Copertina
Autore Zdenek Jezek
CoautoreLibor Kunte
Titolo Enciclopedia delle piante grasse
EdizioneWhite Star, Vercelli, 2006 , pag. 304, ill., cop.ril., dim. 168x242x22 mm , Isbn 978-88-540-0407-8
TraduttoreGabriella Cursoli
LettoreAngela Razzini, 2006
Classe natura , botanica
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Indice

Premessa                                          7
Le piante grasse e la loro adattabilità           8
Le piante grasse in habitat naturali              9
Usi delle piante grasse                          11

 1. Agavaceae                                    15
 2. Apocynaceae                                  31
 3. Asclepiadaceae                               41
 4. Bromeliaceae                                 71
 5. Crassulaceae                                 89
 6. Euphorbiaceae                               133
 7. Liliaceae                                   171
 8. Mesembryanthemaceae                         201
 9. Portulacaceae                               223
10. Altre famiglie che includono piante grasse  231


Bibliografia scelta                             297
Indice                                          303

 

 

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Pagina 7

Premessa


Gentili lettori,

Il libro che avete sottomano è stato scritto nella speranza di presentare a un pubblico non specializzato il mondo delle piante grasse, unico per diversità e varietà. Le piante grasse, o succulente, comprendono un insieme di specie che appartiene a molte famiglie diverse nella classificazione botanica. In realtà, l'unica caratteristica che le accomuna è la loro capacità di trattenere l'acqua - negli stami, nelle foglie o nelle radici - per aiutarle ad adattarsi ai diversi periodi dell'anno. Una certa flessibilità è stata necessaria per scegliere gli esemplari da includere nel libro tra l'ampio spettro di specie esistenti. Il nostro scopo era di presentare quelle tradizionali, comunemente diffuse, insieme a insolite rarità e "preziosità" dirette a specialisti e coltivatori esperti. Abbiamo cercato di inserire il maggior numero possibile di fotografie scattate negli habitat di origine, per mostrare le specifiche condizioni naturali in cui le piante grasse crescono meglio. Queste immagini ci aiutano anche a dimostrare le differenze, spesso notevoli, nell'aspetto delle piante cresciute nel proprio ambiente in contrasto con quelle coltivate artificialmente. Si noti che il nostro libro cita alcune specie che non sono tipiche piante succulente; tuttavia, i requisiti per la loro coltivazione, i cicli vegetativi e le tecniche di adattamento le collocano nell'estesa tipologia delle classiche piante grasse. In modo analogo è presentato un certo numero di specie rare (per esempio, le tillandsia), che non compaiono quasi mai nelle pubblicazioni scientifiche divulgative, o non sono comunemente associate con il concetto di piante succulente.

Riteniamo di aver creato un testo innovativo e ci auguriamo che la sua lettura sia riveli per voi un arricchimento.

Abbiamo trattato di proposito solo marginalmente i cactus, le piante grasse più tipiche e meglio conosciute. Una Encyclopedia of Cacti, incentrata esclusivamente sulle Cactaceae, è stata pubblicata nel 2002. Allo stesso modo abbiamo riservato un posto limitato alle Orchidaceae, che includono centinaia o persino migliaia di specie più o meno succulente, dato che all'argomento è stata dedicata ampia attenzione in The Complete Encyclopedia of Orchids, uscita nel 2004.

La famiglia delle piante grasse, sebbene eterogenea nell'aspetto e nelle funzioni, comprende esemplari unici che hanno conquistato molti esperti di botanica e giardinaggio. Siamo certi che questo libro guadagnerà nuovi ammiratori a queste "cicciotelle". Allo stesso tempo, ci auguriamo anche di ampliare gli orizzonti e le conoscenze di coloro che già amano le piante grasse.

Zdenek Jezek, Libor Kunte

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Pagina 8

Le piante grasse e i loro adattamenti

Sintetizzare tutti i punti principali relativi alle piante grasse e alle loro caratteristiche in pochi paragrafi è un compito arduo, dal momento che le succulente sono un gruppo di piante eterogeneo con un sistema di parentele considerevolmente frammentario, costituito da dozzine di famiglie e centinaia di generi. Una caratteristica condivisa da ciascuna delle 11.000 specie di piante grasse stimate del mondo è la presenza di tessuti succulenti (dal latino succus) nei fusti, nelle foglie o nelle radici.

Questi tessuti si sono sviluppati per raccogliere e conservare una quantità di umidità notevolmente abbondante, utilizzata dalla pianta nel corso dei periodi di siccità lunghi o periodicamente ricorrenti. In habitat naturali, una parte predominante delle succulente cresce in località molto calde con umidità molto limitata, ma gli stessi esemplari si possono spesso trovare anche in luoghi dove la disponibilità di acqua oscilla radicalmente nel corso dell'anno e persino durante un singolo giorno. Di conseguenza le piante sono in grado di collocare nel proprio metabolismo, per un utilizzo graduale, duraturo e frugale, la riserva d'acqua immagazzinata durante le piogge (o, a volte, ricavata soltanto da rugiade notturne, foschie e nebbie). Può essere piuttosto difficile tracciare una netta separazione fra piante succulente e non, e questo perché, oltre alle classiche erbe e alle vere e proprie succulente, nel mondo si può individuare un'ampio numero di specie di transizione caratterizzate da un certo grado di succulenza. Sebbene numerosi scienziati abbiano fornito diverse definizioni di succulenza, l'inclusione di molte specie fra le piante grasse forse costituirà sempre un'opinione soggettiva. I più discussi gruppi di piante a questo proposito sono quelli che formano bulbi, tuberi e le parti terminali del fusto carnose, non verdi, in quanto questi organi servono non solo a immagazzinare acqua, ma anche zuccheri e altri prodotti per l'assimilazione delle sostanze nutritive.

Nella maggior parte dei casi le piante grasse mantengono la riserva d'acqua nelle foglie carnose, che talvolta sono disposte in forme curiose (come le rosette dei semprevivum e delle echeveria) o in forme modificate (per esempio, il numero di foglie nelle piante "da freddo" si limita a un unico paio di foglie alterne unite in un "corpo" tubulare). Le succulente che si distinguono più facilmente dalle altre piante sono quelle a foglie carnose.

Anche le succulente con fusto grasso sono ampiamente rappresentate nella flora mondiale. Un fusto verde carnoso, che assimila le sostanze, caratterizza non soltanto alcune delle più famose succulente del mondo - i cactus, della famiglia delle Cactaceae - ma anche molte altre piante, appartenenti a famiglie come quelle delle Euphorbiaceae o Asclepiadaceae. Il loro sviluppo filogenetico spesso sfocia in una perdita completa di foglie, successivamente sostituite da spine; non di rado i fusti restano carnosi durante l'intera esistenza, oppure lignificano, assumendo grandi dimensioni. Una particolare categoria di piante note come "caduciformi" è caratterizzata da organi di assimilazione non succulenti (per esempio, appendici del fusto con foglie sottili o tronchi decidui simili ad aste), nettamente diversi da quelli di immagazzinamento delle loro radici o fusti. Il loro organo di deposito è denominato "caudex". A metà fra le piante a fusto grasso e le caduciformi si trova ancora un altro gruppo di transizione, il tipo noto come "pachicaule": questi esemplari posseggono non solo una base del fusto carnosa, ma getti e branche verdi altrettanto carnosi, ispessiti, che crescono progressivamente dal fusto e solitamente assimilano le sostanze. Un fusto succulento formatosi in tal modo è denominato appunto "pachicaule". Inoltre la categoria dei fusti succulenti comprende, a volte, alcune delle "controverse" specie bulbose e tuberose citate in precedenza.

Molte specie di piante sono caratterizzate da radici carnose che le denotano come succulente alla radice. Tra tutte le piante grasse sono le meno interessanti da coltivare, sebbene alcuni giardinieri le "trucchino" sollevando le radici stesse al momento del trapianto (operazione che dovrebbe essere effettuata frequentemente), così che l'autentica bellezza degli organi sotto il terriccio possa essere apprezzata appieno.

La maggior parte delle piante grasse appartiene a una delle tre categorie principali, tuttavia parecchie specie combinano due o addirittura tutti e tre i tipi di succulenza, comprese svariate transizioni e modificazioni.

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Pagina 11

Usi delle piante grasse

Oltre alla funzione decorativa delle succulente, evidente in decine di migliaia di giardini, parchi e serre di collezionisti nel mondo, vi sono altre ragioni che le hanno rese interessanti per gli esseri umani: persino le piante grasse, infatti, possono essere di grande utilità per loro.

Alcune specie di agave (l' Agave atrovirens, quella salmiana, la tequilana) sono utilizzate per preparare liquori famosi in tutto il mondo fra cui la tequila, il mezcal e il pulque. La produzione di tequila e mezcal comporta il taglio delle foglie a una certa distanza dal centro di ogni pianta cresciuta nelle piantagioni delle succulente. I giganteschi coni di agave che se ne ricavano sono quindi cotti alla brace e tagliati; la linfa accumulatasi durante questa procedura è in seguito fermentata e distillata con l'aggiunta di zucchero. Il pulgue si produce più semplicemente, fermentando la linfa ottenuta dopo aver tagliato la base della gemma apicale di una pianta di agave.

Le succulente sono anche utilizzate per produrre una bevanda alcolica in Africa, dove gli indigeni usano la polpa, dalla fibra sottile, del frutto del baobab (il genere Adansonia) per preparare una bevanda rinfrescante a fermentazione media. interessante notare che i semi della stessa specie di succulenta una volta si usavano per ottenere olio da cucina.

L'unica rappresentante sfruttabile delle bromelie è l' Ananas comosus, una succulenta abbastanza tipica, comunemente nota come ananas, il cui delizioso frutto dal dolce profumo è noto a tutti. I giovani fusti, le foglie e i fiori di alcune succulente (come nel genere Yucca) o i loro frutti (come nelle Cactaceae) sono utilizzati nelle preparazioni gastronomiche dei Paesi d'origine come ingredienti di insalate o decorazioni.

Ancora oggi la medicina indigena popolare si basa sugli effetti curativi di alcune piante grasse. Probabilmente le più famose in questo campo sono le piante di Aloe, che contengono un'alta percentuale di glicoside aloina o derivati antrachinonici. Queste sostanze, generalmente dotate di effetti curativi - e talvolta quasi miracolosi - sono anche usate nell'industria sia farmaceutica sia cosmetica. Esemplari di semprevivo maggiore (genere Sempervivum), ricchi di tannino, alcaloidi o determinati acidi, la specie Aptenia cordifolia (erba cristallina) della famiglia delle Mesembryanthemaceae e molte altre piante sono state utilizzate analogamente.

Molte succulente contengono sostanze velenose o allucinogene, che in determinate concentrazioni sono state impiegate dagli sciamani di alcune tribù per indurre allucinazioni e senso di euforia. Un esempio famoso è costituito dal cactus Lophophora williamsii (conosciuto anche come peyote o peyotl), noto in Messico per il suo effetto intossicante. Simili, ma molto meno note, sono le conseguenze tipiche provocate da alcune euforbie, come la famosissima Euphorbia trigona. bene chiarire a tutti gli aspiranti "sciamani" che i fusti di queste piante, se cresciuti nelle serre di una zona temperata, solitamente contengono concentrazioni insufficienti dei principi attivi che causano tali effetti.

Le foglie di alcune specie grasse della famiglia delle Agavaceae contengono forti tessuti sclerenchimatici che costituiscono una fibra detta sisal, utilizzata nella produzione di corda spessa, cesti, borse resistenti, cappelli e molti altri prodotti confezionati a mano.

Ai tropici, i gambi spinosi di molte succulente sono usati per allontanare i ladri o per impedire la fuga agli animali da allevamento. Queste piante grasse sono coltivate in siepi (spesso formate da cactus colonnari od opunzie), o sono muri colmi di gambi morti. Una volta essiccati, i tessuti vascolari lignificati essiccati nei gambi di alcune succulente grandi e carnose (in partcolare di alcuni cactus colonnari) sono estremamente solidi e a volte tessuti sostituiscono il legno nelle regioni desertiche.

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