Copertina
Autore Nicholas Kaldor
Titolo Ricordi di un economista
SottotitoloKeynes, Sraffa, von Neumann, Kalecki...
EdizioneGarzanti, Milano, 1986, Saggi rossi
CuratoreMaria Cristina Marcuzzo
PrefazioneGuido Candela
LettoreRenato di Stefano, 1995
Classe economia
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Indice


Presentazione: La conservazione del lavoro
    intellettuale di Guido Candela       5

Introduzione di Maria Cristina Marcuzzo 19

Ricordi di un economista                27

1. Gli inizi: Budapest e Berlino        29
2. Uno studente alla London School      31
3. Gli anni dell'«alta teoria»          35
4. John von Neumann                     43
5. Piero Sraffa                         47
6. Michal Kalecki                       61
7. Il « Cambridge circus »              67
8. Il clima keynesiano                  69
9. Contro il monetarismo                73

Note                                    83
Indice dei nomi citati                  87
Scritti di Nicholas Kaldor
    tradotti in italiano                89


 

 

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Pagina 29

1. Gli inizi: Budapest e Berlino


A Berlino seguivo moltissime lezioni. strano ma non riesco a ricordare il nome del professore che mi piaceva di più andare a sentire. Era un ottimo insegnante, una persona molto giovane. Andavo a lezione da Sombart e da Kurt Schumacher (il padre di Ernst Fritz Schumacher) che aveva un'impostazione di tipo anglosassone. Ma in Germania andare all'università significava vagabondare da una lezione all'altra, senza disciplina e senza avere un programma preciso di corsi da seguire. Mi occupavo attivamente di giornalismo. Avevo diciotto anni; divenni corrispondente estero accreditato per un giomale ungherese e per questo motivo riuscii ad andare ovunque e a essere invitato dappertutto, in situazioni di solito non accessibili a studenti del primo anno. Ogni venerdì pomeriggio il Ministro degli esteri, che allora era Stresemann, invitava tutti i giornalisti stranieri accreditati a prendere un tè al Ministero. Mi ricordo che avevo anche un permesso ufficiale per il Reichstag. Parlai con uomini politici di tutti i partiti e feci molte interviste, ma mi impegnai molto poco a studiare. Per fortuna mi resi conto abbastanza presto che, come studente, non stavo facendo molti progressi e mi convinsi che per imparare davvero è necessario essere seguiti e guidati in modo più sistematico e costante. Per ottenere questo tipo di istruzione il paese giusto era l'Inghilterra, non la Germania.

La matematica era totalmente assente dall'economia che si studiava in Germania, e neanche in Inghilterra bisognava conoscere la matematica per studiare economia. Oggi, invece, per essere un economista della scuola neoclassica è assolutamente indispensabile essere un economista matematico. Le cose non stavano affatto così ai miei tempi. Io non ho mai davvero imparato la matematica.

I matematici cercano sempre di scoprire quali sono le condizioni alle quali certi risultati sono validi, capovolgendo cosi l'ordine naturale che richiede di partire da certe ipotesi e poi di derivare i risultati. Nella teoria neoclassica i risultati vengono presupposti all'inizio, poi con il metodo dell'analisi a priori si cercano le condizioni necessarie per convalidare quei risultati. Il teorico, scavando sempre più in profondità, scopre sempre una condizione aggiuntiva in più; alla fine, le ipotesi su cui si basano le generalizzazioni della teoria diventano sempre più estreme. Questo non è il metodo della scienza.

Il metodo scientifico consiste nel partire dall'osservazione empirica di varie relazioni e poi nel trovare un'ipotesi che le giustifichi, cioè cerca di postulare un nesso di causalità tra i fenomeni, la cui validità potrebbe in via di principio essere rimessa in discussione da ulteriori osservazioni empiriche. Ma se si parte già postulando un tipo di relazione e poi ci si chiede quali sono le condizioni alle quali verosimilmente questa relazione è vera, allora si scopre che bisogna continuamente aggiungere nuove, irrealistiche ipotesi. Ci si allontana così dalla realtà del fenomeno da spiegare, invece di arrivarci più vicino. Questo è quello che di frequente accade in economia. Siamo felici di scoprire una nuova condizione restrittiva, il nuovo caso limite di una proposizione teorica, senza renderci conto che così si rende la teoria più astratta e si riduce il suo valore in quanto interpretazione dei fatti.

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