha ragione, perché fa appello alla nostra sensibilità artistica e in casi simili usa la parola soltanto come l'immagine di qualcosa che è ricco, splendido e colmo di luce.

La stessa imprecisione sembra colpire tutti i colori. Fiori di un azzurro pieno e limpido vengono spesso descritti come di un "brillante azzurro ametista". Perché mai ametista? L'ametista, come siamo abituati a vederla, è una pietra di un viola slavato, e benché vi siano ametiste di un bel viola, non sono così frequenti come quelle più pallide, e non ne ho mai vista una che si avvicini, neppure vagamente, a un vero azzurro. Qual è pertanto il senso di paragonare un fiore, come può essere la speronella che è davvero di un fulgente azzurro puro, al colore più spento e del tutto diverso di una gemma di terza categoria?

Un altro esempio di parola usata a sproposito è il termine "colar fiamma", che spesso è preceduto dalla parola "splendida" Questa mescolanza contraddittoria di termini è di solito usata per dire "rosso vivacissimo". Quando osservo una fiamma, sia essa di un fuoco o di una candela, noto che il colore è un giallo alquanto pallido, con una sfumatura appena rossastra sulla punta delle lingue, e punte laterali che sono spesso di un bianco azzurrino, ma nemmeno l'ombra di rosso vivacissimo. Quello che più si avvicina al rosso è nei tizzoni, non nella fiamma. Nel caso di una candela, la punta dello stoppino è leggermente rossa se paragonata alla fiamma, ma nella fiamma non vi è rosso di sorta. Un falò di notte sembra rosso in lontananza ma secondo me il rosso apparente è dato dal vedere le fiamme attraverso l'atmosfera umida, esattamente come la luna di settembre, quando spunta, sembra rossa.

La cosa strana è che in tutti questi casi la somiglianza a un colore diverso, e molto meno limpido, viene enunciata con il tono di conferire il massimo complimento al fiore in questione. ╚ come se, volendo lodare dei fiori di un bellissimo azzurro, li si definisse di un vivido azzurro ardesia. Questo suona assurdo, perché inconsueto, ma l'improprietà del paragone non è tanto superiore a quella degli esempi appena discussi.

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 191

I profumi del giardino


Fra le innumerevoli delizie di un giardino, i soavi profumi non sono affatto da trascurare. Perfino gennaio porta con sé il Chimonanthus fragrans, una delle piante dal profumo più dolce e più intenso dell'anno: piccole campanelle gialline semitrasparenti su un arbusto a spalliera altrimenti completamente spoglio. Non hanno stelo, ma se messe a galleggiare in un piatto poco profondo pieno d'acqua durano per parecchi giorni e riempono la stanza di un'intensa fragranza.

Durante le tiepide giornate che giungono quasi sempre verso la fine di febbraio, se si sa dove cercare in qualche angolo riparato e soleggiato di un boschetto di noccioli, si troveranno alcune primule, e il profumo delle prime primule dell'anno non è un piacere di poco conto. Subito dopo sbocciano le primule da giardino e, nel frattempo, hanno fiorito le viole mammole varietà Czar e l' Iris stylosa con il delicato profumo che sa leggermente di violetta, con un lieve sentore di tulipano. Anche l' Iris reticulata è profumata, con un effluvio di violetta ancora più forte. Ma di tutte le iris che conosco la più profumata è quella a fioritura tardiva, l' I. graminea. I piccoli fiori viola sono quasi nascosti dalla folta massa di fogliame erboso che si solleva ben al di sopra del fiore; ma vale la pena di cercarli per il profumo dolce e penetrante che ricorda quello di una prugna perfettamente matura.

Tutti i fiori profumati della famiglia delle primule sono deliziosi: la primula, il Polyanthus, l'auricola, la mertensia. La dolcezza vera e propria è molto evidente nella mertensia; nell'auricola ha un carattere pungente, e al tempo stesso una sorta di velato mistero, che ben si accorda ai colori offuscati e stranamente miscelati di molti dei suoi fiori. Il profumo della rosa selvatica è uno dei più forti tra quelli precoci, immediatamente seguito dall'incenso del larice nel bosco, che viene profusamente elargito e spinto lontano, come quello delle dafne rustiche. Il primo trimestre dell'anno porta anche la fioritura della maggior parte delle magnolie decidue, tutte con una fragranza strettamente imparentata a quella dei fiori più grandi che sbocciano a tarda estate, ma non così forte e pesante. la dolcezza di un'area di violacciocche baciata dal sole appartiene all'aprile. I narcisi, belli come sono, devono essere classificati fra i fiori di odore alquanto grossolano, eppure sia il benvenuto, perché significa primavera, con il suo fascino e la lieta promessa di abbondanti fiori estivi in arrivo. I profumi della giunchiglia, del Poeticus, e del Polyanthus sono forse i migliori, perché sono privi del sentore alquanto rozzo dei tromboni e della lupolina, e non hanno inoltre l'eccessiva, penetrante dolcezza del poeticus e del Tazetta, che nel sud dell'Europa viene esagerato, nel caso del Tazetta, rendendolo decisamente sgradevole.

Che squisita delicatezza vi è nel profumo della violetta spontanea di bosco, mai eccessivo. A me sembra il migliore di tutti i profumi di violetta proprio per la sua discrezione. Dà quel che deve e non ha mai quel tantino di troppo che si nota spesso in un mazzo di violette coltivate, e che anche al sud è intensificato fino a essere vagamente spiacevole. Perché proprio come un colore può essere rafforzato fino a diventare uno sgargiante bagliore, e il suono può venire amplificato fino a diventare una tortura, allo stesso modo un dolce profumo può oltrepassare i limiti e diventare un soffocante cattivo odore.

| << |  <  |