Copertina
Autore James Joyce
Titolo Gente di Dublino
Edizionedall'Oglio, Milano, 1965, I David , pag. 288, cop.fle., dim. 11x18x1,5 cm
OriginaleDubliners [1914]
TraduttoreAdriano Lami
Classe narrativa irlandese
PrimaPagina








 

| << |  <  |  >  | >> |

Pagina 5

LE SORELLE



Questa volta non c'era più speranza per lui: era il terzo attacco. Ogni sera passavo davanti alla sua casa (eravamo in tempo di vacanze) e scrutavo il quadrato di luce della finestra: ed ogni sera lo trovavo, sempre illuminato allo stesso modo, debolmente ed ugualmente, Se fosse morto - pensavo - vedrei il riflesso delle candele sulle imposte scure, poiché sapevo che ai morti si soleva mettere due candele, ai lati della testa.

Egli spesso mi diceva: - Non ne avrò piú per molto tempo... - ed io pensavo che volesse scherzare. Ora, invece, capivo che diceva il vero. Ogni sera, quando fissavo quella finestra lassú, ripetevo piano, dentro di me, la parola «paralisi». Aveva sempre risuonato stranamente alle mie orecchie, come la parola «gnomone» nel libro di Euclide e «simonia» nel catechismo; ma ora risuonava, per me, come il nome di qualche essere malefico ed iniquo. Mi riempiva di terrore, eppure desideravo avvicinarmi e quella cosa per osservarne l'opera mortale.

Il vecchio Cotter, quando scesi per la cena, stava seduto vicino al fuoco e fumava. Mentre la zia mi scodellava la minestra d'avena, quasi ritornando su una precedente osservazione, egli disse:

- No non direi che era proprio... ma c'era qualcosa di strano... qualcosa di misterioso in lui. Ora vi dirò il mio parere...

Cominciò a tirare qualche boccata dalla pipa, certo per preparare la sua idea nella mente. Che noioso quel vecchio imbecille! Da principio, quando lo conoscemmo, era piuttosto interessante perché parlava di storte ed alambicchi, ma poi mi ero subito stancato delle sue interminabili chiacchere sulle distillerie.

- Ho la mia idea su tutto ciò, - disse. - Credo sia stato uno di quei... casi particolari... Ma è difficile spiegarsi...

E di nuovo si mise a tirare la pipa, senza dirci nulla della sua idea. Mio zio, vedendo che guardavo tutto meravigliato, mi disse:

- Sicuro, il tuo vecchio amico se n'è andato... ti farà dispiacere saperlo.

- Chi? - dissi io.

- Il padre Flynn.

- morto?

- Ce lo raccontava or ora il signor Cotter. passato da casa sua.

Sapevo di essere osservato, quindi continuai a mangiare come se la notizia non mi destasse interesse. Lo zio spiegò al vecchio Cotter:

Il ragazzo e lui erano due grandi amici. Il vecchio gli aveva insegnato molte cose, vedete; e pare che gli volesse molto bene.

- Dio l'abbia in gloria! - disse la zia pietosamente.

Il vecchio Cotter mi guardò un istante. Sentivo i suoi piccoli occhi rotondi e neri scrutarmi, ma non gli volli dare la soddisfazione di alzare lo sguardo dal piatto. Riprese a fumare, poi sputò volgarmente nel caminetto.

- Non mi piacerebbe affatto, - disse - che i miei figli avessero avuto a che fare con un uomo simile.

- Che intendete dire, signor Cotter? - chiese la zia.

- Intendo dire - rispose il vecchio Cotter - che non è una cosa buona per i ragazzi. La mia opinione è che i ragazzi debbano correre e divertirsi con quelli della loro età e non essere... Non ho forse ragione, Jack?

- La penso anch'io cosí - disse lo zio. - Che impari un po' a difendere il suo posto nel mondo. Ecco quel che ho sempre detto a questo Rosaroce qui: far del moto. Quand'ero ragazzo io, ogni mattina immancabilmente, facevo un bagno freddo, inverno e estate. Ed è quello che ora mi fa star bene. L'istruzione è una gran bella cosa... Forse il signor Cotter mangerebbe volentieri un po' di quella coscia di montone - soggiunse poi rivolto alla zia.

- No, no, prego... - disse il vecchio Cotter.

La zia tirò fuori il piatto dalla dispensa e lo depose sul tavolo.

- Ma perché crede che non sia una cosa buona per i ragazzi, signor Cutter? - domandò.

- Non è una cosa buona - disse il vecchio Cotter, - perché la loro fantasia è troppo impressionabile. Quando i figlioli vedono certe cose, capite, fa loro un certo effetto...

Mi riempii la bocca di minestra per tema di dar sfogo alla mia rabbia. Vecchio paperone imbecille!

Quando mi addormentai era già tardi. Sebbene ce l'avessi col vecchio Cotter perché aveva parlato di me come d'un bamboccio, mi tormentavo il cevello per dare un significato alle sue frasi incomplete. Nell'oscurità della mia stanza mi pareva di vedere ancora la faccia massiccia e grigia del paralitico. Mi tirai le coperte sulla testa e mi sforzai di pensare al Natale.

Ma la faccia grigia mi perseguitava sempre. Mormorava, ed io capivo che aveva da confessarmi qualcosa. Sentii il mio spirito ritrarsi verso un luogo di delizie e di corruzione, ed anche là trovai la faccia che mi aspettava. Cominciava a farmi la sua confessione con voce mormorante, ed io mi domandavo perché sorridesse continuamerte ed avesse le labbra cosí umide di saliva. Ma poi mi ricordai che era morto di paralisi e senti che anch'io sorridevo debolmente, come per assovere quel simoniaco dal suo peccato.

L'indomani mattina, dopo colazione, andai a vedere la casetta della Great Britain Street. Era una modesta bottega che portava la dicitura vaga di «Novità». Queste novità consistevano specialmente in scarponcini per ragazzi ed ombrelli; e di solito dalla finestra pendeva un cartello con su scritto: «Si ricoprono ombrelli». Ma in quel momento non c'era nulla perché le imposte erano chiuse. Un fiocco di crespo nero era legato alla maniglia della porta con un nastro. Due povere donne ed un fattorino del telegrafo stavano decifrando una carta appuntata al crespo. anch'io mi avvicinai e lessi:

1 Luglio 1895
Rev. James Flynn (già della chiesa
di santa Caterina Meath-Street) d'anni 65
R.I.P.

La lettura di quella carta mi convinse che era morto e rimasi turbato di trovarmi d'un tratto davanti all'evidenza. Se fosse stato ancora vivo, sarei andato nella sua piccola stanza buia, dietro la bottega, e l'avrei trovato seduto nella sua poltrona vicino al fuoco, quasi affogato nella sottana. Forse la zia mi avrebbe dato per lui un pacchetto di buon tabacco da naso, e questo regalino l'avrebbe scosso dal suo torpore.

| << |  <  |